"I BUONI MUOIONO VECCHI"
“I BUONI MUOIONO VECCHI.”
di
Manuel Omar Triscari.
0) INDICE.
0.1) STORIA
(CANOVACCIO).
0.1.1) COMPENDIO
(SOGGETTO).
0.1.1.1) CONCETTO.
0.1.1.2) IDEA.
0.1.2.) TRAMA (ORDITO).
0.1.2.1) FABULA.
0.1.2.2) INTRECCIO.
0.2) SCENÀCOLO (SCENEGGIATURA).
0.2.1) PROLOGO.
0.2.2) L’AGENZIA INVESTIGATIVA DI
M. BELANE.
0.2.3) IL CASO DI CÉLINE.
0.2.4) IL BAR DEL PORCO ASSETATO.
0.2.5) IL CASO DI CINDY BASS.
0.2.6) IL BAR SENZA NOME.
0.2.7) IL CASO DI JENNY NITRO.
0.2.8) IL BAR DI BLINKY.
0.2.9) IL CASO DEL PASSERO ROSSO.
0.2.10) IL BAR DELL’ADE.
<<L’uomo nasce per
morire.
Che significato ha?
Perdere tempo e
aspettare.
Aspettare il primo treno.
Aspettare un paio di tettone
in una notte d’agosto
in una stanza d’albergo a
Vegas.
Aspettare il canto del
topo.
Aspettare che al serpente
spuntino le ali.
Perdere tempo.>>
(Charles Bukowski: “Pulp”).
1) STORIA.
1.1) COMPENDIO.
1.1.1) CONCETTO.
Adattamento cinematografico del romanzo “Pulp” di Charles Bukowski, l’opera
riflette l’evidenza che la morte arriva anche se non ci si pensa, mentre noi,
in attesa che il grande burattinaio ci sbatta fuori, vale a dire in attesa di toglierci
dai coglioni, non facciamo altro che aspettare. Solo aspettare e perdere tempo,
sprecandolo in stupide attività e futili occupazioni.
<<L’uomo nasce per morire. Che significato ha?>> si
domanda lo stesso Bukowski nell’opera originale. Tanto, alla fine, si resta sempre
solo con un mucchio di mosche in mano e quello che ci aspetta è solo la tomba. Preceduta
da una gran quantità di aspettative disattese e speranze deluse, ricordi
ossessivi, rimpianti vaghi, speranze ancora più vaghe, qualche illusione, molti
sogni, un raro lampo di felicità, poi la disillusione, un po’ di collera, molta
sofferenza, e poi, in fine, la pace! Ecco il programma. Bisogna rassegnarsi.
1.1.2) IDEA.
L’investigatore privato Mickey Belane è ingaggiato per
risolvere quattro casi tanto insoliti, stravaganti e assurdamente bizzarri
quanto grottescamente pericolosi: scoprire se Céline è morto o è riuscito a
eludere la morte tramite il proprio genio e sgambetta ancora libero scorrazzando
indisturbato in città; rintracciare il Passero Rosso; indagare sulla fedeltà coniugale di un’attraente bionda
burrosa di nome Cindy Bass; far scomparire l’aliena dello spazio Jenny Nitro. Dopo
molteplici peripezie e vicissitudini, il nostro investigatore riuscirà infine
a risolvere tutti i casi, ma con la soluzione troverà ad attenderlo anche la Signora
Morte, singolare figura di donna felliniana volgare, debordante, eccentrica, ed
eccessiva.
1.2) TRAMA.
1.2.1) FABULA.
Quando squilla il telefono, l’investigatore privato Mickey
Belane è seduto alla scrivania del proprio ufficio, ignavo e indolente.
Asfissiato dal caldo infernale della torrida Estate californiana, assillato da
una tanto critica quanto endemica penuria pecuniaria, e pressato dall’incombenza
di un imminente sfratto per morosità, rimugina svogliato e stanco sui molti
problemi che lo affliggono, allorché riceve una telefonata destinata a cambiare
il corso della sua carriera (e della sua esistenza). All’altro capo del
telefono una voce femminile, calida e suadente, che si presenta come la Signora
Morte, pittoresca e singolare figura di donna felliniana, eccessiva, volgare, provocante
e debordante: le cuciture che le scoppiano, porta tacchi alti come trampoli, e
cammina come una storpia ubriaca. La Signora Morte ingaggia l’investigatore
per risolvere un caso alquanto insolito: scoprire se Céline è morto o è
riuscito a eludere la morte tramite il proprio genio e sgambetta ancora libero
scorrazzando indisturbato in città. Per il resto, la donna è avara d’informazioni:
dice solo che il presunto Céline è solito frequentare e bazzicare la libreria
di un certo Teodor Korzeniowski. Dalla libreria di Teo partiranno dunque le
indagini del nostro picaresco investigatore ineroico atte a scoprire la vera
identità del presunto Céline.
Il tramite fra la Signora Morte e Belane è tale John Barton.
Dopo aver raccomandato Belane alla Signora Morte, Barton affida all’investigatore
un altro incarico, riponendo nell’investigatore una fiducia smodata e nutrendo
per Belane una stima incondizionata: rintracciare il Passero Rosso. In cambio,
100 dollari al mese per tutta la vita, nel caso in cui riesca a rintracciarlo e
consegnare a Barton prove incontrovertibili della sua esistenza. Anche in questo caso il committente è
avaro d’informazioni, e Belane non è nemmeno sicuro che il Passero Rosso sia
solo un nome in codice che celi una tanto reale quanto fantomatica identità, o
se si tratti, piuttosto, letteralmente di un vero e proprio volatile.
Belane decide d’iniziare proprio dal caso di Céline, ma non
sa che pesci pigliare né da dove partire: il suo committente è stato criptico
ed ermetico come nessun altro, e lui brancola nel buio. Tra l’altro, da una
veloce ricerca nel webster, Belane viene
a conoscenza che Céline, al secolo Ferdinand Louis Auguste Destouches, è nato
nel 1891, sicché è altamente improbabile che sia ancora vivo: dovrebbe avere
102 anni! Ma, determinato a scavare affondo nella verità per risolvere con
assoluta certezza il caso rintracciando il vero Céline o smascherando l’impostore,
si reca alla libreria di Teo per un primo sopralluogo. In libreria incontra un
uomo, tra i 40 e i 45 anni, incredibilmente rassomigliante al celebre
scrittore francese. Tenta un approccio. Che naufraga però in un nulla-di-fatto:
Céline con il suo lucido genio fiuta il pericolo, s’incammina con nonchalance verso l’uscita, entra nella
strada e nel traffico, chiama un taxi
e vi balza dentro. Il taxi riparte
veloce verso Hollywood Boulevard, mentre Belane gli urla dietro qualcosa che il
rombo del motore e lo stridio delle ruote sull’asfalto rende confuso e incomprensibile.
Céline si limita a sporgere il braccio dal finestrino e ad alzare il dito medio.
Rientrato in ufficio, nel pomeriggio l’investigatore riceve
una nuova visita e un nuovo incarico: indagare sulla fedeltà coniugale di un’attraente
bionda burrosa di nome Cindy Bass. Il caso di Cindy Bass prende l’aire dalla
richiesta d’intervento del marito dell’indagata, Jack Bass (un uomo sui
cinquantacinque anni, elegante q.b., nervoso q.b., stupido q.b., due auto di
lusso, due case di lusso, niente figli, piscina e sauna, azionista di borsa,
dirigente della “Aztec Petroleum Corporation”),
il quale si rivolge a Belane poiché, convinto che la moglie lo tradisca, vuole
le prove del tradimento per togliersi l’insopportabile pungolo del dubbio e
poter chiedere il divorzio senza pesi sullo stomaco né rimpianti e sensi di
colpa. Cindy Bass, donna bellissima e molto più giovane di Jack (e molto
giovane anche in termini assoluti: ha sui vent’anni), è stata una modella e
comparsa cinematografica. I due coniugi si sono conosciuti al tavolo della roulette di Las Vegas e due giorni dopo
si sono sposati, praticamente senza conoscersi. Ora Bass teme di essere stato
ingannato e raggirato dalla donna di cui è innamorato, che ha sposato e che
ama. Belane accetta il caso, si fa consegnare un anticipo, e procede subito con
le indagini: il mattino seguente è già appostato davanti alla casa dei Bass.
Alle 7,20 Jack esce con la propria auto di lusso per recarsi alla propria
poltrona dirigenziale nella Aztec Petroleum Corp., mentre Belane rimane acquattato
in agguato dentro il proprio maggiolino e, nell’attesa, prende dal sedile
posteriore un fascicolo anonimo contenente ritagli di articoli di giornale e
cartigli inerenti il caso di Cindy Bass raccolti dalla segretaria Marcela e inizia
a sfogliarlo per ripassare le informazioni sulla giovane donna. Cindy Bass,
Cindy Maybell da nubile, vincitrice di un concorso minore di bellezza e
incoronata “Miss Red Hot Chili Pepper” nel 1990, modella, diverse comparsate
cinematografiche, ama sciare, studia pianoforte, le piacciono baseball e pallanuoto, i pisolini
pomeridiani postprandiali, i bambini, il jazz,
Kant e Schopenhauer, e spera di diventare avvocato. Alle 9,00 un’altra
macchina percorre in uscita il vialetto d’ingresso della villetta: è Cindy, a
bordo di una Mercedes ultimo modello. Belane decide di pedinarla: ne scaturisce
un lungo inseguimento per le strade di Beverly Hills che viene tanto
bruscamente quanto miseramente interrotto da una pattuglia di polizia in
ricognizione che blocca e multa Belane per eccesso di velocità.
Il giorno seguente, Belane ritorna sul caso Céline e decide
di recarsi alla libreria di Teo. Entra nel negozio, e dopo pochi minuti fa capolino
anche Céline. Ma anche in questo caso, Belane non riesce a cavare un ragno dal
buco: il presunto Céline elegantemente si divincola dalla trappola preparatagli
da Belane e si defila allontanandosi alla svelta. Belane lo segue con lo
sguardo e lo vede salire s’una Fiat dell’89 parcheggiata a pochi metri dalla libreria:
inforca il proprio maggiolino (per una strana coincidenza parcheggiato proprio
dietro la Fiat di Céline), ingrana la prima, poi la seconda, la terza e via all’inseguimento
lungo le strade di Hollywood e fino a Beverly Hills: giunta alla casa di Jack
Bass, la Fiat di Céline rallenta, accosta, e arresta. Ne scende Céline, che attraversa
la strada, si guarda intorno, si ferma, si guarda di nuovo in giro, poi
percorre il vialetto che conduce alla porta d’ingresso, sale sulla veranda, si
guarda ancora intorno, e bussa: la porta si apre, e Céline entra. La Mercedes
rossa di Cindy è parcheggiata nel vialetto. Belane agguanta la propria videocamera,
scende dalla vettura, forza la serratura dell’abitazione, in quarantacinque
secondi è dentro, percorre il corridoio, sente delle voci provenienti da
dietro una porta chiusa, fa irruzione nella camera e vi si catapulta dentro con
la videocamera accesa, trovando Cindy e Céline tranquillamente seduti a
chiacchierare e discutere: Cindy urla, preme l’allarme, scatta una sirena
assordante, arriva un colosso mostruoso e gigantesco di nome Brewster che
insegue Belane per tutta la casa e cerca di acchiapparlo senza riuscirci, Belane
riesce a scappare, esce dalla villetta, si fionda in macchina, e parte
sgommando.
Il giorno seguente è di nuovo in ufficio: deluso dalla
propria inconcludenza, frustrato e abbattuto dalla piega presa dalle indagini
intorno ai casi Céline e Cindy Bass, il nostro investigatore si sente
completamente inutile, ma poi ha un lampo di genio, e scatta in piedi: Céline
stava vendendo a Cindy un’assicurazione, un’assicurazione sulla vita, un’assicurazione
sulla vita di Jack Bass: insieme l’avrebbero eliminato per intascare il risarcimento!
Belane si sente stranamente bene, vicino (come crede) alla soluzione del caso.
Dopo pranzo, decide di ritornare sul luogo del delitto, e si
reca alla casa dei Bass: trova la Mercedes di Cindy parcheggiata nel vialetto,
e decide di fare nuovamente irruzione nell’abitazione per cercare di rinvenire
una prova forte e inconfutabile: scende furtivamente dall’auto con la videocamera
in mano e il cappello abbassato sull’occhio sinistro come solo un vero detective losangelino sa fare, si dirige
poi verso la porta, forza la serratura, entra in casa, percorre il corridoio
con le orecchie ben tese a captare ogni fiato fruscio o minimo sibilo proveniente
dall’interno, sente le voci di un uomo e di una donna provenire dal piano
superiore, si ferma ai piedi della scala, decide di salire, sale, silenziosamente,
porta una mano al petto per controllare la fondina ascellare e assicurarsi che
la .45 sia al proprio posto: c’è, la migliore erezione che un uomo possa avere.
Avvicinandosi gli pare di riconoscere la voce di Cindy Bass gemere e sussurrare
parole sconce in preda al furore sessuale così continua a camminare, si ferma
dietro la porta da cui provengono le voci (chiaramente la porta della sala del
letto), si appropinqua lentamente, sente Cindy ridere, gemere e ansimare al
ritmo del rumore cadenzato del sobbalzare delle molle del letto, accende la videocamera,
sfonda la porta con un calcio, piomba nella sala del letto, ma quello che trova
è solo una Cindy Bass unita nell’amplesso amoroso al marito Jack. Incredulo e attonito
Belane arretra, si volta verso le scale, le imbocca, e scappa, inseguito da un
Jack Bass furioso che, balzato in piedi, pistola alla mano lo insegue sparando
all’impazzata ma, per l’agitazione e il nervosismo, non centra bene la mira e
lo manca ripetutamente. Belane zompa sul maggiolino e riesce ad allontanarsi
incolume, le gomme stridono contro il marciapiede mentre Bass continua a
sparargli a distanza. Poi si ferma in un McDonald, ordina una porzione grande
di patatine, un caffè e un panino al pollo.
Il giorno dopo, Belane riceve prima la telefonata e poi la
visita di Hal Grovers, che affida a Belane l’incarico di togliergli dai piedi e
far scomparire dalla circolazione l’aliena dello spazio Jenny Nitro. Hal
Grovers è un ometto insignificante, bassino, settanta chili bagnato, trent’otto
anni, occhi grigi con un tic a quello
sinistro, baffetti orrendi e gialli di sigaretta, capelli dello stesso colore
diradanti in cima, testa perfettamente rotonda. L’uomo è perseguitato da un’aliena
dello spazio (che dice di chiamarsi Jenny Nitro e, a detta di Grovers,
controlla la sua mente) e vuole liberarsene: per questo contatta Belane. Mentre
parlano la porta si spalanca ed entra proprio Jenny Nitro: una donna
bellissima, sui trent’anni, incredibile, lunghi capelli che bruciano l’aria, occhi
così belli che sorridono, bocca leggermente imbronciata, labbra increspate come
se stessero per esplodere in una risata denigratoria per la tua impotenza. La
donna scivola nella stanza come una spogliarellista su pattini a rotelle,
ordina a Grovers di seguirla fuori dall’ufficio di Belane, pietrifica Belane
con i propri superpoteri, e se ne va, portandosi dietro Grovers come una
scimmia ammaestrata o un cagnolino ben addestrato.
L’indomani in ufficio Belane è più confuso che persuaso: non
sa più chi siano i propri clienti, non sa da dove iniziare, su che cosa concentrarsi,
e su chi indagare. Ma all’improvviso ha una geniale intuizione, capendo che in
qualche modo Céline, Cindy, Grovers, e il Passero sono tutti collegati, e così
fa cuore e riprende fiducia in se stesso. Ma l’entusiasmo dura poco. Giusto il
tempo di ricevere la visita notturna dell’aliena dello spazio Jenny che lo
redarguisce e lo minaccia di ritorsioni se non abbandona il caso che la
riguarda: alla ritrosia e al diniego di Belane Jenny oppone i propri poteri sovrannaturali
replicando il numero già eseguito in precedenza e pietrificando con la sola
forza dello sguardo l’investigatore, che rimane steso sul letto incapace di
muoversi per venti minuti buoni.
Il giorno successivo la faccenda si complica ulteriormente:
Belane si trova all’ippodromo per rilassarsi un po’ quando è raggiunto da
Céline che lo minaccia di morte con una pistola se non accetta di scoprire e
rivelargli il nome e la vera identità della donna che vuole toglierlo di mezzo:
Belane è costretto ad accettare.
Il giorno successivo l’investigatore si reca al negozio di
onoranze funebri di Hal Grovers “Porto Argenteo” per un sopralluogo e rivela a
Grovers la propria intuizione (che successivamente si rivelerà tuttavia
erronea): Jenny Nitro gli si è legata perché vuole piazzare i propri alieni
dello spazio nei cadaveri, e usare i corpi dei morti come guscio e tegumento
protettivo: gli alieni si nascondono nei corpi morti finché questi vengono
tumulati, per poi sgusciare fuori e trovarne altri. Ma, dopo questa
sconcertante illuminazione, le cose si fanno ancora più ingarbugliate.
A dire il vero, tutta la faccenda si presenta come una viluppo
ingarbugliato e inestricabile: per cercare il bandolo e provare a sciogliere la
matassa, Belane tenta l’ultima disperata carta a disposizione nel mazzo: far
incontrare Céline e la Signora Morte e lasciare che se la sbrighino da soli. L’incontro
è fissato alle 14,30 nel ristorante di Musso. Nel momento fatidico, con un
abile stratagemma (una banale scommessa) Belane riesce a carpire l’informazione
essenziale per la risoluzione positiva del caso e, facendosi consegnare la
patente dal presunto Céline, può facilmente verificare l’identità di quest’ultimo:
il presunto Céline è il vero Céline. La Morte fa il resto.
Risolto il primo caso, Belane si sente un vincente, e si
getta a capofitto sul secondo, fermo di non perdere nemmeno un prezioso minuto
di tempo. Ma l’entusiasmo e la gioia durano pochissimo anche in questo caso:
Belane riceve una ulteriore e nefanda quanto infausta visita di Jenny Nitro nel
proprio ufficio. La donna gli comunica di appartenere alla prima ondata di un
gruppo d’invasori dello spazio provenienti dal pianeta Zaros e venuti a
impadronirsi della Terra per deportarvi le frange di popolazione in eccedenza
del proprio pianeta sovrappopolato e sovraffollato. Jenny Nitro lo informa
inoltre che ha deciso di arruolarlo per la causa di Zaros, reputandolo perfetto
data la sua creduloneria, faciloneria, egocentricità e mancanza di personalità.
Belane le chiede il motivo del legame con Hal Grovers: Jenny confessa che si
tratta di un semplice flirt
innocente, demolendo così l’originaria tesi investigativa di Belane. La notizia
è negativa per l’investigatore, che si ritrova tra i piedi un ulteriore
grattacapo da risolvere, ma è positiva per Grovers, che non verrà più
scocciato: Belane chiama l’impresario di pompe funebri per comunicargli l’esito
delle indagini dichiarando chiuso il caso.
A questo punto non gli rimane che da risolvere il caso di
Cindy Bass e quello del Passero Rosso. Naturalmente adesso Jenny Nitro è un suo
problema. Ma Céline e Grovers sono ormai storia passata, e possono ormai dirsi
archiviati: Belane può adesso liberare tempo ed energie per il caso Cindy Bass
e si reca di nuovo in ricognizione nei dintorni della villetta dei Bass.
L’investigatore si apposta a trenta metri dalla casa: la
Mercedes rossa di Cindy è nel vialetto. Più tardi Cindy esce da casa, mette in
moto, accende i fari, esce in retromarcia dal vialetto, gira la macchina, rotta
a Nord, guida fino al motel “Dune Mosse”, entra nel
parcheggio, si ferma davanti alla camera numero 9, scende dalla macchina, e
bussa. Le apre un uomo giovane e di bell’aspetto. Lei entra, e la porta si
richiude alle sue spalle. Belane affitta la camera contigua a quella occupata
da Cindy, vi entra, prende un bicchiere e lo aderisce al muro che separa le due
camere per origliare attraverso il muro e carpire dalla conversazione in atto nell’altra
stanza tra Cindy e lo sconosciuto dettagli importanti per stabilire il tipo di
rapporto intrattenuto: quando capisce che è di natura sessuale, senza indugiare
né tergiversare esce dalla propria camera armato di videocamera e pistola per
fare irruzione nella camera 9. Quando irrompe nella camera numero 9 becca i due
nel bel mezzo dell’amplesso amoroso. Belane intima ai due d’interrompere ma l’uomo,
di nome Billy, è un alieno dello spazio, precisamente uno zaroniano come Jenny,
e come Jenny dotato degli stessi superpoteri: insensibile alle pallottole e
dotato di una forza invincibile, si avventa su Belane con l’intento di finirlo
strozzandolo. Ma interviene Jenny a salvare l’investigatore, bloccando ed
eliminando fisicamente Billy. E così anche il caso Cindy Bass è risolto.
Rimane l’ultimo incarico: rintracciare il Passero Rosso. Belane
chiama disperato Barton per aver maggiori informazioni. Barton lo informa che
la sua industria tipografica vuole usare l’immagine del Passero Rosso come logo
della compagnia ma per farlo deve accertarsi di possederne gli effettivi
diritti di sfruttamento economico: per questo deve assicurarsi che il Passero
Rosso di cui ha sentito parlare sia l’unico passero rosso presente in
circolazione.
Nel mentre, Jenny Nitro comunica a Belane la decisione della
legazione zaroniana di ritirarsi dalla Terra, causa le brutture del pianeta e
la malvagità dei suoi abitatori, la cattiveria e la crudeltà degli uomini che
rendono il pianeta un luogo invivibile, malsano e mefitico. I due si
accommiatano davanti a un drink,
durante uno struggente quanto lacerante addio in pieno stile hard-boiled.
E così rimane solo il Passero Rosso. Le ricerche riprendono
con una fregatura che segna l’ennesima battuta di arresto nelle indagini:
Belane riceve una dritta da un tale Amos che gli cede (in cambio di una somma pecuniaria)
un cartiglio recante l’indirizzo di una certa Lena Fontanin assicurandogli che
la donna lo porterà dritto al Passero. L’imbroccata si rivela ingannevole, e
questo ennesimo tentativo si perde nel vuoto incanalandosi in un vico cieco.
Depresso insoddisfatto deluso e disilluso Belane se ne sta in ufficio indeciso
incerto e dubitoso sul da farsi, allorché viene contattato da un certo Harry
Sanderson, che chiede e ottiene un abboccamento con l’investigatore privato,
al fine di offrirgli il Passero Rosso in cambio della considerevole cifra di
10·000 dollari. Belane lo informa di non avere a disposizione il capitale
necessario per l’affare. Sanderson gli risponde che può trovargli un
prestasoldi disposto a intercedere e fornire in prestito la somma di denaro necessaria
al 15% d’interesse mensile. Dopo lunghissime ed estenuanti trattative, Belane
accetta l’usura. Sanderson gli esibisce tutta la documentazione da firmare
prima di procedere al prestito e alla consegna del Passero Rosso. Belane scorre
l’incomprensibile gergo legale del contratto, firma per il prestito al 15% d’interesse,
ma non riceve nulla in cambio. Ancora un’altra ennesima fregatura, la quale
però stavolta costa al povero Belane 600 dollari sonanti al mese.
L’indomani Belane riceve la visita di Johnny Stecchino (detto
così perchè magro come uno stecchino), un rappresentante dell’Acme Executioners,
l’azienda che ha erogato il prestito a Belane in cambio del passero. Stecchino
minaccia Belane di morte nel caso in cui non pagasse regolarmente allo scadere
del primo mese successivo alla data della stipula del contratto.
Ed effettivamente alla scadenza del primo mese i legati della
Acme Executioners irrompono nell’ufficio di Belane pronti a tutto pur di
riscuotere il credito. Ma Belane non ha i soldi. Gli uomini della Acme
Executioners lo conducono allora in una zona isolata e fuori mano del Griffith
Park, intenzionati a farlo fuori. Ma Belane riesce a divincolarsi con un colpo
di genio e fortuna, e uccide gli aguzzini. Poi, mentre attraversa un tunnel sotterraneo per uscire dal parco,
viene raggiunto da due ragazzi che lo picchiano a morte per rapinarlo, e muore.
1.2.2) INTRECCIO.
1.2.2.1) L’AGENZIA INVESTIGATIVA DI M. BELANE.
Quando squilla il telefono, l’investigatore privato Mickey
Belane siede ignavo e indolente alla scrivania del proprio ufficio, al terzo
piano dell’Ajax Building di Los Angeles. Sciatto e trascurato, abiti sdruciti,
trippone enorme da birra e cravatta allentata, Mickey Belane, singolare figura
d’investigatore privato tipica della vecchia Los Angeles hard-boiled come non ce ne sono più ormai, è un personaggio che non
ci si meraviglierebbe d’incontrare seduto in un losco e fumoso bar a bere un drink in compagnia dell’ispettore Marlowe. Asfissiato dal caldo
infernale della torrida Estate californiana, assillato da una critica quanto
endemica mancanza di soldi e lavoro, e pressato dall’imminenza dello sfratto
incombente per morosità, rimugina svogliato e stanco sui molti problemi che lo
affliggono, allorché riceve una telefonata destinata a cambiare il corso della
sua carriera (e della sua esistenza). All’altro capo del telefono una voce
femminile, molto calida e suadente: è la Signora Morte, pittoresca, iconica e
caratteristica figura di donna felliniana, eccessiva e volgare e debordante: le
cuciture le scoppiano, porta tacchi alti come trampoli, cammina come una
storpia ubriaca. La Signora Morte ingaggia l’investigatore Mickey Belane per
risolvere un caso assai particolare: scoprire se Céline è morto o è riuscito a
eludere la morte tramite il proprio genio e sgambetta ancora libero
scorrazzando indisturbato in città. Per il resto, la Signora Morte è avara d’informazioni:
dice solo che il presunto Céline è solito frequentare e bazzicare la libreria
di un certo Teodor Korzeniowski. Dalla libreria di Teo partiranno pertanto le
indagini del nostro eroe all’incontrario, atte a svelare la vera identità del
presunto Céline.
Il tramite fra la Signora Morte e Belane è tale John Barton.
Dopo aver raccomandato Belane alla Signora Morte, Barton affida all’investigatore
un altro tanto delicato quanto spinoso incarico, riponendo in Belane una
fiducia smodata e nutrendo per il nostro investigatore una stima
incondizionata: rintracciare il Passero Rosso. In cambio, 100 dollari al mese
per tutta la vita, nel caso in cui riesca a reperirlo e fornire una prova certa
della sua esistenza. Anche in
questo caso il committente è avaro d’informazioni: non rivela nemmeno se il
fantomatico Passero Rosso sia solo un nome in codice che celi una reale
identità o se si tratti piuttosto, letteralmente, di un vero e proprio
volatile.
Intanto, l’investigatore riceve un nuovo incarico: indagare
sulla fedeltà di un’attraente bionda burrosa di nome Cindy Bass. Il caso Cindy
Bass prende l’aire dalla richiesta d’intervento del marito dell’indagata, un
uomo sui cinquantacinque anni di nome Jack Bass, elegante q.b., nervoso q.b.,
stupido q.b., in giacca e cravatta, due auto di lusso, due case di lusso,
niente figli, piscina e spa, azionista di borsa e dirigente della Aztec
Petroleum Corporation, il quale si rivolge a Belane poiché crede che la moglie
Cindy lo tradisca e vuole le prove del tradimento per togliersi l’insopportabile
pungolo del dubbio e poter chiedere il divorzio senza pesi sullo stomaco né
rimpianti o sensi di colpa. Cindy, donna bellissima e molto più giovane di Jack
(e molto giovane anche in termini assoluti: ha sui vent’anni), è una ex modella con alle spalle una serie d’insignificanti
comparsate cinematografiche. I due coniugi si sono conosciuti al tavolo della roulette di Las Vegas e due giorni dopo
si sono sposati, praticamente senza conoscersi. Ora Bass teme di essere stato
ingannato e raggirato dalla donna di cui è innamorato, che ha sposato e che
ama. Belane accetta il caso, si fa consegnare un anticipo, e procede subito con
le indagini.
Successivamente, Belane riceve la telefonata di Hal Grovers,
che affida a Belane il quarto e ultimo incarico per il nostro investigatore:
far scomparire l’aliena dello spazio Jenny Nitro. L’uomo sostiene infatti di
essere perseguitato da un’aliena dello spazio (che, a detta di Grovers,
controlla la sua mente) e vuole liberarsene: per questo contatta Belane.
1.2.2.2) IL CASO CÉLINE.
Belane decide d’iniziare dal caso Céline, ma non sa proprio
che pesci pigliare e da dove partire: il suo committente è stato criptico ed
ermetico come nessuno mai, e lui brancola nel buio. Ma, determinato a risolvere
il caso e rintracciare il vero Céline o smascherare il finto impostore, decide
di recarsi alla libreria di Teo per un primo sopralluogo.
Appena messo piede in libreria ha un incontro tanto fortuito
quanto fortunato con un uomo tra i 40 e i 45 anni incredibilmente
rassomigliante il celebre scrittore francese. L’uomo, in fondo al negozio, è
intento a sfogliare un libro. Belane tenta un approccio, che naufraga:
accortosi della presenza di Belane, Céline ripone sullo scaffale il libro che ha
tra le mani, si avvia verso l’uscita sbuffando, ed esce rivolgendo un’occhiataccia
torva e sprezzante a Teo, il quale ricambia con una sguardata altrettanto cupa
e accigliata. Belane lo segue da lontano con la vista: lo pseudo-Céline s’incammina
nel viale e si ferma all’edicola all’angolo. Belane decide di avvicinarsi.
Celine è ora intento a leggere una rivista. Belane si avvicina ancora, sempre
di più: da una visuale più ravvicinata, può notare che si tratta del “The New
Yorker”. Il presunto Céline si
avvede della presenza di Belane e s’insospettisce. Indispettito ripone allora
la rivista nella rastrelliera fissando Belane dritto negli occhi, poi ammicca
un taxi, e vi balza dentro. Il taxi riparte veloce verso Hollywood
Boulevard. Belane gli urla dietro qualcosa che si confonde con il rumore del
motore e lo stridore degli pneumatici sull’asfalto divenendo incomprensibile: l’ipotetico
Céline si limita a sporgere il braccio dal finestrino alzando il dito medio.
Ritornato in ufficio, l’investigatore ordina alla segretaria
Marcela di effettuare una veloce ricerca nel webster alla ricerca del maggior numero d’informazioni su Céline:
si scopre che Céline, al secolo Ferdinand Louis Auguste Destouches, è nato nel
1981, sicché è altamente improbabile che l’uomo della libreria, non più che
cinquantenne, sia Céline. Caso chiuso! Belane chiama la Signora Morte per
comunicare l’esito delle indagini e dichiarare chiuso il caso, ma questa non
accetta l’esito e sprona l’investigatore ad andare avanti con le ricerche.
Si verifica la prima delle innumerevoli visite sgradite e il
primo degli indesiderati incontri e spiacevoli che scandiscono e frastagliano
le indagini (peraltro, già di per sé tutt’altro che lineari) del detective: il padrone del locale che
ospita l’ufficio dell’agenzia investigativa di Belane, Jimmy McKelvey, si
presenta accompagnato da un orribile energumeno di nome Tommy per sfrattare
Belane per morosità. Ma l’indagatore, sempre tanto pronto all’azione quanto
preparato agli inconvenienti, sfila la propria Luger dal cassetto della
scrivania e la punta contro la mastodontica massa di Tommy, costringendo lui e
McKelvey a desistere.
L’indomani Belane rischia e torna in ufficio. Dietro la
scrivania, e comodamente seduto in poltrona, McKelvey, il quale rivolge all’inquisitore
un finto e ipocrita sorriso. Belane si mette subito sulla difensiva, ma
McKelvey lo rassicura, comunicandogli che un intero anno di affitto è stato
pagato sull’unghia e in contanti da una benefattrice segreta che si nasconde
dietro il nome in codice di Signora Morte, per il tramite di un curioso e
stralunato personaggio in completo nero elegantissimo e bombetta. Belane ha
guadagnato un anno e può così ritornare ai propri affari.
Come prima cosa chiama il proprio allibratore, Tony, per
piazzare una puntata, che si rivelerà perdente. Poco dopo, due emissari di
Tony, Dante e Fante, si presentano a casa di Belane pronti a tutto pur di riscuotere
i soldi della nuova e delle vecchie scommesse per una somma totale di 500
dollari. Belane viene nuovamente salvato dalla Signora Morte, che fa la propria
miracolosa e inaspettata comparsa proprio nel momento in cui i due bravi stanno
per saltare addosso all’investigatore con l’intento di malmenarlo. La Signora
Morte con un malefico sortilegio li annienta: Dante e Fante assumono un aspetto
tremendamente malmesso e malsano e sono costretti a precipitarsi fuori dall’ufficio
in preda a spasmi lancinanti di dolore. Belane li segue per assicurarsi che se
ne siano andati. Poi rientra in ufficio. Ma la Signora Morte è già scomparsa: il
detective cerca in bagno e nello
sgabuzzino, sotto la scrivania e dietro il divano, ma della misteriosa dark lady nessuna traccia.
Belane decide di prendersi qualche ora di pausa, ignaro del
fatto che i guai siano ben lungi dall’essere finiti. Si avvia verso il
parcheggio, sale in macchina, guida fino a un supermercato: parcheggia, scende
dalla macchina, la chiude a chiave, entra nel supermercato, ne esce con alcune
buste di roba che ripone nel bagagliaio della macchina per poi ripartire e
ripercorre la strada nella direzione opposta fino a casa. Ma le sorprese non
sono finite. A casa riceve infatti la visita del proprio vicino di casa Mike,
che gli propone una società in un business,
a patto che Belane si faccia interamente carico dell’investimento iniziale, che
Mike dichiara d’impegnarsi a rifondere per la metà al momento dell’incasso.
Belane sente puzza di bruciato e caccia Mike, che però reagisce male. Ne nasce
una colluttazione, che si risolve a favore di Belane: Mike non ha nemmeno il
tempo di rendersene conto che Belane lo ha già colpito con un pugno in pancia sferrato
con il tirapugni. Mike sviene e cade in terra privo di sensi. Belane si china a
raccogliere alcuni pezzi di vetro rotto dal pavimento, li infila nella bocca di
Mike, gli sfrega le guance e gli molla pure qualche schiaffo, finché il sangue
non inizia a sgorgargli dalle labbra. Poi torna al suo pollo con patate. Qualche
minuto e Mike ritorna in sensi: si sveglia, si riprende, si erge seduto, sputa
qualche frammento di vetro mentre il sangue che gli rivola dalla bocca gli
sporca la camicia e gli indumenti, poi comincia a strisciare verso l’uscita con
un aspetto penoso e afflitto. Belane gli apre la porta e Mike striscia fuori in
silenzio e a volto basso. Belane richiude la porta, si accende una sigaretta, e
se la fuma seduto sul divano, finalmente in tranquillità, ma conscio che da
questo momento in poi dovrà tuttavia guardarsi le spalle e tenere d’occhio il
postino aspettandosi una ritorsione da un momento all’altro. Infine, si alza,
si versa un drink, lo vuota d’un
fiato e se ne versa subito un altro. Poi stanco, esausto, spossato, provato e
distrutto dalla vita e da tutto il resto si stende sul letto e si addormenta,
abbattuto solo malinconico e triste.
