"IMPOSSIBILMENTE TUO"


“IMPOSSIBILMENTE TUO:

 

epistole a muna.”

 

 

 

di Manuel Omar Triscari.

 

 

  


 

 

 

 

 

 


 


 LA FINE. (17-08-2019.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Finalmente siamo giunti alla fine del viaggio. Eccoti dunque il regalo (per me) più bello che potessi farti: questo libro. Che non avrei mai scritto senza di te. A te dunque il grazie più grande, per avermi fatto vivere l’euforia della nostra piacevole avventura, e avermi portato ogni mattina il caffè, il sogno e la poesia.

Sappi che questa è la cosa più difficile che abbia mai scritto. Se leggi, vuol dire che ci sono riuscito. Dunque ho avuto coraggio, sono stato bravo. E, soprattutto, sono riuscito a superare (in parte) i miei muri.

Non so da dove iniziare né che cosa dire di preciso, quindi ti racconterò una storia (che è quello che mi riesce meglio). In questa storia c’è una parte bella e una brutta, come in tutte le storie che si rispettino.

Tempo fa ho conosciuto una persona, è stato un caso, lei ha sorriso e io ho sorriso, lei mi ha guardato e io l’ho guardata, e subito ho capito che avrei voluto passare il resto della mia vita in quello sguardo, perdermi nel silenzio dei suoi occhi, dissolvermi nel buio della sua pelle. Quella persona sei tu, Muna. E questa è la parte bella del racconto.

La parte brutta è che non so come pormi con te al momento. Perché, vedi, se tu non fai parte della mia vita adesso, ho paura che finiremo col perderci, col non rivederci mai più. D’altronde, non possiamo essere amici. E non riusciamo a stare insieme. Come diceva il poeta nec tecum nec sine te vivere possum. Non posso vivere né con te né senza te. Ma quanto profumi di buono... Sai di zucchero e cannella!

Spesso, succede che ci aggrappiamo alla convinzione che la vita non sia una mera sequela di insignificanti fatti casuali e coincidenze, ma una trama di eventi imperscrutabili eppure culminanti in un piano squisito e sublime. Per credere in questo è necessaria una fede incrollabile in quella cosa che gli antichi chiamavano fato, equivalente dell’odierno destino. Non ne sono sicuro, ma spero sinceramente che sia così: sarebbe delizioso che esistesse un destino atto a guidarci nella direzione migliore. Tuttavia mi pare che a governare le nostre esistenze no sia il destino né il fato, e nemmeno il caso, ma il caos: come basta la metatesi di due lettere per modificare il senso di una parola, così troppo spesso succede che un battito di ciglia basti a stravolgere il senso di una vita, e di un esperienza.

Il mondo è davvero strano, e imprevedibile, e spesso perdiamo la nostra occasione, quell’occasione che avrebbe potuto cambiare la nostra intera esistenza. Questo mi trattiene dal credere che ci sia qualcosa che segni la nostra strada. Credo piuttosto che sia una battaglia tra gli dei (cioè la nostra parte costruttiva e positiva, fatta dei nostri sogni, speranze, desideri, ambizioni) e i demoni (la nostra parte distruttiva e autolesionista: i nostri traumi, paure, incubi). Sfortunatamente i miei demoni non mi lasciano andare e così, forse, ho perso in un momento quell’occasione che avrebbe potuto cambiare tutta la mia vita. Spero di incontrarti in un altro universo, e poter finalmente saltare nel buio con te. Ma sappi che ti ho amato al massimo delle mie possibilità. E che ti avrei amata di più se i demoni me lo avessero concesso. Ti avrei amata con ogni cellula, ogni fibra e ogni atomo. Con tutto me stesso, con ogni gesto e ogni pensiero. Fino al sangue e al midollo, anzi oltre il sangue e il midollo. Ti avrei amata fino all’ultimo respiro, anzi senza respiro.

E bada: amare alla follia non vuol dire amare in modo folle: per me, sarebbe stato il massimo amarti stando seduto a rollare una sigaretta mentre tu dormi distesa nel letto come una luna in mare, o, la notte, dormire accanto a te e sentire che ti svegli per andare in bagno a pisciare. Sarebbe stato il massimo riuscire ad amarti mentre mi odi, mentre mi ferisci. Sarebbe stato il massimo amarti mentre dormi e fuori piove, mentre ti vesti per andare a lavoro, mentre siamo in macchina e tu guardi fuori dal finestrino.

