"IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA"

 

“IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA.”

 

di Manuel Omar Triscari.

 

 

 





STORIA.

Un ragazzo bianco di circa 15 anni a bordo della propria bicicletta percorre una strada deserta pedalando a più non posso quando viene raggiunto da una grossa e lussuosa auto sportiva nuova di zecca. Alla guida un negro sui 30 anni, con abiti molto sfarzosi e un sigaro in bocca, accompagnato da una giovane ragazza, nera anch’ella e molto bella.

L’uomo alla guida della macchina sportiva lo affianca e lo insulta gratuitamente, il ragazzo risponde, e nasce un alterco verbale. Il ragazzo ha la meglio. L’uomo, con la faccia imbestialita, sgasa e accelera: il motore romba e la macchina schizza a una trentina di metri fermandosi a uno slargo.

Il ragazzo continua a pedalare fino alla piazzola di sosta; poi scende dalla bici e gli va incontro. Ma l’uomo rimane seduto in macchina senza scendere. C’è un nuovo diverbio. A un certo punto, la ragazza al suo fianco gli sussurra qualcosa all’orecchio: di punto in bianco l’auto si mette in moto e parte sgommando e sbandando. Continua dritto per un po’. Poi svolta all’angolo e scompare. Il ragazzo osserva la macchina finché non scompare dalla vista, poi rimonta in bici e riprende a pedalare.

Poi la macchina fa nuovamente capolino da dietro, dopo aver fatto il giro dell’isolato: di nuovo raggiunge il ragazzo e lo affianca. Sul volto dell’uomo un’espressione di odio e rabbia. Il ragazzo e l’uomo si fissano rabbiosi in silenzio. Poi l’uomo accelera, e scompare di nuovo.

Mentre la vettura si allontana, la ragazza che vi è a bordo si volta, fa l’occhiolino al ragazzo e gli rivolge un dolce sorriso ammiccante di lussureggianti promesse.

Il ragazzo continua a pedalare fissando la macchina che si allontana.

 

SCENACOLO (ESTERNO, STRADA, PIENO GIORNO).

Buio. Fuori campo una voce rauca di vecchio.

Vecchio: (fuori campo) In Estate c’era ben poco da fare se non andare in bici fino al fiume e tornare indietro. Era una tirata da rompersi il culo con tutto quel caldo ma non c’era altro da fare. Soprattutto se hai 15 anni. Ma fare sempre su e giù lungo quella strada mi aveva irrobustito le gambe, almeno. Quello che rendeva il gioco più interessante era cercare di ridurre il tempo di percorrenza del tragitto. Ogni volta che superavo il mio limite cercavo di superarne uno più alto, cercando di pedalare sempre più veloce. Era eccitante e andava bene. Tranne quel giorno.

Un ragazzo bianco di circa 15 anni in bicicletta ansima lungo una strada deserta pedalando a più non posso quando viene raggiunto da una grossa macchina sportiva nuova di zecca che rallenta e lo affianca. Alla guida un uomo nero sui 30 anni, abiti firmati, sfarzosi ma terribilmente tamarri, e sigaro in bocca, accompagnato da una giovane ragazza, nera anch’ella e molto bella.

Uomo nero: Hey, coglione, guarda dove cazzo vai. Mozzarella...

Ragazzo Bianco: Vai a prenderlo nel culo!

Uomo nero: Ti spiacerebbe ripeterlo, tobap?

Ragazzo Bianco: Ho detto: <<Vai a prenderlo nel culo.>>. Sei forse stupido?

La ragazza lo guarda e scoppia a ridere. L’uomo perde la pazienza e da un pugno al volante.

Uomo nero: Ho proprio voglia di scendere e spaccarti la faccia, merdoso di un bianco.

Ragazzo Bianco: Ci proverai.

Uomo nero: Che cosa?

Ragazzo Bianco: Ho detto: <Ci proverai.>. Inizio a pensare che tu sia davvero stupido.

Uomo Nero: Che cosa?

Ragazzo Bianco: Come sospettavo: sei proprio stupido. Sei un subnormale. Un ritardato.

Uomo Nero: Prova a ripeterlo se hai il coraggio.

 Ragazzo Bianco: Lo sto ripetendo da un pezzo.

Uomo Nero: Ahhh. Ho proprio voglia di scendere e spaccarti la faccia!

Ragazzo Bianco: Di nuovo: ci proverai.

Uomo Nero: Oh, eccome se ci proverò.

Ragazzo Bianco: Provaci e sei morto.

Uomo Nero: Pensi che me ne andrò così?

Ragazzo Bianco: No.

Uomo Nero: Scenderò dalla macchina e ti spaccherò il culo.

Ragazzo Bianco: <<Forse...

Uomo Nero: Sei disposto a morire pur di scoprirlo?

Ragazzo Bianco: Certo. E tu?

Uomo Nero: Io?

Ragazzo Bianco: Hai paura di farti sotto?

Uomo Nero: Non ho paura.

Ragazzo Bianco: Bene. Allora scendi dalla macchina e dimostra quanto sei uomo.

Pausa. Silenzio.

Ragazzo Bianco: Forse non sei così bravo.

Uomo Nero: Beh, forse ora non è il momento. Ma non vuol dire che il momento non verrà mai.

Ragazzo Bianco: “Mai” è un sacco di tempo.

Uomo Nero: Tu sei un ragazzo decisamente interessante.

Ragazzo Bianco: Non posso dire lo stesso di te, cagasotto. Su, fatti avanti. Una soluzione dobbiamo pur trovarla.

Pausa. L’uomo fa una faccia imbestialita, sgasa e accelera: il motore romba e la macchina schizza e si ferma a una trentina di metri parcheggiandosi a uno slargo. Il ragazzo continua a pedalare fino alla piazzola di sosta; poi scende dalla bici e gli va incontro.

Ragazzo Bianco: (fra sé) Io non ho paura. Mi sento forte. Non ho paura. Sono forte.

Il ragazzo si avvicina alla macchina. Ma l’uomo rimane seduto senza scendere.

Uomo Nero: Adesso scendo e ti spacco il culo.

Ragazzo Bianco: Forse.

Uomo Nero: Sei pieno di forse.

Ragazzo Bianco: Come hai fatto a diventare così?

Uomo Nero: Mi sa che non te lo dico.

Ragazzo Bianco: C’è un’aria strana, non trovi?

Poi IL silenzio. Tutti senza fiatare, i due guardandosi con aria di sfida. A un certo punto, la ragazza al suo fianco gli sussurra qualcosa all’orecchio: di punto in bianco l’auto si mette in moto e parte sgommando e sbandando, continua dritto per un po’, poi svolta all’angolo e scompare. Il ragazzo rimonta in bici e riprende a pedalare.

Poi la macchina fa nuovamente capolino da dietro, dopo aver fatto il giro dell’isolato, raggiunge il ragazzo e lo affianca. Sul volto dell’uomo un’espressione di odio e rabbia. Poi accelera, e riparte di nuovo.

Mentre la macchina si allontana, la ragazza si volta, fa l’occhiolino e gli rivolge un tenue sorriso ammiccante d’intesa.

Il ragazzo continua a pedalare fissando la macchina che si allontana.

Vecchio: (fuori campo) Ho continuato a pedalare. Non avevo più fretta. Fanculo il record per quel giorno. Avevo messo le carte in tavola e gli avevo chiesto di fare altrettanto. E adesso la bellissima ragazza con i capelli neri stava pensando a me. Ero diventato uomo.

 



 Anno 2022

© “Corpo 11” Edizioni

corpo11edizioni@gmail.com

+39 329 42 57 212