L’indomani i sinuosi e aguzzi raggi del sole battente contro
le persiane s’insinuano fra le fessure delle imposte disegnando una svastica
sul viso di Belane il quale, pungolato dai raggi del sole sottili e piccanti come
aghi, si ridesta madido e ansimoso. Preda dell’ansia e con espressione
massimamente depressa in volto spalanca gli occhi, ansimando in un bagno di
sudore. Poi si alza e si reca al bagno guardandosi allo specchio e quella che
ne riceve è una impressione di squallore depressione e sconfitta: lo specchio
mostra un uomo abbattuto e triste, con grosse borse cascanti e scure sotto gli
occhi, occhi da roditore in trappola, sopracciglia dementi, e aspetto generale alquanto
malandato, trasandato e nel complesso decisamente disgustoso. Poi si lava la
faccia, si gira verso il cesso per pisciare, piscia, ma sbaglia mira e bagna la
tavoletta e il pavimento. Cerca allora di tamponare tutto alla bell’e meglio
con carta igienica e cotone idrofilo. Getta infine tutto nella tazza del cesso e
tira lo scarico. Poi si volge alla finestra, vede un gatto sul tetto
dirimpetto, lo osserva e lo segue con lo sguardo finché questo non scompare,
poi si volta al lavabo, prende lo spazzolino e il dentifricio, preme il tubetto
della pasta dentifricia, la distribuisce uniformemente sulle spazzole dell’utensile,
lava i denti, sciacqua la bocca, ripone lo spazzolino, ed esce dal bagno. Ritorna
a letto e si rimette a fissare il soffitto con aria meditabonda. Il sole
riverbera sul soffitto, stagliando raccapriccianti cupe e minacciose immagini, generate
dalla rifrazione dei raggi solari attraverso le molteplici crepe e pieghe del
tegumento, le quali gli scorrono davanti agli occhi come in un film animato: Belane vede nitidamente una
donna con un capello, una medusa, un bufalo che si avventa su qualcosa, e un
serpente con un elefante in bocca. Poi sente squillare il telefono, ma lo
lascia squillare, e non si alza per rispondere. Si riaddormenta. Si risveglia
alle 12,25 ed esce.
Prende la macchina, mette in moto, e parte. Guida lungo
Alameda Street, Imperial, Western Avenue e Century. È una giornata calda e
tranquilla. Guida fino all’ippodromo dell’Hollywood Park, entra nel parcheggio
dell’ippodromo, parcheggia e scende. Giunge alla fine della terza corsa. Dentro
prende il programma delle corse e si siede in tranquilla attesa della corsa
successiva. Intanto apre il programma, lo sfoglia, lo esamina velocemente, lo
ripiega e lo adagia s’un tavolino. Poi sente un rumore dietro di sé: si volta,
e scorge Céline, il quale sorride mirando nella sua direzione: Belane si rigira
senza salutarlo; Céline allora si alza, si muover verso di lui, ne attira l’attenzione
con un insulto, gli punta contro una pistola, e gl’intima di scoprire l’identità
della Signora Morte se non vuole ritrovarsi con un buco in pancia; Belane
rifiuta e allora Céline rincara la dosa e lo minaccia di morte se non accetta l’incarico
di scoprire e rivelargli il nome e la vera identità della donna che vuole farlo
fuori e di eliminarla fisicamente e toglierla di mezzo definitivamente: Belane
è costretto ad accettare. Poi Céline si alza, esce dalla fila, e scompare.
Belane riprende il programma delle corse ed esamina la quinta gara.
Tutta la faccenda ha preso una strana e pericolosa piega e si
presenta ora come una matassa massimamente avviluppata intralciata ingarbugliata
intricata e inestricabile. Nessuna tregua. Per cercare il bandolo e provare a dipanarla
Belane tenta una mossa disperata: far incontrare Céline e la Signora Morte e
lasciare che se la sbrighino da soli. L’incontro ha luogo alle 14,30 nel
ristorante di Musso: con un’abile mossa e un banale stratagemma, Belane riesce
a carpire l’informazione essenziale per la risoluzione del caso e, facendosi
consegnare la patente del presunto Céline, riesce agevolmente a verificare l’identità
di quest’ultimo: il presunto Céline è il vero Céline. La Morte fa il resto. L’indomani
mattina, Belane siede in ufficio, i piedi sul tavolo e un costoso sigaro ficcato
nel cranio. Ma l’entusiasmo dura solo fintantoché Belane non viene raggiunto al
telefono dalla Signora Morte che lo informa che presto si rivedranno. Belane decide
di ritornare a casa.
Stanco, esausto, rassegnato, con espressione depressa e abbattuta
in volto, entra in casa, si reca mogio, ramingo e tapino all’angolo bar, e si versa un drink. Lo scola tutto d’un fiato e se ne versa subito un altro
bevendosi così il resto del pomeriggio e fumandosi poi l’intera serata, che
passa inutile e priva di scopo e d’intenti: zero azione, zero colpi di scena,
zero novità: Belane si ubriaca e, quando ormai sul piano della scrivania si
sono accumulate e affastellate svariate bottiglie vuote di alcole (Tequila, Gin, Whiskey
e Rhum), si addormenta sul divano,
sopraffatto dalla sbronza e dai cattivi pensieri, e soverchiato da una
irresistibile spossatezza causata dall’alcole, dai farmaci, dal calo di
adrenalina, dalle forti emozioni e dalla tensione accumulata nell’arco della
giornata si abbandona al sonno.
Si sveglia nel cuore della notte per un attacco di panico e
decide di uscire. Si veste in fretta, apre l’uscio, si chiude la porta dietro
le spalle, ed esce. Sale in macchina, guida lungo l’Hollywood Boulevard, e
percorre la Hollywood Freeway per poi imboccare l’autostrada di San Diego fino
al raccordo con la Harbor Freeway: qui s’immette sulla 110a verso Sud e prosegue incerto e indeciso sull’itinerario:
ritorna sull’Harbor Freeway, la percorre fino alla fine e si trova in San
Pedro: qui prende la Gaffey Road, svolta a sinistra sulla Settima, prosegue per
un paio d’isolati, poi svolta a destra sulla Pacific e continua a guidare finché
non vede un bar, il Porco Assetato,
come si legge dall’insegna affissa allo scalcinato muro del locale recante il
nome del bar in caratteri al neon mezzi fulminati, e decide di
fermarsi per un drink. Entra nel
parcheggio, parcheggia, scende dalla macchina, ed entra nel locale.
1.2.2.3) IL BAR DEL
PORCO ASSETATO.
Il maggiolino di Belane entra nell’ampio spiazzo semideserto
del parcheggio del bar del Porco
Assetato. Sciatto e trascurato, abiti sdruciti, trippone enorme da birra,
cravatta allentata e barba di tre giorni Belane scende dalla macchina ed entra
nel locale. E davvero sembra uno di quei personaggi hard-boiled da romanzo noir che
non ci si meraviglierebbe di incontrare a bere un drink in compagnia dell’ispettore Marlowe in un losco bar e fumoso della vecchia Hollywood anni ‘20.
L’orologio segna le 23,00. Il bar è molto buio. Il barista, sugli ottanta, canuto e candido.
Oltre al barista, solo altri due vecchi, anche loro bianchi di gesso. Tutti immobili
in una bianca staticità ondeggiano in una nebulosa atmosfera sfumata e onirica.
Più tardi, due uomini con volto coperto e pistola in mano
entrano nel bar. L’orologio segna le
02,00. Dopo aver rapinato clienti, bar
e barista, l’uno dei due malviventi fugge, mentre l’altro indugia e, colto da
un accesso di follia e ira del tutto immotivate, punta la pistola contro il
barista sparando tre colpi che per tre volte centrano il barista e per tre
volte gli bucano il ventre: il barista sussulta tre volte e poi cade in terra
senza vita. L’omicida viene poi fermato e abbattuto dal proprio socio, con un
colpo di pistola che prima gli attraversa il naso e poi gli esce dalla nuca
uccidendolo sul colpo. Il rapinatore si guarda poi intorno ed esce di corsa
dalla porta. Dopo pochi secondi anche Belane si precipita fuori dal bar.
In un attimo è in macchina: apre, sale, accende, ingrana la
prima, sgomma, e vola via. In lontananza si sentono sfrecciare le sirene della
polizia. Tranquillizzatosi, accende un sigaro e la radio, scanala le stazioni,
e si ferma a una radio che trasmette un buon jazz.
Guidando percorre il tragitto a ritroso: uscito dal
parcheggio del Porco Assetato e fatto un giro di ricognizione attorno all’isolato,
prende la Pacific, poi svolta a sinistra sulla Settima, la percorre finché non
svolta a destra sulla Gaffey Road ed è di nuovo in San Pedro: da qui imbocca la
110a in direzione di Cadillac Avenue, esce di nuovo sulla Settima,
percorre il Cienega Boulevard, prosegue sul Wilshire Boulevard, e continua a
guidare fino a Beverly Hills.
1.2.2.4) IL CASO DI CINDY BASS.
In pieno dopo-sbronza e in evidente stato di ebrezza, Belane
guida fino a Beverly Hills, procedendo con cautela e circospezione lungo le
strade e i viali del quartiere. Giunto in Rodeo Drive, si ferma al numero 69, e
si apposta davanti alla casa dei Bass. Parcheggiato rimane nella vettura. L’orologio
segna le 06,50. In attesa in agguato nell’abitacolo dell’auto, Belane stende
una mano verso il sedile posteriore, prende un fascicolo anonimo e comincia a
sfogliarlo per ripassare le informazioni su Cindy. Intanto, fuori, il sole
scioglie i nodi delle tenebre notturne e la chiaria del mattino scialba all’orto.
Il fascicolo raccoglie una breve nota stilata a penna dalla segretaria Marcela
e alcuni ritagli di articoli di giornale che Belane legge ad alta voce: Cindy
Bass, Maybell da nubile, vincitrice del concorso minore di bellezza e
incoronata Miss Red Hot Chili Pepper nel 1990, modella, diverse comparsate cinematografiche
alle spalle, ama sciare, studia pianoforte, le piacciono baseball e pallanuoto, i pisolini pomeridiani postprandiali, i
bambini, il jazz, Kant e
Schopenhauer, spera di diventare avvocato. A un certo punto, lo sguardo e l’attenzione
di Belane vengono distratti da una macchina che esce in retromarcia dal
vialetto di casa. Dentro la macchina Jack Bass, che esce per recarsi a lavoro.
Belane controlla l’orologio: sono le 7,20. Rimane in attesa della mossa di
Cindy. Alle 9,00 un’altra macchina percorre in uscita il vialetto: è Cindy. La
donna esce a bordo della propria Mercedes rossa, e s’immette in Rodeo Drive. Belane
decide di pedinarla. La macchina di Cindy percorre Rodeo Drive e imbocca l’autostrada
di San Diego procedendo ad alta velocità. Cindy aumenta sempre di più la
velocità. Belane si tiene dietro a sole 4 macchine di distanza. Ne scaturisce
un lungo inseguimento che, iniziatosi per le strade di Beverly Hills, procede
lungo l’autostrada per San Pedro ma viene bruscamente interrotto da una
pattuglia di polizia in ricognizione che blocca e multa Belane per eccesso di
velocità. L’investigatore porta l’auto nella corsia lenta, entra nella prima
piazzola di sosta che incontra, ferma la macchina, e scende.
Fallito questo tentativo ma convinto del legame e della
connessione tra i casi di Céline e di Cindy, Belane ritorna alla libreria di
Teo. Allorché Belane fa il proprio ingresso nel negozio, Teo è intento a
segnare i prezzi di alcuni libri rari. Pochi minuti, giusto il tempo di un
veloce scambio di battute tra i due, e anche Céline fa la propria comparsa nel
negozio. Ma anche in questo caso Belane non riesce a cavare un ragno dal buco:
lo pseudo-Céline elegantemente si divincola e abilmente si defila
allontanandosi alla svelta. Belane lo segue con lo sguardo e lo vede salire s’una
Fiat dell’89 parcheggiata a pochi metri dalla libreria: inforca il proprio
maggiolino (per una altrettanto fortuita quanto fortunata coincidenza
parcheggiato proprio dietro la Fiat di Céline), e parte all’inseguimento lungo
le strade di Hollywood e fino a Beverly Hills. Ignaro di essere pedinato Céline
si dirige sull’Hollywood Boulevard, poi imbocca la Hollywood Freeway e dopo l’Harbor
Freeway, poi la Santa Monica, la San Diego, finché non esce dall’autostrada per
immettersi nelle tranquille strade di Beverly Hills. Giunta alla casa di Jack
Bass, la Fiat di Céline rallenta, accosta, e arresta. Céline, o, meglio, il
presunto Céline, scende dalla macchina, attraversa la strada, si guarda
intorno, si ferma, si guarda di nuovo in giro, poi percorre il vialetto che
conduce alla porta d’ingresso, sale sulla veranda, si guarda ancora intorno, e
bussa: la porta si apre, e il francese può entrare. Nel vialetto la Mercedes
rossa di Cindy. Belane agguanta allora la propria videocamera, scende dalla
vettura, forza la serratura dell’abitazione, in quarantacinque secondi è
dentro, percorre il corridoio, sente frasi equivoche provenire da dietro una
porta chiusa, le segue, ha un attimo di esitazione, fa irruzione nella camera
catapultandovisi dentro con la videocamera accesa, ma quello che trova sono
solo Cindy e Céline tranquillamente seduti a un tavolino a chiacchierare e
discutere. Cindy fa scattare l’allarme dell’appartamento e subito compare la
guardia del corpo di Jack Bass: un colosso enorme, veramente mostruoso e
gigantesco, di nome Brewster, che cerca di acchiappare Belane ma senza
riuscirci. Belane scappa, esce dalla villetta, e si fionda in macchina,
partendo di sgommata.
Il giorno seguente Belane è di nuovo in ufficio: deluso dalla
propria inconcludenza, frustrato dall’evoluzione delle vicende, e abbattuto
dalla piega presa dalle indagini intorno ai casi di Céline e Cindy Bass, si
sente completamente inutile, ma poi ha un lampo di genio, e scatta in piedi:
Céline stava vendendo a Cindy un’assicurazione, un’assicurazione sulla vita,
un’assicurazione sulla vita di Jack Bass! Insieme l’avrebbero eliminato per intascare
il premio assicurativo! Il nostro indagatore si sente stranamente bene, vicino
(come crede) alla soluzione del caso. Dopo pranzo, decide di ritornare sul
luogo del delitto, e si reca così alla casa dei Bass per cercare di rinvenire
una prova forte e inconfutabile. Giunto davanti alla villetta del ricco manager, trova la Mercedes di Cindy
parcheggiata nel vialetto. La videocamera in mano e il cappello abbassato sull’occhio
sinistro come un vero detective
privato old-school, scende
furtivamente dall’auto, si dirige verso la porta, forza la serratura, entra in
casa, percorre il corridoio con le orecchie ben tese a captare ogni fiato ogni
sibilo ogni fruscio proveniente dall’interno, sente le voci di un uomo e di una
donna provenienti dal piano superiore, si ferma ai piedi della scala, decide di
salire, sale, silenziosamente, porta una mano al petto per controllare la
fondina ascellare e assicurarsi che la .45 sia al proprio posto: c’è, lì, al
proprio posto, nascosta al sicuro, la migliore erezione che un uomo possa avere.
Avvicinandosi, gli pare di riconoscere gemiti e sussurri e frammenti di un
discorso erotico. Continua a camminare, si ferma dietro la porta da cui
provengono le voci (chiaramente la porta della sala con il letto), sente Cindy
ridere e gemere e ansimare godendo impazzita al ritmo del rumore cadenzato del
sobbalzare delle molle del letto, accende la videocamera, sfonda la porta con
un calcio, piomba nella sala, ma quello che trova non é quello che si aspettava:
sul letto Cindy Bass e il marito Jack sono uniti nell’amplesso amoroso. Beh,
non sempre ottieni quello che vuoi! Incredulo e attonito arretra, imbarazzato e
indeciso non sa che fare, si volta verso le scale, le imbocca, e scappa, mentre
Bass balzato in piedi lo insegue, pistola in mano, sparando all’impazzata colpi
che per fortuna sistematicamente lo mancano: Belane zompa sul maggiolino, le
gomme che stridono contro il marciapiede, Bass che continua a sparargli senza
beccarlo, ma riesce ad allontanarsi incolume e prendere il largo.
Quando è ormai fuori pericolo, si ferma in un McDonald,
ordina una porzione grande di patatine, un caffè e un panino al pollo. Adesso
ha tutti contro: Céline, Brewster, Cindy e Jack Bass, e la Signora Morte; non
sa più chi sia o meno suo cliente; e inoltre ha commesso una sfilza di reati
per i quali potrebbe essere tranquillamente arrestato. Decide così di far
calmare le acque.
Mattino del giorno successivo: chiama Jack Bass: dopo una
fitta sassaiola d’insulti e ingiurie, Belane ottiene il consenso per continuare
con le indagini sul caso di Cindy Bass. Fine del giorno. Alcole a volontà per
tutta la sera.
L’indomani Belane si sveglia molto tardi, intorno a mezzogiorno,
con un’emicrania lancinante da pieno dopo-sbronza. In pieno dopo-sbronza va in
bagno, in pieno dopo-sbronza si lava i denti, in pieno dopo-sbronza si fa la
barba, rimuginando e rimuginando ancora. Poi va nella sala del letto, e si
veste, in pieno dopo-sbronza. Poi si reca in cucina e in pieno dopo-sbronza
mette a cuocere alcune uova, beve un bicchiere metà succo di pomodoro e metà
birra, toglie le uova dall’acqua bollente e le mette sotto l’acqua fredda
corrente per raffreddarle, infine le sguscia e le mangia. Poi si reca in
soggiorno: si avvicina al telefono, alza il ricevitore e compone un numero. Chiama
Jack Bass. Lo informa che il francesino Céline è stato fatto fuori ma che le
indagini non sono ancora concluse poiché probabilmente sussistono altri uomini.
Infine esce: un vero detective ha
sempre del lavoro da sbrigare.
La Mercedes rossa di Cindy è nel vialetto. Belane parcheggia
il proprio maggiolino fiammante a circa trenta metri di distanza. Più tardi
Cindy esce da casa: mette in moto, accende i fari, esce in retromarcia dal
vialetto, gira la macchina, rotta a Settentrione, guida fino al motel Dune Mosse, entra nel parcheggio
del motel, si ferma davanti alla
camera numero 9, scende dalla macchina, e bussa: un uomo giovane e di bell’aspetto
le apre, lei entra, e la porta si richiude alle sue spalle. Belane affitta la
camera numero 8, entra, va in cucina, prende un bicchiere, lo appoggia alla
parete divisoria per poter origliare la conversazione che si svolge nella
camera affianco, e quando è il momento irrompe in essa armato di videocamera,
beccando Cindy tra le braccia dell’uomo che prima le aveva aperto la porta. L’uomo,
di nome Billy, è però un altro alieno dello spazio dotato degli stessi poteri
di Jenny (dunque insensibile alle pallottole e con una forza invincibile) il
quale si avventa su Belane con l’intento di strozzarlo. Ma interviene
magicamente e miracolosamente Jenny a salvare l’investigatore, bloccando ed
eliminando fisicamente Billy. E così anche il caso Cindy Bass è risolto. Prima
di scomparire così com’è comparsa, Jenny redarguisce e ammonisce Belane
ricordandogli il suo impegno nella causa zaroniana per la conquista e l’occupazione
della Terra. Belane risale in macchina e chiama con il telefono dell’auto Jack
Bass per comunicargli che il caso è risolto e che Cindy non si darà più da
fare. Ma non c’è molto di cui rallegrarsi: adesso ha davvero tutti contro:
Céline, Brewster, Jenny, Cindy e Jack Bass, e la Signora Morte; non sa più chi
sia o meno suo cliente, e inoltre ha commesso una sfilza di reati per i quali
potrebbe essere tranquillamente arrestato. Decide comunque di sentirsi bene
(anche solo per un po’) e per festeggiare si ferma in un bar per bere qualcosa e, intanto, cercare di mettere insieme i
pezzi e fare il punto della situazione.
1.2.2.5) IL BAR SENZA
NOME.
Nel bar, oltre all’investigatore,
solo il barista, un uomo vecchio e magro come un chiodo, le guance incavate e
sottili come fogli di carta velina, intento a leggere il National Enquirer. Belane
si accomoda s’uno sgabello e ordina un Whiskey soda doppio. Il barista glielo
serve. Non male. L’orologio segna le 19,30.
Nel bar entra un
tale con occhietti annebbianti e vacui e sembianza negletta e lercia contraddistinta
da una palese e manifesta trascuratezza e incoerenza nell’abbigliamento. L’uomo
occupa lo sgabello alla sinistra di Belane. Se ne sta zitto per i fatti suoi,
acquattato mutacico nel suo lungo impermeabile. Poi, tutto d’un tratto, si
rivolge all’investigatore. Gli chiede se è ancora interessato al Passero
Rosso, aggiungendo che potrebbe consegnarglielo subito perché si da il caso che
lo abbia proprio lì con lui in quel momento. Belane accetta e allora l’uomo
estrae dalla tasca un piccione morto. A quel punto Belane, già provato dalla
giornata, dal lavoro, dai problemi, dalla vita e da tutto il resto, stanco ed esausto,
perde le staffe: afferra l’uomo per il bavero, lo spinge verso l’uscita, apre
la porta d’ingresso del locale, e lo scaraventa in strada, poi richiude la
porta dietro di sé, rientra nel locale, e si avvia a capo chino verso il
bancone guardandosi le scarpe. Quando arriva al banco alza lo sguardo e nota
che il barista si è spostato dalla propria postazione naturalmente defilata e
ha raggiunto la zona del banco alla propria altezza. Montato sullo sgabello, nota
le mani del barista stringere il piccione, la sua camicia sporca di sangue, la
sua bocca piena di penne, i suoi denti mordere e strappare il piccione, la sua
mandibola masticarne e triturarne la carne. Il barista lo fissa, gli sorride e
gli fa l’occhiolino. Belane è atterrito e impietrito, gli occhi sbarrati, goccioline
di sudore gl’imperlano la fronte. Divorato il piccione, il barista si pulisce
il mento con la manica della camicia, passa la mano sul mento, gira intorno al
bancone, si avvicina a Belane, gli dice di aver così tanta fame da poter
mangiare un uomo, poi prostende le mani verso Belane, gliele serra attorno al
collo, spalanca la bocca, e la sua bocca si allarga e dilata a ingollare (come
fanno con le prede i serpenti) la testa dell’investigatore, il quale cerca di
liberarsi dalla presa ma non riesce: la sua morsa è esiziale. Poi, non solo la
bocca del barista ma l’intero suo corpo si trasforma in un gigantesco vortice gurgite
oscuro e tenebroso che gli si avventa addosso e lo avvolge.
Belane si risveglia di soprassalto e d’improvviso, scosso dal
vecchio barista, che gli dice che è giunta l’ora della chiusura: Belane mette
la mano in tasca per estrarre il portafoglio ma sente qualcosa di strano: con
espressione attonita tira fuori dalla tasca alcune piume di uccello. Piccione,
per l’esattezza. Confuso e spaesato, paga, esce e se ne va.
1.2.2.6) IL CASO DI JENNY NITRO.
È pomeriggio. Belane è seduto alla propria scrivania con aria
meditabonda pensando ad alta voce, allorché riceve la visita di Hal Grovers,
che affida a Belane l’incarico di far scomparire l’aliena dello spazio Jenny
Nitro. Hal Grovers è un ometto insignificante, bassino, settanta chili bagnato,
trent’otto anni, occhi grigi con un tic
a quello sinistro, baffetti orrendi e gialli di sigaretta, capelli dello stesso
colore diradanti in cima, testa perfettamente rotonda. L’uomo sostiene di
essere perseguitato da un’aliena dello spazio (che dice di chiamarsi Jenny
Nitro e, a detta di Grovers, usa i propri superpoteri per controllare la sua
mente), e vuole liberarsene. Mentre i due discutono, la porta si spalanca ed
entra Jenny: una donna bellissima, sui trent’anni, incredibile, lunghi capelli
che bruciano l’aria, occhi così belli che sorridono, bocca leggermente
imbronciata e labbra increspate come se stessero per esplodere in una risata
per la tua impotenza. La donna scivola nella stanza come una spogliarellista
su pattini a rotelle, pietrifica Belane con i superpoteri, ordina a Grovers di seguirla
fuori dall’ufficio, e se ne va portandosi dietro Grovers come una scimmia
ammaestrata o un cagnolino ben addestrato. Belane rimane immobile per diverso
tempo prima di riacquistare l’uso degli arti e riuscire finalmente a muoversi:
prima le sopracciglia, poi la bocca, poi le dita e il collo, e infine l’intero
corpo. Quando riesce a riaversi del tutto e a camminare di nuovo, si reca alla
scrivania, apre un cassetto, estrae una bottiglia di Tequila, svita il tappo,
tracanna una bella sorsata, si getta esausto sulla poltrona, e si beve il resto
del giorno. Fuori dalla finestra il giorno muore assai ferinamente, lasciando
il passo alla tenebra notturna: malinconico, Belane osserva fuori dalla
finestra la sera stendere sulle cose il suo sottile strato di argento, gli
ultimi barbagli del sole abbarbicati agli sgoccioli del tramonto, un tramonto stranamente
viola e immenso.
L’indomani mattina in ufficio Belane è più confuso che
persuaso: non sa più chi siano i propri clienti, non sa da dove iniziare, su
che cosa concentrarsi, e su chi indagare. Chiama Grovers per ricevere maggiori
informazioni sull’aliena dello spazio Jenny Nitro e capisce che in qualche modo
Céline, Cindy, Grovers e Passero sono tutti collegati. Questo gl’infonde
coraggio e così il nostro investigatore riprende fiducia in se stesso e nelle
proprie capacità. Così, rinfrancato nello spirito e di nuovo forte nella stima
di sé stesso, nel pomeriggio si reca all’ippodromo per cercare di azzeccare il
cavallo vincente. Mentre sale le scale mobili subisce un tentativo di furto da
un borseggiatore: lo sventa, e picchia il ladro. Poi incontra il postino Mike
che lo minaccia con un coltello, estorcendogli 50 dollari. A volte proprio non
va.
Poi torna a casa, si rilassa, e beve per diverse ore, finché
non è completamente ubriaco. Alle 3,00 riceve la visita dell’aliena dello
spazio Jenny Nitro, la quale lo redarguisce e minaccia di ritorsioni, se non
abbandona il caso che la riguarda: alla ritrosia e al diniego di Belane Jenny
oppone i propri poteri sovrannaturali replicando il numero già eseguito in
precedenza e pietrificando con il solo sguardo l’investigatore, che rimane
steso sul letto incapace di muoversi per venti minuti buoni.
Il giorno successivo Belane si reca al negozio di onoranze
funebri di Hal Grovers Porto Argenteo per un sopralluogo e rivela a Grovers la
propria intuizione (che successivamente si rivelerà erronea): Jenny Nitro gli
si è legata solo perché vuole piazzare i propri alieni dello spazio nei corpi
dei morti, e usare i cadaveri come guscio: gli alieni si nascondono nei corpi
morti, finché questi non vengono tumulati, per poi trovarne altri. Ma, dopo
questa sconcertante intuizione-rivelazione, le cose si fanno ancora più
ingarbugliate.
Nel pomeriggio si reca al ristorante di Musso: sono le 14,10 quando
parcheggia e lascia la macchina per entrare nel locale. Ne uscirà più tardi,
mentre ambulanze corrono sfrecciando per soccorrere un uomo (Céline) che giace
in terra esanime e senza vita accasciato accanto a una donna obesa con un
grande cappello rosso che urla impazzita accanto a una vecchia Oldsmobile del ‘71.
Il corpo è quello di Céline, che giace disteso abbandonato nel bel mezzo di
Hollywood Boulevard. Céline è fermo, immobile in terra, sull’asfalto. Belane si
ferma un momento a osservarlo. Poi passa oltre, sale in macchina, e riparte.
Risolto il primo caso, Belane si sente un vincente, e si
getta a capofitto sul successivo, fermo di non perdere nemmeno un prezioso
minuto di tempo. Ma anche stavolta l’entusiasmo e la gioia durano pochissimo.
Precisamente, fino al momento in cui Belane non ricevere un ulteriore nefanda e
infausta visita di Jenny Nitro. La donna lo informa or di appartenere alla
prima ondata d’avanguardia di un gruppo d’invasori dello spazio provenienti dal
pianeta di Zaros e intenzionati a impadronirsi della Terra per evacuare le
frange di popolazione in eccedenza del proprio pianeta (sovraffollato e
sovrappopolato) e or di aver deciso di arruolare per la causa di Zaros lo
stesso investigatore, reputandolo perfetto, data la sua creduloneria faciloneria
egocentricità e mancanza di personalità. Belane le chiede il motivo del legame
con Hal Grovers: Jenny confessa che si tratta di un semplice flirt innocente, demolendo così la tesi investigativa
di Belane e lasciandolo ancora più sconsolato e deluso. La notizia è negativa
per Belane, che si trova un ulteriore grattacapo da risolvere, ma è positiva
per Grovers, che non verrà più scocciato: Belane chiama l’impresario di pompe
funebri per comunicargli l’esito delle indagini e dichiarare chiuso il caso. A
questo punto non gli rimane che da risolvere il caso di Cindy Bass e del
Passero Rosso. Naturalmente adesso Jenny Nitro è un suo problema. Ma Céline e
Grovers sono ormai storia passata, e possono ormai dirsi archiviati: Belane può
liberare tempo ed energie per il caso Cindy Bass e si reca di nuovo in
ricognizione nei dintorni della villetta dei Bass.
Ma prima decide di prendersi un momento per sé stesso e passa
a bere un goccio in un bar. Il locale
è molto affollato. Belane trova uno sgabello libero lungo il bancone e si siede.
Il bancone è sovrastato da un grande orologio che segna le 15,00 e da un grande
specchio oblungo. Il barista ha aria solitaria, croci verdi dipinte sulle
unghie, e occhi senza palpebre. Belane si sforza di guardarlo in faccia e ordina
scotch con acqua. Poi entra Jenny
Nitro, bella più che mai. Jenny Nitro comunica a Belane la decisione della
legazione zaroniana di ritirarsi dalla terra, causa le brutture del pianeta e
la malvagità cattiveria e crudeltà degli uomini. I due si accommiatano davanti
a un drink in uno struggente addio in
pieno stile hard-boiled degno del
miglior noir d’antan. Poi Belane
torna in ufficio, telefona a Grovers, e gli comunica l’esito finale e la
risoluzione definitiva del caso.
Rimane solo il Passero: non sapendo che pesci pigliare,
Belane chiama disperato Barton per aver maggiori informazioni. Barton lo
informa che la sua tipografia vuole usare l’immagine del Passero Rosso come
logo della compagnia ma per farlo deve accertarsi di possedere i diritti effettivi
di sfruttamento economico sull’unico passero rosso presente in
circolazione: per questo Belane deve assevrare che il Passero Rosso di cui
Barton ha sentito parlare sia l’unico passero rosso in circolazione.
1.2.2.7) IL BAR DI
BLINKY.
Belane salta in macchina e guida per cinque miglia verso Ovest. Giunto a un incrocio, viene
improvvisamente abbagliato dai fari di una macchina lanciata a folle velocità
nella sua direzione. Belane capisce che la macchina è fuori controllo e che non
si fermerà allo stop. Sa che l’impatto
è inevitabile: si allunga sul sedile per cercare di attutire il colpo. La
macchina lo tampona violentemente sulla fiancata facendogli fare un testa-coda.
L’impatto gli getta addosso all’istante la portiera sinistra sfondata, spezzandogli
il braccio in due punti, fratturandogli qualche costola, e procurandogli tagli
alla testa e alla gamba. L’investigatore si trascina fuori dalla parte del
passeggero, abbandona la macchina in mezzo all’incrocio, e si allontana a
piedi. La macchina che lo ha speronato è una Buick vecchia di 20 anni. Il
cofano emette consistenti sbuffi di fumo. Un liquido verdastro cola dal
radiatore. Sul luogo dell’incidente nessuna impronta di pneumatici: il veicolo
non ha effettuato alcun tentativo di frenata. Belane zoppica fino al
marciapiede, si siede intontito e rintronato sull’erba di un giardino e
controlla le condizioni del braccio sanguinante: un osso spunta da sotto la
pelle. Una donna in vestaglia è intanto uscita da casa urlando. Il sangue
continua a colargli negli occhi e lui cerca di tamponarlo alla bell’e meglio.
Due ragazzi di circa 14 anni, molto somiglianti (sono infatti fratelli), di
nome Vic e Vincent, lo guardano atterriti e pietrificati, immobili lì accanto,
attoniti in piedi. Il più grande si avvicina e gli parla chiedendogli se sta
bene. Belane gli offre una somma di denaro in cambio della sua camicia. Con la
camicia si annoda il braccio al collo. Poi si allontana furtivo dal luogo dell’incidente.
Zoppicando Belane cammina per due isolati tenendosi il
braccio ferito con l’altra mano finché non incontra un bar. L’insegna (fatiscente e sbieca) reca il nome Eclisse. L’investigatore
decide di entrare ed entra. Ha una scaramuccia con un avventore, ordina un wiskey doppio liscio, secca il proprio drink, ed esce.
Cammina senza meta cominciando a contare tutte le tette che
passano. Arrivato a 52 in cinque minuti, incontra un altro bar, e vi entra. Altro battibecco: paga, e se ne va.
Belane cammina a lungo finché non incontra un altro bar. Il braccio ferito lascia lungo il
marciapiede una lunga scia di sangue. Finalmente
s’imbatte in un altro bar, all’apparenza
più decente. È il bar di Blinky.
Belane riesce a litigare anche con quest’ultimo, il quale però lo uccide.
1.2.2.8) IL CASO DEL PASSERO ROSSO.
Belane si risveglia sudato. Rimane l’ultimo incarico:
rintracciare il Passero Rosso. Le ricerche riprendono con una fregatura: Belane
riceve una dritta da un tale Amos che gli cede (in cambio di una ragionevole ma
altresì ragguardevole e consistente cifra pecuniaria) un cartiglio recante l’indirizzo
di una certa Lena Fontanin assicurandogli che la donna lo porterà dritto al
Passero. L’imbroccata si rivela ingannevole, e questo ennesimo tentativo si
perde nel vuoto incanalandosi in un vico cieco.
Depresso insoddisfatto deluso e disilluso Belane se ne sta in
ufficio indeciso incerto e dubitoso sulla mossa successiva. In ufficio riceve
la telefonata di un certo Harry Sanderson, che gli chiede un abboccamento per
discutere la cessione del Passero Rosso in cambio della considerevole cifra di
10·000 dollari. Dopo lunghissime trattative, Belane accetta lo scambio, ma non
avendo l’intera cifra a disposizione accetta, dallo stesso Sanderson, una usura
del 15% d’interesse mensile. Sanderson gli esibisce tutta la documentazione da
firmare prima di procedere al prestito e alla consegna del Passero Rosso.
Belane scorre l’incomprensibile gergo legale del contratto, firma per il
prestito al 15% d’interesse. Ancora una fregatura, la quale però costa
stavolta al povero Belane 600 dollari sonanti al mese. Sanderson fa un sorriso
maligno e si accomiata.
L’indomani Belane riceve la visita di Johnny Stecchino, un
rappresentante dell’Acme Executioners, l’azienda che ha erogato il prestito a
Belane per il Passero. Stecchino minaccia Belane di morte nel caso in cui non
paghi regolarmente allo scadere del primo mese successivo alla data della
stipula del contratto.
Ed effettivamente alla scadenza del primo mese una poco
rispettabile legazione della Acme Executioners irrompe nell’ufficio di Belane per
riscuotere. Belane non ha i soldi. Gli uomini della Acme Executioners lo
conducono allora in una zona isolata e fuori mano del Griffith Park,
intenzionati a farlo fuori. Ma Belane riesce a divincolarsi dalla morsa mortale
con un colpo di genio e fortuna, e uccide gli aguzzini. Poi vincente
soddisfatto e orgoglioso di sé s’incammina verso l’uscita del parco.