Nelle dolcissime “Lettere dal carcere” alla moglie Munevver, il poeta Nazim Hikmet ebbe a dire che le emozioni più belle sono quelle che non abbiamo provato, i giorni più belli quelli che non abbiamo vissuto, le parole più belle quelle che non ci siamo scambiate. Dunque mi consolo: per me, è stato strepitoso anche solo così. Conoscerti, abbracciarti, sentire il tuo profumo, averti, è stata l’esperienza più intensa della mia vita.

E questa è la fine della storia. Non mi piacciono i commiati, e non ho alcun messaggio finale. Sappi solo che per te farei tutto: tu sei per me la rabbia, e non sarò mai tranquillo finché esisterà al mondo la possibilità che tu possa soffrire. Ricorda: tu sei per me la rabbia.

 

Impossibilmente tuo Manu. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN NUOVO INIZIO. (02-09-2019.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Fra pochi giorni conoscerai l’esito dei test per l’ingresso alla magistrale. Io so già che sarai ammessa poichè hai sempre dimostrato di essere risoluta, costante e silenziosamente caparbia. Presto inizierai dunque un nuovo percorso, un nuovo viaggio, una nuova avventura (se mi lasci passare il termine).

Non so se l’amerai questa tua nuova vita, e questa cultura spesso bistrattata e sottovalutata. Non so se correrai felice alla tua lezione delle 8 del mattino oppure preferirai rimanere a letto a dormire. In realtà non so se te la cavi bene o male nello studio, perchè, oltre che caparbia e risoluta, sei così timida e riservata che non ti ho mai vista leggere un libro in mia presenza e non conosco nemmeno la tua grafia, non so se hai una bella grafia o una materia preferita, se stai attenta a non stropicciare i libri, se sottolinei o no, se ripassi o leggi tutto una sola volta, e se studi con passione. So solo che domani farai un passo in avanti verso te stessa, verso la donna che sarai, che vorrai diventare, verso la vita che desideri.

Ma, ti prego, goditi il suono della sveglia alle 6, goditi il traffico che ti separerà dall’aula universitaria, goditi la pioggia che ti bagnerà quando pioverà e tu sarai diretta all’università senza ombrello e senza giacca, goditi il rumore della matita sulla carta durante le interminabili ore di esercizio, goditi il profumo dei libri quando li sfogli, sii una spugna, impara più che puoi, fai tuo ogni piccolo tesoro che le pagine ti sveleranno, poichè la cultura è uno scudo e un mantello che ti ripara dai colpi del freddo mondo, troppo spesso iniquo e cattivo. Allenati ogni giorno, come un’atleta, ad abbracciare con un solo sguardo le molteplici sfaccettature della realtà e dell’oggetto del tuo interesse, ricercando instancabilmente la visione d’insieme, poichè solo questo ti permetterà di avere un’idea compiuta e chiara del mondo e della tua posizione rispetto al mondo.

Ti auguro (e spero) che amerai così tanto studiare e imparare che sarai sempre dalla parte della cultura al punto da difenderla a spada tratta contro chi ci vuole ignoranti e prostrati, da saper distinguere non solo il legale dall’illegale, ma pure il giusto dall’ingiusto e il bene dal male. E spero che un giorno tu sorriderai del tuo sorriso più bello (¿ma esiste un tuo sorriso più bello?) e, forte del tuo sapere e di tutte le conoscenze acquisite, te ne andrai per il mondo a essere quello che vuoi essere, qualsiasi cosa tu decida di diventare.

Ragiona sempre e solo con la tua testa. Anzi, meglio, con il tuo cuore, come ho già avuto modo di dirti, poichè, alla fine, solo l’emozioni contano.

Scegli, scegli sempre: solo chi sceglie è libero. Non limitarti all’aspetto tecnico e utilitaristico del sapere: leggi, documentati, impara da tutto, dalla vita, dai libri e dalle persone.

