"SCAMPOLI"
“SCAMPOLI.”
di Manuel
Omar Triscari.
<<Guai a quel cuore in cui non è ardore di
passione,
che
non è pazzo per l’amore d’una bella persona.
Un
giorno che tu abbia trascorso senza amore,
non
v’è per te altro giorno più perduto di quello.>>
(Omar
al-Caiàm).[1]
moroso
nei confronti della vita,
doloso
nei confronti dell’amore,
in
debito nei confronti della gioia,
indebitamente
vivo
scampoli
di felicità,
bellezza
a sprazzi.
tu
non sai la morte
che
il mio cuore ogni giorno vive
ma
sappi questo
che
oggi sono qui per te
certo
che verrai
a
raccogliere margherite
e
inseguire farfalle
con
me.
i
gatti passeggiano sul mio tetto
addolcendo
questa notte
questa
notte dura come un muro
cattiva
come il mare
quando
il mare è cattivo
feroce
come il tempo
che
è sempre feroce
incerta
come un tuffo al cuore
indolente
e testarda come un mulo
questa
notte senza voce e
senza
colpe.
camminando
in mari notturni
mi
ritrovo in arcipelaghi insonni
a
me fraterni:
trafitto
da un raggio di luna
tremo
come un mare di grano
percosso
dagli zoccoli del vento
calpitante.
cammino
sempre
cammino
ma
a mete conclusive
mai
arrivo.
sempre
cammino
con
passo straniero e amico
nei
deserti della notte puttana
senza
nessun conforto,
senza
nessuna meta,
senza
nessun reale obbietto,
senza
nessun reale desiderio,
senza
nessun dovere,
senza
nessun limite
se
non la notte e il giorno.
credimi
quelli
che sembrano non combinare nulla
fanno
cose più importanti
come
due amanti che si amano
dietro
le nere membrane della notte
bocca
nella bocca,
sangue
nel sangue,
carne
nella carne.
tramonta
e all’ultimo
lume
sorride
il vespro
e
gli occhi china mesto.
in
gola
soffoca
ogni
pensiero.
luna
nuda
luna
nuda
luminosa luna
capezzolo
del cielo
parte
visibile del nulla.
piove
nulla
da fare
sempre
la stessa monotonia
un
giorno sopravanza un altro
e
nulla cambia
nulla
cambia nulla
la
pioggia batte contro i vetri
e
il suo ticchettio di telescrivente
è
un colpo di pistola
alla
mia indolenza.
al
limitare del sonno
quando
il sole affretta l’agonia della notte
e i
suoi colori turgidi veste il giorno
quando
l’orina preme nella vescica
spaventoso
e ossessionante mi viene incontro
il
sesso e ridesta
nuove
erezioni.
meriggio
cielo
di porpora
sole
screziato di
nubi
caligine
qualche libro
un po’ di vino
e una donna
che ti faccia godere
con cui ridere
di qualche stupidaggine:
a volte basta davvero poco
per essere felici,
niente di complicato
arguto
o eterno.
chi
ama i piaceri
deve
amare anche i dolori:
l’allegria
non va d’accordo
con
l’anestesia.
non
crogiolandoti nel dolore
sappi
che senza dolore
non
v’è piacere.
e la
stessa allegria di avere un corpo
diventerà
anch’essa dolore
un
giorno.
oh,
dolce ragazza,
giacchè
il destino ci contrista
e
un giorno la pura anima
si
dipartirà dal corpo
siedi
sul prato e baciami
prima
che l’erba verde sbocci
dalla
nostra polvere.
cogliamo
questo tempo d’un attimo
giacchè
non siamo quell’erba fresca
che
falcidiata torna a spuntare.
cogliamo
ogni fiore del nostro desiderio
poiché
già il giorno muore
e
la notte trascorre in fretta
e
del domani non sappiamo il destino.
ma
c’è un campo poco più in la
nascosto
alla vista
al
sicuro dagli sguardi
pieno
di vita e fiori.
su,
corri scapigliata
a cogliere
margherite
inseguendo
il sole
con
me.