Ma, attraversando un tunnel
sotterraneo, s’imbatte nei due ragazzini Vic e Vincent che lo avevano soccorso
dopo l’incidente in macchina i quali stavolta lo picchiano a morte per
rapinarlo. Belane muore.
2) SCENÀCOLO.
2.1) PROLOGO.
2.1.1) DIDASCALIA 1.
Tratto dal romanzo “Pulp”
di Charles Bukowski.
2.1.2) DIDASCALIA 2.
Quando comincia a scriverlo, Charles Bukowski sa già di
essere malato. E sa anche che non gli resta più molto tempo. “Pulp”, il suo ultimo romanzo, uscirà
infatti postumo nel 1994.
Ci piace immaginare che adesso il nostro insostituibile buddha
da bar stia sorridendo di un sorriso bellissimo, seduto lì, come sempre,
in fondo al bancone, dove c’è sempre posto.
2.2) L’AGENZIA INVESTIGATIVA DI M.
BELANE.
2.2.1) DIDASCALIA 1.
L’agenzia investigativa di M. Belane.
2.2.2) DIDASCALIA 2.
Los Angeles, 1994.
2.2.3) INTERNO, UFFICIO DI M. BELANE,
MATTINO.
Rumori
fuori campo di motori e traffico cittadino.
Los Angeles.
Colorado Boulevard.
Ajax Building.
Terzo
piano.
Porta 313:
una targhetta reca la scritta “Agenzia Investigativa M. Belane”.
La porta
si apre s’un ufficio alquanto spoglio e sporco: oltre alla scrivania, enorme in
legno nero, un divano, una scrivania più piccola e un angolo bar. Il resto é solo muffa e muri scalcinati e
ancora muffa.
Dietro
la scrivania dell’ufficio, un uomo con abiti sdruciti, trippone enorme da birra
e cravatta allentata, siede sciatto e trascurato s’una vecchia poltrona anch’essa
sciatta e logora: è Mickey Belane, singolare figura d’investigatore privato della
vecchia Los Angeles hard-boiled,
un personaggio come non ce ne sono più ormai, uno che non ci si meraviglierebbe
d’incontrare seduto in un losco bar e
fumoso a bere un drink in compagnia
dell’ispettore Marlowe.
Belane: (in
camera) Ed eccoci qua. Mi presento. Sono Mickey Belane, il diavolo
dei furfanti di Los Angeles, l’investigatore più dritto in città. E questo è
il mio ufficio. Non me la passo bene: sono in bolletta, il contratto d’affitto
è scaduto da un pezzo, e McKelvey ha già avviato le procedure per lo sfratto...
Lurido figlio di puttana rotto in culo di un ciccione... Fa un caldo infernale
e il condizionatore è rotto.
L’attenzione
e lo sguardo di Belane sono distolti da una mosca che attraversa l’aria e si
posa sul piano della scrivania: l’investigatore la schiaccia con il palmo
aperto della mano.
Belane: Lurida figlia di puttana...
Se vuoi succhiare qualcosa, succhiami il cazzo!
Belane
apre un cassetto, estrae un bottiglione di Tequila, se ne versa un bicchiere, e
ne tracanna d’un fiato la metà. Poi apre un altro cassetto ed estrae una
confezione di farmaci in pillole: ne trae una manciata e le butta giù con la Tequila
rimasta nel bicchiere.
Belane: (in
camera) Devo riprendermi. Devo lavorare. Sono Mickey Belane, il principe degli investigatori di Los
Angeles e Bel Air!
Squilla
il telefono: Belane si pulisce la mano, sporca della mosca schiacciata, sui
pantaloni e alza il ricevitore.
Belane: Sì?
Signora Morte: (fuori campo, voce suadente, morbida e voluttuosa) Leggi Céline?
Belane: Mh?
Signora Morte: Céline,
voglio Céline, devo averlo. Lo voglio. Sei in grado di darmelo?
Belane: Mmmhmmm...
Signora Morte:
Allora?
Belane: Céline, eh? Mi dica
qualcosa di più... Mi parli... Mi parli, Signora... Continui a parlare... Parli
ancora... Con la sua voce calda e avvolgente...
Signora Morte: Chiudi
la cerniera, imbecille.
Belane: (abbassando lo sguardo) Come fa a saperlo?
Signora Morte: Oh, so
molte più cose di quante immagini: in confronto questo è niente.
Belane: Céline, dicevamo... scrittore
francese, giusto?
Signora Morte: Ah,
però! Per essere un segaiolo sfigato sei sveglio.
Belane: Me la cavo, Signora...?
Signora Morte: Bella
domanda... Chiamami Signora... Morte!
Belane: Bene, Signora Morte, anche
Céline è morto!
Signora Morte: No,
non lo è: è vivo e vegeto e voglio che lo trovi... Tu lo troverai...
Belane: Forse potrei trovare le
sue ossa, ammesso che la terra non le abbia completamente divorate e i vermi rose.
Signora Morte: NO,
BRUTTO IDIOTA: CÉLINE È VIVO E IO VOGLIO CHE LO TROVI!
Belane: (con aria sarcastica) E dove si troverebbe?
Signora Morte: Hollywood
Est... Ho sentito dire che frequenta la libreria di un certo Teodor Korzeniowski.
Belane: Conosco Teo: un tipo
strano: puoi spendere anche mille verdoni lì dentro ma se poi magari indugi
qualche minuto in più allora lui urla e ti dice <<Oh amico: perché non ti
togli dalle palle?>>. È fatto così Teo: è un bravo ragazzo, solo un po’
strambo... E pensare che un tempo, in un’altra vita, è stato un validissimo capitano
della marina mercantile britannica, in servizio nei mari del Sud. Poi, Dio solo sa perché, ha deciso
di appendere le palle al chiodo e seppellirsi in quella lurida topaia, tutto il
giorno a solcare le orme dei predecessori piuttosto che vivere nuove avventure.
Lui che poteva.
Signora Morte: Beh,
dovresti saperlo, Belane: quando si è ancora abbastanza giovani da non essere troppo
vecchi, irrimediabilmente vecchi, si hanno momenti del genere. Non parlo dei
giovanissimi. No: è privilegio della prima gioventù non avere momenti. Si va
avanti, divertiti ed eccitati, facendo tutt’un fascio di buona e cattiva sorte.
Il pittoresco lascito assegnato a tutti che tante meravigliose cose serba a chi
ne avrà i meriti, e un briciolo di fortuna. Poi si cresce e si entra in quella
zona d’ombra che ci avverte che bisogna dire addio al paese dell’incanto.
Questo è il periodo in cui è più facile che sopraggiungano momenti di noia,
stanchezza, insoddisfazione, e avventatezza. Momenti in cui chi è ancora
giovane si trova a commettere gesti inconsulti, come sposarsi o divorziare. O
abbandonare senza motivo un luogo, un lavoro, una situazione, una città. Lui ha
solo preso la sua decisione, facendosi carico delle conseguenze e assumendosi
la responsabilità della sua scelta senza fiatare. Dovresti farlo anche tu. Ti
sei scelto la vita che hai.
Belane: Già...
<<Noi siamo quello che facciamo>>, eh?
Signora Morte: Dovresti
averlo capito ormai: la vita logora, la vita uccide. La vita è un sicario. La
vita è solo il freddo sicario della morte.
Belane: Che bello però aver
vissuto più vite. La maggior parte degli uomini non ne ha a disposizione che
una sola. E spesso la spreca pure.
Signora Morte: È per
questo che si leggono i libri: per vivere le molte vite che vorremmo quando non
ne abbiamo a disposizione che una sola: la nostra.
Belane: Triste ma vero.
Signora Morte: Ma è
già una bella conquista poter confessare di aver vissuto quella che ci è stata
data.
Belane: Dunque dovrò partire
dalla libreria.
Signora Morte: Esatto:
è lì che lo troverai.
Belane: Ma se sa già tutto perché
non se lo cerca lei direttamente?
Signora Morte: Perché
ho molto altro lavoro da smaltire. Inoltre non sono assolutamente certa che sia
lui e non voglio fare un buco nell’acqua sprecando tempo prezioso.
Belane: Anche il mio è tempo
prezioso.
Signora Morte: Non
immagini quanto...
Belane: Ma perché è venuta
proprio da me? In città ci saranno almeno altri cento investigatori...
Signora Morte: Barton
ti ha raccomandato: ha detto che sei il migliore... Anche se comincio a
dubitarne...
Belane: Va bene: accetto il
caso. Ma prima ho bisogno di un anticipo... E di conoscerla di persona per
avere maggiori informazioni su questo Céline e avere un quadro completo della
situazione.
Signora Morte: Sarò
da te in un battito di ciglia.
Belane riaggancia
il ricevitore. Abbassa lo sguardo per riabbottonare la cerniera dei pantaloni.
Quando rialza la testa, si trova davanti una donna debordante volgare
eccentrica ed eccessiva, tacchi alti come trampoli, rossetto rosso di fuoco e
cuciture che quasi scoppiano. Belane ha un sussulto e sbarra gli occhi dallo
stupore.
Belane: (attonito) Oh,
gloriosa vertigine di carne...
Signora Morte: Prego?
Belane: (riprendendosi dallo stupore) È proprio vero che la Morte arriva sempre
quando meno te lo aspetti...
Signora Morte: Ne hai
la prova davanti ai tuoi occhi.
Belane: Prego: si segga. È un
piacere conoscerla... Signora... Morte!
Signora Morte: E
smettila di fissarmi, mi sembri un mezzo demente: non c’è nulla che tu non
abbia già visto.
Belane: Su questo mi permetta
di dissentire: lei è sleale, Signora, lei è una vertigine, una pura vertigine
di carne. Lei mi fa schizzare gli occhi dalle orbite...
Signora Morte: Ringrazia
che ti faccia schizzare solo quello: non reggeresti molto con me.
Belane: Veniamo a noi.
Signora Morte: Veniamo
al punto.
Belane: Appunto: Veniamo...
Signora Morte: Eh,
Belane?
Belane: Lasci stare... Nome?
Signora Morte: Non le
interessa.
Belane: Luogo di nascita?
Signora Morte: Non
importa.
Belane: Sposata?
Signora Morte: Nubile.
Belane: La morte non si sposa bene...
Signora Morte: Battuta
sempre pronta: mi piace!
Belane: Data di nascita?
Signora Morte: Non
fare lo spiritoso.
Belane: Stavo solo cercando di fare
il mio lavoro, di raccapezzolar-- (imbarazzatissimo)
cioè raccapezzarmi... Sa come si dice.
Signora Morte: No,
non lo so... come si dice?
Belane
non risponde, e rimane imbambolato a fissare su per le gambe e le curve
mozzafiato della donna.
Signora Morte: Oh,
sveglia!
Belane: Eh?
Signora Morte: Céline...
La morte... Ti ricordi... Ti dice niente?
Belane: Oh sì: Céline... Certo...
Céline...
Signora Morte: Esatto:
Céline...
Belane apre una graffetta, e ne punta l’estremità
verso la Signora.
Belane: Accetto l’incarico, ma
mi serve un anticipo.
Signora Morte: Sicuro:
qual’è la tua tariffa?
Belane: 6 dollari l’ora.
La Signora
Morte estrae il borsello, prende una mazzetta di soldi, spulcia alcune
banconote, e le getta sulla scrivania.
Signora Morte: Non so
a quante ore corrispondano. Ma andranno bene.
Belane incredulo prende il denaro tra le mani e lo
conta.
Belane: 350 dollari: vanno più
che bene!
Signora Morte: Costi
meno di una puttana, Belane.
Belane: È la concorrenza,
Signora, il libero mercato.
Signora Morte: Voi
commercianti e bottegai siete solo puttane.
Belane: Potrei offendermi
adesso.
Signora Morte: Non ti
conviene... Non con me...
Belane: Mi è già convenuto: non
vedo tutti ‘sti soldi dall’82...
Signora Morte: Barton
dice che sei in gamba: fai bene il tuo lavoro e non rimpiangerai di avermi
conosciuta.
Belane: Io già lo rimpiango...
Signora Morte: Fai
male, trippone.
Belane: Mickey, prego.
Signora Morte: Fai
male, Mickey trippone: posso essere la tua unica salvezza... Tienilo bene a mente...
E mi raccomando: deve essere il vero Céline... Non una mezzasega
qualsiasi che pretende di esserlo: di quelle ce ne sono già troppe in
circolazione.
Belane: Ricevuto, bambola.
Signora Morte: Signora,
prego.
Belane: Così la morte sarebbe una
Signora...
Signora Morte: A
volte. Altre volte è una puttana scalpitante, impaziente di finire il lavoro e
togliersi dai coglioni. Tu, piuttosto, smettila di cincischiare e datti una
mossa: la morte non aspetta. E io lo voglio subito...
Belane: Glielo darei subito...
Signora Morte: Non
provarci nemmeno: sei ridicolo. Mi fai pena.
La Signora
Morte si alza e se ne va, sinuosa e seducente oscillando sui propri tacchi
altissimi, mentre Belane rimane imbambolato a fissarle il culo per tutto il
tragitto dalla scrivania alla porta finché la donna scompare.
Belane: (fissando in camera) Non ho mai visto un culo simile in vita mia: al
di là di ogni immaginazione, al di là di ogni fantasia, al di là di tutto... Adesso
non scocciatemi: voglio pensarci un po’ su...
E così
dicendo sbottona nuovamente la cerniera dei pantaloni, reclina lo schienale
della poltrona, si distende, e si masturba. Poi, ridestandosi dal sogno a
occhi aperti e dopo essersi masturbato, fissa di nuovo in camera monologando.
Belane: (in camera) Che schifo... Mi sa proprio che cancellerò il discorso
che dovrò tenere domani alla camera di commercio di Palm Springs... Piove, piove,
piove: non fa altro, non smette di piovere, piovere, piovere. Il soffitto è
rotto e perde, e la pioggia filtra dal soffitto: plip, plip, plip, un-plip, un-plip,
plip, plip, plip, un-plip, plip, plip, un-plip, un-plip, un-plip, plip, plip,
plip... Ahhh, che merda... (Poi, estraendo dal cassetto della scrivania un
bottiglione di alcole e continuando) Il Rhum riscalda... Che cosa
riscalda? Riscalda un cazzo: eccomi a cinquantacinque anni suonati e lavoro in
un ufficio con il tetto che fa acqua da tutte le parti. Esattamente come la mia
mente, del resto. E le mie indagini. Mio padre mi aveva messo in guardia, tanti
anni fa: avrei dovuto ascoltarlo. Mi disse che sarei finito a spingere i
carrelli della spesa; io gli dissi: <<Perché? Pensi che finirò a lavorare
in un supermercato?>>; e lui: <<No, penso che finirai col diventare
un barbone.>>. Potete capire che con un padre così non partivo avvantaggiato
per niente, proprio per un cazzo. Ma abbasso la reminiscenza e su con la vita!
Pensare non serve a nulla: meglio buttarsi sul caso Céline. Dunque, iniziamo. Chi
è questo Céline? È il vero Céline o è qualcun’altro? Ohhh, a volte non so
nemmeno chi sono io. Sì, certo, sono Mickey Belane, ma riflettete: se domani qualcuno
per strada mi urlasse dietro <<Henry, hey, Henry, Chinaski!>>
potrei anche voltarmi e dire <<Sì: che c’è?>>. Quello che voglio
dire è che a volte mi sento uno e nessuno e centomila: potrei essere nessuno
come chiunque. Che cosa è in fondo un nome? Che c’è in un nome? Che cosa vi si
nasconde dentro? Ciò che noi chiamiamo una rosa serberebbe sempre lo stesso
dolce profumo pur se lo chiamassimo con un altro nome, con qualsiasi altro nome.
L’unica differenza è che io puzzo di merda stantia. Ma sto divagando: torniamo
a Céline... Certo però che la vita è strana: mi sceglievano sempre per ultimo
nella squadra di baseball. Sapevano
che avrei spedito quella maledetta figlia di una lurida puttana sulla luna: bestioline
gelose! Ero in gamba, sono in gamba: a volte mi guardo le mani e penso che
sarei anche potuto essere un pianista o qualcosa del genere. Ma in fondo che
cos’hanno fatto queste mani? Solo grattato palle, toccato culi, masturbato
fighe, tirato sciacquoni, pulito merda, menato il cazzo: ho sprecato le mie
mani... E la mia mente... Scusate: sto divagando ancora... Dunque, dicevamo di
Céline: chi è Céline?
Squilla
il telefono. Belane alza la cornetta. All’altro capo del telefono la voce di un
uomo: è John Barton.
Belane: Henry Chinaski, dica
pure.
Barton: (fuori campo al telefono) Prego?
Belane: Volevo dire: Mickey
Belane, per servirla.
Barton: Sono John Barton.
Belane: Non è Henry Chinaski?
Barton: Non so
chi sia questo Henry Chinaski: io sono John Barton.
Belane: Ne è
sicuro?
Barton: Ma certo.
Belane: Ok:
andiamo avanti.
Barton: È meglio...
Belane: Mi sta raccomandando in
giro, signor Barton: la ringrazio.
Barton: Ti osservo da un po’: hai
talento. È un po’ grezzo ma fa parte del fascino.
Belane: Musica per le mie
orecchie: sono in bolletta: gli affari vanno male ultimamente e l’attività non
rende più come una volta.
Barton: È l’era di internet, bello: ci sono i telefonini,
gli investigatori privati servono a poco ormai... Che tu ci creda o no è questo
il potere oggi.
Belane: Parole più vere devono
ancora essere pronunciate... Bene, sig. Barton: che posso fare per Lei?
Barton: Sto cercando il Passero
Rosso: devi aiutarmi, Belane.
Belane: Il Passero Rosso? E che
cosa è?
Barton: So che esiste, ne sono
sicuro, è là fuori, devi trovarlo.
Belane: Qualche traccia da
seguire?
Barton: Nessuna... Ma sono
sicuro che il Passero Rosso esiste e che si trova là fuori da qualche parte...
Belane: E questo Passero Rosso
ha un nome?
Barton: Che cosa intende?
Belane: Voglio
dire un nome: come Neal Cassidy...
o Henry Chinaski.
Barton: (spazientito) Di nuovo con questo Henry Chinaski! Ma chi è questo
Henry Chinaski? E perché lo nomina in continuazione?
Belane: Niente, mi scusi, lasci
stare.
Barton: D’accordo.
Belane: Ha un nome questo
Passero Rosso?
Barton: Mi sembri nato ieri,
Belane... Che importa il nome, Belane? Che cosa è in fondo un nome?
Belane: Nemmeno Conrad,
Shakespeare oppure Bukowski... o forse Céline?
Barton: No: è solo il Passero
Rosso. So che tu puoi trovarlo, ho fiducia in te, quel brutto figlio di puttana
è qui nei paraggi.
Belane: C’è sempre un
brutto-figlio-di-puttana nei paraggi...
Barton: Sei un uomo saggio,
Belane... Ho fiducia in te.
Belane: La fiducia costa cara.
Barton: Se troverai il Passero
Rosso ti darò cento dollari al mese finché vivrai.
Belane: Uhm... Vediamo: ho 55
anni, e ho deciso che morirò a 80. Cioè fra 25 anni. Il che fa... bisbiglia sottovoce astrusi e complicati calcoli
matematici.
Barton: 300.
Belane: Come?
Barton: 300 mesi.
Belane
fa ancora di conto bisbigliando sotto-voce parole e sussurri incomprensibili.
Barton: Fidati.
Belane: Non mi fido per
mestiere.
Barton: Mi pare giusto.
Belane: Comunque il conto è
esatto: 300 mesi... Che per 100 fa 30·000 mila dollari.
Barton: (sarcastico) Sei sveglio!
Belane: Mi do da fare... Perchè
non me ne da 10·000 subito e chiudiamo? 10·000 subito e chiudiamo.
Barton: No, Belane.
Belane: Perché no?
Barton: Te li sputtaneresti
tutti in puttane e cavalli.
Belane: Bene, sig. Barton, mi
lasci il suo numero di telefono: ci lavorerò sopra e la richiamerò io non
appena avrò una pista, una traccia,
un indizio.
Barton: Ho davvero fiducia in
te, Belane. Ripongo molta fiducia in te, Belane.
Belane: Bene, la ringrazio,
sig. Barton.
Belane
riaggancia, cerca una sigaretta, la trova, l’accende, l’aspira fino in fondo e
quasi soffoca per un colpo di tosse.
Belane: Bene, bene, bene: il lavoro
comincia a ingranare. Ma il soffitto perde più che mai... E la vita pure. E che
cazzo: mai un po’ di tregua, mai.
Belane
mette il cappello, inserisce la segreteria telefonica, e si avvia verso l’uscita,
camminando lentamente e faticosamente. Sulla soglia si trova davanti un omone
con torace enorme e spalle da orso: è McKelvey.
McKelvey: Il tuo culo è scaduto,
farabutto di un manigoldo: alza il culo e vattene o ti faccio il culo... Giuro
che t’inchiodo il culo se non te ne vai!
Ma
Belane ha già scoccato un destro, che si pianta dritto nel ventre di McKelvey,
il quale si piega in due, andando a colpire con la faccia il ginocchio di
Belane.
Belane: McKelvey, hai merda molliccia al posto della pancia:
quasi ci sprofondavo. Sei uno spettacolo penoso.
McKelvey
piagnucola lastime e imprecazioni a Belane, il quale si china sul malcapitato, gli
rovista nei pantaloni e gli fruga nelle tasche, tirandone fuori il borsello, al
cui interno trova foto di bambini in pose pornografiche insieme con un
centinaio di dollari e una carta di credito: s’infila i soldi e la carta di
credito in tasca, estrae le foto, e prende a sventolarle davanti la faccia
basita di McKelvey.
Belane: E queste
che cosa sono, sporco animale? Mi fai ribrezzo: dovrei farti fuori già solo per
questo... Ma non lo farò. Sai invece che cosa farò? Tratterrò i tuoi luridi
soldi e la tua carta oro della Visa in cambio del mio silenzio.
McKelvey
non ribatte, e Belane gli molla un calcio nel culo, costringendolo ad avanzare carponi
strisciando fino al pianerottolo. Poi chiude la porta, gira per tre volte la
chiave nella serratura, molla un altro calcio nel culo a McKelvey, ed esce.
Belane: (in camera) Farò
un salto alla libreria di Teo. Andrò a piedi: ultimamente quando uso la
macchina riesco sempre a beccarmi una multa per divieto di sosta o eccesso di
velocità. Sbirri di merda... Che andassero a lavorare... E i parcheggi costano
più di quanto io possa permettermi... Sapete, inizio a sentirmi un po’
depresso... L’uomo nasce per morire... Che significato ha? Perdere tempo e aspettare:
aspettare e perdere tempo, aspettare il primo treno, aspettare che un bel culo
piombi dal cielo, aspettare una scopata con i fiocchi in una stupenda e
luminosa notte d’Agosto, aspettare il canto del topo e il ghigno del serpente,
il ruggito del vulcano e lo stridore incontaminato dell’amore eterno. Perdere
tempo e aspettare... Il tempo ci sfugge. Meglio sbrigarsi.
2.2.4) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, TARDO POMERIGGIO.
Nel tardo pomeriggio Belane rientra in ufficio. La porta
del bagno è sfondata e la scrivania capovolta giace riversa a poca distanza dal
bagno. L’investigatore inizia a risistemare la scrivania ma subito s’interrompe:
qualcuno bussa alla porta (cinque colpi rapidi, decisi, forti e insistenti).
Belane: (con aria titubante ed espressione dubitosa in volto) Avanti.
La porta
si apre ed entra un uomo sui 55 anni che presenta ticchi nervosi sussultorii
e ripetuti e si comporta in modo alquanto esagitato: è Jack Bass.
Belane: Sto ristrutturando. Prego:
si accomodi sul divano. Una rinfrescata alle pareti ogni tanto ci vuole. Rende
l’ambiente più gradevole.
Bass: (titubante, con un sorriso appena abbozzato) Buongiorno,
mi chiamo Jack Bass e--
Belane: Lo so.
Bass: Che cosa sa?
Belane: Lei crede che sua
moglie la tradisca con uno o più uomini.
Bass: (contrariato) Solo uno.
Belane: Questo
lo dice lei.
Sul
volto di Bass si disegna un’espressione grottescamente truculenta.
Bass: Che intende dire?
Belane: Si sa
come sono le donne. Quando assaggiano la carne, non la lasciano più. E vogliono
provarla tutta quanta: bianca, nera, gialla, persino aliena!
Bass: (indignato) Ma...
Belane: Ha sui vent’anni.
Bass: 22. E voglio le prove
che lo faccia davvero. Poi divorzierò.
Belane: Perché tutto ‘sto can-can? Divorzi subito e basta. E
vaffanculo.
Bass: Voglio le prove certe.
Belane: E che se ne fa? Tanto
sarà costretto a sborsare un fracco di soldi comunque. Viviamo in un’epoca
nuova e confusa, Bass.
Bass: Che cosa vuol dire?
Belane: Si chiama divorzio
consensuale: non importa quello che uno fa o non fa.
Bass: E perché?
Belane: Svuota i tribunali e
velocizza i tempi della giustizia.
Bass: Ma questa non è
giustizia.
Belane: Loro pensano di sì.
Bass
rimane pensoso e dubitoso. Poi rompe il silenzio.
Bass: Voglio scoprirlo
ugualmente. Voglio saperlo per me stesso.
Belane: Non sono a buon
mercato.
Bass: Quanto?
Belane: Sei dollari l’ora.
Bass: Non mi sembra molto.
Belane: A me sì. Ha una foto di
sua moglie?
Jack
Bass fruga nel portafoglio ed estrae una fotografia.
Belane: Porca troia! Ma è
proprio così?
Bass: (visibilmente
contrariato) Sì.
Belane: Mi sta venendo duro
solo a guardarla.
Bass: Non faccia il furbo.
Belane: Oh, mi scusi. Ok, dovrò
tenere la foto: gliela restituirò appena il caso sarà chiuso. Adesso avrei
bisogno di maggiori informazioni. Sua moglie abita con lei? Condividete lo
stesso tetto?
Bass: Sì.
Belane: E che lavoro svolge?
Bass: Chi? Io o mia moglie?
Belane: Lei, Bass: lustrascarpe,
facchino, portiere d’albergo, nano da giardino, guardone in film porno... Lei,
signor Bass, che lavoro svolge LEI, ovviamente.
Bass: (con
disappunto) Occupo un posto dirigenziale alla Aztec
Petroleum Corporation.
Belane: (imbarazzato) Oh...
Bass: (compiaciuto) Già: oh…
Belane: (con tono assertivo-ottativo) E lei, Bass, ogni giorno va a
lavorare...
Bass: Sì.
Belane: (allusivo) Interessante... E che cosa le fa pensare che sua
moglie...
Bass: Indizi, telefonate,
strani comportamenti, voci che mi frullano in testa...
Belane: Quella si chiama
pazzia.
Bass: Prego?
Belane: Lasci stare. Come si
chiama invece sua moglie?
Bass: Cindy. Maybell da
nubile.
Belane:
(spingendo un taccuino verso Bass) Mi scriva indirizzo e telefono
di casa e di lavoro.
Bass
restituisce il taccuino.
Belane: Dunque vediamo... 69 Rodeo Drive, Beverly Hills 90210?
Bass: Sì.
Belane: Bene, signor Bass. La inchioderò,
le inchioderò il culo, la metterò a nudo, la spoglierò delle sue menzogne,
glielo metterò nel culo!
Bass: Come??
Belane: Accetto il caso, Bass.
La informerò non appena giungerò a godimento.
Bass: Eh??
Belane: Le farò sapere non
appena avrò qualcosa di grosso in mano. Anche se già sento crescere qualcosa...
Bass: E che cosa?
Belane: Idee, ipotesi, tracce,
piste, indizi, deduzioni... Una linea investigativa, insomma.
Bass: Senta: ma sta bene?
Belane: Grazie dell’interesse.
E lei?
Bass: Oh, certamente: sto
bene.
Belane: Allora non si
preoccupi: sono il suo uomo: le inchioderò in culo!
Bass si
alza lentamente e con fare compunto e nervoso e con passo compassato si dirige
verso l’uscita.
Bass: L’ha raccomandata
Barton.
Belane: Allora tutto a posto!
Buon pomeriggio, signor Bass.
La porta
si chiude e Belane rimane solo. Prende la foto di Cindy, la tiene tra le mani, mirandola
e rimirandola.
Belane: (fissando la foto) Brutta troia, brutta troia, zoccola, puttana.
Brutta troia, t’inchioderò il culo! Non avrò pietà! Ti metterò contro il muro e
ti bloccherò! Ti beccherò mentre lo fai! Ti beccherò, troia sfondata. Brutta
puttana, brutta troia, brutta zoccola! (poi,
fissando in camera) Per fortuna dei miei assistiti, sono il miglior
investigatore di Los Angeles e Hollywood. Ho il pieno controllo della
situazione: di qui a poco risolverò tutto! E il caro vecchio Barton lo sa. E
come no!?!
Belane
riprende a sistemare la scrivania. Qualche secondo dopo squilla il telefono.
Belane alza la cornetta e risponde.
Belane: Agenzia investigativa
Belane.
Grovers: Mi chiamo Grovers, Hal
Grovers. Ho bisogno del suo aiuto: la polizia mi ride dietro...
Belane: Di che si tratta,
signor Grovers?
Grovers: Una aliena dello spazio
mi perseguita.
Belane: Ah ah ah, signor
Grovers, La prego.
Grovers: Vede? Mi ridete tutti
dietro!
Belane: Mi scusi, signor
Grovers, ma prima che vada avanti a parlare devo dirle la mia tariffa.
Grovers: Quanto chiede?
Belane: Sei dollari orari.
Grovers: Non mi sembra un
problema.
Belane: E niente assegni
scoperti o andrà in giro con le sue palle in una busta della spesa per il resto
della sua vita, chiaro?
Grovers: I soldi non sono un
problema. Il problema è questa donna.
Belane: Quale donna, Grovers?
Grovers: Cavolo! Quella di cui
stiamo parlando: l’aliena dello spazio.
Belane: E, se posso
permettermi, ma come fa a sapere che si tratta di un’aliena dello spazio?
Grovers: Me l’ha detto lei.
Belane: E Lei le crede?
Grovers: Certamente: l’ho vista fare
certe cose...
Belane: Per esempio?
Grovers: Beh, levitare fino al soffitto
e cose del genere...
Belane: Lei beve, signor
Grovers?
Grovers: Certo. Perché? Lei no?
Belane: Non funzionerei senza.
Ora ascolti, Grovers: sarebbe meglio che lei facesse un salto di persona qui da
me. Ajax Building, terzo piano, porta 313. Ma bussi prima di entrare.
Grovers: In un modo convenuto?
Belane: (con espressione divertita) Sì, al ritmo di (canticchiando) “chinga-tu-madre-cabròn” e saprò che è lei.
Grovers: D’accordo, signor
Belane.
La telefonata
finisce. Belane riattacca.
Belane: Povero demente...
Nell’attesa,
Belane rimette a posto la scrivania, gli ci vogliono una decina di minuti. Poi
si siede con aria meditabonda in attesa del nuovo cliente.
2.3) IL CASO “CÉLINE”.
2.3.1) DIDASCALIA.
il caso di céline.
2.3.2) ESTERNO, HOLLYWOOD, POMERIGGIO.
Belane lascia
l’ufficio, scende le scale, esce dall’Ajax Building, ed entra nella strada.
Belane: (aprendo il portone d’ingresso e fissando in camera) Come ho detto
prima, adesso è il caso di fare un salto alla libreria di Teo. Andrò a piedi:
ultimamente quando uso la macchina riesco sempre a beccarmi una multa per
divieto di sosta o eccesso di velocità. Sbirri di merda... Che andassero a
lavorare... E, poi, i parcheggi costano più di quanto io possa permettermi...
Belane
esce dal portone e s’immette nel viale incamminandosi verso la libreria di Teo
Korzeniowski.
Belane: Inizio a sentirmi un po’
depresso... L’uomo nasce per morire... Che significato ha? Perdere tempo e
aspettare: aspettare e perdere tempo, aspettare il primo treno, aspettare che
un bel culo ci piombi addosso dal cielo, aspettare una perfetta e luminosa
notte d’Agosto, aspettare il canto del topo e il ghigno del serpente. Perdere
tempo e aspettare... il tempo ci sfugge. Eccoci alla libreria di Teo...
2.3.3) INTERNO, LIBRERIA DI TEO, GIORNO.
Belane
giunge alla libreria di Teo Korzeniowski e varca la soglia d’ingresso.
Teo: Sei fortunato: ti sei perso
per un pelo quell’ubriacone di Bukowski: era qui che si vantava della sua
nuova bilancia delle poste marca Pelouze.
Belane: Lascia
perdere quello... Hai per caso una copia autografata di “Mentre morivo” di Faulkner?
Teo: Certamente.
Belane: A quanto la metti?
Teo: 2,800 dollari.
Belane: Ci penserò.
Teo: (a Belane) Scusami un attimo. (a
un tizio che sta sfogliando un libro in fondo al negozio) Forza: rimettilo
subito a posto e levati dai coglioni!
L’uomo è
un piccoletto leggermente curvo e dall’aspetto delicato, e indossa una specie d’impermeabile
giallo. Rimette al suo posto il libro sullo scaffale, e si muove verso l’uscita,
gli occhi velati di lacrime, ma Teo lo blocca alla soglia del negozio.
Teo: Ancora due cose. Primo:
ha smesso di piovere e l’impermeabile è ormai inutile; secondo: un
impermeabile giallo è da froci. Adesso sparisci. (a Belane) Ci credi se ti dico che qualcuno entra persino con i
coni gelato in mano?
Belane: Oh, credo a cose ben
peggiori, Teo.
Mentrecchè
proferisce queste parole, Belane nota con la coda dell’occhio un uomo
fortemente somigliante a Céline intento a sfogliare un libro in fondo al
negozio. Gli si avvicina cautamente e lentamente fino a giungere a pochi passi
di distanza. Quando è ormai così vicino che può leggere il titolo del libro che
tiene in mano (si tratta di “Non morire
mai” di Manuel Omar Triscari), il presunto Céline si accorge della sua
presenza alle proprie spalle, e si volta nella sua direzione.
Céline: Questo tizio ha un problema.
Belane: E quale sarebbe?
Céline: Considera la noia una
forma d’arte.
Belane: Beh, in molti
commettono questo errore... Altri commettono altri errori.
Céline: Quali altri errori?
Belane: Per esempio non
approfondire quello che gli interessa... Non sincerarsi del reale stato dei
fatti.
Céline: (contrariato) Non capisco quello che vuoi dire, amico.
Belane: Beh tutti credono che
tu sia morto, e invece adesso scopro che semplicemente non avevano controllato
bene.
Céline: È il problema delle
masse... Non s’interessano e sono superficiali. La superficialità, bello.
Teo: (dall’altra estremità del negozio) HEY TU: O COMPRI O VAI FUORI DAI
PIEDI.
Belane: Siamo in due qui
dentro: chi deve togliersi dai piedi?
Teo: Quello che somiglia a
Céline. Hai sentito, no? Togliti dalle palle, amico.
Céline: E perché?
Teo: Capisco subito quando non avete intenzione di comprare.
Lo
pseudo-Céline ripone il libro, si avvia verso l’uscita sbuffando, e uscendo
sbruffa qualcosa d’incomprensibile in faccia a Teo, che lo guata torvo e
accigliato. Belane lo segue a distanza fermandosi alla soglia del negozio e
scrutando da lontano il suo percorso. Lo pseudo-Céline cammina nel viale fino a
una edicola all’angolo.
Belane: (a Teo) Ci si becca in giro, bello.