Sii curiosa, conosci il mondo, abbandona gli schemi aprioristici e gli ideologismi: non servono a nulla. Scavalca i muri della mente e vai per la strada e tra la gente in cerca di storie, idee, sensazioni. Sii ladra d’idee.

Fa’ l’opposto di quello che faresti. Vedi, è una questione di libertà. Esistono discipline che si studiano semplicemente per fini strumentali. E ne esistono altre che bisogna sapere per forza, perchè ne va della nostra vita, come si suol dire. Saper vivere è la cosa più difficile che esista, soprattutto perchè vigono criteri diametralmente opposti circa il da farsi. E questo tu devi impararlo bene e tenerlo sempre a mente. Per quanta programmazione biologica e culturale possa esserci stata conculcata, noi uomini abbiamo sempre la possibilità di scegliere, di optare per qualcosa di non previsto dal programma, o, almeno, non del tutto. Possiamo sempre dire “sì” o “no”, “voglio” oppure “non voglio”. Non ti sto consigliando di fare qualsiasi cosa ti passi per la testa, ma di non credere che tu sia obbligata a fare una sola cosa. Naturalmente, non siamo liberi di scegliere quello che ci accade (come, per esempio, essere nati in un tale giorno, da certi genitori, in un determinato luogo, e in una determinata città) ma siamo liberi di rispondere come vogliamo a quello che ci succede, obbedendo o ribellandoci, prendendo tutte le cautele o rischiando, lottando o desistendo.

Certamente essere liberi di tentare non coincide col riuscirci: molte forze limitano la nostra volontà: terremoti e maree, malattie e soldi... Ma anche la libertà e la volontà sono forze del mondo, al pari di malattie e terremoti; dunque sfrutta le tue forze (libertà creatrice e volontà) per combattere le forze avverse: chi ha successo, possiede forza di volontà, genio e fantasia.

Ama quello che fai. Solo così otterrai la felicità. Come diceva Oriana Fallaci, la vita ha quattro coniugazioni: amare, soffrire, lottare, vincere. Se tu ami quello che fai e soffri per quello che ami, lotterai per quello che vuoi e l’otterrai.

E non importa verso quali orizzonti tu diriga i tuoi sforzi e sacrifici, purchè la meta e la direzione siano state scelte da te e solo da te. Per questo, ti auguro che il tuo nuovo percorso universitario sia per te la tua Itaca. Come in un viaggio per mare, la vita ha solo un senso, un senso unico, diciamo così! Si può, infatti, solo andare avanti o stare fermi. Ma mille possibili direzioni tra miriadi e miriadi di possibili itinerari. Come scriveva Machado in “Campos de Castilla”, sono le tue orme il cammino, flebili e delebili scie sul mare: non esiste sentiero, la strada la si traccia percorrendola, è il percorso che segna la via, e voltando lo sguardo indietro, potrai scorgere solo il sentiero che mai tornerai a battere:

 

Caminante, son tus huellas

El camino, y nada más;

Caminante, no hay camino:

Se hace camino al andar.

Al andar se hace camino,

Y al volver la vista atrás

Se ve la senda que nunca

Se ha de volver a pisar.

Caminante, no hay camino,

Sino estelas en la mar.

 

Per il resto, ascolta, non esiste la moviola e le giocate non possono essere ripetute, e, per questo, bisogna riflettere bene su quello che si vuole e pensare attentamente a quello che si fa, non disdegnando nessun piacere, ma scegliendoli mediante un calcolo razionale. Non cercare, dunque, oggi tutti i piaceri, ma ricerca e insegui tutti i piaceri dell’oggi.

Saper vivere non è una scienza esatta come la matematica e l’economia che studierai, ma un’arte come la musica: devi imparare a sentire prima di vedere, devi intuire a orecchio prima di calcolare. Non trattare la vita come un’equazione poichè in matematica due più due fa sempre quattro, ma nella vita due dispiaceri più altri due non fanno solo quattro dispiaceri ma (a volte) anche una buona ragione per suicidarsi! La vita non è come le medicine, che ci vengono vendute con un foglietto esplicativo con tanto di posologia e controindicazioni. La vita ce la danno senza ricetta e senza foglietti illustrativi. Fai la cosa sbagliata quando ti accorgi che la cosa giusta da fare non è quella buona.