desidera
poco e vivi contenta
sciogliendo
ogni vincolo col bene e col male
prendi
in mano questa sabbia
e
le mie mani che ti amano
poiché
presto questi giorni svaniranno.
non
lasciare che l’angoscia ti tenga in pugno
e
il cruccio di ciò che è assurdo sperare
occupi
il tuo tempo.
siedi
sul margine del fiume
o
sulla ripa del mare
e
godi di questa calda estate
con
me.
teoria
e pratica hanno trasceso
ogni
mia capacità
e
ogni arduo problema
lo
risolve la tua bocca.
da
eterni esili eternamente ritorno
fatto
duro fatto oscuro
e
con i giorni e con le notti mi confondo
divelto
cuore affondato tra erbe e prati
a
silenzi confidati e ai tuoi occhi di stella
come
a lune e mari d’ottobre
mi
volgo.
al
limitare del giorno
allorchè
la notte fa senza pudore
del
mio corpo un fiore discosto
in
assurdi spazi claustrofobici
trasvolo
e sudo.
ora
che con me più non sei
per
eccitarmi ancora
in
eterei suicidi di sudici amori
indugio
a disdicevoli torture
e
solo mi rimane d’ignoti corpi
il
dolce maledetto tormento.
il
passato è quello che ho perduto
il
presente solo quello che ho vinto
il
futuro l’ho già vissuto
nei
sogni e nelle ambizioni
nei
tuoi sogni e nelle tue ambizioni:
questa
è la sorte che io affronto
poichè
vengo dall’inferno.
anche
il più sordido orrore
possiede
il proprio incanto.
la
vita è rischio oppure astinenza,
esiste
un solo luogo per Vivere,
l’impossibile,
questo
è
il luogo.
quando
ti ebbi
fu
per caso
quasi
per gioco
come
per scherzo
e
ora sei distesa sul mio letto
come
luna in mare
e
come luna in mare
la
tua pelle trema
con
sapore d’amaranto
e
con voce d’amarena
mi
chiama la tua bocca
e
io non voglio altro
che
perdermi nel buio della tua pelle
dissolvermi
nel silenzio
dei
tuoi occhi.
io
uomo
meridiano contemplante notturni paralleli
e
inferne geometrie regalarti non posso
altro
fuorchè sorrisi e scherzi
e
sogni gorgoglianti
dal
profondo cuore.
quando
sciogli i capelli
il
sole scema e la notte lucida effonde
e
ammaliante trascorre dai tuoi occhi
alla
terra come un mare di tenebra.
io
sono lago e tu sole
quando
ti rispecchi nelle mie acque
acquisto
fulgore e bellezza.
le
tue palpebre sono scrigni
serbanti
l’impronta dei miei baci,
la
tua pelle è timida come la luce
delle
tempestose terre del norde.
quando
abbandono il mio capo al tuo ventre
quando
grava il mio desiderio il tuo grembo
quando
appoggio il mio volto al tuo volto
e a
occhi chiusi ti bacio
sento
oltre le tue palpebre
i
miei sogni palpitare.
sei
così bella
che
metti di malumore.
ti
guardo ridere
dolcemente
armonica e amica
e
in petto muore il cuore
impietra
la lingua
brucia
la pelle
gli
occhi più non vedono
made
la fronte
in
cerebro è buio
e
nembato il cuore più non ragiona
e
scalpita il sesso
e
sbanda la ragione.
tagliente
come coltello
piomba
il tuo ricordo
piomba nella mia testa
precipita
nel mio cuore
pesante come lampo-tuono
violento
come la notte
quando la notte è violenta
violento
come il mare
quando il mare è violento
violento
come l’amore
quando l’amore è.
miriadi
di parole
non
possono dire
la
(micro-)eternità
del
tuo bacio
quando
mi baci
chiudendo
gli occhi,
stringendo
i pugni.
come
per miracolo il sole gira
come
per miracolo gli uccelli volano
come
per miracolo il mare ruggisce
come
per miracolo la pioggia cade
come
per miracolo la sigaretta brucia
come
per miracolo il giorno splende
e
splendi anche tu.