Teo: <<L’hélice
tourne et nous emporte vers l’inconnu...>>.
Belane: (confuso)
Beh, ci si vede.
Teo annuisce
con un grugnito.
Belane: (guardando in camera e
ammiccando con la testa verso l’edicola) Vedete quell’edicola? Per quel che
mi ricordo quell’edicola è lì da sempre. Ricordo che almeno venti o forse anche
venticinque anni fa mi trovavo lì davanti in compagnia di tre prostitute: un’asiatica,
una negra e un’albanese. Poi le portai tutte a casa mia e iniziai a scoparne
una mentre la negra mi leccava il buco del culo e l’albanese si faceva leccare
dal mio cane... Era un cane bellissimo, si chiamava Todd... Caro, vecchio
Todd... Poi l’albanese prese il posto dell’asiatica e l’asiatica iniziò a farsi
leccare dal cane mentre l’albanese continuava a pulirmi il culo con la lingua.
Infine, la negra sostituì l’albanese e l’asiatica e l’albanese presero a
leccarsi tra di loro mentre io scopavo la bocca della negra e Todd le leccava
la figa. Solo che ci andai giù pesante e la negra ebbe un conato di vomito che
non riuscì a trattenere così corse fino in bagno e sboccò di brutto, poi svenne
per un mancamento e batté la testa contro il bordo del cesso: perse molto
sangue e io allora la cacciai di casa. Così, rimanemmo soli io l’asiatica e l’albanese.
E il cane. Fu una bella baldoria: nel fiume torbido la pesca è più ricca...
Belane
sospira con aria profondamente malinconica e cupa e nostalgica.
Belane: (continuando) Il tempo ci sfugge.
Belane
decide di avvicinarsi allo pseudo-Céline, fermo davanti l’edicola, intento a
leggere una rivista. Quando è ormai vicino abbastanza, e può perfino leggere il
nome della rivista che sta leggendo (si tratta del “The New Yorker”), lo pseudo-Céline si accorge della
presenza di Belane, ripone la rivista nella rastrelliera, si volta, e prende a
fissare Belane dritto negli occhi con aria di sfida.
Céline: C’è anche un altro
problema.
Belane: E cioè?
Céline: Non sanno proprio
scrivere... Nessuno di loro.
Poi fa
cenno a un taxi che rallenta, lo carica, e immediatamente riparte.
Belane: Hey, voglio chiederti
una cosa...
Ma il
vento, il rombo veloce del motore, e lo stridore isterico delle ruote sull’asfalto
si portano via il resto prima che giunga all’orecchio di Céline, il quale si
limita a sporgere il braccio dal finestrino e alzare il dito medio in segno di
dileggio.
Belane: (in camera, stupito) È il primo taxi
che vedo da queste parti. Cioè, che vedo vuoto, passare in tutta calma senz’alcuna
fretta. (guardando il cielo) Per
fortuna ha smesso di piovere. Ma il dolore permane e insiste. E adesso l’aria è
anche fredda e odora di scoreggia bagnata. Ma ho la carta oro della Visa. E
sono vivo. O almeno credo. Forse. L’inferno te lo costruisci da solo. L’inferno
in terra. Solo pochi sopravvivono: gli eroi e i vigliacchi. Meglio tornare in
ufficio adesso.
2.3.4) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, POMERIGGIO.
Belane apre
la porta dell’ufficio. Alla scrivania è seduta Marcela, la sua segretaria.
Belane: (sarcastico) Oh, finalmente hai deciso di ricomparire...
Marcela: (divertita) Le ho
già detto che sono stata in sindrome premestruale.
Belane: Ancora!?
Marcela: Perché? Le conta?
Belane: È LA QUARTA VOLTA
QUESTO MESE! Adesso siediti, fammi un pompino che sono nervoso e quando hai
finito cerca informazioni s’un certo Céline.
Marcela: Chi???
Belane: Te lo spiego dopo...
intanto vieni qua.
Marcela
si alza dalla scrivania, s’inginocchia tra le gambe di Belane, apre la patta,
tira fuori l’uccello, inizia a menarlo dolcemente, lo guarda come se fosse una
caramella, poi lo prende in bocca come una caramella, e inizia a succhiare con
passione e dedizione, impegno e voluttà.
Marcela: (interrompendosi) Ma tu parlami di
questo Céline intanto.
Belane: Ne so quanto te...
Louis Ferdinand Auguste Destouches, in arte Céline, uno scrittore francese. La
Morte lo sta cercando...
Marcela: Per quanto tu possa
nasconderti, la morte ti scova sempre...
Belane: Già.
Marcela: Altre
informazioni? Non so... Sposato? Moglie? Figli? Cani? Amanti? Suocere? Età?
Carnagione? Statura? Colore dei capelli?
Belane: Brancoliamo nel buio...
Il committente aveva la bocca tappata.
Marcela: Come la mia...
Belane: (sornione) Ma io non ho alcuna intenzione di lasciarti a bocca
asciutta!
Poi gli
spasmi dell’orgasmo lo raggiungono e lo investono facendolo gemere e mugolare
come un cane ferito.
Marcela: (spaventata) Ma che succede?
Belane
emette un urlo belluino.
Marcela: Hey...
Tutto ok?
Ma
Belane non risponde e continua a ululare.
Marcela (preoccupata): Hey,
capo...?
Belane
emette un altro grido, acutissimo.
Belane: Ahhh! Tutto ok bambola.
Ma tu continua a succhiare.... AHHH AHHH AHHH ci siamo. Succhia, succhia forte.
Marcela: Ok.
Belane: AHHHH.
Marcela si
tira su e si ricompone, pulendosi la bocca con il dorso della mano.
Marcela: Credevo che stesse per
prenderLe un colpo.
Belane: Scusa: non godevo così
da settimane. Mi è mancata la tua bocca.
Marcela: (lusingata) Hmh, com’è carino e gentile
lei! Adesso tutto bene?
Belane
si accascia sul divano.
Belane: Sì. Ma torniamo al
lavoro: cerca quello che trovi su questo maledetto Céline. Io intanto mi faccio
un drink. Tu vuoi qualcosa?
Marcela: (ammiccante) No grazie: io ho già
bevuto!
Belane: E fino all’ultima
goccia! E quello che ti è colato dalle labbra lo hai raccolto con la lingua!
Non hai voluto proprio perderne nulla, eh!? Brava: è così che si fa!
Marcela: Grazie, capo!
Belane: Ma ora devo
rifocillarmi: mi hai prosciugato! Mi hai succhiato anche l’anima! Sei peggio
dello scarico del cesso: risucchi proprio tutto!
Marcela
sogghigna maliziosa e provocante e va per sedersi al computer. Belane si reca all’angolo bar e si versa un drink.
Marcela: Dunque, veniamo a noi.
Eccoci qui... Vediamo... Louis Ferdinand Céline: nato nel 1891: oggi dovrebbe
avere 102 anni: ci credo che la morte lo stia cercando.
Belane: 1891, eh? 102 anni: e
quell’uomo in libreria ne avrà tra i 40 e i 45, sicuramente meno di 50: caso
risolto: non può essere Céline.
Marcela: O può aver trovato un
espediente per fregare il processo d’invecchiamento e così fottere la morte.
Guardi i divi del cinema, i politici, Berlusconi, Briatore, Trump, Valentino,
Versace, Ray Liotta, Steven Tyler: prendono la pelle del culo e se la fanno
mettere in faccia. La pelle del culo è l’ultima a raggrinzirsi e così loro
passano gli ultimi anni ad andarsene in giro con vere e proprie facce da culo.
Belane: Céline farebbe una cosa
del genere? È troppo intelligente per voler vivere fino a 102 anni. No, Céline
non farebbe mai una cosa del genere. È una pazzia. È tutta una pazzia. Il mondo
è pazzo. Tu sei pazza. Io sono pazzo.
Marcela: Dice questo perché non
ha mai visto un pilota di linea. Quelli sono pazzi davvero. Folli proprio.
Patologici. Mai guardare il pilota quando si sale s’un aereo. Salga a bordo e
ordini da bere. O ancora meglio arrivi già sbronzo. Ma non fatto: potrebbero
lasciarla a terra.
Belane: Grazie del consiglio.
Lo terrò presente. Ma ora è meglio chiamare la Signora Morte e avvertirla
subito.
Marcela: Ok. E per me è ora di
andare: sono già le 17 e ho finito il mio lavoro per oggi.
Belane: Sì. Buona giornata.
E... (allusivo e malizioso, con un
sorriso sardonico e sornione) grazie di tutto, baby.
Marcela: (altrettanto allusiva e maliziosa) Beh, prego. È stato un piacere
servirLa, capo. Ma ora è proprio il caso che io vada: il Giovedì il mio ragazzo
passa a prendermi per andare al cinema e a quest’ora sarà già sotto in strada
ad attendermi. Non voglio farlo aspettare troppo.
Belane: Certo. Vai.
Marcela: Arrivederci, signor
Belane.
Marcela esce,
e Belane va al telefono e compone il numero della Signora Morte.
Signora Morte: (fuori campo, al telefono) Pronto.
Belane: Mmmh...
Signora Morte: Ma che
cos--? Ah, sei tu, grassone di un Belane. Stai facendo progressi con il caso o
sei a un punto... morto? Ah ah ah.
Belane: Di più: ho risolto il
caso. Céline è nato nel 1891 sicché il tizio che bazzica la libreria di Teo non
può essere lui.
Signora Morte:
Conosco le date ufficiali, Belane. Senti, so che è vivo... Da qualche parte...
E quel tale in libreria potrebbe essere lui. Non posso permettere che scorrazzi
a piede libero prendendosi deliberatamente gioco di me. Voglio quell’uomo. Lo
voglio assolutamente.
Belane: (bofonchiando) Ma...
Signora Morte:
Ascoltami, razza di cretino: voglio la prova provata che questo tizio sia o non
sia Céline. Barton ti ha raccomandato, ha detto che sei uno dei migliori.
Belane: Oh, sì: in questo
momento sto lavorando anche per lui. Mi ha incaricato di rintracciare il
Passero Rosso. Lei sa qualcosa a riguardo?
Signora Morte: Prima
tu risolvi il caso Céline e poi io ti dirò dove si trova il Passero Rosso.
Belane: Oh, Signora, ha davvero
l’uccello in pugno? Davvero me lo metterà in mano non appena avrò risolto il
caso di Céline? Lo farà davvero? Oh, sarei l’uomo più felice del mondo se potessi
avere l’uccello! Farei qualsiasi cosa pur di averlo in pugno!
Signora Morte: Per
esempio?
Belane: Beh, non so, così su
due piedi... Ucciderei il mio scarafaggio preferito, per lei. Prenderei a
cinghiate sulla schiena mia madre, per lei. Mi inculerei un nano da giardino o
un cammello con la cataratta, per lei. Potrei--
Signora Morte: Smettila
di blaterare, Belane! Comincio a pensare che Barton mi abbia rifilato un
bidone! Beh, meglio che cominci a darti una mossa. O sarò costretta a prendere
te...
Belane: Oh certo. (poi, improvvisamente esterrefatto)
Aspetti, signora, aspetti un attimo: in che senso sarà costretta a venire a
prendere me...?
Ma il
telefono è già muto. Riposta la cornetta sulla forcella, l’investigatore si
guarda intorno come alla ricerca di un appiglio.
Poi, si
spalanca la porta e appare Jimmy McKelvey, accompagnato da un gigantesco,
enorme figuro di centosettanta chili, all’apparenza mentecatto e subnormale, di
nome Tommy, che fissa il vuoto con occhi vacui e immobili.
McKelvey: (con tono
minaccioso) Ciao, Belane. Lui è Tommy.
Tommy emette
un terribile ghigno.
Tommy: Piaciri di canuscirla.
McKelvey:
Sentimi bene, Belane: Tommy è qui con il solo obbiettivo di ridurti
letteralmente in polpette. Non è vero, Tommy?
Tommy: Uh, uh.
Belane
rivolge a Tommy un delicato sorriso gentile.
Belane: Ascoltami, Tommy: tu non
mi conosci, giusto?
Tommy: Uh.
Belane: E allora perché
dovresti volermi fare del male?
Tommy: Perché me l’ordinò il
signor McKelvey.
Belane: Tommy, se il signor
McKelvey ti ordina di bere la tua pipì, tu la bevi?
McKelvey: Hey,
lurido sacco di merda: piantala di confondermi il ragazzo!
Belane: Tommy, mangeresti la
pupù della tua mammina solo perché il signor McKelvey ti dice di mangiare la
pupù della tua mamma?
Tommy: Uh?
McKelvey: (a Belane) Chiudi il becco, Belane: qui
parlo solo io! (a Tommy) Tommy, ora
voglio che fai a pezzi questo idiota: riducilo in brandelli e spargilo al
vento, buttalo giù dal balcone, ma in modo che sembri un incidente. Capito?
Tommy: Gnorsì, don McKelvey.
McKelvey: Bene.
Allora che cosa aspetti? Fallo!
Tommy si
avvicina a Belane il quale fa in tempo a sfilare da un cassetto della scrivania
la propria Luger e puntarla contro la mastodontica massa di Tommy.
Belane: Fermo lì dove sei,
Thomas, o sputerai più rosso di una figa mestruata.
McKelvey: Hey,
da dove salta fuori quel pezzo?
Belane: Un investigatore senza
pistola è come un cazzo senza palle, come una bocca senza denti, come un
orologio senza lancette. Non lo sai? Dovresti saperlo.
McKelvey:
Belane, parli come un deficiente.
Belane: Questo me lo hanno già
detto. Quello che invece non ho ancora sentito è la tua voce del cazzo dire al
ragazzo di farsi indietro se non vuole essere riempito di piombo.
McKelvey: Tommy,
da bravo, torna qui e mettiti di fronte a me.
McKelvey
e Tommy rimangono affrontati l’uno all’altro in silenzio per diversi minuti, durante
i quali Belane li osserva meditabondo monologando in camera.
Belane: (in
camera) Devo escogitare un piano. Che faccio ora con questi due
ammassi di letame? Non è facile. E io non sono un genio: non ho mai vinto una borsa
di studio a Oxford e dormivo della grossa durante l’ora di biologia. Inoltre,
sono sempre stato scarso in matematica. Fatto sta che sono riuscito a rimanere
vivo fino a 55 anni e non mi farò rivoltare il culo da questi due minorati. Ho
il coltello dalla parte del manico. Ma devo darmi una mossa e fare una mossa.
Ora o mai più: Settembre è alle porte, gli avvoltoi volteggiano in cerchio, il
sole sanguina esasperato, e a me rimane poco tempo ormai.
Belane: D’accordo, Tommy: ora
mettiti carponi.
Tommy
rivolge un’occhiata stranita a Belane, il quale fa scattare la sicura della
pistola, e contraccambia l’occhiata spaesata di Tommy con un debole sorriso
beffardo che intimorisce Tommy e lo induce a obbedire: Tommy si butta
subitamente in terra, facendo tremare la scrivania e cadere un quadro.
Belane: Adesso, Tommy, da
bravo: tu farai l’elefante e McKelvey il cornac.
Ci siamo capiti?
Tommy: Uh?
Belane: (a McKelvey) Tu hai capito. Su, forza, sali.
McKelvey: Belane,
tu sei pazzo.
Belane: E chi può dirlo? La
pazzia è un concetto così relativo... Voglio dire, chi stabilisce le regole?
McKelvey: Non lo
so. So solo che tu sei fuori di testa.
Belane: Poche ciance: sali e
basta.
McKelvey: Va
bene, va bene. D’accordo. Ma prima, voglio che tu sappia che io penso che tu
sei completamente suonato, andato, fuori di testa, pazzo furioso.
McKelvey: Sali,
stronzo.
McKelvey
si arrampica sulla schiena di Tommy.
Belane: Bene, Tommy, adesso tu
fai l’elefante e ti porti McKelvey sulla groppa giù per il corridoio fino all’ascensore!
Tommy
comincia a strisciare in silenzio.
McKelvey:
Belane, me la pagherai. Te la farò pagare. Lo giuro.
Belane: Pestami ancora i piedi,
McKelvey, e ti farò ingoiare cazzi di piombo!
Così
dice Belane, e poi si reca verso l’uscio seguendo i due malcapitati. Quando è
arrivato alla soglia li precede, apre la porta, aspetta che Tommy e McKelvey striscino
fuori, li segue fino all’ascensore, preme il pulsante di chiamata, e nell’attesa
che l’ascensore arrivi al piano si mette a fischiettare un allegro standard jazz.
Belane: (monologando in camera) Vi ricordate di come trovarono Jimmy Foxx
morto in una stanza d’albergo nei quartieri poveri? Morto tra gli scarafaggi.
Arrivato
l’ascensore, Belane apre la porta, rifilando un calcio nel culo a Tommy, il
quale procombe in avanti rovinando dentro l’abitacolo dell’ascensore dove tre
persone rivolgono ai due uomini stesi in terra una rapida e indifferente
occhiata e riprendono a leggere il proprio giornale come se niente fosse. Poi
Belane richiude la porta dell’ascensore, e scende per le scale contando ad alta
voce il numero dei gradini.
Belane: (in camera) Sono in sovrappeso di almeno 25 chili: può solo farmi
bene.
Al 70esimo
gradino si ferma: è giunto al piano terreno. Esce nella strada, si ferma in una
tabaccheria, compra sigari, e poi continua risoluto avanzando nello smog.
Belane: (in camera) Sono Mickey Belane: l’investigatore più dritto di L. A.
2.3.5) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
L’indomani
Belane rischia e torna in ufficio.
Dietro
la scrivania, comodamente seduto in poltrona, McKelvey.
McKelvey: Ciao,
Belane! Non mi aspettavi, eh!? Come ti girano?
Belane: Che domande sono? Vuoi
dare un’occhiata?
McKelvey: No,
grazie.
McKelvey
si alza dalla poltrona e gira intorno alla scrivania dirigendosi verso Belane.
Belane: Fai un altro passo e ti
infilerò la testa su per il culo.
McKelvey: Buono,
stai calmo: vengo in pace.
Belane: Uh?
McKelvey: Buone
notizie per te, Belane.
Belane: Eh?
McKelvey: Lo
giuro sull’onore di mia madre.
Belane: Sull’onore di tua
madre? Ma se nella sua vita quella donna ha visto più cazzi che tramonti!
McKelvey
fa per scagliarsi contro Belane ma questo indietreggia e lo schiva.
Belane: Vacci piano, o ti
trasformerò in un caso disperato. Ti ricordi di Antoine Rockamora? Mezzo negro,
mezzo samoano, lo chiamavano Tony Rocky Horror...
McKelvey: Sì, mi
pare. Quello grasso... E allora?
Belane: Beh, io non me la
sentirei di chiamarlo grasso... Insomma, ci andrei piano prima di definirlo
grasso: ha problemi di peso, poveraccio, che deve fare? È samoano...
McKelvey: Credo
di sapere di chi parli. E allora?
Belane: Hai presente la fine
che gli ha fatto fare Marcellus Wallace?
McKelvey: No.
Belane: Beh, Marcellus gli ha
dato una bella ripassata. E in giro corre voce che sia stato per colpa della
moglie di Marcellus Wallace.
McKelvey: Che gli
ha fatto? Se l’è scopata?
Belane: No, no, no, no, no, no,
no, no: niente di così grave.
McKelvey: Che
cosa allora?
Belane: Le ha fatto un
massaggio ai piedi.
McKelvey: Un
massaggio ai piedi? Tutto qui? E con questo?
Belane: Beh, Marcellus ha
mandato a casa sua un paio di scagnozzi strafatti di crac che lo hanno portato sulla veranda e lo hanno gentilmente
accompagnato di peso fuori dal balcone. Il negro s’è fatto un volo di 4 piani.
Di sotto c’era... c’era un giardinetto ben curato, con il tetto in vetro, come
quello delle serre: il negro c’è passato attraverso. E d’allora non è più
capace di esprimersi molto chiaramente.
McKelvey: Cazzo.
Un vero peccato. Ma non capisco quale sia il punto.
Belane: Il punto è che quando
uno gioca con il fuoco prima o poi si brucia. Il punto è che non si fa un
massaggio ai piedi della moglie di Marcellus Wallace, così come non si mette il
bastone tra le ruote a Mickey Belane. Oppure ti ritrovi scaraventato dal quarto
piano di un palazzo con il modo di parlare alquanto incasinato. Il punto è che
adesso hai un’idea di come potresti finire se muovi anche solo un pelo pubico
del tuo fottutissimo corpo di merda.
McKelvey: (arrabbiato, dopo un attimo di esitazione)
È che non mi piace che ci dai dentro così con mia madre. Non mi piace che ci
vai giù così pesante con lei.
Belane: E perché no? L’ha già
fatto metà degli uomini della città.
McKelvey: Adesso
ti ammazzo con queste mani.
E livido
di rabbia salta addosso a Belane con intenti lesivi. Ma una voce maschile fuori
campo interviene a evitare il peggio.
uomo con bombetta: (fuori campo, schiarendosi la voce) Uh, uhh.
McKelvey
e Belane smettono di azzuffarsi e all’unisono si girano verso l’uomo con la
bombetta.
Uomo con bombetta: Buongiorno,
signor Belane. Sono qui per conto della Morte.
Belane: Eh?
Uomo con bombetta: Mi
manda la Morte.
Belane: Eh???
Uomo con bombetta: La
Signora Morte.
Belane: Ah, in tal caso è il
benvenuto.
Uomo con bombetta: Strano
sentirlo dire. Ma grazie, si accomodi.
Belane: Di solito questo lo
dico io. Almeno nel mio ufficio.
Uomo con bombetta: La
ruota gira, Belane...
Pausa.
Belane si accomoda. Pausa.
Uomo con bombetta:
Belane, la Signora Morte mi ha incaricato di pagare al signor McKelvey qui
presente una cifra corrispondente all’importo di un intero anno di affitto.
Belane:
(strabuzza gli occhi e bisbiglia) Che
donna... (a McKelvey) Hai sentito? Il
mio affitto è pagato, adesso sgomma e togliti dal cazzo.
McKelvey: Va
bene, ma cerca di mantenere questo posto pulito e ordinato: niente feste,
niente bische, niente puttane, niente schiamazzi, niente sparatorie, niente
conoscenze carnali illegali, niente stronzate insomma.
Belane: (all’uomo con la bombetta) E smamma anche tu: ho da fare. È ora di
darsi da fare sul serio. Sono Mickey Belane, investigatore privato. Il più
dritto in città. L’angelo punitore di questa città d’inferno. Molti casi mi
aspettano.
I due ospiti
lo fissano alquanto perplessi per alcuni secondi, e poi si affrettano ad
uscire. Rimasto solo, Belane si precipita al telefono, alza il ricevitore, e
compone un numero.
Belane: Pronto Tony Pizza D’Asporto?
Tony: (fuori campo al telefono) Al vostro
servizio.
Belane: Qui il signor Morte
Lenta.
Tony: (arrabbiato) Belane, brutto bastardo figlio di puttana, mi devi 475
dollari, non posso accettare la tua giocata: prima devi azzerare il tuo debito.
Belane: Ho una puntata da 25
dollari: fammela fare e così sono 500 verdoni tondi tondi. Se perdo te li restituirò
tutti e subito sull’unghia. Te lo giuro sull’onore di mia madre.
Tony: (fuori di sé) Belane, tua madre mi deve 300 dollari!
Belane: Meglio 800 dollari che
non riavrai mai o 500 tondi che riavrai subito?
Tony: E va bene, Belane.
Belane: 25 dollari su Madama
Butterfly vincente nella sesta corsa.
Tony: Va bene, sei coperto. E
buona fortuna. Ti servirà.
Belane: Tu pensa ai cazzi tuoi.
E
riaggancia.
Belane: (in
camera) Porca puttana, un uomo nasce per lottare. Si deve sempre
combattere. Per ogni fottuto centimetro di campo conquistato. Nato per lottare,
duro a morire.
Poi si
siede alla poltrona, si distende sullo schienale e accende una sigaretta
soffiando un anello di fumo quasi perfetto.
Belane: Oh, che grande bellezza...
Poco
dopo qualcuno bussa alla porta.
Belane: Avanti, è aperto.
Entrano
due negri dall’aspetto duro e cattivo e risoluto.
Dante: Buongiorno, signor Belane. Lui
è Fante.
Fante: E lui è Dante.
Dante: Ci manda Tony.
Belane: Non conosco nessun
Tony. Siete sicuri di essere nel posto giusto, signori?
Fante: Sì.
Dante: Madama Butterfly è
stato eliminato.
Fante: Ha disarcionato il
fantino alla partenza.
Belane: State scherzando...
Dante: Noi non scherziamo mai.
Fante: Chiedi alla polvere...
Dante: O chiedi al tramonto se
preferisci...!
Belane: Certo che, per essere
due rozzi, siete davvero poetici.
Dante: E tu come handicapper sei proprio handicappato.
Fante: Poche storie: Tony dice
che ci devi 5 gambe. Dunque tira fuori 5 gambe o ti ritroverai a camminare a
quattro zampe per il resto della tua fottuta miserabile inutile ignobile lurida
vita.
Dante: Oh, sì Belane. Poche
storie: sgancia subito la grana se non vuoi finire a nutrirti con una cannuccia
per il resto della tua vita.
Belane: Oh, sì, non ricordavo.
Ecco, li ho proprio qui...
E così
dicendo prostende la mano verso un cassetto della scrivania per prendere la
pistola ma è anticipato da Dante che estrae dai pantaloni la propria pistola e
la punta contro Belane.
Dante: Lascia perdere,
minchione.
Fante esce un’altra pistola e la punta contro Belane.
Fante: Rimetti le mani sulla
scrivania e non muoverle da lì.
Dante: Su, da bravo.
Belane
obbedisce, e ripone le mani sulla scrivania.
Fante: Ora, capisci che non
possiamo permetterti di scorrazzare liberamente per la città quando devi a
Tony 500 dollari?
Belane: Datemi 3 giorni.
Dante: Hai 3 minuti.
Belane: Come funziona? Voi
ragazzi parlate a turno? Prima l’uno, poi l’altro, ad alternanza continua,
senza spezzare mai il ritmo?
Fante: Siamo negri: abbiamo il
ritmo nel sangue.
Dante: E in questo momento c’è
solo una cosa che vorremmo spezzare.
Dante e Fante: (all’unisono)
Le tue gambe.
Belane: Wow! Sapete anche
duettare: meraviglioso! È proprio vero che voi negri avete la musica nel
sangue!
I due lo
guardano torvi e risentiti. Dante prende una sigaretta e se la infila tra le
labbra. Poi si fruga nelle tasche.
Dante: Mh, mi sa che ho perso
l’accendino. O qualcuno me l’ha fatto. Esco sempre di casa con tre accendini e
quanto ritorno non ne ho più neanche uno. Vieni qua, stronzo, fammi accendere.
Belane: (a Fante) Dice a te.
Fante: (a Belane) No:
mi sa che dice a te.
Dante: (a Belane) Dico a te. Vieni qui, stronzo, e accendimi la sigaretta.
Belane: Vai a farti fottere,
negro di merda.
Dante: Ma fai sul serio?
Belane: Succhiami il cazzo,
negro di merda.
Dante (a Fante) Qualcuno, oggi, vuole rimanere zoppo.
Fante: Uh, uh, uh.
Dante: Hai 3 secondi.
Belane: Uno, due, tre: su,
sparami, frocio.
Dante fa
scattare la sicura della propria pistola.
Dante: Bambino cattivo! Hai
mai letto la “Divina Commedia”?
Belane: No. Perché?
Dante: Perché adesso ti farò
fare un viaggio di sola andata all’inferno. Preparati a partire.
Belane: Vai a fare in culo,
negro di merda.
Dante: Va bene. Come
preferisci. Lo hai scelto tu.
Proprio
nel momento in cui Dante sta per avventarsi su Belane, si apre la porta d’ingresso
dell’ufficio, ed entra la Signora Morte, tutta imbellettata e seducente.
Signora Morte: (a Belane) Belane! Chi sono questi
buffoni?
Belane: Signora, Le presento
Dante e Fante.
Signora Morte: Questi
brutti ceffi ignoranti, zotici e cafoni si chiamano Dante e Fante?
Belane: Già...
Signora Morte: Quando
si dice “l’ironia delle cose>”! Ho conosciuto i veri Dante e Fante: erano
dei re, questi sono solo pagliacci schifosi e infimi sciacalletti.
Belane: Sono emissari di un
certo Tony.
Signora Morte:
Cacciali via subito.
Belane: (a Dante
e Fante) Bene, ragazzi, avete sentito: è ora di levare le tende.
Dante e
Fante ridono forte, con disprezzo e sarcasmo. Poi all’improvviso si zittiscono.
Fante: (a Dante) Questo tizio è proprio diverte.
Dante: (a Fante) Un vero spasso!
Signora Morte: D’accordo.
Me ne sbarazzerò io!
Si alza,
ammicca e vicita Dante, e lo fissa intensamente negli occhi: Dante di colpo si
piega in avanti e diventa bianco di un biancore osseo, pallido di un pallore
cadaverico, alburno di un albore latteo.
Dante: (a Fante) John, non mi sento tanto bene.... Mi sento male, decisamente
male...
Fante: (a Dante) Al, non è niente: magari sono stati quei bastoncini di
pesce che hai mangiato al cinese.
Dante: Cazzo, John, devo
andarmene. Sto malissimo.
Poi la
Signora Morte si rivolge a Fante, e lo fissa negli occhi.
Fante: Cazzo, Al, ma che mi
prende? Ho le vertigini... Ma che cosa ho? Lampi di luce.... Bagliore di
razzi... Folgore di luci... Non ci vedo più...
Signora Morte: Adesso
uscite.
Dante e
Fante si precipitano verso l’uscio, aprono la porta, e si fiondano fuori dall’ufficio.
Hanno un aspetto tremendamente malmesso e malsano. Belane li segue per
assicurarsi che se ne siano andati. Poi rientra in ufficio.
Belane: Grazie: mi hai salvato
il culo.
Ma la
Signora Morte non c’è più: Belane cerca sotto la scrivania e in bagno, dietro
il divano e fuori dalle finestre, ma la donna è scomparsa. Belane rivolge un’occhiata alla porta d’ingresso.
Belane: Beh, grazie lo stesso.
Ma avresti potuto salutarmi: inizio ad affezionarmi.
Poi
ritorna alla scrivania. Si siede. Alza la cornetta del telefono. Compone un
numero.
Tony: (fuori campo al telefono) Pronto?
Belane: Tony Pizza d’Asporto?
Sono il signor Morte Lenta.
Tony: Come? Cosa? Ma riesci
ancora a parlare? I miei ragazzi non ti hanno incasinato il modo di parlare?
Ora come ora, non dovresti più essere capace di esprimerti molto chiaramente.
Belane: Oh, parlo benissimo
invece, Tony. Non mi sono mai sentito meglio.
Tony: Non riesco a capire...
Belane: Tony, questa volta ci sono andato leggero con i tuoi ragazzi: mandali un’altra
volta e non mi limiterò a questo.
Si sente
un respiro confuso e affannoso. Poi la linea si interrompe e il ricevitore
diventa muto.
Belane: (in camera, puntando l’indice) Se pesti i piedi a Belane, sei nei
guai. Chiaro e semplice. In guai seri. Chiaro e tondo. Dove eravamo rimasti?
Devo trovare qualcosa da fare: un investigatore privato in gamba ha sempre cose
da fare. L’avete visto nei film.
Decide
di uscire. Indossa la giacca e il cappello. Apre la porta. La richiude alle
proprie spalle. Da un giro di chiave. Prende l’ascensore. Esce dall’ufficio.
2.3.6) ESTERNO, MERIGGIO.
Belane si
avvia verso il parcheggio, sale in macchina, guida fino a un supermercato: parcheggia,
scende dalla macchina, la chiude a chiave, entra nel supermercato, e ne esce
con alcune buste di roba che dispone nel bagagliaio della macchina per poi
ripartire: ripercorre la strada nella direzione opposta, e ritorna in casa.
2.3.7) INTERNO, CASA DI BELANE, PRIMO POMERIGGIO.
Giunto
in casa, Belane ripone la spesa negli appositi scaffali, poi si avventa sul
pollo arrosto con patate che ha comprato. Al primo morso squilla il telefono.
Belane poggia nel piatto il brindello che sta per addentare, si reca in
soggiorno, risponde.
Belane: Chi è?
telefonista 1: (fuori campo) Il signor Belane?
Belane: See.
telefonista 1:
Buongiorno, signor Belane! Lei ha appena vinto un viaggio gratuito alle Hawaii!
Belane
riaggancia, ritorna in cucina, si ferma davanti al frigorifero, tira fuori dal
frigorifero il tabasco, si versa una Tequila con acqua e un goccio di tabasco,
e ritorna a tavola. Ha giusto il tempo di bere un sorso ché subito bussano alla
porta.
Belane: Prego: è
aperto.
Entra un
vicino di casa di Belane, un uomo con le braccia che ciondolano penzoloni e lo
sguardo perso nel vuoto a fissare un punto inesistente nello spazio.
Mike: Hey, Belane, mi offri qualcosa
da bere?
Belane: Prenditelo da solo. Sai
dov’è.
Mike si
reca in cucina fischiettando un famoso pezzo jazz. Ne ritorna poco dopo. Ciondolando con un bicchiere in ciascuna mano.
E si siede. Senza porgere a Belane il secondo. Belane capisce allora che Mike
ha l’intenzione di bere entrambi i bicchieri. Lo fissa stupito, perplesso e
meravigliato.
Mike: (sconsolato) Ho una paura patologica di rimanere senza...
Belane: E così, a occhio e
croce, direi che non è l’unica cosa patologica che hai...
Mike: See, see... Lascia
perdere per adesso... Piuttosto, senti, Belane: sono qui per farti un discorso
chiaro.
Belane: Prima io: devo
informarti, è un dovere professionale che detengo nei confronti dei più deboli,
(indicando con la mano i drink e ammiccando con la testa) che quella
roba la vendono in un sacco di posti. Puoi anche comprarla!
Mike: Senti, Belane: sono qui
per percorrere insieme con te il facile cammino del successo.
Poi
scola il primo drink.
Quando lo ha finito, scaglia il bicchiere contro il muro. Belane lo guarda
stupito e attonito.
Mike: Che c’è? L’ho imparato
da te.
Belane: Rompi anche l’altro e
ti ritroverai con due buchi di culo.
Mike: Eh?
Belane: Pensaci su. Ma intanto
che pensi, spara quello che volevi dire...
Mike: Come ti dicevo, sono
qui per percorrere insieme con te il facile cammino del successo.
Belane: See. E come no!?
Sentiamo...
Mike: Loco Mike. L’altro
giorno ha corso. Veloce come le mani di un pedofilo sul culetto di un bambino.
Un fulmine. Sembrava la lingua di un lebbroso sulla tetta di una vergine. Ha
corso il primo quarto di miglio in 21 netti ed è arrivato sul rettilineo come
una furia tentatrice con cinque lunghezze di vantaggio. L’hanno valutato
ventimila dollari. È stato battuto solamente per una lunghezza e mezza. Adesso
l’hanno declassato e gareggia con quelli da quindicimila dollari. Ronzini come
quelli, a sei furlong. Gli avversari
gli vedranno soltanto il buco del culo. Il giornale delle corse lo dà 15 a 1:
un furto! Ti voglio dare una fetta della torta, amico!
Belane: E perché proprio a me? Perché
non te la tieni tutta per te?
Mike si scola
intanto pure il secondo drink,
poggiando cautamente sul tavolo il bicchiere appena vuotato, e intanto
guardando con aria compiaciuta Belane in attesa di approvazione.
Mike: Hai altro da bere?
Belane: Lo sai bene. Ma
stavolta portane uno anche a me.
