"CHI E' MANUEL OMAR TRISCARI?"
CHI E' MANUEL OMAR TRISCARI?
Per la scrittura
io ho fatto di tutto:
mi sono costretto
persino a vivere.
PRESENTAZIONE.
Pronipote del grande trombettista americano Joe,
Manuel Omar Triscari è saggista, poeta, paroliere, narratore, sceneggiatore,
attore, compositore musicale ed editore. In una parola: artista!
Classe 1989, nato in Torino ma cresciuto in Sicilia, dopo
il diploma si trasferisce, un po’ per amore e un po’ per avventura, in Grecia,
dove svolge una miriade di lavori per sbarcare il lunario: tra l’altro,
manovale, muratore, scaricatore di porto, mozzo sui pescherecci, ladro di
oggetti smarriti e venditore di sogni infranti, istruttore di canoa e di palestra,
autista, aiuto-cuoco, buttafuori, impiegato, redattore, addetto stampa e traduttore.
Fino al 2019, anno in cui decide di abbandonare tutto per dedicarsi anima e
corpo alla scrittura e divenire scrittore professionista: a quell’anno risale
infatti il suo primo libro.
Già interprete nell’ambasciata cipriota in Roma, archeologo
nella Missione Archeologica Italiana in Atene, ricercatore in storia greca
nell’Università di Catania, e docente di discipline umanistiche nei
licei, vive in Torino e ha un tatuaggio sull’omero
destro raffigurante l’emblema della lapide sepolcrale di Charles Bukowski: un
pugile in posizione di difesa sovrastante le parole <<don’t
try>>, titolo di una poesia del celebre scrittore americano
divenuta col tempo sua filosofia di vita.
Poeta di sogni perduti e cantore di amori immaginati, ladro
di oggetti smarriti ed esperto di cose che non esistono, figlio delle stelle e
fratello dei cani, inflessibile, non eroico e necessario (come lui stesso ama definirsi), Manuel Omar Triscari vanta
una ricca produzione scientifica e artistica, testimoniata da libri di indubbio
valore intellettuale che lo hanno immediatamente proiettato nel panorama
culturale italiano come uno dei più promettenti scrittori della sua
generazione.
BIOGRAFIA.
Che cosa dire? Da dove partire? Che cosa è necessario
inserire in una biografia? D’obbligo concisione e selezione dei fatti: ma come
si fa a cambiare paesaggi in indirizzi e malcerti ricordi in date fisse? Di
tutti gli amori, come è possibile menzionare solo quello coniugale? Conta
davvero di più chi ti conosce di chi conosci tu? I viaggi solo se all’estero?
Che senso ha l’appartenenza a un che, ma senza perché? Le onorificenze senza le
motivazioni? Scrivi come se non parlassi mai con te stesso e ti evitassi.
Sorvola su amici e sogni. Meglio il prezzo che il valore, e il titolo che il
contenuto. È la sua forma che conta, non ciò che si sente.
E poi, non credo di aver avuto una vita molto
interessante né particolarmente avvincente o avventurosa. La mia vita non è una
storia a lieto fine. Non è confortante o felice come lo sono le storie di
finzione. Contiene parti confuse e senza senso, di sogno e follia. Come nelle
vite di coloro che non vogliono illudersi ancora. E poi, come diceva Groucho
Marx, ho sempre preferito leggere un libro o vedere un film che vivere: nella vita non c’è trama.
Eppure qualcosa dovrò pur dirla. E snoccioliamoli,
dunque, questi benedetti dati esteriori! Classe 1989, in passato ho lavorato
come interprete nell’ambasciata cipriota in Roma, archeologo nella Missione
Archeologica Italiana in Atene, ricercatore in storia greca nell’Università di
Catania, e infine docente di discipline umanistiche nei licei. Nel 2019 ho
abbandonato tutto per dedicarmi anima e corpo alla scrittura e diventare
scrittore professionista: a quell’anno risale infatti il mio primo libro. La
mia formazione e la mia esperienza lavorativa si sono svolte principalmente nei
seguenti settori: la conservazione e promozione dei beni culturali
storico-artistici, le lettere, le comunicazioni e la lingua neogreca. Durante
il mio percorso universitario mi sono infatti interessato in particolar modo
alla storia della Grecia antica giungendo a pubblicare diversi studi sulla
fondazione della colonia panellenica di Turi avvenuta nel 444 a. C;
parallelamente ho preso parte a molteplici campagne di scavo in Italia
(Valcorrente-Belpasso [CT], Lentini [CT], Caltabellotta [AG]) e in Grecia
(Festòs [Creta]) e mi sono occupato della gestione tramite database dei dati inventariali di due prestigiose istituzioni
pubbliche: il museo regionale “ Paolo Orsi ” di Siracusa e il museo civico “
Castello Ursino ” di Catania. Grazie a varie borse di studio dal Ministero
Greco per la Cultura ho inoltre risieduto in Grecia per un periodo superiore a
due anni durante il quale ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze in
greco moderno e ho acquisito, presso il prestigioso I.M.X.A. (Institute for Balkan Studies), la
certificazione di conoscenza della lingua neogreca (livello C2 del Common European Framework of Reference for
Languages: Learning, Teaching, Assessment). E questo è quanto: mi piace
pensare che il meglio debba ancora venire.
Ma, anche così, mi sembra di non aver ancora detto
nulla di me. Nulla della mia essenza. Delle mie paure. Dei miei abissi. Dei
sogni e dei desideri che più rivelano me stesso. Tuttavia il tempo è tiranno e
lo spazio a disposizione stringe: concludo con il mio motto: <<fai
(tutto) quel che puoi, con quel (poco) che hai.>>.
