"AUTORITRATTO IN TERZA PERSONA"
Manuel Omar Triscari
AUTORITRATTO IN TERZA PERSONA.
Si degradò del tutto. Aveva solo
trent’anni
e già la sua vita non valeva un
soldo.
Una irresistibile tendenza erotica
lo governava,
perse gradualmente e
inesorabilmente tutti gli (esigui) averi
e in seguito anche la reputazione e
la dignità,
non aveva un vero lavoro e non
sapeva fare nulla,
apparentemente non svolgeva alcuna
attività (confessabile)
e riusciva a sbarcare il lunario
solo con qualche misera senseria
infame,
disoccupato vivacchiava con piccole
somme ottenute in prestito
da amici e conoscenti che quasi
mendicava,
talvolta gli davano da campare le
carte e i dadi,
ma anche nei momenti peggiori non pensava
mai a rubare:
non era un volgare ladruncolo lui,
lui voleva tutto il mondo o niente.
E dire che gli era stato anche
offerto un posto di lavoro
ma si trattava di uno stipendio da
fame
che senza incertezza né
tentennamento alcuno
rifiutò fermo e deciso
preferendo vestire male con abiti
sgualciti
(erano uno sfacelo le vesti: sempre
lo stesso vestito,
sempre uno il vestito che
indossava, blu elettrico,
che il tempo aveva reso opaco) e
scarpe consunte
che prostituire il proprio tempo
(non il corpo...) per pochi soldi,
ma quando lo prendeva la voglia di
un abito nuovo
o di un nuovo paio di scarpe
allora il corpo prostituiva (questo
sì...)
con qualche vecchia laida per gli
spiccioli giusti,
e beveva e fumava, e fumava e
beveva,
e tutto il giorno nei caffè e nei bar si trascinava
accorato trascinando lo
struggimento della sua anima,
ridotto povero e randagio gli
furono fatali il vizio debosciato
e la città con la sua prodiga vita
che lo rapì e smarrì,
e presto l’egre cure e la crapula
grama lo rovinarono:
un sentimento mutilo lo lograva e
lo costringeva
in una condizione snervante.
Certo l’arte in cui era magnifico e
superbo non lo aiutava,
non garantendogli due pasti al
giorno,
eppure non è giusto ricordarlo solo
per questo:
simpatico e caciarone, bravamente
vivo e vitale,
dotato di un corpo mirabile e
portentoso
incurante dell’altrui minaccia si
gettava di slancio
nelle risse notturne per la via,
forte tra i forti era temibile con
i superbi e docile con i buoni,
era il più sbrigliato nel piacere e
il più prodigo di energie nei vizi
e mai si esimeva dalle torbide prove
delle avventure notturne,
schietto d’animo e autentico
d’amore
poneva la pura voluttà oltre la
reputazione e l’onore,
e moltissime donne che lo persero
ancora lo amavano:
mai donna fu posseduta con sì
febbrile passione,
mai donna donò simile ardore che
mutua brama restituì,
mai donna ebbe allo stesso modo
baciate le labbra sensuali,
mai ebbe una tale pienezza di
piacere
che sul corpo eccelso di voluttà si
pasce
sulle squisite e sublimi membra
indugiando
con cedimento sproporzionato a
quell’anomalo godimento
di cui tutte erano avvinte prede
passive e se ne compiacevano:
per lui la mente di F. ancora si
ammorba di lussuria,
ancora stanno sulla bocca di L. i
suoi baci,
e si macera nel desiderio la carne
di M.,
e il tatto del corpo è ancora sulle
mani di C.
che fameliche ancora si muovono
come ricercando le incombenti
membra di lui,
ancora sognano il suo virile membro
inesorabilmente erettile
gli occhi di O.
Eppure come andò sciupato tutto
quel fascino:
mai ebbe la città gloria più
sublime
e fascino più intenso.
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