Mike
esce dalla sala da pranzo per tornare in cucina a preparare i drink. Poi ritorna nella sala da pranzo e porge a
Belane un bicchiere.
Belane: Altolà: prendo il tuo.
Mike: Perché?
Belane: Perché è più forte.
Mike
porge il proprio bicchiere a Belane e si siede.
Belane: Bene, sacco di merda,
come dicevo, perché spartire con me la vincita?
Mike: Ah, sì...
Belane: Sì: spiegami.
Mike: Sono a corto di
verdoni, amico. Non ho soldi per la puntata. Ma dopo che avremo fatto centro
potrò rifonderti della vincita.
Belane: Dunque mi stai dicendo
che tu, che ti chiami Mike, vuoi scommettere s’un cavallo che invece si chiama
Loco Mike.
Mike: Proprio così.
Belane: Già mi suona male. Devi
essere proprio pazzo se credi che me la beva.
Mike: E va bene, Belane:
vuoto il sacco. Sono a corto di contante: mi servirebbe un po’ di grana.
Belane: Quanto?
Mike: 20 dollari. 20 miseri
dollari.
Belane: Te ne posso dare 10.
Mike: Solo dieci miseri
fottutissimi dollari??
Belane: Va bene: 5.
Mike: Che cosa?
Belane: 2.
Mike: Ma con due dollari non
riesco nemmeno a comprarci le sigarette.
Belane: Allora ti consiglio di
andare a dare il culo nei parcheggi e ne farai un mucchio di quattrini. E ora
fuori dai coglioni!
Mike: Fuori dai coglioni,
dici?
Belane: Hai sentito.
Mike: Io me ne vado quando
cazzo voglio e quando cazzo sarò pronto e quando cazzo mi pare e piace!
Belane: Ma senti: anche le
pulci hanno la tosse ora? L’alcol ti
rende audace... Ma vedi di abbassare la cresta con me. Ricordati che il
coraggioso è solo un uomo privo d’immaginazione, che non sa prevedere le conseguenze.
Il coraggio è solo mancanza d’immaginazione.
Mike: E che cosa dovrei
immaginare?
Mike non
ha nemmeno il tempo di rendersene conto che Belane lo ha già colpito con un
pugno in pieno ventre con il tirapugni. Mike cade in terra svenuto e vi rimane
privo di sensi.
Belane: Questo, per esempio.
Eri riuscito a prevederlo, questo, brutto cazzone?
Poi si
china in avanti a raccogliere alcuni pezzi di vetro rotto dal pavimento, li
infila nella bocca di Mike, gli sfrega le guance e gli molla pure qualche
schiaffo, finché il sangue non inizia a sgorgargli dalle labbra. Poi si
risolleva e torna al proprio pollo con patate, ormai freddo e rigido come un
cadavere. Dopo qualche frazione di minuto Mike riprende conoscenza: si sveglia,
si stropiccia gli occhi e si stringe la testa tra le mani, cerca di rialzarsi,
non vi riesce, si erge seduto, sputa qualche frammento di vetro dalle labbra mentre
il sangue gli rivola dalla bocca sporcandogli la camicia e gli indumenti, infine
si mette carponi, e comincia a strisciare verso l’uscita con un aspetto penoso
e afflitto. Belane gli apre la porta. Mike striscia fuori in silenzio e a volto
basso. Belane richiude la porta. Si siede sul divano. Accende una sigaretta. Se
la fuma finalmente in tranquillità.
Belane:
(in camera) La vita consuma. Consuma fino all’osso. È
sfiancante. È spossante. È rivoltante. È abominevole. Domani sarà un giorno
migliore. See... E come no!? Ma, quel che più importa, in fondo, è rimanere
vivi. E io non sono ancora morto. Sono Mickey Belane, il super-investigatore
che viene dall’inferno con una zampa tra i denti e il cuore nello stomaco, il
giusto dell’investigazione, il dritto dell’investigazione, il duro dell’investigazione!
E si sa: i duri sono duri a morire. Ma i buoni muoiono giovani. D’altronde, si
muore solo da vivi. (Pausa) Sono solo
in stato di rapido decadimento psico-fisico, ma chi non lo è? Siamo tutti sulla
stessa barca bucherellata cercando di tenerci a galla per non annegare nella
nostra stessa merda putrida.
Poi si
alza, si versa un drink, lo vuota
d’un fiato, se ne versa subito un altro. Infine, esausto, si stende sul letto e
si addormenta.
2.3.8) INTERNO, CASA DI BELANE, MATTINO.
L’indomani
i sinuosi e aguzzi raggi del sole battente contro l’impassibile e algido vetro
delle finestre e il calido e flessuoso legno delle persiane s’insinuano fra le
fessure delle imposte penetrando nella sala del letto e disegnando una svastica
sul viso di Belane che, pungolato dai sottili ma piccanti aghi solari, si
ridesta madido e ansimoso e preda dell’ansia e con espressione massimamente
depressa in volto spalanca gli occhi in un bagno di sudore.
Poi si
alza e si reca al bagno guardandosi allo specchio e ricevendone un’impressione
di squallore, depressione e sconfitta: lo specchio mostra un uomo con grosse
borse cascanti e scure sotto gli occhi, occhi da roditore in trappola,
sopracciglia declinanti e arruffate e dementi, e aspetto generale orrendo e
disgustoso.
Poi si
lava la faccia, si gira verso il cesso per pisciare, sbaglia mira, centra in
pieno la tavoletta e bagna pure il pavimento, cerca allora di tamponare tutto
alla bell’e meglio con carta igienica e cotone idrofilo, getta tutto nella
tazza, e tira lo scarico.
Poi si
volge alla finestra, vede un gatto sul tetto dirimpetto, lo osserva e lo segue
con lo sguardo finché il gatto non scompare, poi si volta di nuovo, faccia al
lavabo, prende lo spazzolino e il dentifricio, preme il tubetto della pasta
dentifricia, la distribuisce uniformemente sulle spazzole dello spazzolino,
lava i denti, un minuto, due minuti, tre minuti, finisce, sciacqua la bocca,
sciacqua lo spazzolino, lo ripone, esce dal bagno, e ritorna a letto.
A letto si
rimette a fissare il soffitto con aria meditabonda. Sul soffitto si stagliano
raccapriccianti e cupe e opprimenti immagini che, generate dal riverbero e
dalla rifrazione dei raggi solari sul soffitto attraverso le molteplici crepe e
pieghe, gli passano e scorrono davanti agli occhi come in un film animato. Belane vede nitidamente una donna
con un grosso cappello in testa, un bufalo che si avventa su qualcosa, un cane
che corre tra inferne fiamme con una zampa tra i denti, e un serpente con un
elefante in bocca.
Poi
sente squillare il telefono ma lo lascia squillare e non si alza per andare a
rispondere.
Belane: (fra sé) Finalmente solo con me stesso. Per quanto disgustoso io possa
essere, è sempre meglio che essere loro... Tutti quelli che tirano avanti con i
loro penosi trucchetti da quattro soldi. Uomini piccoli piccoli con ambizioni
da poco, sogni prefabbricati ed emozioni preconfezionate. Tutti pronti a
credere e a ubbidire, a comandare e dare ordini. Mentre io, che appartengo alla
schiera di quelli che nella vita non possono obbedire e non sanno comandare,
non ho ambito ad altro che vivere. Contro tutto e nonostante tutto. Solo
vivere. Ho sempre avuto una tremenda voglia di vivere. Che ho manifestato in
tutte le possibili declinazioni. Io, nella mia vita, ho ambito solo a Vivere.
Io appartengo alla schiera di coloro i quali non sanno comandare e non possono
obbedire. A nessuno. Nemmeno a sé stessi. Ma questo mi è costato molto. L’ho
sempre pagata cara: la vita, già di per sé rischiosa, può essere pericolosa per
chi ha criteri propri, e divenire infine pericolosissima per chi ha molti
criteri propri. È stancante. È spossante. È rivoltante. Credo che dormirò fino
a mezzogiorno. Magari a quell’ora, con metà della giornata già andata, forse
affrontare il mondo costerà la metà dello sforzo. (Pausa) Il problema è che non ho più entusiasmo. Zero brio. Sono un
inerte pezzo di linoleum, una puntina
da disegno spezzata, una biro senza inchiostro, un grosso cazzo senza più
sperma.
Belane
esausto si riaddormenta. Quando si risveglia, l’orologio segna le 12,25.
Belane: Perfetto! Metà della
giornata è andata. Inizia bene. Adesso speriamo solo che l’altra metà rispetti
le premesse!
L’investigatore
si veste ed esce da casa.
2.3.9) ESTERNO, AUTOMOBILE, MERIGGIO.
Belane prende la macchina, mette in moto e parte.
Guida lungo Alameda Street, Imperial, Western Avenue e Century. Durante il
tragitto parla da solo, fra sé e sé, a voce alta farfugliando misteriosi
sillogismi. È una giornata calda e tranquilla. Belane guida fino all’ippodromo
dell’Hollywood Park, entra nel parcheggio dell’ippodromo, parcheggia, scende,
ed entra nell’ippodromo.
Belane: Ed eccoci di nuovo con
un pugno di mosche in mano. Tutte le mie ricerche sono in stallo. Ma dovrò pur
vedere uno spiraglio da qualche parte prima o poi. E che cazzo!
2.3.10) INTERNO, IPPODROMO, MERIGGIO.
Giunge
all’ippodromo alla fine della terza corsa. Prende il programma delle corse. Si
siede in attesa della corsa successiva. Intanto apre il giornale delle corse,
lo sfoglia, lo esamina velocemente, lo ripiega e lo lancia via. Poi estrae dal
taschino della giacca un cartiglio piegato in due, lo dispiega, e lo esamina.
Molto più attentamente stavolta. Sul foglietto è riportato il seguente elenco:
1) Scoprire se Céline è davvero Céline e informare la Signora
Morte della scoperta.
2) Rintracciare il Passero Rosso.
3) Scoprire se Cindy cornifica Bass e inchiodarle il culo.
4) Eliminare l’aliena dello spazio Jenny Nitro.
Poi
ripiega il cartiglio, lo ripone con fare solenne e misterioso nella tasca della
giacca, e riprende il programma delle corse. In pista scendono i cavalli della
quarta corsa. Belane sente un rumore dietro di sé e si volta: qualche fila più
indietro, Céline sorride nella sua direzione. Poi si alza e gli si avvicina.
Céline: Bella giornata...
Belane: Ma che diavolo ci fai,
tu, qui?
Céline: Ho pagato il biglietto
d’ingresso. Non mi hanno fatto domande.
Belane: Mi stai pedinando,
brutto figlio di puttana?
Céline: Stavo per farti la
stessa domanda.
Belane: Ci sono un sacco di
cose che non capisco.
Céline: Anche io. Tutti abbiamo
un sacco di cose che non capiamo. Siamo puntini minuscoli in uno spazio pluri-dimensionale
e infinito: possiamo comprendere solo la piccola porzione d’infinito che
occupiamo, e solo in parte, poiché la comprensione del particolare è sempre
legata a quella del tutto e il tutto sempre ci sfugge offrendoci solo una
visione miope, parziale e distorta, del nostro posto e del significato del
nostro esistere. In questo mondo e nell’universo. Fai dunque bene attenzione a
come interpreti il mondo, perché il mondo è come tu lo interpreti.
Céline
scavalca la fila e siede accanto a Belane.
Céline: Parliamo un po’...
Belane: Certo. Prima di tutto,
come ti chiami? Il tuo vero nome...
Céline
non risponde, fissa dritto negli occhi di Belane, forma con le labbra un ghigno
sardonico, apre la giacca e mostra una fiammante rivoltella.
Belane: Sono io che faccio le
domande, oggi.
Belane: Su, spara!
Céline: Dunque, iniziamo dall’inizio.
Chi mi fa pedinare?
Belane: La Signora Morte.
Céline: (ridacchiando) La Signora Morte?
Ma Belane non fa una piega, non dà alcun segno di
essere divertito, e così Céline, fattosi d’un tratto serio e minaccioso,
incalza l’investigatore.
Céline: Non
sparare cazzate! Non ti conviene!
Belane: Non sparo cazzate. È
così che si fa chiamare: Signora Morte.
Céline: Una pazza?
Belane: Può darsi. Ma paga
bene.
Céline: E dove posso trovare
questa puttana?
Belane: Non lo so. È lei che mi
contatta.
Céline: E tu credi che me la
beva?
Belane: Questo è quello che
offre la casa. Cambia locale se non ti piace.
Céline: Che cosa vuole?
Belane: Vuole sapere se tu sei
il vero Céline oppure no.
Céline: (sorpreso, stupito e meravigliato) Davvero?
Belane: Veramente.
Céline: Su chi punteresti in
questa corsa?
Belane: Lord Jim.
Céline: (con sguardo iniettato di sangue, ringhiando) Lord Jim è la mia scelta...
Belane: Bene, sbrighiamoci o
non potremo più scommettere.
Belane
fa per alzarsi, ma Céline pone la mano sulla giacca all’altezza della pistola,
vi tamburella sopra, e con la testa fa cenno all’investigatore di sedersi.
Céline: Siediti, prima che ti
faccia saltare le palle.
Belane
obbedisce e si siede.
Céline: Dunque, voglio questa
puttana fuori dai coglioni. Inoltre voglio anche sapere il suo vero nome.
Questa storia della Signora Morte non me la bevo. E voglio che tu ti dia da
fare sin da subito su questa faccenda.
Belane: Ma la mia cliente è
lei. Come puoi essere mio cliente pure tu?
Céline: Risolvitela da solo
questa, bello.
Belane: D’accordo. Ma se lavoro
per te devo anche essere pagato, e non costo poco.
Céline: Quanto?
Belane: Sei dollari orari.
Céline
fruga nella giacca, estrae un rotolo di banconote, ne sfila alcune, e le
consegna a Belane.
Céline: Ecco qui. Un mese di
anticipo.
Poi un
boato della folla. Belane guarda con espressione smarrita e incredula verso la
pista.
Belane: (a Céline, emozionato)
Accidenti, guarda, Lord Jim conduce per tre lunghezze... Guarda, cazzo, guarda!
(infervorato) Sta vincendo, sta
vincendo, sta vincendo! Wow! (esaltato)
HA VINTO, HA VINTO, HA VINTO! QUATTRO LUNGHEZZE, INCREDIBILE! (rassegnato) Accidenti, merda, mi hai
fatto perdere una fortuna. Lord Jim ha stravinto.
Céline: Chiudi il becco e dacci
dentro con il mio caso piuttosto.
Belane: (malizioso) Come tu ci dai dentro con Cindy??
Céline
lo fissa torvo, cupo e minaccioso.
Belane: Va bene, va bene. Dimmi
dove posso contattarti.
Céline
gli porge un biglietto con un numero scritto sopra a penna.
Céline: Ecco il mio numero.
Poi si
alza, esce dalla fila, e scompare. Belane si china a raccogliere il programma
delle corse, e si mette a esaminare la corsa successiva (la quinta).
2.3.11) INTERNO, CASA DI BELANE, TARDO POMERIGGIO.
Belane è
in casa. Si prepara un Margarita, si reca al balco, si siede s’una sdraio, e si
gode il tramonto, pensando ad alta voce.
Belane: (in
camera) Beh, la vita consuma. Consuma fino all’osso. È sfiancante. È
spossante. È rivoltante. È abominevole. È avvilente. Prendete il Natale, per
esempio. Sì, prendetelo e fatelo sparire. Il tizio che l’ha inventato è lo
stesso che non ha mai dovuto portare un bagaglio in esubero sull’aereo. Il
resto di noi deve gettare quasi tutte le proprie cianfrusaglie per scoprire
dove si trova. O, piuttosto, dove non si trova. Più roba getti, più
riesci a vedere. Tutto funziona alla rovescia. Vai all’indietro e il Nirvana ti
cadrà tra le braccia. E come no!? <<Tu stai conoscendo l’orrore del mondo
in tutta la sua crudezza>> ... Vivere significa perdere. La vita è una
continua perdita, e saperlo porta alla saggezza. Ciascuno si perde in ciò che
cerca e alla fine lo perde così come io sto perdendo la mia mente, la mia
reputazione, il mio lavoro, i miei casi, i miei clienti. Dobbiamo imparare a
rompere con ciò che amiamo. La vita è una serie di fratture o, meglio, una
frattura continua. La rinuncia, amici, la rinuncia. Chi vuole imparare a
vivere, deve allenarsi a rompere. Con il passato, con gli amori, con gli
affetti, con gli oggetti. Dov’è andato a finire tutto ciò che abbiamo perduto?
Gli oggetti smarriti o rubati, i detriti del corpo e le scorie dell’anima, gli
amori macerati dal tempo, i sogni e le amicizie e le ambizioni? Ci avete mai
pensato?
Poi squilla
il telefono. Belane si alza, si reca in soggiorno, solleva la cornetta, e
risponde.
Signora Morte: (fuori
campo, al telefono) Sei un filosofo da quattro soldi.
Belane: Dici?
Signora Morte: Perché,
tu ti credi perfetto?
Belane: Beh, a modo mio...
Signora Morte: E
invece ti dico che sei solo un coglione. Un filosofo da strapazzo. La gente
vive d’illusioni. È così. Ed è bello. Anche perché non c’è alternativa. Non c’è
una altra opzione e non c’è nemmeno una seconda chance. L’alternativa è solo la fine. E la fine non è che un nuovo
inizio di sofferenza e sacrificio.
Belane: La fine di che?
Signora Morte: La
fine di tutto. Lo sciabordante nihil
impazzito.
Belane: Perché no? Che cosa c’è
di più vero?
Signora Morte:
Proverai presto questa esperienza se non mi porti qualcosa di nuovo su Céline,
se non mi dimostri che stai facendo progressi con il caso.
Belane: È tutto risolto,
bambola.
Signora Morte:
Signora, prego.
Belane: Signora.
Signora Morte:
Aggiornami, Tequila.
Belane: Tequila?
Signora Morte: Si
vede lontano un miglio che sei un ubriacone.
Belane: (un po’ contrariato per l’appellativo e un po’ euforico per la notizia)
Voglio che c’incontriamo domani pomeriggio.
Signora Morte: (eccitata) Dove??
Belane: Da Musso alle 14,30.
Signora Morte: D’accordo.
Ma mi metterai qualcosa di interessante in mano?
Belane: Oh, beh, a questo
possiamo rimediare anche subito.
Signora Morte: Non
farei tanto lo spiritoso se fossi in te. Ci vediamo domani alle 14,30 da Musso.
Ma ti consiglio vivamente di venire con qualcosa di grosso in mano. L’avrai?
Belane: (ammiccante) Ce l’ho già! Ho un mazzo così...
Signora Morte: Belane...
Belane: Un mazzo pieno di assi!
Signora Morte: Farai
meglio ad avere qualcosa in mano e darmelo domani. Ti conviene che domani io
abbia qualcosa di grosso in mano o saranno guai per te.
Belane: Scommetto tutto che
entro domani le darò quello che vuole!
Signora Morte: Ci
puoi scommettere la vita!
Belane: (sardonico e sarcastico) Tutto qua!? Parliamone!
Signora Morte: L’hai
appena fatto.
E subito
riaggancia senza lasciare a Belane il tempo di rispondere. Belane abbassa il
ricevitore e rimane a fissarlo imbambolato. Poi si ridesta, prende un vecchio
sigaro dal ceneraio, lo accende, inspira, espira, tossisce. Poi alza di nuovo
il ricevitore e compone un numero. Risponde Céline.
Céline: (fuori campo, al telefono) Sì?
Belane: Signore, lei ha vinto
una scatola di preservativi da un chilo e un viaggio a quel paese.
Céline: Che cosa è da un chilo?
La scatola o i preservativi?
Belane: Prego, signore?
Céline: Che cosa è da un chilo?
L’intera scatola di preservativi, o ciascun singolo preservativo?
Belane: I preservativi. Della
stessa dimensione della sua gran testa di cazzo.
Céline: Chiunque tu sia, non
prendermi per il culo, dimmi quello che devi dirmi, e poi vattene a fanculo.
Belane: Sono Mickey Belane.
Céline: Bene, Belane. Allora
vada per i preservativi.
Belane: Consegna domani da
Musso alle 14,30.
Céline: Offri tu?
Belane: Omaggio della casa.
Céline: Bene. Allora ci sarò.
Adesso non ti rimane che andare a fanculo.
E
riaggancia senza attendere la risposta di Belane.
Belane: (guardando il ricevitore) Ormai non è più di moda salutare. Non su
questa terra. Fanculo. Il gioco mi ha sfiancato. Ho perso la grinta. L’esistenza
è assurda. È un duro lavoro. Pensate a quante volte nel corso della vita dovete
infilarvi le mutande. È sciocco, è stolido, è stupido. È rivoltante.
2.3.12) INTERNO, RISTORANTE “MUSSO”, POMERIGGIO.
Belane arriva
in anticipo. Con aria circospetta entra nel ristorante e occupa un tavolo in
fondo. Si siede e ordina una Tequila. Controlla l’orologio: sono le 14,15.
Belane: (in camera) Bene: sono le 14,15 e Céline e la Signora Morte stanno
per incontrarsi. Due miei clienti. Una situazione molto tarantiniana, devo
ammetterlo. Uno stallo alla messicana ma senza pistole. Chissà che piega
prenderà.
Un tizio
seduto in un separé di fronte continua a fissarlo. L’uomo ha l’aspetto di un
parcheggiatore abusivo. Con occhi da pesce lesso, un brutto paio di baffi, e un
finto sorriso. Ma potrebbe anche trattarsi di un finto paio di baffi e di un
brutto sorriso. Il sorriso è brutto davvero. Sembra cattivo. Come il ghigno di
uno psicopatico. O di un serpente.
Belane: (in camera, indicando con il
pollice l’uomo che lo fissa) Vedete quello? C’è gente che fissa l’altra
gente come le vacche, avete presente. Con quello sguardo vacuo e inerte e gli
occhi persi vuoti e insensibili. Bovini, appunto. Non si rendono conto che lo
fanno. Fissano con vacui occhi bovini, pieni di rovina, rabbia, invidia e
insoddisfazione per la propria misera grama esistenza.
Poi beve
un sorso di Tequila, poggia il bicchiere sul piano e alza lo sguardo: l’uomo lo
fissa ancora.
Belane: (in camera, ammiccando con la
testa verso l’uomo che lo fissa) Gli do altri dieci secondi, e poi, se non
la smette, gli spacco il muso. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7...
A 7 l’uomo
si alza e si dirige verso l’investigatore. Belane mette una mano alla fondina.
Belane: (fra sé, senza distogliere gli occhi dall’uomo, che continua ad
avanzare verso di lui) Bene, tu ci sei sempre. Qui. Nascosta. Al calduccio.
Come sempre. Tu non mi abbandoni mai. Brava piccola. Sei la migliore erezione
che un uomo possa avere!
L’uomo si
avvicina al tavolo di Belane.
Belane: Senti, amico, mi
dispiace, ma non ho spiccioli.
Parcheggiatore: Non
sono qui per i soldi.
Belane: Che problemi hai
allora? La mamma ti ha sbattuto fuori di casa e cerchi un posto dove ripararti?
Parcheggiatore: No.
Per fortuna vivo ancora con lei. Con mia madre tutto ok.
Belane: Quanti anni hai?
Parcheggiatore: 46.
Belane: È rivoltante.
Parcheggiatore: No, è
lei ad esserlo. Incontinenza. Pannoloni plastificati e compagnia bella.
Belane: È schifoso.
Parcheggiatore: A chi
lo dici...
Belane: Beh, mi dispiace.
Parcheggiatore: Anche
a me.
Belane: Ma non so che farci.
Dunque togliti dai coglioni.
Parcheggiatore: Non
puoi farci niente. Ma non sono qui per questo. Vorrei solo chiederti una cosa.
Belane: Spara, pistola, ma fai
in fretta.
Parcheggiatore: Tu non
sei mica Henry Chinaski?
Belane: (con
espressione incredula) Chi?
Parcheggiatore: Henry
Chinaski. Combattevi nella zona di Detroit, peso massimo. Ti ho visto
combattere contro Tiger Forster. Uno dei più grandi incontri che abbia mai
visto.
Belane: Chi ha vinto?
Parcheggiatore: Tiger
Forster.
Belane: Non sono io. Torna a
sederti.
Parcheggiatore: Non mi
prendi per il culo, vero?
Belane: Parola di boy-scout che sono assolutamente
sincero. Mai stato Hank Chinaski. Nemmeno in una altra vita.
Parcheggiatore: Beh,
che mi prenda un colpo. Vi assomigliate incredibilmente.
E, così
detto, l’uomo si volta e torna al suo separé. Belane controlla l’orologio: sono le 14,30 in punto. Fa cenno al
cameriere di portargli un altro drink.
Tequila. Poco dopo entra Céline e si
ferma all’ingresso guardandosi intorno. Belane gli sventola un tovagliolo
appeso a una forchetta. Céline lo nota, si dirige al tavolo, e si siede. Il
cameriere sta intanto arrivando con il secondo drink di Belane. Sincronismo perfetto.
Belane: Sincronismo perfetto!
Cameriere:
(a Belane) Ecco la sua Tequila, signore. (a Céline) E per lei, signore?
Céline: (con tono superbo e borioso, imperativo e perentorio) Scotch e soda, ragazzo.
Belane e
Céline rimangono in silenzio per alcuni minuti. Poi arriva il drink di
Céline e i due fanno tintinnare i bicchieri l’uno contro l’altro.
Belane: (sarcastico) Lunga vita.
Céline: (svogliatamente) Alla salute.
E, così
detto, tracannano trangugiando d’un fiato i propri rispettivi cocktail. Poi ritornano in silenzio. Infine il finto
parcheggiatore si riavvicina rivolgendosi a Céline.
Parcheggiatore: Hey, amico,
questo tizio che è qui con te, questo tizio, non è per caso Henry Chinaski?
Céline: Carissimo, se desidera
che le Sue palle mantengano la forma attuale, consiglio vivamente alla Signoria
Vostra di andarsene in fretta da qui e togliersi immediatamente dai coglioni!
L’uomo
si allontana in silenzio e mestamente.
Belane: Inizi a piacermi, impiastro. Hai un bello stile.
Céline: Veniamo a noi, Belane. Perché
mi hai convocato?
Belane: Sto
cercando di metterti in contatto con la Signora Morte.
Céline: E così la morte sarebbe
una signora, eh?
Belane: A volte...
Céline: E questa Signora Morte,
dimmi un po’, riusciremo a incastrarla, questa Signora Morte?
Belane: Hai mai visto Henry
Chinaski combattere?
Céline: No.
Belane: Mi somigliava.
Céline: Non mi sembra un gran
bel traguardo.
Poi entra
la Signora Morte, facendo la sua comparsa come il sole all’improvviso: bella da
morire e vestita da uccidere si reca al tavolo occupato da Belane e Céline, e
ordina al cameriere un Whiskey Sour.
Belane: (A Céline,
ammiccando in direzione della Signora Morte)
Eccola qua, la nostra fantomatica Signora Morte, bella da morire e vestita da
uccidere… (Alla Signora Morte) Non so davvero come presentarvi, perché non
sono certo di chi voi siate in realtà.
Céline: Ma che razza d’investigatore
sei?
Belane: Il migliore di Los
Angeles, cocco.
Arriva
il Whiskey
Sour. La Signora Morte lo ammazza in un
colpo solo. Poi si mette a fissare dritta dentro negli occhi di Céline.
Signora Morte:
Allora, inizia tu: presentati. Come ti chiami?
Céline: Henry Chinaski.
Signora Morte: Henry
Chinaski sta morendo.
Céline: E come fa a saperlo?
Signora Morte: Non lo
sa ancora nessuno. Ma sta morendo.
Céline: Ma come fa a saperlo??
Signora Morte: Diciamo
che lo so... per esperienza!
Belane
ammicca il cameriere e ordina altri tre drink: un’altra Tequila per sé, un altro Scotch con soda per Céline, e un altro Whiskey Sour per la Signora Morte.
Belane: Ora, è evidente che siamo
a un punto… morto! Per questo propongo una scommessa. Una piccola scommessa.
Adesso io ho ordinato tre drink.
Pagherà chi perde. Ci state?
Céline: Che tipo di scommessa?
Belane: Qualcosa di semplice,
una cosa qualsiasi, tipo quanti numeri hanno le nostre rispettive patenti.
Intendo i numeri scritti sulla patente.
Céline: Mi sembra una scommessa
stupida.
Belane: Tanto per ammazzare il
tempo…
Signora Morte: (a Céline) Non fare il coniglio.
Céline: Beh, dovrò tirare a
indovinare.
Belane: Buttala lì.
Signora Morte: Ma fai
del tuo meglio... Come se ti stessi giocando tutto!
Céline: Prego?
Signora Morte: Scegli
come se ti stessi giocando tutto, ma pensa come se non avessi nulla da perdere.
È l’unico modo possibile.
Céline: Prego?
Signora Morte: Sei un po’ duro?
Céline: (evidentemente
nervoso) Scusi?
Signora Morte:
(sospirando seriosa): Quale è la cosa più grossa che hai perso in una
scommessa?
Céline: Scusi?
Signora Morte: (algida)
La cosa più grossa che hai perso in una scommessa.
Céline: Non lo so, non saprei
dire. Non ho mai scommesso nulla di prezioso comunque. Non mi sono mai giocato
nulla in particolare.
Signora Morte: Sì,
invece. Te lo stai giocando da quanto sei nato. Solo che ancora non lo sapevi.
Céline: Va bene. Ma devo prima
sapere che cosa posso vincere.
Signora Morte: (gelida)
Puoi vincere tutto. Adesso gioca.
Céline: Gioco?
Signora Morte: Sì.
Céline: (intimorito) Per
cosa?
Signora Morte: (minacciosa)
Tira a indovinare quanti numeri ha la tua patente.
Céline: Va bene. Dico 8.
Signora Morte: Per me
7.
Belane: Per me 5. Ora guardiamo le patenti. Diamo un’occhiata.
I tre
estraggono le proprie rispettive patenti.
Signora Morte: La mia
ne ha sette.
Belane: Anche la mia ne ha
sette. Maledizione.
Céline: La mia, otto.
Belane: Non può essere.
Dammela, fammi vedere.
Céline
gli consegna la patente. Belane è attonito e stupido: comincia a tremare.
Céline: Tutto bene?
Belane: Sei davvero tu,
dunque...
Céline: Come?
Belane: Sei davvero tu quello
che offrirà il prossimo giro. Non posso crederci! Guarda, anche la tua ne ha
sette. Hai contato anche la lettera che precede i numeri. Ecco che cos’hai
fatto. Ecco, guarda... Vedi?
E passa
la patente alla Signora Morte, che concentrata la scruta molto attentamente con
un’espressione estasiata in volto. La patente reca le informazioni anagrafiche
che cercava: Louis Ferdinand Auguste Destouches, Courbevoie, 27 maggio 1894.
Céline: Restituiscimi la
patente, per favore.
Signora Morte: (porgendogliela molto lentamente) Certo.
Belane: A quanto pare, io e te
abbiamo perso. Allora getteremo una moneta e decideremo chi offre i drink, va bene?
Céline: Va bene.
Belane
estrae una moneta con calma.
Belane: Sai che data c’è su
questa moneta?
Céline: (spaesato e confuso)
No…
Belane: 1989. Ha viaggiato cinque
anni prima di arrivare qui. E adesso è qui. Ed è testa o croce. Ma devi dirlo
tu. SCEGLI!
Céline: Croce!
La
lancia in aria. La moneta volita in aria e atterra adagiandosi sul lato della
croce. Belane raccoglie la moneta e la rimette in tasca.
Belane: (a Céline) Non so perché, ma ho l’impressione che oggi non sia la
tua giornata.
Signora Morte: Sarà
la mia!
Proprio
in quel momento arrivano i drink.
Céline: (al cameriere) Mettili sul mio conto.
I tre
restano in silenzio con i propri drink: Céline ha un’aria delusa e abbattuta, Belane alquanto divertita e
curiosa, la Signora Morte eccitata e sorpresa.
Céline: Non so perché, ma ho l’impressione
di essere stato imbrogliato. Adesso vado fuori dalle palle.
Signora Morte:
Suvvia. Non è la fine del mondo. Beviamo un altro drink. Offro io stavolta. La vita è breve!
Céline: (arrabbiato e nervoso) No, me ne vado fuori dai coglioni!
Céline
getta venti dollari sul tavolo, ed esce.
Signora Morte: Se n’è
andato...
Belane: Vuole che lo fermi?
Signora Morte: Non ce
n’è bisogno. Ci penserà qualcun’altro.
Belane: Un sicario? Ha già in
mente qualcuno?
Signora Morte: Una
mia amica...
Belane: Qualcuno che conosco?
Signora Morte: La
Signora... Sorte!
Poi
dalla strada giunge uno stridore di freni seguito da un rumore di lamiere che
si contorcono seguito infine da un forte colpo come di metallo che colpisce un
ostacolo. Belane si alza di colpo ed esce di corsa per sincerarsi dell’accaduto.
Fuori,
nel bel mezzo di Hollywood Boulevard, giace il corpo ormai senza vita di
Céline.
Una
donna obesa con un grande cappello rosso alla guida di una vecchia Oldsmobile
scende dall’auto e urla impazzita.
Céline è
fermo immobile in terra, sull’asfalto. Belane lo guarda un momento e subito
rientra dentro. Al tavolo tre bicchieri vuoti ma nessuna traccia della Signora
Morte. L’investigatore ordina un Cuba Libre e chiede il conto.
Belane: (fra sé) I buoni muoiono vecchi...
Il
cameriere porta il drink lasciando
sul tavolo anche lo scontrino delle consumazioni. Belane lascia i soldi sul
tavolo. Poi fredda il drink con un
colpo solo, secco e deciso. Infine esce e se ne va.
2.3.13) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
Belane siede
in ufficio, con i piedi disordinatamente abbandonati sul tavolo, fumando un
buon sigaro.
Belane: (in camera) Eh già, lo so. Sono un vincente. Ho risolto un caso. Ho
perso due clienti, ma ho risolto un caso. Ma la lista non è finita. C’è ancora da
trovare il Passero Rosso. E indagare sull’infedele passera vogliosa di Cindy
Bass e sulla spaziale passera aliena di Jenny Nitro! Ah, che bel lavoro il mio!
Beh, sempre meglio che fare il cacciatore o ciucciare uccelli sulla statale!
Poi apre
il cassetto in alto a destra della scrivania, estrae una bottiglia di Tequila Riserva,
e se ne versa un bicchiere.
Belane: (in camera) Un sorso per suggellare la
vittoria.
Beve un
sorso.
Belane: Come dice sempre il mio
vecchio amico Hank, la gente vincente, quella che riesce nella vita, è
solitamente quella dotata di maggiore tenacia.
Altro sorso.
(continuando) Il
talento è soltanto otto ore di lavoro al giorno. Condito con una buona dose di
fortuna.
Altro sorso.
(continuando)
Ed
è bello, quando i tuoi migliori sforzi sono baciati dalla grazia di un briciolo
di fortuna. Vuol dire che hai camminato sulla strada giusta, e le tue mosse
erano sotto l’occhio attento degli dei, che le hanno apprezzate e hanno deciso
di premiarti, concedendoti quello che desideravi, quello che meritavi, quello per
cui hai lottato e combattuto più di tutto.
Altro sorso.
(continuando)
Solo
che la maggior parte delle persone non riesce ad aspettare e rinuncia in
partenza. (pausa) Perdenti. Morti in
vita prima ancora che s’iniziasse la festa. Ma non io.
Altro sorso.
(continuando) Non Mickey
Belane. Non è un senza-palle lui. Roba di prima scelta. Un ardito. Leggermente
pigro, un tantino fannullone, forse. Ma furbo e astuto.
Altro sorso.
