"AUTORITRATTO IN SECONDA PERSONA"


Manuel Omar Triscari




AUTORITRATTO IN SECONDA PERSONA.



 

Tu che fai di una persona un “tu”

ti sei ritrovato di nuovo solo un “io”,

tu che hai già pagato il tuo anticipo alla morte

ti ammaestri al lavoro e la solitudine ti culla,

tu che ti sei già iscritto al forum

ti sei già fatto amico il team

e rivoluzioni il bagno con la cromoterapia:

tu dei sistema sei la rubinetteria.

 

Tu che sponsorizzi aperture laterali in omaggio

ebbene, dimmi: chi ha vinto?

Tu non leggi i giornali eppure diventi rosso di rabbia,

tu bruci lo stomaco e infiammi i cuori,

bevi acqua e così pensi che riduci il grasso.

 

Tu pubblicizzi chiusure frontali gratuite

e il cinema ti assedia,

un odore legnoso di fiori e minerali,

tu ricordi solo le posture dei pianeti

e un odore dolciastro di tiglio ti trasforma,

il ricordo ti deforma e la nostalgia ti frantuma

mentre scopi, tu che aspetti l’Estate

come un funerale in una sala da ballo.

 

Tu sì che sei in grado di gestire il mondo

e non ti piace la trap

perché sei un numismatico

e i tuoi suoni preferiti sono:

la pioggia che batte sulle foglie dei tetti,

o i tacchi di una puttana che batte il piede sui parapetti.

 

Tu sì che del collagene disperi

e non hai voglia di vederti stanco,

tu sì che sei parametrico

e i tuoi seni nasali vibrano

per l’allergia alla politica attuale:

tu sì che rinascerai

corvo ad Agosto.

 

E ti perdi nel frastuono della città

e pensi che sia la cosa migliore,

il tempo è solo un aggettivo,

il corpo una fortuita congiunzione casuale,

e tu sei un coglione

perché ti ostini a voler curare le cicatrici dell’alba,

e hai fatto un giro di chiamate,

dici sempre che hai ragione

e ti appiccichi addosso volantini grigi sulle spalle,

mentre la città si perde nell’urlo dei tuoi poemi

scritti per combattere la morte sempre in agguato

e nell’urlo di quegli altri poemi

per combattere la calvizia.

 

Tu non sei in realtà mai esistito

e questo comporta un problema,

un grosso problema,

mentre tu insisti nel non-esistere,

la porta aperta tranne una cosa,

tu sei l’assassino

ma almeno sei qualcosa:

l’assessore regionale

semplicemente non è

più interessato a eventuali chiarimenti,

e tu continui a regalare orecchini con la clip

a sgridi tutti a tavola e gridi e poi li divori,

hai creato la realtà virtuale del tuo nulla

perché non sei mai esistito come entità reale.

 

Tu aspetti il perdono del wi-fi

e intanto generi codici alimentari,

tu guardi altrove e non ottieni la fiducia che dei morti,

tu nitrisci come un fringuello che sperimenta mondi alieni

mentre disveli la password che altri eldoradi rivela,

tu attivi il tergi-cristallo dei nostri tele-schermi esistenziali,

tu scordi solo le cose importanti

e sei perennemente in vendita

ma nessuno ti compra

mai.

 

Tu che fai di una persona un amore in un paio di ore,

tu sei il portale degli annunci gratuiti,

il porn hub degli annunci mortuari,

tu sei un immenso piacere di conoscerti

in sconfinati pomeriggi d’Inverno,

la vita è un casino totale di e-mail spam

connessi al fishing dei nostri smisurati destini.

 

Loro non si amano moltissimo,

tu te ne accorgi dalle finestre sporche

e dal suono lapidario delle gocce che si scavano,

i soldi del disco volante li prendi in prestito

per prendere tempo e poterti dedicare al manoscritto nel cassetto,

nell’armadio nascondi l’urlo di Van Gogh,

loro nel fuoco e noi siamo solo il test psicologico

dei nani che si sono rifatti l’altezza,

tu ritocchi la scrittura e pubblichi solo l’effetto

ma il desiderio lo pensi e basta.

 

Tu che non ci sei mai,

tu che sei sempre il migliore

(o così ti credi),

tu che invece proprio non mi pare,

tu che sei in continuo aggiornamento,

tu che sei un esperto degli amori perduti

e un ladro di oggetti smarriti,

spinto dagli istinti ad amare gl’istanti,

tu sei il tuo stesso sogno.