come
in un sogno
ora
vivo con occhi che non dirigo
e
ti guardano anche quando non voglio
con
un cuore che non comando
e
ti ama anche quando non ti amo
e
gli impongo di non amarti.
ogni
mattina l’alba riappare
e
caccia dai tuoi occhi il trucco delle tenebre
sorprendendomi
con la bocca nella tua bocca
olida
di frutta matura e dolcissima
con
le mani intrappolato
nella
rete dei tuoi capelli.
come
lampo incendia la notte
così il buio della nostra stanza tu
sorridendo
candisci.
il
tuo sorriso è una falce d’argento
che
miete i miei sogni
e falcidia
le mie paure.
collana
di perle
ferita
della notte
falce
d’argento
il
tuo sorriso esplode
candendo
l’oscurità.
il
tuo corpo è una notte luminosa
i
tuoi occhi due splendide stelle
e
il tuo sorriso una luna
che
illumina la mia pelle
con
sapore d’amaranto.
quando
sorridi
la
tua pelle trema
come
mare notturno
dappertutto
effondendo
soave
sapore di ciliege
e
amaranto.
la
tua pelle reca la notte
e
negli occhi hai il giorno,
al
tuo cospetto l’avorio e l’alba affoscano
e
pure l’ostro oscura e l’ebano perde.
sembri
una notte stellata
ornata
con i monili del cielo
e
il tuo sorriso è un drappo di stelle
come
se gli astri
stupiti
dalla tua bellezza
avessero
deciso di abbandonare il cielo
per
cadere nella tua bocca.
il
tuo volto è la mia luna
il
tuo corpo è la mia notte
il
tuo sorriso le mie stelle.
tu
sei la mia rabbia:
finchè
vivi e vivo
non
esiste pena più grande
fuorchè
sapere che tu esisti
e
possa soffrire:
tu
sei per me la rabbia.
passione
il mare e la pioggia battente
passione
il mare e le uova sode
passione
la curva arrogante dei tuoi fianchi
passione
le tue linee aerodinamiche
passione
la tua pura forma d’acciaio
passione
le mie labbra sul tuo corpo
passione
la mia mano sul tuo sesso
passione
la mia mano sul tuo sesso
(soprattutto
la mia mano sul tuo sesso).
l’amore
come
un
vecchio bastardo
con
sguardo furbesco e sigaretta
tra
le labbra sogghignanti
mi
guarda spavaldo.
certo
un giorno lo ucciderò
e
fumerò la sua
sigaretta.
come l’alba scioglie il trucco della notte
come la notte cancella gli affanni del giorno
come il giorno cancella le paure della notte
così tu spazzi le mie paure i miei affanni
e dissolvi le mie imposture.
come la notte si perde nel giorno
come il giorno scema nel tramonto
come il tramonto si consuma nella notte
come la notte si dissolve nel giorno
e nel giorno scioglie i propri nodi
così io mi perdo in te.
la
mia poesia vive solo nello spazio da me a te
per
il breve istante d’eternità apparente d’un bacio
come
il fulmine vive solo nella sua luce
per
la breve distanza che lo separa dall’albero.
quando
dormi
sei
il mio piacere vero e immaginato
tangibile
e inafferrabile
fuggente
e impalpabile
erratico
ed errante
per
metà ipotetico e per metà concreto
recalcitrante
nel mio cervello.
tu mi guardi
e il tuo viso è un cielo autunnale
rannuvolato un momento
e subito dopo sereno.
lunatica,
sul tuo volto di luna
sorrisi e cipigli si rincorrono
come il sole e l’ombra
s’una rada battuta dal vento.
lunatica,
sul tuo volto di luna
sorrisi e cipigli si rincorrono
come l’ombra segue il sole
s’una rada battuta dal vento.
amore,
come un innesto
col
tuo cuore dentro il mio cuore
formeremo
un giardino:
i
tuoi baci il sole
la
mia bocca il fiore
che
al mattino la luce dischiude.