Un ultimo consiglio: dato che si tratta di scegliere, scegli sempre quello che ti apre (agli altri, alla vita, all’esperienza, a diversi modi di essere e di vivere) ed evita quello che ti chiude.

Per il resto, buona fortuna! Abbi passione e fiducia in te e nell’istinto del tuo sentimento. Cerca di non passare la vita nella paura, nell’odio o nell’indifferenza. E ricorda che essere vivi è essere felici.

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONFESSO CHE HO VISSUTO. (23-09-2019.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Anche stavolta inizierò raccontandoti una storia e anche stavolta si tratta di una storia che già conosci: è la storia di Robinson Crusoe, narrata da Daniel Defoe nell’omonimo romanzo, del quale proprio in questi giorni mi è capitata una copia tra le mani.

Sono già arrivato a pagina 140 circa allorchè Crusoe, passeggiando sulla spiaggia fece una scoperta destinata a stravolgere la sua esistenza quotidiana: <<Un giorno, verso il meriggio, mentre andavo a raggiungere il canotto, vidi, con somma meraviglia, l’impronta di un piede umano nudo sulla sabbia. Mi fermai, come colpito dal fulmine o da una improvvisa apparizione.>>.

Ma facciamo un salto indietro e ripercorriamo insieme e dall’inizio la storia per rinfrescare la memoria. Non te la farò molto lunga, non temere! Dopo alcuni anni vissuti in Brasile e costellati da discreti successi economici, Robinson Crusoe avvertì la nostalgia del mare e decise di imbarcarsi in una nuova, apparentemente redditizia, attività commerciale che lo avrebbe portato lontano dalle coste a cui era approdato dopo molteplici peripezie in giro per il Mediterraneo. Fu durante questo viaggio che si verificò la circostanza decisiva della sua vita: una violenta tempesta, tanto terribile quanto importuna, lo sorprese al largo di Trinidad consegnandolo alle fauci voraci del mare, che fortunatamente e fortunosamente lo risputò sulle coste di un’isoletta, apparentemente deserta. Presto il nostro protagonista imparò a sopravvivere con il poco o niente che trovava sull’isola: un ombrello di foglie di palma per ripararsi dal sole; un rifugio all’interno del quale ripararsi da vento, pioggia, freddo e belve; un docile gregge di capre del cui latte nutrirsi; e sulla spalla il suo inseparabile pappagallo. Insomma, detto in poche parole, Crusoe fu capace di cavarsela anche in un ambiente decisamente ostile e in completa solitudine. Viveva bene da solo, contento delle proprie abilità e della propria forza d’animo e credo che, per un attimo, si sia reputato veramente felice, parendogli che non gli mancasse proprio niente. Ma un giorno, all’improvviso, senza alcun preavviso né sentore, ebbe un sussulto, e subito la fronte si fece madida di sudore: lì, nella sabbia bianca, anzi dorata, della sua isola, il nostro Crusoe rinvenne una forma che rivoluzionò l’intera sua pacifica (non dico monotona) esistenza: l’impronta di un piede umano. E per la prima volta Robinson Crusoe fu costretto a fare i conti con se stesso: dopo esser naufragato, e aver dovuto ricominciare da zero e da solo, la presenza di un’altra forma di vita simile lo costrinse a riflettere e rimodulare i termini del suo stare al mondo.

Una volta, il grande scrittore tedesco Goethe disse (a proposito della Sicilia, ma l’affermazione si adegua perfettamente a qualsiasi clima e latitudine) che <<se un uomo non si è mai trovato solo nel mezzo del mare, non può avere un’idea corretta del mondo né della propria posizione rispetto al mondo.>> (riporto a memoria, dunque non prendere proprio alla lettera la citazione). Bene, alla stessa maniera Robinson dovette esulare dai meri problemi pratici e ben altro tipo di problemi cominciò ad affastellarsi nella sua testa: ¿di chi sarà quell’impronta? uomo o donna? amico o nemico? bianco o nero? La questione non fu più quella di rispondere alle normali esigenze di sopravvivenza (che cosa mangiare, dove dormire, come ripararsi dal sole e dalla pioggia) poichè da quel momento divenne essenziale (vitale, direi) per Robinson modulare i propri gesti e la propria vita a partire dall’alterità di quella persona diversa da sé e di cui egli naufrago dovette (r)imparare a capire stati d’animo, bisogni, esigenze, sentimenti riappropriandosi faticosa­mente del concetto stando al quale ciò che rende vera (e umana) la vita è la vicinanza con altre persone (lo diceva già Aristotele, l’uomo è un animale sociale) e il rispetto e l’affetto che si ispira a questi.