 

Tu confondi il mondo con il lavoro,

la vita con la scrittura,

la scrittura con il lavoro,

il lavoro con la macchina,

la macchina con le persone,

le persone con il giudice,

il giudice con il gusto,

il gusto con il vero,

il vero con il bello,

il bello con la bestia,

la bestia con il libro,

il libro con le pagine,

le pagine con la qualità,

la qualità con la poesia,

e la poesia con il romanzo,

dunque tu confondi il romanzo con il mondo,

proprio tu che non ti perdoni mai gli errori

e vivi di sensi di colpa,

proprio tu che sei residente del mondo,

e sei la campana delle 18,30

e sei la persona meno morta al mondo,

e continui la tua ricerca inesausto nel giorno.

 

Tu che tosti i chicchi del caffè,

tu che navighi superveloce,

tu che balli a colazione,

tu che mangi caramelle,

tu che compri sempre lo stesso detersivo,

tu che sei vegetariano perché odi il dolore gratuito,

tu che non strappi i fiori perché sono più belli vivi,

ti vedo domani alle prime luci del sogno,

la diffusione del mondo è solo un modo per farti capire,

ma poi ti perdi e diventi un pasticciere,

la prossima stagione sarà per sentire,

ti mostriamo una lista di amici,

la batteria garantisce un’autonomia di una persona e mezza,

t’incolli al televisore quando c’è un filme che ti piace,

e cerchi di rimuovere le storture dell’amore

usando l’acqua ragia.

 

E assisti avvilito alla fine della settimana,

però sei felici quando dormi perchè non puoi impazzire,

non avevi penna né carta

ma questo è quello che succede quando non si tratta

né si negozia e scende a compromessi,

però in fin de’ conti il fine mente,

e il cuore obbedisce a mezzi che il dottore non conosce.

 

Tu che prendi il numero di telefono e poi non chiami mai,

tu che arredi l’etica con i valori nutrizionali della tua vita,

tu che porti la voce a lavare e inviti le persone a bordo piscina,

tu che non hai ancora capito come funziona,

tu che sei ancora qui, a ripetere che non sei ancora vivo,

tu che dici sempre che la vita non beve spremute di arance:

tu non lavarti i capelli con uno sciampo qualunque

che non sei più giovane.

 

Adesso vestiti che dobbiamo uscire,

le canzoni le hai già profanate con la tua voce da trombone,

i banchi di consegna dei bagagli li hai svuotati

con tutto il tuo rigore settembrino,

anche se è solo Luglio,

bei tempi quando ancora non avevi trovato la tua Carla Bruni

e giravi libero e felici per la piazza del mercato,

bei tempi quando non esistevano i problemi di connessione

e in giro non si vedevano post al vetriolo

ma solo juke-box all’idrogeno,

e noi si moriva ma non di vita

bensì uccidendo zanzare.

 

Il giorno dopo vedrai salire sul podio un altro,

ti aspetti

ti annunci

ti agghindi

ti approfondisci

ma pur sempre ti senti

cittadino dell’immondo,

ti consiglio di fare piano,

ma la prudenza è sempre troppa e vacilla la gioia

dunque rischia ché chi non risica non rosica,

tanto comunque il cielo del giorno architetta pioggia,

non temere il tempo,

annodati il collo al cappio,

fatti una bella cravatta al nodo,

tu che sei onda su scogliera,

domani vedrai il riflesso di te ovunque.

 

Tutto il mondo è pieno di benzina e rischia l’incendio,

tu esci il cane a pisciare solo per deterritorializzare le urine

e conquistare nuove aiuole vergini,

le foto dell’arcobaleno durano il tempo di un app,

tutto il mondo per le finalità indicate nel messaggio stesso,

tu entri nella categoria di appartenenza,

la cliente ti chiede di essere meno antipatico,

tu ti volti prima a desta e poi a sinistra,

ti volti da entrambe le parti simultaneamente

e non finisci di ridere,

poi a fine cerimonia difendi il mondo dall’egoismo,

tu non sei poco e non sei fuoco,

tu difendi un valore enorme e sei un futuro migliore,

tu sei l’onore della generazione,

sei un allarme prematuro

tu che trasformi l’aria in un problema respiratorio

sei una onda di colore e una ondata di calore,

sei un milione di persone in un secondo

e una miriade di orgasmi in un unico luogo,

tu sei sempre in agguato

e hai fatto bene a non esserci riuscito,

ti assomiglia molto la natura che hai visto,

ti sei aperto come un cielo e stai per diluviare,

ti piacciono le moto di grossa cilindrata

e le donne ben carrozzate,

ti copri di pioggia e consumi la vita

nell’abitacolo di plastica del tuo casco.

 

Tu sei del fiore la patente secchezza:

la vita è un problema che ti serve,

ma che non c’entra nulla

con la tua presenza nella vita.

 

 

 

 

 

 


 

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