"AUTORITRATTO IN PRIMA PERSONA"
Manuel Omar Triscari
AUTORITRATTO IN PRIMA PERSONA.
Cattivo poeta innamorato della
luna,
scrivevo talmente male
che i miei traduttori non sapevano
che pesci pigliare.
Non ottenni più fortuna dello
spavento
e questo fu sufficiente perché,
dato che non ero un santo,
sapevo che la vita è rischio oppure
astinenza
e che tutte le grandi ambizioni
sono solo delle grandi scemenze
e che anche il più sordido orrore,
come il più sordo dolore,
possiede il proprio incanto.
Vissi per vivere, che vuol dire vedere
la morte
come qualcosa di quotidiano su cui
scommettere
un corpo splendido o tutta la
propria sorte;
seppi che le cose migliori sono
quelle che lasciamo
(precisamente perché ce ne
andiamo),
e che tutto il quotidiano risulta
deprecabile,
poiché c’è un solo luogo per
vivere: l’impossibile;
conobbi l’odio e la rabbia, la
ferocia e la vendetta,
le molteplici offese tipiche della
viltà umana,
però sempre mi scortò un certo
stoicismo
che mi aiutò a camminare su corde
tese
o a sfruttare lo splendore del
mattino.
E quando mi stancai
disegnai una finestra nel cielo
e mi gettai
nell’infinito.
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