È un compito arduo e difficile: gli umani vanno trattati con cautela cioè con quell’attenzione che si mette nel manipolare le cose fragili. Eppure non c’è sensazione più gioiosa che conquistare la fiducia, il rispetto, e l’amore di una persona ed essere ricambiato; nulla di meglio dell’essere amato, dell’incrociare gli occhi di una persona che ci guardi con lo stesso amore con cui noi guardiamo quella persona. Se hai questo, allora il resto non cale più. E presto Crusoe se ne accorse. E presto me ne sono reso conto anche io. Precisamente quando ti ho conosciuto e ti ho vista ridere per la prima volta.

Con te ho pensato, per la prima volta nella mia vita, che l’esistenza non sia un mero fatto di sopravvivenza, che non basti proteggersi dalla pioggia, nutrirsi, avere una casa, godere dei piaceri più o meno effimeri, ripararsi dalle intemperie, per poter dire di aver vissuto. Con te ho imparato che sprecare il lato umano della vita (sembra paradossale) è senza dubbio di gran lunga più fastidioso che perdere la vita stessa (il che è senza dubbio già un grave fastidio!).

La vita è una marcia nella notte buia: nemici invisibili ci circondano e spiano a ogni passo, la stanchezza ci assale e tormenta, molti compagni cadono sotto i colpi invisibili della morte onnipotente e onnipresente: dobbiamo approfittare di ogni ancorchè minimo sprazzo di felicità, di ogni invisibile e inconsistente scorcio di bellezza, di ogni intangibile e impalpabile barbaglio di allegria. Solo allora potremo dire di aver vissuto.

E dobbiamo ambire a farlo con la V maiuscola, poichè (so che può suonarti tautologico) a nient’altro vale la vita. Con te io avevo raggiunto il mio angolo di paradiso, quella meta che pochi possono sperare di raggiungere e in cui pochissimi sosteranno a lungo. Io non fui tra questi ma, nonostante la mia residenza in paradiso sia durata poco, già tanto mi basta per poter dire di aver Vissuto. Nessuno sforzo è stato vano, nessun sacrificio insopportabile, poichè vivendo e scoprendo te, io ho vissuto e scoperto me stesso. Folle, con te ridevo per il puro fatto di ridere.

<<Un giorno, verso il meriggio, mentre andavo a raggiungere il canotto, vidi, con somma meraviglia, l’impronta di un piede umano nudo sulla sabbia. Mi fermai, come colpito dal fulmine o da una improvvisa apparizione.>>. Tu sei stata per me quel fulmine, che, in un baleno improvviso e abbacinante, ha inondato di luce la mia notte. Proprio tu, che hai la notte nella pelle!

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MIRACOLO DEI MIRACOLI. (08-12-2019.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Oggi ho deciso di prendermi un po’ di tempo e scriverti questa lettera: è bello prendersi del tempo e dedicarlo interamente a una persona. Così mi sono seduto al mio computer, ho acceso una sigaretta e ho pensato a belle frasi e forti parole che marchiassero a fuoco quello che provo per te. Ma poi mi sono accorto che è ridicolo dire quello che dovrebbe essere sottinteso. Per questo mi limito a farti i miei auguri con questo libro. È vero, ormai siamo distanti, ma non c’è un giorno in cui non ti pensi. Le tue fotografie sono diventate i miei segnalibri, i disegni che lasciavi sparsi per casa sono diventati i miei porta-fortuna, e la tua faccia è tuttora per me il volto della gioia. Con te mi sono sentito di nuovo bambino, tutto era una gioia e una scoperta, e un’avven­tura le notti d’amore, con te: giovane così non lo sarò mai più.