se
non è matrigna e crudele vita,
se
non è tormentosa angheria,
allora
i tuoi capelli nero-corvini
divenire
argentei vedere mi conceda.
amore:
non dico questa parola invano,
amore,
non dico il tuo nome invano:
solo
a te cede il mio orgoglio
solo
a te cede il mio sesso
solo
a te cede il mio cuore.
come
lucertola fuggisti
lasciandomi
la coda tra le dita:
volli
serbarti solo per me
ma troppo
forte ti strinsi
soffocandoti
e
ora non ci sei più
e non
sei più qui.
parole
parole parole
mi
chiedi che non conosco
e
anche una sillaba ti basterebbe
ma
già pietra è l’alma
e
solo il tuo inganno in mente rimbomba
in
vena gorgogliando.
amore
mio,
ora
che la sera lenta si annera
basterebbe
che mi toccassi il cuore
perché
la notte ardesse tra le fiamme
e
il giorno esplodesse la sua melodia d’acciaio.
finita
è la nostra notte
e
tu come luna in cielo
intangibile
e lontana
adesso
sei.
era
un luogo in cui io e tu eravamo
previsti
e amanti
così
di notte mi sveglio
e
provo a immaginare
che
cosa di noi sarebbe stato
se
tanta disperanza dentro
non
m’avesse divorato.
ora
che non ci sei è il buio
e
la tua pelle non illumina più le mie notti,
i
tuoi fianchi bruni non illuminano più
le
mie notti, e il tuo grembo
non
culla più i miei sogni.
sterile
figlio della notte infeconda
il
rimorso vaga nei labirinti
della
mia insonnia appeso
ai
filamenti di latte coagulato del ricordo
come
un ragno alle ragnatele del rimpianto
teso
come una “spada di Damocle”
sul
mio sonno:
è
un albatro che canta le sue orribili odiose nenie
tra
le nere coltri della notte
il
tuo ricordo.
estati
e inverni interi ti ho attesa
e
giorni e notti a non finire,
in
tua vigile paziente attesa
ho
visto le stagioni nascere e morire
e
rinascere e i giorni accorciarsi
preannunciando
l’autunno.
¿perchè
hai tardato così tanto?
ma
ora finalmente sei qui
e
mi preparo a riceverti.
la mia
porta spalancata ti aspetta
sul
tavolo acqua e pane
e
miele e noci.
finalmente
posi lo sguardo
sulla
mia vita
e
le paure divengono uccelli,
nubi
dorate gli incubi.
finalmente
posi il piede
nella
mia casa
e
le mura divengono alberi
e
prato il cemento del suolo.
benvenuta,
donna mia,
benvenuta,
anima mia,
benvenuta
bella come una libertà
calda
come una notte di Luglio
dolce
come un vento estivo.
io
posso
amarti
solo
con baci e poesie
con
una notturna voce
che
dispiega grida disperate
con
soffocati singhiozzi
e
stanca voluttà.
già
scende la notte
in
compagnia dell’amica luna
ma,
tu, caccia dagli occhi il sonno
e
con me aspetta
che
il giorno sopravanzi la notte
e
stenda la propria luce alburna.
lascia
da parte impegni e affari
e
sul prato stenditi con me
e
giunta l’aurora non andare
ma
rimani ancora
finchè
una nuova notte
stenderà
il suo drappo di stelle
su
di noi.
resta
con me, ora, qui,
tra
queste stelle che nulla significano
in
questo prato che nulla significa
in
questa notte bellissima
che
nulla significa e
inutile
come il vento
a
nulla ci porta
dal
nulla avanzando.
stesa
sul mio letto come luna in mare
come
luna in mare adesso tremi
e
la tua pelle effonde dappertutto
sapore
di zucchero e cannella.
il
candido lume del giorno brunisce
e
si trasforma in sangue coagulato
e
lontana la sera lenta s’annera.
finalmente
le appartate membrane
della
notte ci accolgono
sudario
ai nostri corpi madidi e affannosi.