(continuando) Il
vincitore scrive le pagine della storia, circondato da settantadue adorabili
vergini puttane...
Altro sorso.
Poi squilla il telefono. Belane alza il ricevitore.
Belane: Qui Belane.
Signora Morte: Non
pensare di esserti sbarazzato di me...
Belane: Senta, Signora, non
possiamo accordarci in qualche modo?
Signora Morte: Non è
mai successo, Belane.
Belane: Dimentichiamo il
passato. Proviamoci.
Signora Morte: Niente
da fare, Tequila.
Belane: Va bene, allora che ne
dice di darmi almeno una data?
Signora Morte: E che
vantaggio ti darebbe?
Belane: Potrei prepararmi...
Signora Belane: La
morte è sempre in agguato. E ogni qual volta noi conversiamo del domani, lei
intromette la sua parola. Tutti gli umani dovrebbero saperlo, a prescindere.
Belane: Eppure non ci pensano.
Lo rimuovono. O forse sono solo troppo stupidi per pensarci.
Signora Morte: Non
sono problemi miei, questi. Queste, sono cose di cui non mi occupo.
Belane: Capisco.
Signora Morte: Sei
stato bravo, Belane. Questa telefonata l’ho fatta solo per farti sapere che non
mi sono dimenticata di te. Ma hai guadagnato tempo. Non deludermi. O dovrò
venire a prenderti immediatamente. La tua ora è giunta. Il tuo tempo è scaduto.
E lo dico con rammarico. Tu mi piaci. Mi sei sempre piaciuto. Dal primo momento
che ti ho incontrato.
E
riaggancia senza aspettare la risposta di Belane. Che, stanco ed esausto, con
espressione demoralizzata e abbattuta in volto, si reca mogio, ramingo e
tapino all’angolo bar e si
versa un drink. Se lo scola tutto d’un
fiato e se ne versa subito un altro bevendosi così il resto del pomeriggio e
fumandosi la serata, che passa inutile e priva di scopo: zero azione, zero
colpi-di-scena, zero novità. Belane si ubriaca e, quando ormai sul piano della
scrivania si sono accumulate e affastellate svariate bottiglie vuote di alcole (Tequila, Gin, Whiskey, Rhum), si
addormenta sul divano, sopraffatto dalla sbronza e dai cattivi pensieri. Soverchiato
da una irresistibile spossatezza causata dall’alcole, dai farmaci, dal calo di adrenalina, dalle forti emozioni e dalla
tensione accumulata nell’arco della giornata si abbandona al sonno.
Nel
sonno immagina di salire in macchina, guidare lungo l’Hollywood Boulevard, e
percorrere la Hollywood Freeway, per poi imboccare l’autostrada di San Diego
fino al raccordo con la Harbor Freeway. Giunto qui, sogna d’immettersi sulla 110a verso Sud ma si perde. Ritorna allora sull’Harbor
Freeway, la percorre fino alla fine e si trova in San Pedro. Qui prende la
Gaffey Road, svolta a sinistra sulla Settima, prosegue per un paio d’isolati,
poi svolta a destra sulla Pacific, e continua a guidare finché non vede un bar, il Porco Assetato, e decide di fermarsi
per un drink. Entra allora nel
parcheggio, parcheggia, scende dalla macchina ed entra nel locale.
2.4) IL BAR DEL PORCO ASSETATO.
2.4.1) DIDASCALIA.
Il bar del Porco Assetato.
2.4.2) ESTERNO, PARCHEGGIO DEL BAR, SERA.
Una
macchina entra nell’ampio e semi-deserto spiazzo del parcheggio del bar del Porco Assetato. Che il nome sia questo
lo s’intuisce a stento dalle ormai poche lettere superstiti dell’insegna che, affissa
al muro scalcinato del locale, in passato recava il nome del bar in splendidi e sfolgoranti caratteri al neon
adesso mezzi fulminati. La macchina
avanza dentro il parcheggio e si ferma: ne scende un uomo grasso, sciatto e
trascurato, con abiti sdruciti, trippone enorme da birra, cravatta allentata e
barba di tre giorni: è l’investigatore privato Mickey Belane, un personaggio
che potrebbe benissimo incontrarsi a bere un drink in compagnia dell’ispettore Marlowe in un losco bar e fumoso della
vecchia Hollywood hard-boiled. Belane
si dirige verso l’ingresso del bar,
apre la porta d’ingresso ed entra. L’orologio segna le 23,00.
2.4.3) INTERNO, BAR
DEL PORCO ASSETATO, SERA.
Il bar è molto buio. Il barista, sugli ottanta,
canuto e candido. Oltre al barista, altri due vecchi, anche loro bianchi di
gesso e di osso. Tutti immobili in una bianca staticità albina si muovono in un’atmosfera
sfumata e onirica.
barista 1: Mh.
Belane: Qualcuno di voi ha per
caso visto Cindy, Céline o il Passero Rosso?
Il
barista e i due avventori si limitano a sollevare la testa, prima di ripiombare
nella propria ossea e mutacica immobilità, come implodendo su loro stessi.
Belane: Servite anche da bere
in questo bar?
barista 1: Mh.
Belane: In tal caso, una Tequila.
Lascia pure perdere il lime.
barista 1: Mh.
Belane: (in camera) A questo punto prendete cinque minuti e dateli alle
ortiche: è il tempo che ha impiegato il barista a servirmi da bere.
Il
barista serve il drink.
Belane: Grazie. Ora, per
favore, già che ti sei messo in moto, preparamene subito un altro.
barista 1: Mh.
Belane: (in camera) Mh! Non male. Ha tanta pratica alle spalle. (ai due unici avventori del bar) Bella
giornata: non è vero, ragazzi?
I due
vecchi non rispondono.
Belane: Sentite, ragazzi: qual’è
l’ultima volta che uno di voi ha tirato giù le mutandine di una donna?
vecchio: Eh eh eh eh.
Belane: Proprio ieri, non è
vero? Od oggi stesso, qui nel retro del locale??
vecchio: Eh eh eh eh.
Belane: È stato bello?
vecchio: Eh eh eh eh.
Belane: (in camera) Comincio a sentirmi depresso. Avverto la loro morte
inzupparmi le suole delle scarpe e l’orlo dei pantaloni. La mia vita non ha
sbocchi. Ho bisogno di qualcosa: lampi di luce, glamour, qualsiasi cosa. Cazzo. E invece me ne sto qui a parlare
con i morti. E poi, mi domando: ma non vanno seppelliti i defunti?
Al sesto
drink, due uomini con volto coperto e mano armata
entrano, pistole spianate, nel bar: l’orologio
segna le 02,00: sono passate tre ore dall’ingresso di Belane nel locale.
rapinatore 1: BENE, RAGAZZI! NIENTE
STRONZATE ADESSO! PORTAFOGLI, ANELLI E OROLOGI SUL BANCO. ORA!
Il
secondo rapinatore scavalla il bancone scagliandosi contro il registratore di
cassa e prendendolo ripetutamente a calci e pugni.
rapinatore 2: (al barista) HEY, COME SI APRE ‘STO
CAZZO DI COSO? HEY, NONNETTO, DICO A TE: COME SI APRE ‘STO CAZZO DI COSO? VIENI
QUI E APRI ‘STO CAZZO DI COSO!
Il
barista non si muove: il secondo rapinatore gli punta addosso la pistola: il
barista apre la cassa, che il rapinatore inizia a saccheggiare arraffando l’intero
incasso mentrecché il primo rapinatore è intento a mettere la refurtiva
sottratta agli avventori in un sacco.
rapinatore 1: (a
rapinatore 2) PRENDI LA SCATOLA DEI SIGARI! SOTTO IL BANCO,
SOTTO IL BANCO!
Raccolto
il bottino, il primo rapinatore fugge mentrecché l’altro rimane fermo immobile
in mezzo alla sala del bar
con aria pensosa. Poco dopo, il primo rapinatore rientra nel bar.
rapinatore 1 (a
rapinatore 2) Ma che stai facendo?
rapinatore 2 (a rapinatore 1) Mi sento un po’ pazzo!
rapinatore 1: Lascia
perdere. Squagliamocela piuttosto.
rapinatore 2: MI
SENTO PAZZO!
E punta
la pistola contro il barista sparando tre colpi che per tre volte lo centrano e
per tre volte gli bucano il ventre: il barista sussulta per tre volte prima di cadere
in terra senza vita stramazzando al suolo e rimbalzandovi sopra. Una sola
volta.
rapinatore 1:
DEMENTE ROTTO IN CULO! PERCHÉ LO HAI FATTO? PERCHÉ FARE UNA COSA DEL GENERE?
rapinatore 2: NON
DARMI DEL DEMENTE! O AMMAZZO ANCHE TE!
Poi
punta la pistola contro il suo socio ma è troppo tardi: il primo rapinatore ha
già premuto il grilletto sparando prima che l’altro possa rendersene conto: il
proiettile gli attraversa il naso e gli esce dalla nuca uccidendolo sul colpo.
Il primo rapinatore si guarda in giro nel locale ed esce di corsa dalla porta.
Dopo pochi secondi anche Belane si precipita fuori dal bar barcollando per l’alcole e vacillando per
la paura.
2.4.4) ESTERNO, NOTTE.
In un
attimo è in macchina: apre, sale, accende, ingrana la prima, sgomma e sbanda, e
vola via. In lontananza si sentono sfrecciare le sirene della polizia.
Tranquillizzatosi, accende un sigaro e la radio, scanala le stazioni e si ferma
a una che trasmette buon jazz.
Belane: (incredulo
e stranito, in camera) L’ho scampata bella. È stato come un sogno.
Beh, in fondo la vita è tutta un sogno. La vita è sogno... Eh già... La vita è
sogno: sarebbe un titolo perfetto per un romanzo. (poi, fra sé, controllando l’orologio)
Sono già le 5,30: meglio non perdere tempo e recarsi subito a casa dei Bass...
Belane percorre
a ritroso il tragitto che lo aveva condotto al Porco Assetato. Prende la
Pacific, la percorre finché non svolta a sinistra sulla Settima, percorre questa
finché non svolta a destra sulla Gaffey Road ed è di nuovo a San Pedro: da qui imbocca
la 110a in direzione di Cadillac Avenue, poi esce sulla Settima,
percorre il Cienega Boulevard, prosegue sul Wilshire Boulevard, e continua a
guidare fino a Beverly Hills.
2.5) IL CASO DI CINDY
BASS.
2.5.1) DIDASCALIA.
Il caso di Cindy Bass.
2.5.2) ESTERNO, BEVERLY HILLS, MATTINO.
Belane è
in pieno dopo-sbronza: in evidente stato di ebrezza guida fino a Beverly Hills,
procedendo con cautela e circospezione lungo le strade e i viali del quartiere.
Allorché un cartello stradale indica l’incominciamento di Rodeo Drive, l’investigatore
svolta e imbocca la via arrestando l’auto davanti al numero 69. Parcheggiato, rimane
nella vettura: l’orologio segna le 06,50, Jack Bass è ancora in casa. In attesa
nell’abitacolo dell’auto, Belane stende una mano verso il sedile posteriore,
prende un fascicolo rosa, lo apre e comincia a sfogliarlo. Il fascicolo
raccoglie una breve nota stilata con penna e alcuni ritagli di giornale che Belane
legge ad alta voce. Intanto, fuori, il sole scioglie i nodi della tenebra
notturna e la chiaria del mattino scialba all’orizzonte. Non è ancora luce,
dunque, e candisce all’occaso l’albore mattutino quando sale il sole e s’incomincia
il giorno.
Belane: (leggendo ad alta voce) Dunque, vediamo un po’: Cindy Bass, vincitrice
di un concorso minore di bellezza ed eletta Miss Red Hot Chili Pepper nell’anno
1990, modella, alcune comparsate cinematografiche, ama sciare e studia
pianoforte; le piace la pallanuoto; colore preferito il rosso; frutto preferito
la banana; adora i bambini e il jazz;
legge Kundera e Bukowski, ma Triscari è il suo preferito; studia per diventare
avvocato. Perfetto. Cindy, sei mia! T’inchioderò il culo! Te lo spaccherò in
quattro! Te lo sfonderò proprio! Sei nelle mie mani adesso! Sei in mio potere!
Ti dominerò e tu obbedirai ai miei ordini, lurida puttana! Grazie Marcela!
Intorno
alle 07,20 Belane nota una macchina uscire in retromarcia dal vialetto della
dimora dei Bass e imboccare la via. Dentro la macchina Jack Bass, che esce per
recarsi a lavoro.
Belane: Adesso tocca a te,
Cindy. A te la prima mossa, brutta troia. Scopriamo qual’è il tuo gioco, brutta
troia rotta in culo!
Belane
estrae nuovamente la foto di Cindy e la osserva attentamente.
Belane: (parlando alla
fotografia) Sei bella, brutta puttana. Ma, in fondo, hai
anche tu cerume nelle orecchie e merda negli intestini come chiunque altro. Sei
solo una volgare lurida puttana, e vuoi scaricare Jack: tutto qua.
Poi ripone la foto nel portafoglio e si guarda
allo specchietto retrovisore.
Belane: Cazzo, che faccia che
ho... Deve essere il dopo-sbronza: ancora non l’ho smaltita. Ma c’è una cosa
positiva nell’essere un ubriacone: non si è mai stitici.
Alle
09,00 un’altra macchina esce in retromarcia dal vialetto della casa di Bass.
Belane aguzza la vista e riconosce il volto di Cindy: mette in moto e parte all’inseguimento,
e parte l’inseguimento.
Belane: Ci siamo! S’inizia a
ballare! Adesso sì che ci si diverte! Finalmente un po’ di azione e adrenalina!
È l’unico motivo per cui faccio questo mestiere.
La
macchina di Cindy percorre Rodeo Drive e imbocca l’autostrada di San Diego
procedendo ad alta velocità.
Belane: Sei in calore, eh,
puttana!? Non resisti, eh, troia? Lo vuoi subito, lo vuoi adesso, ne hai
bisogno in questo momento, eh, zoccola affamata?
Cindy
aumenta ancora la velocità. Belane si tiene dietro a sole 4 macchine di
distanza.
Belane: Sei in calore, brutta troia,
sei in calore! Lo sento. Lo sento da qui. Sento il tuo odore come una cagna in
calore. T’inchioderò il culo, t’inchioderò il culo come non ti è mai successo
prima! È giunto il tuo momento! Inseguimento e consumazione, toccata e fuga,
amale e lasciale! Questo è il mio motto. Sono Mickey Belane, il dritto dell’investigazione!
Nel bel
mezzo del pedinamento, una sirena attira l’attenzione di Belane che guarda
nello specchio retrovisore accorgendosi del lampeggiante rosso di una macchina
della polizia che lo tampina alle calcagna e gli fa segno di accostare.
Belane: Merda!
L’investigatore
porta l’auto nella corsia lenta, entra nella prima piazzola di sosta che
incontra, e ferma la macchina. Gli sbirri fermano la macchina a una decina di
metri e scendono dirigendosi verso la macchina di Belane. Anche Belane fa per
scendere dalla vettura: apre lo sportello, scende, si dirige verso gli sbirri frugandosi
in tasca in cerca dei documenti, il rumore del cuoio dei tacchi scalpiccianti sull’asfalto.
Uno degli sbirri, spaventato, spiana la pistola e urla.
sbirro 1: Fermo, amico, e mani in alto!
Belane: Ma che cazzo vuoi fare?
sbirro 1: AL-ZA SU-BI-TO
LE MA-NI IN
AL-TO!
Belane
alza le mani sulla testa, mentrecché il secondo sbirro gli serra i polsi dietro
la schiena, bloccandolo con forza sul cofano.
sbirro 2: Brutta merda! Hai sentito?
Sbirro 1: Sai
che cosa facciamo ai cazzoni come te?
Belane: Un’idea ce l’ho...
sbirro 2: (a sbirro
1) Hey Jerry, hai sentito? Questo cazzone vuole fare il furbo! Non
lo sa che è il gatto timido che fa il topo coraggioso...
sbirro 1: (a sbirro 2) Vacci piano, Tom: potrebbe
esserci una telecamera in giro...
sbirro 2: (a sbirro 1) Non posso farci niente, Jerry:
proprio non li sopporto questi furbastri.
sbirro 1: (a sbirro 2) Lo inchioderemo, Tom. Più
tardi gl’inchioderemo il culo. Gli faremo un culo così. Ricorda: tanto va la
gatta al lardo che ci lascia lo zampino...
Belane: Dai, ragazzi, stiamo
causando un ingorgo: le auto si fermano e gli stupidi rallentano per fissarci
con le loro facce stupide.
sbirro 1: E chi
cazzo se ne frega, coglione?
sbirro 2: Ci hai
minacciati: ci sei venuto incontro con la mano sul cinturone.
Belane: (allibito) Ma stavo cercando il portafoglio: volevo mostrarvi i
documenti. Sono un investigatore privato con regolare licenza della città di Los
Angeles e stavo pedinando un sospetto.
Il
secondo sbirro allenta allora la presa sul braccio di Belane.
sbirro 1: Tirati
su.
Belane: Va bene.
sbirro 2:
Adesso, LEN-TA-MEN-TE, prendi il portafogli e mostraci la patente.
Belane: Bene.
Belane
esegue e porge al secondo sbirro un foglietto ripiegato.
sbirro 2: Che
cosa è questo?
Il
secondo sbirro restituisce a Belane il cartiglio.
Belane: È un foglio provvisorio:
mi hanno ritirato la vecchia patente quando non ho passato l’esame scritto e
questo documento mi permette di guidare finché non rifarò l’esame, la settimana
prossima.
sbirro 2:
Aprilo, poi ridammelo.
Pausa.
Gli sbirri si scambiano un’occhiata.
Belane: Ero alle calcagna di un’indiziata
quando avete acceso il lampeggiante. Stavo quasi per inchiodarle il culo.
Sbirro 2:
Non
dire ratto se non ce l’hai nel sacco...
Belane: Si dice <<Non
dire gatto se non l’hai nel sacco.>>.
Lo
sbirro lo guata torvo.
sbirro 1: Bene,
bene, bene. Dovremmo sbatterti dentro... Ma non lo faremo, perché siamo
comprensivi. Ti daremo solo una multa perché andavi a 150. Quando il gatto non
c’è i topi ballano...
Belane: Ma se non toccavo
nemmeno i 120.
sbirro 2: La
multa viene 430 dollari.
sbirro 1: Oppure
la metà se paghi subito...
Belane: Come??
sbirro 2: Hai
sentito...
Belane: Cosa??
sbirro 1: Il
sospetto si mostra ostile, Tom. Hai sentito?
sbirro 2: Ho
sentito, Jerry. Anche il gatto può fare la fine del ratto a volte...
sbirro 1: Non ho
mai visto una scena del genere... Tu hai mai visto una scena del genere, Tom?
sbirro 2: No,
mai, Jerry. Al gatto che lecca lo spiedo non affidare mai l’arrosto...
sbirro 1: Hai
mai vissuto una situazione del genere, Tom?
sbirro 2: No,
mai, Jerry.
sbirro 1: Hai
mai visto un elemento simile, Tom?
sbirro 2:
Proprio mai, Jerry.
Belane: Io, invece, ho già
visto una scena identica...
sbirro 1: Sei
proprio sicuro?
Belane: Sì: si chiama
estorsione.
sbirro 2: (minaccioso, a Belane) Come hai detto?
Belane: (sbuffando) Ho detto: grazie per la comprensione. (pausa) Ma andate a farvi fottere e
fatemi la multa.
sbirro 1: (intimidatorio, mettendo la mano sulla
pistola) Bene, bene, bene.
Il
secondo sbirro compila la multa, la stacca dal blocchetto, e la consegna a
Belane.
sbirro 2: Firma.
Belane
firma.
Belane: Quando il gatto e il
topo trovano l’accordo, il droghiere è rovinato.
Sbirro 1: Che
vuoi dire?
Belane: Che in una giungla di
cespugli anche il gatto è un leone.
Sbirro 2:
Spiegati meglio...
Belane: Una gatta può andare in
convento, ma resta sempre una gatta.
Sbirro 1:
Sarebbe a dire?
Belane: Che un gatto è un
gatto. E questo è tutto.
sbirro 2: Castronerie.
E poi nessuno ti ha interpellato. Hai dieci giorni di tempo per pagarla o per
presentarti in tribunale se ti dichiari non colpevole come indicato.
Belane
annuisce grugnendo.
sbirro 1: E
guida con prudenza.
Belane: Anche tu, amico.
sbirro 2: Che
cosa?
Belane: Ho detto: io ti
benedico.
Gli
sbirri risalgono in volante e ripartono. Belane fa lo stesso. Una volta in
macchina, estrae la foto di Cindy e la guata torvo mentre guida.
Belane: Cindy, mi sei costata
cara e me la pagherai cara! Ti inchioderò il culo come mai ti è successo prima
d’ora!
2.5.3) INTERNO, LIBRERIA DI TEO, POMERIGGIO.
Belane entra
nel negozio di Teo, il quale è in fondo al negozio intento a segnare i prezzi
di alcuni libri rari.
Teo: E se andassimo da Musso
per un boccone?
Belane: Non posso, Teo: mi
sembra di mangiare in continuazione. Guardami...
Belane
scosta la giacca per mostrare l’addome straripante dai pantaloni e dalla
camicia, da cui è anche saltato un bottone.
Teo: Potresti farti aspirare
il grasso. Aspirano il grasso tramite una cannula. Lo puoi anche conservare in
un vasetto e guardarlo: ti ricorderà di stare lontano da ciambelle e birra.
Belane: Senti, cambiamo
argomento: conosci quel tizio che assomiglia a Céline?
Teo: Oh, quello...
Belane: Proprio quello. Si è
fatto vivo ultimamente?
Teo: Non da quando vi siete
trovati insieme qua dentro: quella è stata l’ultima volta che l’ho visto. Dai
la caccia al passerotto?
Belane: (stranito) Beh, diciamo di sì.
Poi,
proprio in quel momento, entra Céline: varcata la soglia del negozio, saluta
con un cenno della testa Teo, rivolge un’occhiata maligna seguita da un sorriso
sardonico a Belane, supera entrambi i due, si reca in fondo al corridoio, e
afferra un libro. Belane lo ammicca e vicita fino a poter vedere che cosa sta
sfogliando: Céline ha in mano una copia autografata di “Mentre morivo” di Faulkner. La rimette al suo posto quando
nota Belane ronzargli intorno.
Belane: Abiti in questa zona?
Céline: Può darsi. E tu?
Belane: Un tempo avevi l’accento
francese...
Céline: Può darsi...
Belane: Senti, ma non ti hanno
mai detto che assomigli a qualcun altro?
Céline: Tutti, chi più chi
meno, somigliano a qualcun altro. Senti, hai una sigaretta?
Belane: Certo.
Belane si
fruga nelle tasche, estrae il
pacchetto di Marlboro e lo porge a Céline.
Belane: Ecco.
Céline: Ora, per favore,
prendine una e accenditela: ti terrà occupato.
Detto
questo, si allontana ed esce dal negozio. Belane annuisce un saluto a Teo e
segue il francesino.
2.5.4) ESTERNO, HOLLYWOOD, POMERIGGIO.
L’investigatore
esce sulla strada appena in tempo per vedere lo pseudo-Céline salire s’una
macchina parcheggiata proprio davanti alla sua: salta alla guida e si getta all’inseguimento.
Belane: (monologando) Che botta di culo! Altro che fornicare con le
probabilità e la statistica: è la prima volta da mesi che ho trovato parcheggio
vicino al marciapiede! Come mi sento bene oggi! Sono ancora giovane, e ho tutta
la vita davanti! Beh, abbiamo sempre tutta la vita davanti: il problema è la
quantità di morte che ci accompagna alle nostre spalle... A proposito, Signora
Morte, guardami, sto lavorando per te!
L’investigatore
segue il francesino a poche lunghezze di distanza lungo l’Hollywood Boulevard, la
Hollywood Freeway, l’Harbor Freeway, poi la Santa Monica e infine la San Diego.
Durante il tragitto, Belane, cappello stropicciato alla Marlowe in testa,
sigaretta perennemente conficcata nella mandibola, e impermeabile gualcito e
sdrucito come un autentico detective
hard-boiled addosso, rovista nel vano
posteriore dell’auto in cerca di qualcosa da bere, trova una vecchia bottiglia
di Tequila quasi vuota, ne sugge i rimasugli e la rigetta in terra. Durante il
tragitto fuma diverse sigarette. Allo svincolo per Beverly Hills, segue quasi a
ruota la macchina di Céline fuori dall’autostrada e lungo le tranquille e poco
affollate strade dell’elegante quartiere residenziale. Giunto al numero 69 di
Rodeo Drive, rallenta, accosta, si ferma, e aspetta, in attesa della prossima
mossa del francesino. Qualche secondo e Céline scende dalla macchina e si avvia
verso la porta d’ingresso della villetta di Jack Bass. L’investigatore rimane
in macchina e attende qualche minuto prima di seguirlo.
Belane: (in camera) Quando eravamo giovani la maestra ci chiedeva sempre
che cosa avremmo voluto fare da grandi e tutti i maschi rispondevano sempre la
stessa cosa: il pompiere. Nessuno diceva <<Voglio fare l’investigatore
privato.>>. E adesso sono uno di loro. (Pausa) Ah, quando era il mio turno e toccava a me, io dicevo sempre
<<Non lo so.>>.
Finita
la sigaretta, la getta fuori dal finestrino, smonta dalla macchina, e si dirige
verso l’ingresso della villetta. Mentre percorre il vialetto, scorge con la
coda dell’occhio il veicolo di Cindy, come al solito parcheggiato nel retro
della villetta.
Giunto
davanti l’abitazione, estrae dalla tasca una videocamera, forza la serratura
della villetta, e fa irruzione in casa.
2.5.5) INTERNO, CASA DI BASS, POMERIGGIO.
Una
volta dentro, l’investigatore si guarda un po’ attorno con cautela e circospezione,
incerto sulla direzione da prendere, finché il ronzante murmure confuso di
alcune voci mesciate a rumori di fondo di vario genere, al tintinnio di
stoviglie e chiavi, allo stridere di sedie, allo sciabordio di acqua, e allo
sbattere di sportelli provenienti dalla porta chiusa di una stanza situata in
fondo a un corridoio, non attirano la sua attenzione inducendolo a muovere in
quella direzione. L’investigatore procede lentamente e con passo felpato verso
la porta seguendo i sussurri che da essa provengono. Riducendosi la distanza
che lo separa dalla camera, le voci si mondano divenendo sempre più nitide e
chiare: sono le voci di una donna e di un uomo. Riducendosi ancora lo spazio che
divide l’investigatore dalla porta, si percepisce, lucidamente distinguibile, la
voce di Céline altercare con quella di Cindy.
Céline: (fuori campo) Ne hai bisogno. Lo so. So che lo vuoi. E lo sai anche
tu...
Cindy: (fuori capo) Io... Non sono sicura... T’immagini che sarebbe capace
di fare Jack se lo venisse a scoprire?
Céline: Non lo verrà mai a
sapere.
Cindy: Jack sa essere un uomo
violento...
Céline: Non lo verrà mai a sapere.
È solo per il tuo bene.
Cindy: (ridacchiando) Solo
per il mio bene, dici? E a te non viene niente in mano...
Céline: Naturalmente, anche io
ho la mia parte di godimenti in questa faccenda. Ecco, guarda, ce l’ho in
mano... Prendilo e--
Belane
decide che il momento di entrare: con un calcio spalanca la porta e si
catapulta dentro la sala con in mano la videocamera accesa ma la scena che
trova non è quello che si aspettava: Céline, tranquillamente seduto a un capo
del tavolo, sorbisce un caffè mentre Cindy, all’altro capo, è intenta a
esaminare alcune carte sparse sul piano del tavolo.
Belane: (abbassando
la telecamera) Oh, cazzo!
Céline: Ma che diavolo succede,
Cindy? Conosci questo tizio?
Cindy: Mai visto prima d’ora
in vita mia.
Céline: Io sì: bazzica una
certa libreria che soglio frequentare e mi fa domande stupide.
Cindy: Adesso chiamo la
polizia.
Belane: Calma, posso spiegare
tutto.
Cindy: Ti conviene che sia una
spiegazione valida e convincente.
Céline: Già. Meglio che lo sia.
Ma
Belane rimane impalato senza proferire parola per un minuto buono.
Cindy: Chiamo subito la polizia.
Adesso!
Belane: Ferma. Tuo marito, Jack
Bass, mi ha ingaggiato per inchiodarti il culo.
Cindy: In che senso?
Céline: Parla cristiano, per Giove!
Belane: Purtroppo, solo in
senso metaforico. Investigativo, più precisamente. Sono un investigatore
privato della contea di Los Angeles con regolare licenza. Un cacciatore di
amanti infedeli.
Cindy: E con questo?
Belane: Lui vuole che t’inchiodi
il culo.
Cindy: Inchiodarmi il culo? Ma
come parli? Sei forse un pervertito? Un maniaco sessuale?
Céline: Stavamo solo discutendo
la stipula di un’assicurazione sulla vita...
Belane: Mi spiace, è stato uno
sbaglio. Si è trattato di un errore, uno stupido equivoco, uno sciocco malinteso.
Céline: Ma come cazzo fai a
rimediare a una cosa simile?
Belane: In questo momento non
ne ho la più pallida idea. Sono davvero dispiaciuto e mortificato. Escogiterò
qualcosa per migliorare la situazione. Dico sul serio.
Cindy: Questo tizio mi sembra
proprio una specie di deficiente. Un subnormale. E parla come un matto. È da
rinchiudere.
Belane: Mi dispiace, ma adesso
devo proprio andare. Vi contatterò io per tutto.
Cindy: Adesso ti denunciamo
alla polizia.
Belane: Devo proprio andare. Un
impegno improvviso di lavoro. Scusate se non mi trattengo: devo scappare
davvero.
Cindy: Eh, no! Non te ne vai
proprio da nessuna parte.
Cindy si
alza e con uno scatto felino afferra un telecomando adagiato s’una mensola,
preme il bottone centrale, il bottone centrale fa scattare l’allarme, e l’allarme
prende a urlare impazzito con strepiti e ululati di sirena. Belane corre più
veloce che possa ma, giunto all’ingresso, si trova davanti un gigantesco
omaccione e mostruoso che gli sbarra il passaggio.
Belane: Hey, ragazzo, ti
piacciono le caramelle?
Brewster: Farabutto, sei tu la mia
caramella!
Belane: E che ne diresti invece
di qualche giocattolo? Che giocattoli ti piacciono, bello?
Brewster: (a Cindy, intanto accorsa dal corridoio)
Vuoi che lo uccida?
Cindy: No, Brewster: sistemalo
in modo che non riesca ad andare in giro per un po’.
Brewster: Ok.
Brewster
si avvicina minacciosamente a Belane.
Belane: Hey, Brewster, chi hai
votato come presidente?
Brewster: Eh?
A questa
domanda Brewster si blocca e Belane ne approfitta per farglisi sotto e
scagliargli un calcio al basso ventre con tutta la forza che ha: Brewster si
piega in due dal dolore e Belane ne approfitta per colpirlo nuovamente,
stavolta con una ginocchiata in faccia: Brewster cade in terra e Belane ha
campo libero per fuggire e darsela a gambe. Ma prima di uscire si volta verso
Cindy e additandola le dice così.
Belane: Quanto a
te, non è finita: t’inchioderò il culo!
Cindy: QUEST’UOMO E’ PAZZO!
Céline: Credo che tu abbia
ragione.
Belane: (fra sé, uscendo) Un altro giorno da buttare nel cesso.
2.5.6) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
Belane è
seduto alla scrivania e si trastulla e sollazza giocherellando con una penna.
Belane: (in camera) Dunque, facciamo il punto della situazione... Tutto
sembra arrivato a un punto morto... (pausa:
Belane scruta il vuoto pensoso per un minuto buono) Serve un goccetto.
Si versa
da bere.
Belane: Ahh. È stata una notte
tremenda. Mi sento completamente inutile. Sono inutile. Sotto tutti i punti di
vista. Ci sono miliardi di donne là fuori e nessuna che venga al mio indirizzo.
Perché? Perché sono un perdente. Ecco perché. Sono un investigatore che non
riesce a risolvere un bel niente.
Una
mosca zampetta sulla scrivania e Belane la schiaccia con il palmo aperto della
mano. Poi, d’improvviso, i suoi occhi si illuminano.
Belane: (in
camera) Cazzo! Céline stava vendendo a Cindy un’assicurazione, un’assicurazione
sulla vita, un’assicurazione sulla vita di Jack Bass. Vogliono toglierlo di
mezzo! Facendo passare il tutto come morte naturale! Sono insieme in questa
cosa! Li tengo per le palle! Cioè, tengo Céline per le palle... Quanto a Cindy,
le inchioderò il culo! Jack Bass è nei guai. E la Signora Morte vuole Céline. E
del Passero Rosso nemmeno l’ombra. Aspettate, mi sto incasinando. Dunque, mi
sto avvicinando a qualcosa, qualcosa di grosso.
Poi alza
il ricevitore del telefono e subito lo abbassa.
Belane: (in camera) A chi cazzo credo di chiamare? É tempo di agire! Bass è
in pericolo di vita. O di morte! Insomma, avete capito, è nella merda, nella
merda fino al collo! Anzi, fino ai capelli! Sta affogando nella merda! Un mare
di merda schifosa, fetida e puzzolente!
Si
risiede in poltrona.
Belane: (in
camera) Devo riflettere. Cercare di pensare. Mi sento come se fossi
estraneo alla mia vita e a me stesso.
Prova a
schiacciare un’altra mosca usando un giornale arrotolato ma stavolta la manca.
Belane: (in
camera) Vedete? Ora, voi potreste dire, <<Beh, capita di
sbagliare, di non essere in giornata.>>. Il problema è che non è mai la
mia giornata, la mia settimana, il mio mese, il mio anno, la mia vita, CAZZO!
Mi sento come se stessi partecipando al mio funerale, nato per morire, come una
volpe in Inghilterra, o un toro in Spagna. Dove sono finiti il divertimento, le
risate, le urla, le puttane, il glamour,
le luci della ribalta e le luci dei riflettori? Dov’è finito tutto? Mi sento
come se stessi percorrendo il viale del tramonto. Inflessibile, non eroico e
necessario. Triste, solo e finitivo. Come se fossi in dirittura d’arrivo…
La porta
si spalanca e compare Céline.
Belane: Tu? Ancora tu...? Ma
non dovevamo vederci più?
Céline: Lascia stare: conosco
la canzone...
Belane: Non bussi mai?
Céline: Ti spiace se mi siedo?
Belane: Sì. Ma fai pure.
Céline
si siede con fare nervoso, fruga nella scatola dei sigari, ne prende uno, lo scarta,
sputa l’estremità con un morso, prende l’accendino, accende, inspira, espira,
sbuffa un magnifico cerchio di fumo quasi perfetto.
Belane: Devo confessarti una
cosa: quelli li vendono.
Céline: Che cosa non venderebbero? L’amore, la felicità, il
sesso, un’abbuffata, un’emozione, il sentimento: ormai si vende tutto.
Soprattutto quello che non si comprerebbe mai.
Belane: Pagando si può avere
tutto.
Céline: E questo è molto
triste. Ma bando alle ciance, amico. Basta cazzate. Devo farti un discorso.
Soffia
uno sbuffo nervoso di fumo (o uno sbuffo di fumo nervoso).
Belane: Va bene, va bene.
Sentiamo, sentiamo...
Céline distende
i piedi sulla scrivania.
Belane: Che bel paio di scarpe:
francesi?
Céline: Francia, Schmantz. Chi
se ne frega?
Altro sbuffo
di fumo.
Belane: Perché sei qui, dunque?
Céline: Bella domanda. È
esplosa attraverso i secoli e ancora tuona e ora rimbomba ed echeggia in questa
sala...