Non hai idea di quanto sia stata per me selvaggia e piacevole la corsa: è stato come lanciarsi in autostrada a duecento chilometri all’ora, una corsa davvero sfrenata e folle. E necessariamente breve, come tutte le cose belle. È stato il miracolo dei miracoli.

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ABBI FIDUCIA. (03-01-2020.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Non so se ti ricordi, ma in una circostanza per te molto dolorosa, mi dicesti che io ero una delle poche persone di cui ti fidavi veramente, a cui avresti messo in mano la tua vita senza esitazione.

Ebbene, io non te l’ho mai detto, e tu non sai, che regalo mi hai fatto quel giorno: neanche se vivessi mille anni potrei ritrovare la gioia provata in quel momento per come mi sentii orgoglioso a sapere che la mia presenza era riuscita a darti coraggio.

Bene, quello che vorrei che tenessi sempre a mente è questo: sii forte, non avere paura, tieni duro, e abbi coraggio e fiducia. Non in me, non in qualche maestro, non in qualche idolo, non in qualche amica, non in un sapiente, non nello stato, non nella religione, non nella politica, no: abbi fiducia in te e solo in te stessa. Abbi fiducia nella tua giovinezza ancora intatta, nell’intelligenza che ti permetterà di diventare sempre migliore e ti permetterà di trascegliere i giusti compagni di strada. Soprattutto, abbi fiducia nell’istinto del tuo sentimento.

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA STRADA È LUNGA. (20-02-2020.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Non te l’ho mai detto, ma vorrei che sapessi che il nostro incontro è coinciso per me con una fase particolare della vita, una fase di passaggio: la transizione dalla gioventù alla maturità. Fase in cui possono capitare momenti di tedio, stanchezza e scontento tipici di chi non ha ancora trovato se stesso. Momenti d’irriflessione. Con te speravo in una vita nuova, più ampia e più intensa. Questa vita l’occhio della mia mente già lo vedeva, scritta con tratto sicuro in te.

Ma la strada era lunga (sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama) e io non avevo sufficienti forze per affrontare il viaggio.

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TUTTO O NIENTE. (27-05-2020.)

 

 

 

Cara Muna,

 

Oggi ho acceso il televisore per vedere un film e mi sono accorto che l’abbonamento ai programmi di Netflix che avevamo stipulato insieme è scaduto. Cazzo, è davvero finito tutto. Incredibile. È accaduto di tutto: la gioia e il dolore, la rabbia e il rancore, i sogni e l’amore. Mi è piaciuto tutto. Anche se ora ci comportiamo come se nulla fosse accaduto. Ma è successo di tutto.

Non avercela con me: è che volevo tutto da te. Ma il mio tutto non era il tuo. Ovvio. Non mi accontento mai: io voglio tutto. O niente. Sai come sono.

Statti bene e, come diceva Rilke, lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano. Buon viaggio e vivi con allegria.

 

Impossibilmente tuo Manu.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IN RISPOSTA ALLA PRECEDENTE. (28-05-2020.)

 

 

 

Caro Manu,

 

Non so se fosse necessario escludermi completamente dalla tua vita ma, fatta eccezione per questo messaggio, ti prometto che lo rispetterò.

Ci tenevo comunque a ringraziarti per aver condiviso con me il video.

Mi ha commossa ascoltarlo. Mi ha confermato che, per sempre e senza alcun dubbio, le poesie che hai scritto per me rimarranno il regalo più prezioso che potrò mai ricevere. Questo non ha prezzo. E ti ringrazio.

Mi chiedi di non avercela con te e voglio che tu sappia che, nonostante tutto, non è così. Anche se non è stato abbastanza per te, per quel che vale, giuro di averti amato al massimo delle mie capacità.

Mi dispiace per come sia finita, e dell’ultimo ricordo che conservo di te e me. La dinamica tossica e pericolosa che si è instaurata tra noi ha reso inevitabile separarsi per mantenere l’integrità fisica e mentale di entrambi.

La cosa più sincera che mi sento di augurarti, conoscendoti, è buon divertimento.

Abbi cura di te, Manu.

 

Addio.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 2021

© “Corpo 11” Edizioni

corpo11edizioni@gmail.com

+39 329 42 57 212

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Post più popolari