non
indugiare
ma
spogliati
ché
la carne reclama
il
proprio piacere,
sali
e ingoia i ritegni,
cavalca
questa notte
ché
la notte non dura
che
un soffio.
finalmente
a te sono giunto
dolce
- soave - leggiadra creatura
finalmente
a te sono giunto
ansante
- affannato – affamato.
per
te ho attraversato rupi di spine
e
montagne d’insidie - per te
ho
scavalcato alte mura.
senza
parole come il fuoco sei
come
una fiamma solo colore e calore
e
ti saltano dallo sguardo scintille
e
faville a dieci - a cento - a mille!
pallida
e scarmigliata
il
tuo aguzzo scorpione aculeato
a
trafiggermi il petto,
il
tuo sesso scabroso ancor rigonfio
dischiuso
per il recente amplesso,
e
nella bocca il mio freddo
inerte
seme.
sigaretta
post-amplesso
sonno
post-amplesso
tu
discinta e nuda
sesso
ancor dischiuso
per
il recente orgasmo
e
stillante la sua lacrima di piacere
e
io alla ricerca di
una
vecchia maglia logora
per
andare al mare
e
finalmente annegare
la
cospirazione
del
desiderio.
i
tuoi seni sono due calici
di
vino forte:
li
succhio e m’inebrio
del piacere riservato
ai maestri del piacere,
ai campioni del piacere.
ninfa
dal marmoreo corpo
ancora
ti sogno
in
sfrenate corse lungo albe sublunari
screziate
da nimbate caligini lattiginose
mentre
i tuoi capelli si sciolgono alla brezza.
come
un Luglio caldo
più
caldi di un Luglio
più
caldi del vento di Luglio
i
tuoi capelli mi solleticano
quando
leggeri il mio volto
toccano
con dita di margherita delicate.
il
tuo sguardo è calma accesa
come
una finestra illuminata
nel
cuore della notte.
la
calma del tuo sguardo
un
nimbo di pace
quando
un’ora serena cerco.
mi
spaura il tuo sguardo
poiché
quanto prima non esisteva
rende
visibile ai miei occhi bui
e
al mio cieco cuore.
spaventato
di perderti
e
perdutamente felice di averti
nei
tuoi occhi silenziosi
chiedo
solo di perdermi
e
non finire mai.
baciarti
è come addentare la polpa
di
un dolce frutto estivo,
come
respirare l’aria
trafitta
di azzurro dell’estate,
come
scivolare nella fodera di seta
della
notte incostante.
sei
la mia luna:
come
luna in cielo
mi
segui a ogni passo.
cammino
e tu con me cammini,
ti
guardo e mi guardi,
mi
fermo e ti fermi.
vino
mi è la tua saliva,
quando
ti bacio e mi baci
la
mia anima si ubriaca
e
vola leggera
ancorchè
ebbra.
pelle
di pantera e chioma di scorpione,
nella
pelle rechi la notte
e
negli occhi hai il giorno.
è
odore di sole sulla pelle
odore
di sale sulla pelle
l’odore
che sale dalla tua pelle.
mi
piacciono i letti stretti
dove
io e te giacciamo in un solo respiro,
così
stretti che posso quasi
sentire
i tuoi sogni scoppiettare
come
scintille nel mare,
e i
tuoi occhi luccicare
come
scaglie nel sale.
la
tua fronte è un’isola
lambita
dall’onda dei tuoi capelli.
la tua
chioma
è
una fresca fronda ombrosa
e
sono ellebori
le
tue affusolate mani
dai
petali morbidi
soavi
di tepore.
sulla
furtiva linea del tuo corpo
corpo ideale del piacere
è
scritto il canto dell’amore
tremulo
come brivido
sulla
pelle.
piove,
la
sera è la veste di velluto che tu indossi,
le
stelle sono i denti di madreperla della tua bocca,
nel
cuore della sera una piaga rosso-viola
languida
languente.
in
questo istante tu mi ami
come
non hai mai amato
nessun
altro,
amore
mio,
e
in questo istante
anche
io ti amo,
amore
mio,
io
che non ho mai
amato.