Altro
sbuffo di fumo.
Celine: Giochiamo a carte
scoperte...
Altro
sbuffo di fumo.
Céline: Sei nella merda fino al
collo. Anzi fino ai capelli. Anzi, fin sopra i capelli: scasso e violazione di
domicilio, percosse, violenza privata, e lesioni.
Altro
sbuffo di fumo.
Belane: Che cosa??
Céline: Brewster è ridotto a un
eunuco. Gli hai frantumato le palle. Adesso sembrano due fichi secchi. Può
cantare da soprano. Registro altissimo!
Altro
sbuffo di fumo.
Belane: E quindi?
Céline: Sappiamo bene dove
bazzica il colpevole reo morale e materiale di aver distrutto la virilità di un
altro uomo suo simile e altre vigliaccherie...
Belane: E quindi?
Céline: È possibile che la polizia
venga informata.
Altro
sbuffo di fumo.
Belane: Avete prove concrete?
Céline: Due testimoni.
Belane: (sarcastico) Due come i coglioni!
Altro
sbuffo di fumo. Poi Céline spegna nervosamente il sigaro nel ceneraio, abbassa
i piedi, e si piega in avanti, fissando Belane dritto negli occhi.
Céline: Belane, mi serve un
prestito di 10 teste.
Belane: (eccitato) Ahh, un ricatto! (sardonico)
La cosa si fa interessante...
Céline: (risentito) Non è nessun ricatto: ti sto solo chiedendo un
prestito.
Belane: Garanzie?
Céline: Cazzo, nessuna.
Belane: Allora torna da dove
sei venuto. O vai dritto per March Avenue, poi svolta a destra per Sunset
Boulevard, continua dritto sulla Santa Monica, e una volta lì prosegui dritto e vai AFFANCULO!
Céline: Dunque la metti così?
Belane: Non è un mio modo di
metterla. È così e basta.
Céline: BREW, ORA!
La porta
si spalanca una seconda volta e ciondolante entra Brewster.
Brewster: (in falsetto, con voce acutissima da soprano)
Salve, signor Belane!
Belane: Brew, mi dispiace per l’incidente.
Ma guarda il lato positivo: l’incidente non ti ha reso più piccolo. Forse più
effemminato, ma non più piccolo. Sei il più grande figlio di puttana che abbia
mai visto.
Belane
ritorna prontamente dietro la scrivania ed estrae la propria .45 puntandola
contro Brewster.
Belane: (a Brewster) Sai, ragazzo, se fossi un disco, ti chiameresti Dick’s
Brew!
Brewster
ringhia verso Belane.
Belane: Senti, giovane, questo
arnese può fermare un treno: io mi accontenterei di averci rimesso solo le
palle e non già anche la pelle. O vuoi far finta di essere un trenino? Eh? Dai,
forza, fai ciuf-ciuf! Segui il binario che ti porta dritto alla morte! Fai
ciuf-ciuf. Vieni, ciuf-ciuf! Forza! (gridando
inferocito) FAI CIUF-CIUF HO DETTO, BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA, O TI ALLARGO
IL BUCO DEL CULO!
Brewster: Questo
gioco non mi piace.
Belane: HO DETTO DI FARE
CIUF-CIUF, LURIDO COGLIONE SENZA PALLE! FAI CIUF-CIUF, FAI CIUF-CIUF, FAI
CIUF-CIUF!
Brewster:
Ciuf-ciuf...
Belane: Ancora.
Brewster:
Ciuf-ciuf...
Belane: Di nuovo.
Brewster:
Ciuf-ciuf...
Belane: Di nuovo. Ma stavolta
mettici la passione.
E fa
scattare la sicura della pistola mirando al ventre di Brewster.
Brewster:
Ciuf-ciuuuuf, ciuf-ciufff... Ciuf-ciuuuuf, ciuf-ciufff... Ciuf-ciuuuuf,
ciuf-ciufff...
Belane: Così, bravo! Adesso
vedi quella porta?
Brewster: Sì.
Belane: (tremendamente arrabbiato) UN VERO TRENO DICE SOLO CIUF. IO NON HO
MAI VISTO UN TRENO DIRE SÌ. TU LO HAI MAI VISTO UN TRENO DIRE SÌ, BREWSTER? E
TU, CÉLINE? HAI MAI VISTO UN TRENO DIRE SÌ? IO NON HO MAI VISTO NESSUN CAZZO DI
TRENO PARLARE E DIRE SÌ. VOI AVETE MAI VISTO UN TRENO DIRE SÌ?
I due
tacciono spaventati e atterriti, preoccupati dalla pistola che Belane brandisce
pericolosamente in aria.
Belane: AHHH! NESSUNO MI HA MAI
FATTO INCAZZARE IN QUESTO MODO, NESSUNO È MAI STATO SGARBATO CON ME COME LO
SIETE STATI VOI OGGI, CHIARO? MAI NESSUNO, FOTTUTI BASTARDI, STRONZI, STRONZI,
PEZZI DI MERDA.
E spara
un colpo in aria.
Belane: (imbestialito) BRUTTI VERMI SCHIFOSI, PENSAVATE DAVVERO CHE NON
AVREI REAGITO A UNA COSA DEL GENERE? (pausa)
Ma calmiamoci, amici. Non c’è bisogno di farsi saltare qualche arteria per due
stronzi come voi. Vedete quella porta dunque?
Pausa.
Silenzio prolungato. I due non osano muovere un solo muscolo.
Belane: (a Brewster, puntandogli contro la pistola) Su, coraggio, ragazzo,
rispondi tu.
Brewster: (incerto e indeciso) Ciuf?
Belane: AHHHH AH AH AH AH AH! BRAVO, UN CIUF SÌ, DUE
CIUF NO!!! AH AH AH AH AH AH AH. UN CIUF
PER DIRE SÌ, DUE CIUF PER DIRE NO!!! AH AH AH AH AH AH AH. Vediamo se hai
capito, bello. (ancora rivolto a Brewster, puntandogli la pistola)
Tu madre è puttana?
Brewster: Ciuf
ciuf...
Belane: Risposta legittima. Ma
errata. Comunque hai capito. Per essere un coglione scoglionato sei sveglio. (pausa) Dunque, parlavamo di una porta.
Quella è la porta del bagno. Entraci e siediti sul vasino. Non me ne fotte un
cazzo se tiri giù i pantaloni o no. Ma voglio che entri là dentro e che vai a
sederti sul vasino fino a quando non ti dirò di uscire. Hai capito?
Brewster: Ciuf.
Brewster
si avvia verso il bagno, apre la porta, vi entra, e la richiude su di se.
Belane: (a Céline) Tu--
Céline: Stai mandando tutto a
puttane, Belane...
Belane: Deve essere la mia
specialità. Adesso tocca a te: entra là dentro con il tuo bambino. Dai, avanti,
adesso, MUOVITI!
Céline
si muove lentamente verso la porta del cesso: l’apre, vi entra, e la richiude. Da
fuori, Belane la serra a chiave. Poi comincia a spingere, con sforzi e stenti
sovrumani, la scrivania dell’ufficio, la quale pesantissima necessita molto
tempo e forza per essere spostata. Quando vi riesce, sono passati 20 minuti.
Céline: (fuori campo) Belane, senti, lasciaci andare adesso e saremo pari.
Non ho più bisogno del prestito e non andrò dagli sbirri, né Brewster ti
torcerà un capello. E mi occuperò io di Cindy...
Belane: Quella puttana! Le
inchioderò il culo!
Una
volta addossata la pesante scrivania alla porta del bagno, Belane esce dall’ufficio.
2.5.7) ESTERNO, BEVERLY HILLS, POMERIGGIO.
Belane è
parcheggiato davanti la casa dei Bass.
Belane:
Bene,
bene, bene: la macchina di Cindy è ferma nel vialetto: probabilmente la troia
aspetta che Céline e Brewster tornino. Aspetterò anche io.
Accende
la radio, per ingannare il tempo.
Signora Morte: (fuori campo, dalla radio) Brutto scemo,
non stai facendo progressi!
Belane: Dici a me?
Signora Morte: Ci sei
solo tu lì seduto.
Belane
si guarda intorno. Poi rimane in silenzio.
Signora Morte: Belane?
Belane: Sì?
Signora Morte: Muovi il culo e risolvi il mio caso!
Belane: Senta, Signora, sto
lavorando al suo caso proprio adesso. Tengo d’occhio qualcuno.
Signora Morte: E chi
stai tenendo d’occhio?
Belane: Una conoscente di
Céline. I due sono legati.
Signora Morte: See, come
il tuo cervello. E Céline?
Belane: È chiuso dentro il
cesso del mio ufficio insieme con un eunuco di 180 chili.
Signora Morte: E che
cosa ci fa chiuso lì dentro?
Belane: Si sta scaricando.
Signora Morte: In
senso fisico o metaforico?
Belane: Diciamo in senso per metà
fisico e per metà forico!
Signora Morte: Ma
come parli?
Belane: Signora, non dubiti di
me: evacuerò il suo caso in men che non si dica!
Signora Morte: Eh?
Belane: Il caso è quasi
risolto. Inchioderò il culo del povero Céline nel tempo di un amen.
Signora Morte: Non
voglio che si faccia del male.
Belane: Non gli farò del male,
parola d’onore! La sua sarà una... Dolce morte ah ah ah. Sono Belane, nome in
codice Signor Morte Lenta, l’investigatore più dritto di L. A.! Il pericolo è
il mio mestiere. Mi fa fischiare le orecchie e stringere il buco del culo. Si
vive una volta sola. Giusto? (Silenzio imbarazzante.) Giusto! (imbarazzato)
Si monta sulla giostra una sola volta: la vita è degli audaci.
Signora Morte:
Belane, a volte penso che tu sia una specie di strano essere subnormale.
Belane: Passo e chiudo, capo! I
sospetti sono caldi: devo chiudere!
Belane
spegne la radio, scende dall’auto con fare goffamente furtivo, la videocamera
in una mano, il cappello abbassato sull’occhio sinistro come Jake Gittes di “Chinatown”, e per
non dare nell’occhio una ventiquattrore nell’altra mano che invece lo fa
apparire ancora più sospetto ed equivoco, si avvicina alla casa, e riesce a
forzare la serratura al primo colpo: in pochi secondi è dentro.
2.5.8) INTERNO, CASA DI BASS, POMERIGGIO.
Belane: (schiacciando
l’occhio alla telecamera) Come l’altra volta, zero problemi: quarantasette
secondi e sono dentro. (poi, guardandosi
intorno con circospezione) Il mio sesto senso mi dice che qualcosa di
grosso sta crescendo qui dentro. Lo sento, aumenta, aumenta, esploderà!
Voci provengono
dal piano superiore: Belane decide di salire, e sale, camminando
silenziosamente con passo felpato. Salendo, riconosce una delle voci:
appartiene a Cindy. Continua a salire. Giunto al piano di sopra, incolla l’orecchio
alla porta per carpire qualche brandello di conversazione.
Cindy: (fuori campo) Che cosa credi di fare con quell’arnese? Vuoi
cavalcarmi, eh? Vuoi montarmi, vuoi ingropparmi, vuoi domarmi... Dai, sfondami,
dammelo tutto, impalami come un animale scannato... Lo voglio dappertutto:
nelle orecchie, in bocca, tra i capelli, in culo. Dai scopami: scopami,
sfondami, spaccami!
Poi
rumori di molle, sospiri, gemiti ritmati e ansiti cadenzati.
Belane: (sottovoce, fra sé) Bene, cara Cindy, stavolta ti ho inchiodato il
culo!
A questo
punto l’investigatore passa all’azione: spalanca la porta con un calcio e
piomba nella camera.
Belane: Eccoti, lurida puttana!
Finalmente ti ho inchiodato il culo!
Cindy
emette un urlo di terrore.
Jack Bass: (incredulo) Che
cosa?? MA CHE CAZZO SUCCEDE?
Belane: Merda!
Belane scappa.
Lanciato in una folle corsa per la sopravvivenza. Jack Bass lo insegue brandendo
una pistola in mano ed esplodendo pallottole a ripetizione. Una di queste gli colpisce
e rotea il cappello: Belane continua a scappare. Corre più forte. Ma durante la
corsa qualcosa gl’intralcia la via: che sia un vecchio in bicicletta se ne
accorge solo quando lo ha ormai travolto e scaraventato in terra, lasciandolo
sotto-sopra sul selciato, con le ruote della bicicletta che girano ancora a
vuoto stagliandosi contro il cielo. Illeso, riesce a raggiungere la macchina: vi
si fionda dentro, in un lampo mette in moto e parte, le gomme che sgommano
strisciando, sbandando e sbiettando sull’asfalto mentrecché Bass continua a fare
fuoco: una pallottola centra l’Arbre Magique attaccato allo specchietto retrovisore, un’altra
buca il finestrino posteriore destro, e una terza trapassa da dietro il sedile
del passeggero lasciando un buco perfetto e fumante nel vano del cruscotto.
2.5.9) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
L’indomani
mattina Belane alza il ricevitore e compone il numero di Jack Bass.
Bass: (fuori campo, al telefono) Pronto?
Belane: Bass, qui Belane.
Bass: Belane, maledetto
figlio-di-puttana!
Belane: Vacci piano, Bass: so
che ho sbagliato, ma ricorda che sono cintura nera.
Bass: Cintura nera di
castità, vorrai dire!
Belane: Vacci piano, Bass...
sono cintura nera.
Bass: Ti servirà, la prossima
volta che farai ingiustificatamente irruzione nel bel mezzo di un amplesso
amoroso all’interno del dolce calore del mio talamo nuziale!
Belane: Jack, ti chiedo scusa,
ma io vedevo solamente un culo che faceva su e giù: non ho capito che fossi tu fino
al momento in cui non ti sei voltato.
Bass: E chi altro pensavi che
potesse essere? Credi che lei sarebbe tanto stupida da portarsi uno qualsiasi
in casa mia e farsi sbattere nel mio letto?
Belane: È già successo un sacco
di volte, Bass.
Bass: Che cosa?
Belane: Non intendevo in casa
tua, Jack.
Bass: E dove allora?
Belane: Lascia perdere.
Bass: In che senso lascia
perdere?
Belane: Nel senso che non c’entra
con il tuo caso. Dimmelo fuori dai denti.
Bass: Che cosa?
Belane: Vuoi che mi occupi
ancora di questo caso o no?
Bass: Finora non hai
combinato niente. Non stai combinando niente.
Belane: Che cosa intendi dire?
Bass: Che per adesso hai solo
video-registrato il mio culo mentre m’ingroppavo mia moglie: non mi sembra un
gran risultato per l’investigatore privato più dritto di Los Angeles.
Belane: Al contrario, Bass:
sono proprio dentro al tuo caso, Jack.
Bass: Cioè?
Belane: Ho scoperto un legame.
Bass: Eh?
Belane: C’è una connessione.
Bass: Eh??
Belane: Un contatto.
Bass: Eh??
Belane: Una relazione.
Bass: Legami... Connessioni...
Ma di che diavolo stai parlando?
Belane: È in contatto con un
tizio, lo conosco: un tipo infido e pericoloso. Stanno tramando qualcosa di
losco alle nostre spalle, Bass... Jack.
Bass: Li hai beccati insieme,
Belane?
Belane: Non ancora.
Bass: E come mai?
Belane: Gli sto apparecchiando
una trappola, un’imboscata, un tranello: cadranno nel sacco con i loro stessi
piedi, si daranno la zappa sui piedi con le loro stessi mani, si tromberanno a
vicenda.
Bass: In senso fisico o
metaforico?
Belane: Diciamo in senso
metafisico, Bass.
Bass: Eh!?
Belane: Metà
dentro e metà fuori, Jack.
Bass: Belane, forse dovresti
lasciar stare le metafore. Vacci cauto.
Belane: Ci vado cauto, Bass.
Lascerò che si fottano da soli e poi li inculerò entrambi una volta che si
saranno fottuti a vicenda con le proprie mani.
Bass: Non puoi inchiodarli
subito?
Belane: Come ti ho detto,
aspetto che lui dia fiato alle trombe. Poi li inchioderò.
Bass: Che cosa??
Belane: Devo beccarli mentre
suonano il piffero. Mentre danno fiato alle trombe.
Bass: Secondo me tu non sai
che cosa stai dicendo. Ancora meno che stai facendo.
Belane: Prego?
Bass: Dubito che tu sappia
che cosa stai facendo.
Belane: So perfettamente che
cosa sto facendo. Inchioderò lui appena darà fiato alle trombe e inchioderò lei
non appena suonerà il piffero.
Bass: (con disappunto) Gradirei che ti esprimessi diversamente. In fondo,
è sempre mia moglie...
Belane: (eccitato) Una puttana non è di nessuno.
Bass: (alterato) Belane...
Belane: (infervorato) Una puttana è
solo una puttana!
Bass: (arrabbiato) Belane...
(furioso) BELANE... (minaccioso)
Vacci piano…
Belane: Non sto qui a pettinare
le bambole, Bass. Mica sto qui a smacchiare i giaguari. Non sono pagato per
sciogliere i nodi di un rastafariano. Il mio compito è inchiodarle il culo. E
lo farò, non appena daranno fiato alle trombe. Ma prima, devo penetrare affondo
nel caso. Poi la inchioderò. La inforcherò. La impalerò.
Bass: <<Penetrare il
caso>>, <<Inchiodare il culo>>: ma come parli, Cristo?
Belane: Voglio inchiodarle il
culo come mai le è accaduto prima. Tu non vuoi che io le inchiodi il culo?
Bass: Mi basta che tu mi
fornisca qualche prova.
Belane: Certo. Ma per farlo
devo prima coglierla con le mani nella crema...
Bass: Ma sai che cosa stai
facendo?
Belane: Bass, il tempo ci sfugge: devo fare chiarezza e
smuovere le acque. E queste sono molto torbide.
Bass: Ma stai arrivando a
qualche conclusione?
Belane: Non ancora. Ma riesco a
fiutarla, ad annusarla, ne sento l’odore, ci sono sopra, quasi dentro. D’altronde
si sa: nelle acque torbide la pesca è più ricca. E, a quanto pare, tua moglie
ha agganciato all’amo un grosso pesce. Molto grosso.
Bass: (desolato) Oddio...
Belane: È un francese. E tu sai
come sono i francesi. No?
Bass: No: non so come sono i
francesi. Dimmelo tu: come sono i francesi?
Belane: Se non lo sai, Bass,
non posso stare qui a spiegartelo. Non ho tutto il giorno a disposizione.
Allora, vuoi che vada avanti col caso o no?
Bass: Dici che ormai li tieni
in pugno?
Belane: Ci sono sopra, Bass. Ci
sono dentro. Sto penetrando il caso.
Bass: Che cosa?
Belane: Allora, Bass: sì o no?
Conterò fino a sette e mezzo. Uno, due, tre, quattro--
Bass: --Va bene, va bene,
Belane: prosegui.
Belane: Benone, Jack. Ora, un
piccolo dettaglio...
Bass: Che cosa vuoi ancora?
Belane: Un mese anticipato.
Bass: Un mese?? Pensavo che
avessi concluso.
Belane: Questo è il momento clou, Jack. Siamo al culmine, siamo all’apice,
siamo in cima, in groppa, siamo a cavallo! Stiamo cavalcando la tigre, Bass!
Devo organizzare la trappola. Devo prepararla bene. Devo preparare l’esca, essere
sicuro che tua moglie abboccherà, e ingoierà l’esca con tutto l’amo.
Bass: Basta, basta! Ne ho
abbastanza dei tuoi sproloqui! Ti mando subito l’assegno e facciamola finita!
Belane: In un mese al massimo
ti consegnerò la preda.
Bass: Affare fatto.
Belane: Hai fatto un affare, amico!
Ma il
telefono è già muto. Belane riaggancia il ricevitore.
Belane: Dunque, vediamo: sto
facendo progressi. Passi da gigante, oserei dire. Ho risolto anche il caso di Jenny
Nitro. Ora mi rimane solo da sbrigare la faccenda del Passero Rosso e inchiodare
il culo di Cindy. Naturalmente adesso Jenny Nitro è un mio problema: adesso sono
cliente di me stesso! Un caso in meno, ma un problema in più: un classico per
Mickey Belane. Ma, almeno, Céline e Grovers sono storia chiusa. In un certo
senso devo confessare che comincio a sentirmi molto professionale. (pausa) Cristo, però! Sei alieni dello
spazio a caccia sulla terra e mi hanno arruolato per la loro causa. (sarcastico) La loro causa! Credevo fosse
passato il tempo di queste cose. Manca solo Superman e James Bond, i russi e la
guerra fredda, e siamo al completo! Devo inventarmi qualcosa. O forse dovrei
semplicemente far decantare la cosa.
Svita il
tappo della Tequila e beve un piccolo sorso.
Belane: E rimangono ancora
aperte le faccende del Passero Rosso e di Cindy Bass...
Poi
estrae una moneta dal portafoglio e la lancia nell’aria e contro il fato.
Belane: Testa: Passero Rosso =
croce: Cindy Bass.
Esce
croce: Belane si appoggia alla spalliera della poltrona e guarda in alto
fissando il soffitto con espressione compiaciuta in volto e sogghignante.
Belane: Te lo inchioderò,
maledetta puttana! T’inchioderò il culo!
Belane
si sveglia molto tardi, intorno a mezzogiorno, con un’emicrania lancinante da dopo-sbronza,
e in pieno dopo-sbronza si alza barcollando e vacillando fino al bagno: si lava
i denti, si lava il viso, si lava i denti, e si fa la barba. Poi va nella sala
del letto e si veste. Poi si reca in cucina: mette a cuocere alcune uova, beve
un bicchiere metà succo di pomodoro e metà birra, toglie le uova dall’acqua
bollente e le mette sotto l’acqua fredda corrente per raffreddarle, infine le
sguscia e le mangia. Poi si reca in soggiorno: si avvicina al telefono, alza il
ricevitore, e compone un numero.
2.5.11) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MERIGGIO.
Belane: Jack, ti ricordi di
quel francese di cui ti ho parlato?
Jack Bass: Sì.
Che gli è successo?
Belane: L’ho tolto di mezzo,
Jack.
Jack
Bass: Come?
Belane: È morto, Jack.
Jack
Bass: Bene. Era lui
il nostro uomo?
Belane: (allusivo-elusivo) Beh, era in contatto con lei...
Jack Bass:
Contatto? Che diavolo intendi dire con “contatto”?
Belane: Non voglio farti
male...
Jack Bass:
Mettimi alla prova.
Belane: Senti, sto cercando di
inchiodarle il culo. Ecco perché mi hai assunto, giusto?
Jack Bass: Non so
nemmeno io perché ti ho assunto. Credo che sia stato un terribile errore.
Belane: Jack, il francese l’ho
beccato con le mani nella marmellata. Adesso è morto.
Jack Bass: E
questo che significa?
Belane: Non può più
sbattersela.
Jack Bass: E lo
faceva?
Belane: Jack...
Jack Bass: E tu,
con tutte queste stronzate tipo <<Voglio inchiodarle il culo.>>,
sei forse un pervertito?
Belane: Senti, Jack, ormai sono
proprio sul suo culo. Abbiamo bisogno di una prova forte.
Jack Bass: Ecco
che ci risiamo...
Belane: Stiamo per venire a
godiment-- cioè, a compimento, Jack. Stiamo per concludere, Jack, non ci vorrà
ancora molto. Fidati di me. La inculeremo insieme. Glielo metteremo nel culo e
glielo sfonderemo. La trapasseremo, la impaleremo.
Jack Bass: Allora
c’era di più del francese...
Belane: Credo di sì...
Jack Bass: Credi
di sì? Credi di sì?? Cazzo, ti
pago in dollari sonanti e tutto quello che sai dirmi è <<C’è un francese
morto.>> e <<Credo di sì.>>? sono
settimane ormai, e questo è tutto quello che riesci a dirmi?? APRI LA
BOCCA PER FAR PRENDERE ARIA AI DENTI, BELANE??? Voglio un po’ d’azione! Prove
inconfutabili! Voglio che tutta la faccenda venga allo scoperto!
Belane: Tempo sette giorni e
avrai tutto quello che vuoi, Jack.
Jack Bass: E smettila
di ripetere il mio nome in continuazione.
Belane: Perché? (sarcastico) Come il fante di cuori: credevo
che ti facesse piacere...
Jack Bass: Te ne
do sei. Sei giorni, Belane.
Belane: Sei giorni, Jack.
Silenzio.
Jack Bass: E va
bene, Belane. Fra un’ora sarò in aeroporto: andrò sulla costa orientale per
lavoro. Tornerò fra sei giorni.
Belane: Entro sei giorni sarà
tutto risolto, bello!
Jack Bass: E non
chiamarmi nemmeno “bello”! Non chiamarmi
“bello” e non chiamarmi nemmeno “Jack”! CHE STRONZATA È ‘STO “BELLO”?? SEI
FORSE UN NEGRO???
Belane: Era solo un modo di
dire...
Jack Bass: Anzi,
non chiamarmi proprio! Chiamami solo
quando avrai in mano qualcosa di concreto! e rimetti ordine in questo bordello o ti rivedrò all’inferno,
BRUTTO BASTARDO!
Belane: (fingendo un’interferenza nella trasmissione telefonica) Non ti
sento bene Jack, la linea è disturbata... Jack, Jack... Jack...
Imita
con la bocca rumori di disturbo nella trasmissione e riattacca il ricevitore.
2.5.12) ESTERNO, BEVERLY HILLS, SERA.
La
Mercedes rossa di Cindy è parcheggiata nel vialetto di casa. Belane, appostato
nel suo maggiolino situato a circa 30 metri di distanza dall’abitazione, attende
in agguato la successiva mossa della sua preda. Nell’attesa, fuma un sigaro.
Belane: (guardando nello specchietto retrovisore) Ma vi rendete conto che Jenny
Nitro e i suoi cinque compari alieni vogliono reclutarmi, usarmi come cavallo
di Troia, e costringermi a fare l’Efialte della situazione? Ma Mickey Belane
non è in svendita! Devo sgominare la banda. Deve pur esserci un modo. Se solo
riuscissi a stanare il Passero Rosso: lui mi cinguetterebbe la risposta. (Pausa) Sono forse matto? Sta succedendo
tutto davvero? Ad ogni modo, qui c’è puzza di bruciato. Il mio sesto senso mi
dice che qualcosa sta per succedere. Ci siamo. Tutta la faccenda sta per
giungere a conclusione. Ma probabilmente Cindy è là dentro a guardare qualche
stupidaggine al televisore, con le gambe calde e vogliose accavallate sulla
figa bagnata e succosa, ridendo di sciocchezze e ovvietà.
Spegne
il sigaro, prende il telefono dell’auto, e compone un numero.
telefonista 2: Qui l’ippodromo di Oak Tree,
prego, dica.
Belane: Buonasera, vorrei
conoscere i risultati dell’ultima corsa.
telefonista 2: Bene,
dunque, vediamo... Primo Benito Cereno con due lunghezze di vantaggio, secondo
Moby-Dick, Redburn terzo. Billy Budd ha disarcionato. Pussycat-Dolls non
classificato.
Belane: Cazzo di cane!
telefonista 2: No, Pussycat-Dolls.
Belane: Merda!
Belane riattacca,
getta la sigaretta che sta fumando e ne accende subito un’altra.
Belane: (fra sé) Ho perso un’altra volta. Aveva ragione Dante: come handicapper sono proprio handicappato. La
vita è sfiancante. Mi sento inutile e mi fanno male i piedi.
Poi riprende la cornetta e compone un nuovo
numero.
Barton: Pronto?
Belane: Belane. Senti, John, ho
problemi a chiudere il caso del Passero Rosso. (con tono di voce deluso) Forse faresti meglio a cercarti un altro
investigatore.
Barton: No, Belane. Ho fiducia
in te, ci riuscirai.
Belane: Lo pensi davvero?
Barton: Non ho dubbi.
Belane: Bene, allora continuerò
ad occuparmene. Concentrerò ogni mio sforzo sul Passero Rosso.
Barton: Sono certo che lo
farai.
Belane: Benissimo. Ti
contatterò se arriverò a capo di qualcosa.
Barton: Quando... Quando,
arriverai a capo di qualcosa!
Belane: Senz’altro. Grazie. E buonanotte.
Barton: A te, Belane.
Riaggancia,
getta la cicca della sigaretta ormai consumata, e prende un sigaro.
Belane: (fra sé, accendendo il sigaro) Bravo ragazzo!
Intanto,
Cindy Bass è uscita da casa, e si dirige alla macchina: apre lo sportello, sale,
mette in moto, e rimane ferma.
Belane: (fra sé) Dai, parti, bambola, portami alla soluzione.
Finalmente
accende i fari e fa per partire. Esce in retro-marcia, ingrana la prima, e
parte. Imbocca la Pacific Coast Highway verso Sud. A un incrocio passa con il
giallo: Belane accelera per cercare di evitare il rosso: ci riesce al pelo.
Infine svolta in un vialetto che conduce al motel Dune Mosse, ed entra nel parcheggio sul retro. Belane la segue a
distanza con lo sguardo. Dallo specchietto retrovisore la vede nitidamente.
Cindy apre lo sportello, scende dalla macchina, chiude lo sportello, inserisce
e gira la chiave nel bussolotto per chiudere la serratura, si allontana dalla
macchina, cammina anzi sfila fino alla camera 9 e bussa. Le apre un uomo sui 35
anni. Dalla propria postazione Belane può vederlo bene: è un bell’uomo, faccia
vuota e liscia, sopracciglia sottili e ben curate, una folta chioma castana. I
due si salutano in modo molto intimo, abbracciandosi sulla soglia e scambiandosi
un bacio sulla bocca. Poi entrano e si chiudono la porta alle spalle. A questo
punto Belane parcheggia, scende, e si reca all’accoglienza.
2.5.13) INTERNO/ESTERNO, MOTEL
DELLE DUNE MOSSE, SERA.
Dentro l’ufficio
per l’accoglienza nessuno. S’una piccola scrivania in legno collocata all’ingresso
un campanello: Belane lo suona. Il campanello squilla ma nessuno compare.
Belane suona ancora: alla sesta volta finalmente si presenta un uomo: scalzo,
con addosso una camiciona da notte e un berretto di lana.
Belane: Buonasera, signore:
vorrei una stanza.
Oste: Sei un pappone?
Belane: Oh, no, signore.
Oste: Vendi droga?
Belane: No di certo.
Oste: Peccato. Non mi sarebbe
dispiaciuta una sveglia.
Belane: (fintamente scandalizzato) Vendo bibbie, signore.
Oste: Disgustoso.
Belane: Cerchiamo solo di
diffondere il verbo.
Oste: Purché non diffondi
quelle cazzate quando sono nei paraggi.
Belane: Come vuole, signore.
Oste: Puoi dirlo forte, ragazzo!
Belane: Comunque, signore, mi
servirebbe una stanza per la notte.
Oste: Scegli: la 3 o la 8.
Belane: La 8 ha detto?
Oste: (sarcastico) Sei sordo per caso?
Belane: Prenderò la 8.
Oste: 35 dollari. In
contanti...
Belane
srotola le banconote e le porge all’oste che le prende consegnandogli le
chiavi.
Belane: Non mi da una ricevuta?
Oste: Una che-cosa?
Belane: Una ricevuta.
Oste: Non capisco.
Belane: La ricevuta.
Oste: Mi faccia la
sillabazione.
Belane: Non la so fare.
Oste: Allora niente ricevuta.
Belane
prende la chiave. Esce. Si reca fino alla camera numero 8, inserisce la chiave
nella toppa, la gira, apre la porta, entra e chiude.
Una
volta dentro, si reca subito in cucina. Prende un bicchiere. Lo appoggia alla
parete divisoria che separa la camera 8 dalla 9, e aderisce l’orecchio al
bicchiere per origliare dall’altra parte.
Cindy: (fuori campo) Senti, Billy, non facciamo le cose di corsa. Prima
voglio parlare un po’.
Billy: (fuori campo) Non riesco: il sangue mi si è concentrato tutto in un
posto...
Cindy: Prima voglio fare la
doccia, Billy.
Billy: D’accordo, ma sbrigati,
non so quanto ancora possa resistere. Sento che sto per esplodere.
Da
dietro il muro, si sente lo scroscio dell’acqua della doccia. Belane sorride
sornione.
Belane: (sogghignando) T’inchioderò il culo, brutta troia! Povero Bass: non
si sbagliava. È tutto così sciatto: scopa, scopa, scopa. Beh, la gente si lega.
Una volta tagliato il cordone ombelicale, si lega ad altre cose. Panorami,
suoni, odori, persone, sesso, miraggi, soldi, masturbazione, omicidi, palestra...
Belane
adagia il bicchiere, fruga nell’impermeabile, estrae la videocamera e una fiaschetta
di Rhum, prende un piccolo sorso, ripone la
fiaschetta nella tasca, e si ferma a pensare.
Belane: (fra sé) Eccomi in procinto di fare irruzione in una proprietà
privata, commettendo vari reati, e non provo alcun gusto. Nessuna eccitazione.
Voglio dire, c’è tutto: scasso, violazione di proprietà privata, violenza e
lesioni, adrenalina, rischio. O, almeno, ci dovrebbe essere. E io invece non
provo niente. Ormai è un lavoro come un altro, solo un lavoro, per pagarmi l’affitto,
l’alcole, le troie, in attesa dell’ultimo giorno. O dell’ultima notte. Perché è
questo che facciamo: ce ne andiamo in giro come idioti a riempire e svuotare i
polmoni d’aria, in attesa della morte. In fondo non facciamo altro, la vita è
tutta qua. Forse dovrei pensare d’iniziare a operare in altri campi. Potrei per
esempio scrivere un libro e spiegare al mondo quanto è stupido andarsene in
giro come vacche al pascolo in cerca di un lavoro migliore, di una donna più
bella, di una macchina più potente, di un televisore più grande, di un
praticello più ampio e folto, dove brucare i nostri fili d’erba finché i
polmoni collassano e noi moriamo. Ma, io, potrei essere qualcun’altro? No: io
sono Mickey Belane, l’investigatore più dritto di L. A.! Dannazione, mi sta
prendendo la malinconia.
Poi beve
un altro sorso di Rhum e
riappoggia il bicchiere alla parete.
Billy: (fuori campo) Accidenti, sei equipaggiata di tutto punto! Guarda
che culo! E che gambe. E che seno. E che bocca... Sei come il porco: non si
butta via niente!
Cindy: (fuori campo) Oh, Billy, lo pensi davvero?
Billy: Te l’ho appena detto.
Cindy: Oh, Billy, dici sempre
le cose più carine!
Billy: Voglio dire, ma guarda
che tette enormi che hai! Dovresti cadere faccia a terra in avanti se
non fosse per quel gran culo che ti tiene in equilibrio!
Cindy: Ma io non ho un culo
grande...
Billy: Oh, ma io non ho detto
che tu hai un culo grande. Ho detto che hai un gran culo, che è tutta un’altra
faccenda, come quando si dice <<Hey, bambola, ma lo sai che hai proprio
un gran bel culo!?>>! E poi quello non è manco un culo, ma una torta di
panna e marmellata!
Cindy: Mah, Billy, che cosa
pensi di me? Di quello che ho dentro?
Billy: Quando sarò dentro di
te, te lo dirò!
Belane
stacca l’orecchio dal bicchiere e il bicchiere dalla parete, controlla la videocamera,
poi con passo felpato esce dalla stanza, e si avvicina alla contigua camera 9. La
serratura è un gioco da ragazzi: la apre facendo scorrere una scheda lungo l’intaglio
della porta e in un attimo è dentro. Entrato, sente le molle del letto chiedere
pietà, accende la videocamera, controlla che questa registri, inizia a
riprendere, si dirige nella sala del letto, piomba dentro, e inquadra il letto,
dove Billy e Cindy sono nudi e stretti in un ardente amplesso amoroso. Billy se
ne accorge, in un attimo rotola fuori dal letto, la bocca spalancata, l’espressione
arrabbiatissima e sorpresa.