GIUDIZI CRITICI.
1) ILARIA LILA GIOVINAZZO.
<<Nelle poesie di Triscari c’è questo, la
ricerca di una quotidianità pacifica dell’amore, di una sicurezza, di ritorno a
una fase di innocenza e sogno: <È quello scambio di anime / come rimanere
nel letto abbracciati / e parlare ancora un po’ / o addormentarsi mano nella
mano / pelle nella pelle / bocca nella bocca / fiato nel fiato / sono queste
cose che ti mancano / cose un po’ sdolcinate / cose gentili / affettuose / cose
così.> che il poeta ricerca.
Si rimane stupiti di fronte alla dolcezza di certi
passaggi, l’autore ci permette di avere accesso alla sua parte senza difese,
alle sue fragilità, alla ingenua spontaneità dei sentimenti più puri dell’animo
umano. Si rimane stupiti soprattutto pensando al personaggio Triscari che si
autodefinisce con queste parole: <Classe 1989, megalomane, egocentrico,
escatologico, lussurioso, donnaiolo, fastidioso, scandaloso, rissoso,
irascibile e amante del jazz.>.
Ma non mente mai Triscari, non edulcora, è schietto,
verace, teneramente scandaloso nell’amore per la sua donna. Ed è proprio questo
che rimane addosso leggendo le sue poesie: la sensazione di amore totale e
fusionale che scuote tanto da ferire, strappare la carne, piangere.
Nelle poesie di questa raccolta non mancano le
sperimentazioni, citazioni di altri autori-poeti riproposte creativamente qua e
là lungo la strada, come àncore e omaggi, chiare a chi ha orecchio fine ma
troviamo anche giochi di parole, accostamenti inconsueti di immagini e suoni,
uso sapiente di figure retoriche in un susseguirsi vertiginoso di allitterazioni,
assonanze, consonanze, anafore: <in chiostri di ramificati sogni / in sogni
di ramificati colli / in sonni di radificati sogni / fra riflussi di luna
riflessa / fuori dai recinti dei venti polluenti / rampollano escrescenze di
eventi polluti / e polluzioni di venti di verde-polline / polline di cielo e
astrale sperma australe>; o ancora: <stella-favo stella-fumo stella-neve
/ stella in chiocciolio / stella in crocidio / ai margini della neve / dove
folle gonfia il sogno / folle gonfia il sonno.>.
Concludendo, di una cosa si può essere certi: i versi
di Triscari non possono lasciare indifferenti. Non accarezzano, non
intrattengono piacevolmente il lettore, lo scuotono fin dentro le viscere e nel
leggerli mi sono chiesta: può esservi altro amore che questo?>>.
2) GINO PANARIELLO.
<<Manuel Omar Triscari scrive d’amore e di sesso
a modo suo: disordinatamente direbbe qualcuno, <A cazzo di cane perché sono
cazzi miei.> invece direbbe lui. E il disordine è il filo conduttore della
sua raccolta, in cui è però ben chiara una cosa: la passione per le donne e per
il potere che esercitano, con la loro irresistibile sensualità (sessualità,
oserei dire), su noi poveri “cazzoni” (sempre immaginando un suo commento). E
il riconoscimento, la (voluta, volutissima) sottomissione a questa autorità (la
gnagna, ragazzi, inutile girarci
intorno, se non con la lingua) è descritta in questa sua raccolta. Manuel Omar
scrive quel che pochi hanno la faccia tosta di dire. Il tutto, con la sua
solita filosofia da lucido beone, il suo bukowskiano esistenzialismo da
bettola, e un pizzico di cupa, autentica, disperazione.>>.
3) JONATHAN RIZZO.
<<Manuel Omar Triscari fa paura, è un poeta che
non può che dare fastidio nel panorama ‘culturale’ nazionale. Non chiede
permesso, non chiede scusa e non è amico degli amici degli amici. Non ha Santi
in Paradiso ed agganci politici. Si presenta come volgare, sboccacciato ed irriverente
per il gusto di esserlo e per la verità nel viverlo. Lui ti sconsiglia di
leggerlo con qualsiasi fibra del suo corpo, azione e parola, ma è la copertina
del libro o quella di Linus, perché se per fargli dispetto apri le sue pagine,
sfogli le sue righe trovi una grande anima poetica e sensibile, capace di
vivere veramente e commuoversi sinceramente per il bello e la luce del mondo e
per i mostri che abitano i nostri sogni così concreti. Però questo lui non te
lo dice in principio né lo condivide con te fino a che tu non divieni lettore,
persona reale persa tra le sue parole. Farà di tutto per impedirti di leggerlo.
Partendo da decine di poesie in centinaia di pagine, numeri dopo numero, pur di
darti tutti gli elementi per evitarlo, pur di spaventarti. Triscari è la prova
del poeta. Tu, lettore assuefatto al politicamente corretto vuoto di contenuto
e struttura, se vuoi essere suo devi guadagnartelo, perché lui è capace a
vivere un’emozione ed a imbrigliarla nei versi così da liberarla e liberarsene per
sempre. Manuel Omar fa paura, forse in
primis a se stesso. Ed a voi dopo averlo letto non la farà più.>>
(https://youtu.be/Z0C5qR0sd0I
- https://youtu.be/ckgH3WSMuiA).
RECAPITI E COLLEGAMENTI.
Telefono cellulare: +39 329 42 57 212;
Posta elettronica: triscari.manuel@gmail.com;
Linktree: https://linktr.ee/manuelomartriscari
.jpg)