finisce
la notte dove cominci tu
effondendo
dalle tue nere membra
come
se in te tutta
dormisse
tutta vivesse.
quando
a sera sciogli i tuoi capelli neri
il
sole scema e la notte lucida effonde
e
ammaliante trascorre dai tuoi occhi
alla
terra come un mare di tenebra.
il
tuo sudore è vino forte
pieno
di fermento invisibile,
la
tua bocca un calice
da
cui io bevo la vita,
la
tua saliva un’acqua limpida e pura
che
lenisce il mio ardore.
tu
dormi
io
insonne ti guardo dormire
il
tuo corpo disteso s’un fianco
è
una pura forma di acciaio
tutte
le notti piango:
tu
dormi, io piango,
tu
sogni, io piango,
tu
sorridi, io piango,
perchè
non so
se
mi stai sognando.
come
alga dolcemente accarezzata dal vento
nel
mare del tuo letto ti agiti sognando,
nei
tuoi occhi due onde per affogarmi.
amore
mio,
finchè
gireranno gli astri e le stelle
e
sorgeranno i giorni e le notti
allora
anche tu esisterai
e
la mia ragione e la mia rabbia sarai
mia
magnetica visione
mio
sesso e castità
mio
impeto e mio chiodo fisso,
mio
elabro in mutande.
amore
mio, finchè tu esisterai
esisteranno
paura e angoscia
poiché
non è altra pena
fuorchè
sapere che tu vivi
e
possa soffrire.
e allora
nessun tormento mi sarà estraneo
poichè
su te dovrò vegliare
e
ogni possibile male annientare.
ma,
amore mio,
quando
tu più non sarai
allora
per me sarà il buio
poiché
non è altra luce
se
non quella che tu irradi
quando
mi guardi
e dolcemente
sorridi.
sei
la mia schiavitù di saperti viva
sei
la mia ossessione di saperti tangibile
sei
la mia nostalgia di saperti inaccessibile
nel
momento stesso in cui ti afferro
ombra fuggitiva di piacere.
piove
stanotte
e
l’acqua buia trafigge i tetti
e
inonda la nostra camera
bagnando
le nostre fragili esistenze
mentre
il sangue continua a scorrere
nelle
nostre vuote teste.
non
credere silenzio il mio silenzio:
quando
muto mi sorprendi
io
taciturno
in
silenzio mi preparo a viverti.
tu
rete da pesca
io
mare che la rete taglia
ma
non imbriglia.
nera
eppure
per me
sei
l’alba
sei
l’aurora
e i
tuoi occhi sono due soli.
vieni
ti
bacerò sulle labbra e sui seni,
i
tuoi dolci seni
più
dolci del vino.
vieni
nei
prati e nei boschi
della
mia anima debole-lurida
là
- sotto - dentro
giù
- nel profondo
a
impaludare i miei sogni
nel
pozzo senza fondo
fili
- fiati - unghie
chele
- schegge - muschi
vischi
scompaginati
sparsi
sparpagliati
arpionati.
non
fu amore prima di te:
come
calore e chiarore di fuoco
nascono
insieme dalla stessa fiamma
così
amore sorse in me al tuo apparire.
io
qui sulla soglia come sempre
come
sempre ti aspetto
ti
aspetto senza pretese
e
sempre ripenso al tuo sguardo
al
tuo sguardo che non ha paese.
breve
troppo
breve è la vita
per
stare a riflettere:
non
possiamo fare altro
che
vivere.
e
viverci...
gioia ed essenza della vita
il ricordo delle ore
che trovai ed ebbi il piacere
come lo volli.
gioia ed essenza
della mia vita il nostro rifuggire
da ogni ordinario amore.
<<Sorgi,
e da’ qui il vino; è tempo forse di parole?
Stanotte la tua piccola bocca è il mio pane quotidiano.
Versaci
il vino color di rosa come la tua guancia,
ché
questa mia penitenza è piena di sinuose insidie come i tuoi riccioli.>>
(Omar al-Caiàm.)[2]
Anno 2019
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