Billy: E tu chi sei?
Cindy
resta sdraiata cercando di coprire le vergogne.
Cindy: È un investigatore
privato, Billy, ma è fuori di testa. Matto come un cavallo. Qualche giorno fa,
ha fatto irruzione in casa mentre io e Jack ci davamo dento e ci ha video-registrati
con la telecamera. È un pazzo con la patente.
Belane: Zitta, puttana. Per te
è finita: finalmente ti ho inchiodato il culo!
Billy si
avvicina a Belane con atteggiamento minaccioso.
Billy: Va bene, amico: non crederai
che ti lascerò uscire vivo da questa stanza?
Belane: Oh sì, Billy bello,
invece credo proprio che lo farai. Credo proprio che non avrò alcun problema ad
andarmene. Quando vorrò.
Billy: Ne sei proprio sicuro?
Belane: Assolutamente sì.
Billy: E chi lo dice?
Belane estrae la pistola dalla fondina ascellare.
Belane: La mia amichetta qui
sotto...
Billy: La tua pistola ad acqua
non mi fermerà.
Belane: Mettimi alla prova.
Billy si
avvicina ancora di più.
Belane: Ho ucciso tre uomini
nella mia vita, Billy bello. Se arrivo a quattro non cadrà certo il mondo.
Tanto all’inferno ci sono già.
Billy: (minaccioso) L’inferno te lo stai costruendo con le tue stesse mani.
Belane: Ancora un passo, e per
te è finita.
Billy fa
il passo: Belane fa il fuoco. Chiude gli occhi. Quando li riapre, Billy è
ancora in piedi: porta la mano al ventre ed estrae la pallottola. Non c’è ombra
di sangue.
Billy: Le pallottole non mi
fanno nulla.
Poi
strappa la pistola dal pugno di Belane e la getta per terra.
Billy: Adesso siamo soli. Soli
io e te.
Belane: Senti amico,
parliamone: puoi tenerti la videocamera, abbandono la professione, lascio la
città, cambio stato, mi trasferisco s’un’isola deserta, non mi vedrai mai più.
Billy: Lo so che non ti
rivedrò mai più, perché sto per ucciderti.
Cindy: Sì! Uccidi questo
lurido bastardo!
Belane: (a Cindy) Tu stanne fuori, puttana: questa faccenda riguarda solo
lui e me. (a Billy) Giusto, Billy?
Billy: (a Belane) Giusto. (a Cindy)
Sta’ zitta, troia.
Cindy: (nervosa): Mah, Billy...
Billy
mette le mani addosso a Belane, lo afferra, lo solleva, e lo lancia in aria
contro la parete.
Belane
si schianta contro la parete, cade in terra e rovina al suolo.
Belane: Billy, Billy bello, non
lasciamo che una puttana qualsiasi causi maretta tra noi!
Cindy: (arrabbiata) Chi è una puttana qualunque? Brutto grassone del
cazzo.
Billy: (a Belane) Hey, solo io posso darle della puttana. (a Cindy) Giusto, Cindy?
Cindy: (a Belane) Giusto, sporco grassone?
Belane:
(a Billy) Giusto.
Billy: (a Cindy) Brava, puttana. Adesso mettiti a cuccia e stai zitta e
muta. Devi solo stare quieta.
Billy
ride con un ghigno malvagio e minaccioso avanza verso Belane.
Belane: Adesso ho capito: tu sei
amico di Jenny.
Cindy: (sorpresa-arrabbiata): Jenny? Chi è questa Jenny, Billy?
Belane: Ti ho smascherato,
Billy!
Billy: Sì? Dai, spara!
Sentiamo la stronzata...
Belane: Sei un alieno dello
spazio!
Cindy: Ti avevo detto che
questo tizio è matto!
Belane: (a Cindy) Cindy, brutta stupida, ascoltami: questo tizio non è
altro che una specie di serpente ricoperto di pelo con un grande occhio in
mezzo. Si nasconde in un involucro simile a un corpo umano, ma è un miraggio.
Cindy: (a Billy) Vedi, Billy? È pazzo completo. Uno scemo.
Belane: (a Cindy, fissando Billy) Bambola, dove hai incontrato questo
tizio?
Cindy: In un bar. (a
Belane) Ma non credo alle tue stronzate.
Billy: (a Belane) Come potrebbe dare retta a un folle come te?
Belane: (a Billy) Sei un alieno dello spazio. Ecco perché la pallottola non
ti ha neanche scalfito. Ho già visto questo numero.
Billy: (a Cindy, fissando Belane): Bambola, dove hai conosciuto questo
tizio?
Cindy: (a Billy) È solo un mentecatto, Billy. Non credo alle sue
stronzate. Su, dai, finiscilo.
Billy: Ok, bambola.
Billy
riprende ad avanzare verso Belane ma, mentre è proprio sul punto di scattare un
salto e avventarglisi sopra, un lampo di luce incandescente piomba nella camera
e lo abbaglia. Poi una frustata di luce scarlatta e Jenny Nitro compare dal
nulla. La donna prostende in direzione di Billy il braccio con il palmo della
mano aperto.
Billy: (a Jenny) No,
Jenny, amore mio, no. No, amore mio, io--
Jenny Nitro: (a Billy) Chiudi il becco, brutto bastardo! (a Belane, ma fissando Billy) Ciao, bue grasso!
Belane
la guarda ammaliato ed estasiato.
Cindy: (rivestendosi) Ma che diavolo sta succedendo qua?
Jenny Nitro: (a Cindy) Chiudi il becco anche tu,
brutta puttana, e sta’ zitta! Zitta e quieta! Sta’ zitta e quieta, brutta
puttana! (a Billy) Brutto bastardo,
ti avevo detto che non si doveva fraternizzare con gli umani, brutta palla di
merda.
Cindy: Che cazzo succede? Che cazzo sta succedendo qui? CHE CAZZO
SUCCEDE?
Jenny Nitro: (a Billy) LA PUTTANA STIA QUIETA. DI’:
<<PUTTANA STA’ QUIETA.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Stai quieta, puttana.
Cindy: CHE CAZZO SUCCEDE??
Jenny Nitro: (a Billy) DI’: <<PUTTANA STA’
QUIETA.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Puttana, stai quieta e buona.
Cindy: CHE CAZZO SUCCEDE???
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI TACERE, CAZZO.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) TACI, PUTTANA DI MERDA!
Cindy: CHE CAZZO STA
SUCCEDENDO????
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI CALMARSI.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) PUTTANA DI MERDA, CALMATI!
Cindy: CHE CAZZO SUCCEDE?????
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI CHIUDERE LA BOCCA!
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) CHIUDI QUELLA BOCCA DI MERDA, PUTTANA!
Cindy
ammuta. Cala il silenzio. Pausa di sospensione.
Jenny Nitro: (a Billy) Bene. Ora dille che andrà tutto
a posto.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Andrà tutto bene.
Jenny Nitro: (a Billy) Devi dire: <<Puttana,
andrà tutto a posto.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Puttana, andrà tutto bene.
Jenny Nitro: (a Billy)
Devi
dire: <<Lurida puttana.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Lurida puttana...
Jenny Nitro: (a Billy) Devi dire: <<Lurida puttana,
andrà tutto a posto.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Andrà tutto a posto, lurida puttana.
Jenny Nitro: (a Billy) Promettilo.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny) Te lo prometto, piccola.
Jenny Nitro: (a Billy) <<Te lo prometto, lurida
puttana.>>.
Billy: (a Cindy, ma guardando Jenny)
Te lo prometto, lurida puttana.
Jenny Nitro: (a Billy) Ora dimmi come si chiama.
Billy: Cindy.
Jenny Nitro: (a Cindy, ma fissando Billy) Bene, Cindy:
non ti metterai a fare la stupida, vero? Se ce ne stiamo quieti e buoni nessuno
si farà male. Saremo tutti come tre piccoli Fonzie noi qui. Com’è Fonzie? Lo
sai?
Cindy
non risponde.
Jenny Nitro: (a Cindy, ma fissando Billy) Avanti, Cindy: tu lo sai com’è Fonzie. Dimmelo.
Com’è Fonzie?
Cindy: (a Jenny) Quieto?
Jenny Nitro: (a Cindy, ma fissando Billy) Brava, hai
vinto un cazzo di gomma! Quieto. Fonzie è quieto. Ed è esattamente quello che
saremo. Noi saremo quieti. Quieti, calmi, e buoni. (a Billy) Ora, Billy, tu mi darai una spiegazione convincente, o ti
ammazzerò.
Cindy riprende
a urlare.
Jenny Nitro: (a Cindy, ma fissando Billy) Credevo che
saresti stata quieta. E invece tu urli, e mi rendi nervosa. E quando divento
nervosa, io mi spavento. E quando mi spavento, capita che le puttane come te
muoiano. Ma tu non vuoi morire vero?
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Cindy, ma continuando a fissare Billy)
E poi io questo non lo voglio. Non voglio ucciderti. E scommetto che neanche tu
lo vuoi. E nemmeno questo lurido figlio di puttana lo vuole, Billy il cazzone,
qua, lo scopatore di troie da quattro soldi.
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Billy) LA PUTTANA STIA QUIETA. DI’:
<<PUTTANA STA’ QUIETA.>>.
Billy: (a Cindy) Stai quieta, puttana.
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Billy) DI’: <<PUTTANA STA’
QUIETA.>>.
Billy: (a Cindy) Puttana, stai quieta e buona.
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI TACERE.
Billy: (a Cindy) TACI, PUTTANA DI MERDA!
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI CALMARSI.
Billy: (a Cindy) PUTTANA DI MERDA, CALMATI!
Cindy
continua a urlare.
Jenny Nitro: (a Billy) DI’ A QUELLA PUTTANA DI MERDA
DI CHIUDERE LA BOCCA!
Billy: (a Cindy) CHIUDI QUELLA BOCCA DI MERDA, PUTTANA!
Cindy finalmente
ammuta. Silenzio.
Jenny Nitro: (a Billy) Bene. Ora dille che andrà tutto
a posto.
Billy: (a Cindy) Andrà tutto bene.
Jenny Nitro: (a Billy) Devi dire: <<Puttana,
andrà tutto a posto.>>.
Billy: (a Cindy) Puttana, andrà tutto a posto.
Jenny Nitro: (a Billy)
<<Lurida
puttana.>>.
Billy: (a Cindy) Lurida puttana.
Jenny Nitro: (a Billy) Non così: <<Lurida
puttana, andrà tutto a posto.>>.
Billy: (a Cindy) Andrà tutto a posto, lurida puttana.
Jenny Nitro:
Promettilo.
Billy: Lo prometto.
Jenny Nitro: Devi
dire: <<Te lo prometto, lurida puttana.>>.
Billy: Te lo prometto, lurida
puttana.
Jenny Nitro: (a
Cindy, ma non distogliendo mai occhi e braccio da Billy) Bene, Cindy!
Bene, Cindy: non ti metterai a fare la stupida, vero? Se ce ne stiamo
quieti nessuno si farà male. Saremo tutti come tre piccoli Fonzie noi qui. Com’è
Fonzie lo sai?
Cindy
non risponde.
Jenny Nitro: Avanti,
Cindy: lo sai com’è Fonzie? Come? Dillo.
Cindy: Quieto.
Jenny Nitro: Brava,
hai vinto un mappamondo. Ed è esattamente quello che saremo. Noi saremo quieti,
calmi, e buoni. Ora, come dicevo, Billy cazzone, ti conviene darmi una
spiegazione convincente, o ti ammazzo.
Billy: Piccola, non sono
riuscito a trattenermi, mi dispiace, ma sai che sono sempre in calore! Una sera
ero seduto in un bar e mi è entrata
questa sventola...
Jenny Nitro: Gli
ordini prevedevano niente sesso con i terresti.
Billy: Jenny, tu sai bene di essere
l’unica per me. L’unica che conta, almeno. È solo che sei stata così occupata e
tutto il resto...
Jenny Nitro:
Eloquente. Ma non convincente. Te la sei voluta, Billy.
Billy: No, Jenny, amore mio, no!
Dal
palmo aperto della mano di Jenny scaturisce un lampo di luce scarlatta, che
colpisce Billy. Billy si trasforma immediatamente in un serpente peloso con un
occhio umido al centro.
Poi Jenny
ripete il gesto: un altro lampo di luce scarlatta, seguito da un boato, e Billy
l’alieno dello spazio viene disintegrato e svanisce scomparendo nel nulla. Pausa
di sospensione. Tutti ammutoliscono. Nessuno apre bocca o ha il coraggio di
muovere un solo muscolo.
Cindy: Non riesco a credere ai
miei occhi.
Jenny Nitro: (a Belane) Ricorda bene quanto è
accaduto in questa stanza: è quello che ti avverrà se non rispetterai i patti.
Sei stato arruolato per la causa di Zaros.
Belane: E come faccio a
dimenticarlo!?
Jenny Nitro: Bene.
È deciso. Non hai scelta. Ciao, bue grasso!
Un terzo
e ultimo lampo di luce scarlatta e Jenny scompare in una nuvola luminosa. Nella
stanza rimangono solo Belane e Cindy.
Cindy: Non posso credere a
quello che ho visto in questa stanza.
Belane: Piccola, Jack mi ha
assunto per spazzare via i tuoi casini, scopare via il tuo piccolo bordello
clandestino, e inchiodarti il culo, ed è quello che ho fatto. Dunque non
dimenticarti di quello che ho registrato in questa videocamera. Riga dritto o
consegnerò tutto a Jack.
Cindy: Va bene, hai vinto.
Farò come dici tu.
Belane: Sono l’investigatore
privato più dritto di L. A: ormai dovresti averlo capito. E, se posso
permettermi, avresti dovuto capirlo già tempo fa...
Cindy: (maliziosa e ammiccante) Così vorresti inchiodarmi il culo... Beh,
potremmo fare uno scambio... Sai a che mi riferisco...
Belane: No, Cindy, mi dispiace:
non puoi comprarmi. È bello però che tu l’abbia pensato. Ma non posso.
Cindy: Allora vaffanculo,
grassone.
Cindy si
volta, cammina verso la porta, Belane la osserva, e osserva i suoi meravigliosi
fianchi ondeggiare per la stanza e nell’aria dell’Estate al ritmo del vento.
Belane: Cindy, aspetta un
attimo!
Cindy: Sì?
Belane: Non fa niente. Va’
pure...
Cindy: Fottiti, coglione.
Belane
rimane solo nella camera. Si siede sul divano, con aria pensosa.
2.5.14) ESTERNO, VEICOLO DI BELANE, SERA.
Belane apre
lo sportello del proprio maggiolino, entra, richiude lo sportello, abbassa il
finestrino, e si accende una sigaretta.
Belane: (sporgendo il braccio sinistro fuori dal finestrino e facendo l’occhiolino
in camera con aria sorniona e sorrisetto sardonico) Un altro caso risolto!
Non rimane che avvertire Bass: lo chiamerò subito.
E così
detto compone il numero di Jack Bass.
Belane: Jack, scusa l’orario,
sei sempre deciso a divorziare da Cindy?
Jack Bass: Beh,
questo dovresti dirmelo tu...
Belane: Mettiamola così: i due signori
con i quali intratteneva rapporti adesso sono morti.
Jack Bass:
Rapporti... Che intendi dire con “rapporti”?
Belane: Jack, ti prego: ormai
quei due tizi sono andati...
Jack Bass:
Ammazzi la gente, Belane?
Belane: Jack, questi due tizi
ormai non ci sono più e non potranno più nuocere alla tua reputazione e al tuo
portafoglio. Inoltre, ti prometto che Cindy non si darà più da fare. Adesso ti
puoi rilassare.
Jack Bass: E come
faccio ad essere sicuro che non si darà più da fare?
Belane: Ho un asso nella
manica. Non lo farà più.
Jack Bass: Hai
video-registrato qualcosa che lei non vuole che io veda? È così?
Belane: Diciamo che, con quello
che ho, posso inchiodarle il culo se combina qualcos’altro.
Jack Bass: Ma io
voglio che lei stia con me per me, non per via di un ricatto.
Belane: Ricatto, coercizione,
circonvenzione, inganno, soldi, raggiro, comunque sia, Jack, non ci darà più
dentro con gli stalloni.
Jack Bass: Vuoi
dirmi che si scopava anche qualche specie di animale, oltre che darla a
francesi e alieni dello spazio? Si scopava i cavalli, magari?
Belane: Jack, cavalli e animali
non c’entrano. Ma, al di là di tutto, quello che più conta è che non si sfilerà
più le mutandine: che vuoi di più? Magari fra un po’ tornerai anche a piacerle.
Dalle l’opportunità di cambiare. È giovane. È solo giovane. Fottutamente
giovane. Aveva bisogno di qualche storiella. E che cazzo!
Jack Bass: Con un
alieno dello spazio?
Belane: Devi esserne contento.
Nessuno saprà mai chi era e ch’è successo: è come se non fosse mai accaduto.
Jack Bass: C’è
qualcosa in tutta questa storia che non mi fa stare tranquillo.
Belane: Jack, quei due tizi
sono morti e lei non si darà mai più da fare. Dimentica tutto. In un paio di
giorni riceverai la parcella per posta.
Pausa:
silenzio.
Jack Bass: E se
invece lo facesse?
Belane: Che cosa?
Jack Bass: Se si
desse da fare nuovamente?
Belane: Non lo farà perché sa
che le inchioderei il culo.
Jack Bass: Ecco
che ricomincia... Non è che te la sei scopata, vero?
Belane: Jack, Jack, Jack: ti prego! Sono un
professionista.
Jack Bass: E quei
due tizi sono due cadaveri. Come faccio a esserne sicuro?
Belane: Jack, te ne accorgerai
dal suo comportamento. Adesso piantala di preoccuparti. Hai qualche altro caso
per me? Sono l’investigatore privato più dritto di L. A.
Jack Bass: In
questo momento non ho niente. Ma la prossima settimana tieniti libero: potrei
avere bisogno di te nella mia azienda.
Belane: Uhm, musica per le mie
orecchie. Di che si tratta?
Jack Bass: (sarcastico)
Spionaggio industriale. Roba grossa. Materiale altamente scottante. Ma è tutto
top secret per ora. Non posso
sbottonarmi, non posso rivelarti di più...
Belane: Va bene, Jack, tienimi aggiornato!
Jack Bass: Come
no!?
I due
riagganciano. Belane mette in moto e riparte.
Belane: (fra sé, entusiasta) Pane per i miei denti! (subito dopo,
confuso e smarrito) Aspetta un attimo: Bass ha parlato di “alieni dello
spazio”. Sì, ha detto proprio così: <<Vuoi dirmi che si scopava anche
animali, oltre che francesi e alieni dello spazio?>>. Ma io non ho
nominato alcun alieno dello spazio: l’ha detto lui. Com’è possibile? C’è
qualcosa, in tutte queste strane coincidenze, che non mi fa stare tranquillo...
Ad ogni modo, le cose stanno funzionando: un altro caso risolto, e adesso mi
resta solo da rinvenire il Passero Rosso. E devo smetterla di essere troppo
coinvolto con questi alieni dello spazio. O con la Signora Morte.
Beve un
altro sorso.
(continuando)
Tutto
sta andando per il verso giusto. Potrei anche concedermi il lusso di sentirmi
bene per un po’. Sono mesi ormai, anni... Anche se solo per un po’, è già una
bella conquista.
Per
festeggiare decide di fermarsi in un bar per bere qualcosa e intanto cercare di mettere insieme i pezzi e fare
il punto della situazione.
2.6) IL BAR SENZA
NOME.
2.6.1) DIDASCALIA.
il bar Senza Nome.
2.6.2) INTERNO, BAR
SENZA NOME, TRAMONTO.
Belane entra
nel bar. È l’unico cliente. Oltre all’investigatore
solo il barista: un uomo vecchio e magro come un chiodo che legge il National
Enquirer,
le guance incavate e sottili come fogli di carta velina. Belane si
accomoda s’uno sgabello, ordina un Whiskey e soda doppio e il barista glielo serve. L’orologio segna le 19,30.
Belane: (in camera) Devo fare il punto della situazione: Céline e Brewster
a quest’ora saranno evasi. Adesso ho tutti contro: Céline e Brewster, Cindy,
Jack Bass, la Signora Morte. Forse anche Barton. Non so più chi sia o meno mio
cliente. Potrei essere arrestato da un momento all’altro per una sfilza di
reati. E non sono nemmeno certo che Céline sia Céline. E non ho trovato il
Passero Rosso. Tutto fermo. L’ufficio è un posto troppo pericoloso per
rimanerci.
Controlla
la fondina.
Belane: (continuando) Per
fortuna la mia .45 non mi abbandona mai: lei è sempre dalla mia parte: brava
bimba! No: non riusciranno a scacciarmi dal mio ufficio! Un investigatore senza
ufficio è come un cazzo senza palle.
Nel bar
entra un tale con occhietti annebbianti e vacui e sembianza schifosa negletta e
trascurata. L’uomo occupa lo sgabello alla sinistra di Belane.
avventore 1: Scusa, ti dispiace?
Belane: Preferirei una bella
figa, ma ok.
avventore 1: Mh,
grazie.
Belane: Sai che dovresti
raderti...
avventore 1: Mh?
Belane: Sai, tagliarti la barba
e i capelli... Fare il bagno...
avventore 1: Mh.
Si
avvicina il barista.
barista 2: Sono affamato. Ho così tanta
fame che mangerei un cavallo.
Belane: Quanto mi piacerebbe
che ne mangiassi uno di quelli su cui ho scommesso. (pausa) Senti, finisco di bere e poi ti faccio chiudere la baracca.
barista 2:
Grazie, sei gentile, ma devo tenere aperto il locale. Andrà tutto bene:
escogiterò qualcosa.
avventore 1: (a Belane) Psst.
Belane: Scollati di dosso,
amico.
avventore 1: Ma...?
Belane: <<Levati dalle
palle.>> ho detto.
avventore 1: Hey!
Belane: E mollami, accidenti.
Che vuoi?
avventore 1: Ho delle
informazioni per te.
Belane: Leggo già i giornali.
avventore 1: Sono
informazioni che non troverai sui giornali...
Belane: Del tipo?
avventore 1: Il
Passero Rosso.
Belane: (al barista) Hey, amico: porta da bere a questo gentiluomo.
avventore 1: (al barista) Un Cuba Libre, grazie.
Belane: Due.
Il
barista si allontana per preparare i drink. Uno strano ghigno gli increspa il volto.
avventore 1: (a Belane) Abiti in Redondo Beach?
Belane schiocca la lingua in segno di negazione.
Belane: Hollywood Est.
avventore 1: Sai
che c’è un tizio che è tale e quale a te che abita in Redondo Beach?
Belane: Tutti, chi più chi
meno, somigliamo a qualcun altro. Senti, hai una sigaretta?
avventore 1: (frugando nelle tasche) Certo. (estraendola dal pacchetto) Ecco.
Belane: Perfetto. Ora, per
favore, accenditela e fumatela: ti terrà occupato. Intanto pensa a qualcosa da
dirmi che possa interessarmi. E quando l’avrai partorita, chiamami.
avventore 1: Era
tanto per parlare...
Belane: La bocca aperta si
riempie di mosche: non te lo hanno insegnato?
Il barista serve i drink e l’uomo alla sinistra di Belane lo scola
tutto d’un fiato.
avventore 1: Sai,
avevo un fratello. Abitava a Glendale. Si è suicidato.
Belane: E lui ti somigliava?
avventore 1: Sì...
Belane: Ecco perché lo ha
fatto.
avventore 1: Ho
anche una sorella. Lei abita in Burbank. La madre invece non ce l’ho più. E
nemmeno il padre. Non l’ho mai conosciuto, mio padre.
Belane: Basta stronzate. Voglio
sapere del Passero Rosso.
avventore 1: Certo,
ti metto subito in contatto. Ma prima vorrei bere ancora qualcosa: ho la gola
secca....
Belane: (seccato) Barista, per favore, un altro Cuba Libre per il signore.
I due
aspettano in silenzio che il drink arrivi. Quando arriva, l’uomo lo scola tutto d’un fiato. Poi si volta
verso Belane e sogghigna.
Belane: Dunque?
avventore 1: Ho il
Passero qui con me!
Belane: (trasalendo) Che cosa??
avventore 1: (tronfio) Ebbene sì!
Belane: Benissimo! Fammi
vedere!
L’uomo
fruga nervosamente e ansiosamente nella tasca.
avventore 1:
Accidenti, non riesco a trovarlo...
Belane: Brutta testa di cazzo!
Me l’hai fatta! Adesso ti rompo il culo!
avventore 1: Aspetta.
È qui da qualche parte. So di averlo. So di averlo qui.
Belane: Ti svito le rotelle,
scemo!
avventore 1:
Aspetta, Aspetta... C’è qualcosa... Era nell’altra tasca... Cercavo nella tasca
sbagliata... Guarda qui, eccolo... Il Passero Rosso!
Dalla
tasca estrae un piccione morto. Belane senza parlare si alza, afferra l’uomo
per il bavero, lo spinge verso l’uscita, apre la porta d’ingresso del locale, lo
scaraventa in strada, e richiude la porta alle proprie spalle.
Belane: Coglione...
Richiusa
la porta, rientra nella sala e si avvia a capo chino verso il bancone
guardandosi le scarpe. Quando arriva al banco e alza lo sguardo, nota le mani
del barista stringere il piccione, la bocca piena di sangue e penne addentarne
e masticarne le carne, la camicia sporca del sangue del volatile. Il barista lo
fissa, gli sorride e gli fa l’occhiolino. Belane è atterrito: gli occhi
sbarrati, gocce di sudore gl’imperlano la fronte. Il barista divora il
piccione, si pulisce il mento con la manica della camicia, poi gira intorno al
bancone, e si avvicina a Belane.
barista 2: Ho una
fame nera che mangerei anche un uomo.
Belane
sgrana gli occhi.
barista 2: E mi sa
che adesso mangerò te.
Il
barista prostende le mani verso Belane, gliele serra attorno al collo, lo
strozza e lo strangola, poi spalanca la bocca, che si allarga e dilata a
divorare la testa dell’investigatore come fanno con le prede i serpenti. Belane
cerca di liberarsi dalla presa ma la morsa è esiziale. La bocca del barista si
trasforma in un gigantesco vortice-gurgite oscuro e tenebroso che si scaglia su
Belane e lo ingoia fagocitandolo. Belane si risveglia d’improvviso, scosso dal vecchio barista che lo
fissa stranito.
barista 2: Hey,
amico, hey, tutto bene?
Belane: (spaesato
e confuso) Che è successo?
barista 2: Ti sei
addormentato... Mi ero dimenticato della tua presenza. Me ne sono accorto solo
quando hai iniziato a urlare in sogno.
Belane: Scusa: sono molto
stanco: mi sento mille secoli addosso.
barista 2: Posso
capirti. Ma dobbiamo chiudere.
Belane: A che ora chiudete?
Barista 2:
Adesso. Chiudiamo adesso.
Belane: Adesso non è un orario.
A che ora chiudete?
Barista 2: Chiudiamo
alle 19,30. Cioè adesso. Chiudiamo alle 19,30.
Belane: Che ore sono?
barista 2: Le
19,30.
Belane: Ok. Certo. Capisco.
Quanto ti devo?
barista 2: 12
dollari.
Belane
mette la mano in tasca per estrarre il portafoglio ma sente qualcosa di strano:
con espressione attonita tira fuori dalla tasca alcune piume di uccello.
Piccione, per l’esattezza. Confuso e spaesato, lascia 20 dollari sul banco ed esce.
2.7) IL CASO DI JENNY NITRO.
2.7.1) DIDASCALIA.
Il caso di Jenny Nitro.
2.7.2) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, TARDO POMERIGGIO.
Belane è seduto alla propria scrivania con
aria meditabonda e pensa a voce alta.
Belane: (in camera) Ahhh, dannazione, la morte è ovunque: uomo, uccello, formica,
rettile, roditore, insetto, pesce. Non c’è scampo: tutti nati per morire.
Qualcuno
bussa alla porta al ritmo di “chinga-tu-madre-cabròn”.
Belane: (fra sé) Ahhh, maledizione! Venga avanti, entri pure, signor
Grovers.
Grovers
entra e siede. Un tipetto insignificante e piccolo, quasi nano: un metro e
quaranta scarso, sessanta chili bagnato, circa quarant’anni ma ne dimostra
cinquanta, occhi bigi, ticchio all’occhio sinistro, baffetti orrendi e gialli,
capelli dello stesso colore diradanti in cima a una testa troppo rotonda. I due
rimangono a guardarsi per cinque minuti senza dire niente.
Belane: Grovers, perché non
parla?
Grovers: Aspettavo che parlasse Lei
per primo.
Belane: E perché?
Grovers: Non lo so.
Belane: Bando alle ciance,
Grovers: dicevamo di questa questa donna, quest’aliena dello spazio: mi
racconti qualcosa di lei...
Grovers: Dice di chiamarsi Jenny
Nitro. O almeno si fa chiamare così.
I due
rimangono in silenzio a scrutarsi.
Belane: Insomma: mi dica di
più, Grovers.
Grovers: Non riderà di me come
ha fatto la polizia?
Belane: Nessuno ride come la
polizia, signor Grovers.
Grovers: Beh... È una sventola
che viene dallo spazio...
Belane: Una sventola dello
spazio, eh? Interessante. Ed è anche una sventola spaziale!?
Grovers: Lei beve molto, signor
Belane?
Belane: E perché vorrebbe
liberarsi della sventola spaziale?
Grovers: Ho paura di lei:
controlla la mia mente.
Belane: Per esempio?
Grovers: Per esempio sono
costretto a fare tutto quello che lei mi ordina. Mi costringe a fare tutto
quello che vuole.
Belane: E se questa Jenny Nitro
le ordinasse di bere la sua pipì allora lei la berrebbe, signor Grovers?
Grovers: Beh credo di sì.
Belane: E mangerebbe la pupù
della sua mammina solo perché Jenny Nitro le dice di mangiare la pupù della sua
mamma?
Grovers: Sì.
Belane: Signor Grovers, lei è
solo figa-dipendente: tutto qui. Molti uomini lo sono.
Grovers: No: è per via dei
trucchetti che usa: mi fanno paura.
Belane: Li ho visti tutti i
loro trucchetti, Grovers, li conosco tutti. E poi alcune fanno quella cosa con
la lingua...
Grovers: Con tutto il rispetto,
signor Belane, ma lei non l’ha mai vista apparire dal nulla né svanire nel
muro.
Belane: Grovers, lei mi sta
scocciando: queste sono un mucchio di cazzate.
Grovers: Gnornò, signor Belane.
Belane: “Gnornò.”?, Ma come
cazzo parla, Grovers? Viene giù dai bricchi?
Grovers: E lei non ha l’aspetto
di un investigatore privato.
Belane: Eh? Come? E che cosa
sembro?
Grovers: Dunque, vediamo, mi
lasci pensare....
Belane: Pensi pure, ma si
sbrighi: quest’assurda storia le sta costando sei dollari!
Grovers: Bene, ho trovato: lei
assomiglia più a un idraulico.
Belane: Un idraulico?? Un
idraulico: d’accordo! Che faremmo se non esistesse l’idraulico? Riesce a
pensare a qualcuno più importante di un idraulico?
Grovers: Il presidente.
Belane: Il presidente?
Sbagliato. Sbagliato di nuovo! Tutte le volte che lei apre la bocca, dice una
cosa sbagliata.
Grovers: Non mi sbaglio.
Belane: Ecco, vede? L’ha
rifatto!
Belane
spegne il sigaro e accende una sigaretta.
Belane: (in camera) Questo tizio è un povero pezzo di merda. È già uno
sporco lavoro solo restare qui a guardarlo. Ma è un cliente. E io ho bisogno di
soldi. (a Grovers) Bene, che cosa vuole
che faccia, con quest’aliena dello spazio, questa Jenny Nitro?
Grovers: La faccia sparire.
Belane: Non sono un sicario,
Grovers.
Grovers: La faccia uscire per
sempre dalla mia vita, in un modo o nell’altro.
Belane: Ha già fatto sesso?
Grovers: Intende oggi?
Belane: Intendo con lei.
Grovers: No.
Belane: Ha idea di dove abiti
la ragazza? Numero di telefono, lavoro, tatuaggi, passatempi preferiti, scheletri
nell’armadio, abitudini strane, segni particolari, voglie sul corpo?
Grovers: Conosco solo le
abitudini strane...
Belane: Per esempio?
Grovers: Levitare fino al
soffitto, spostare gli oggetti col pensiero e compagnia bella.
Belane: Grovers, Lei è pazzo. Lei
non ha bisogno di me, ma di uno strizzacervelli!
Grovers: Sono già stato alla
neuro.
Belane: E che cosa le hanno
detto?
Grovers: Niente. Ma mi chiedono
più di sei dollari l’ora.
Belane: E quanto le chiedono?
Grovers: Sessanta, dollari l’ora.
Belane: Questo prova che lei è
pazzo.
Grovers: E perché?
Belane: Chiunque paghi una
cifra simile deve essere pazzo.
Grovers
non risponde e la conversazione cade: i due rimangono a fissarsi in silenzio
per ulteriori cinque minuti. Poi la porta si spalanca ed entra una donna incredibile, indimenticabile,
speciale, una di quelle che quando le vedi non puoi credere ai tuoi occhi:
bella come una notte luminosa, vivace come il mercurio, sinuosa come un serpe,
occhi sogghignanti, bocca un po’ imbronciata, labbra come se stessero per
esplodere in una risata fragorosa davanti alla tua impotenza. La donna scivola nella stanza come se camminasse s’una nuvola, a
tanto così dal suolo, come una spogliarellista su pattini a rotelle, bella
da morire e vestita da uccidere. Grovers si alza in piedi, quasi si mette sull’attenti.
Grovers: (tremante
di paura) Jenny...
Jenny Nitro: Hal,
che cosa ci fai qua con questo investigatore da strapazzo?
Belane: Hey, vacci piano,
troia.
Grovers: Jenny, vedi, ho avuto
un problemino e ho pensato di cercare aiuto.
Jenny: Aiuto? E da chi? Da un
simile pallone gonfiato? Ma non lo vedi? Hal, fintanto che ci sarò io, tu non
avrai nessun problema: so fare molto meglio di questo investigatore da
strapazzo.
Belane: Ah è così? Beh, vediamo
come te la cavi con questo, brutta troia.
E così
dicendo si alza in piedi toccandosi il cavallo e strofinandosi il pacco.
Jenny: Porco!
Belane: Ah ah ah!
Jenny lo
guarda torvamente, poi si avvicina a Grovers, fa una giravolta e lo fissa negli
occhi.
Jenny: Vieni qui, cane! Vieni
da me strisciando sul pavimento! Subito!
Belane: (a Grovers) Non farlo, Hal!
Ma Grovers
sta già strisciando sul pavimento verso Jenny.
Jenny: Adesso baciami i piedi
e leccami la punta delle scarpe finché non ti ordino di smettere!
Grovers obbedisce
ed esegue. Jenny rivolge una smorfia tronfia e compiaciuta a Belane.
Belane: Brutta puttana! BRUTTA
PUTTANA DEL CAZZO! STO PER FRUSTARTI IL CULO! TE LO INCHIODERÒ! TE LO
RIVOLTERÒ, BRUTTA PUTTANA DEL CAZZO!
Belane
balza in piedi inferocito, si slaccia la cintura, la sfila dai pantaloni, gira
attorno alla scrivania, brandendo la cintura piegata in due per colpire Jenny.
Jenny: Butta a terra la
cintura, coglione!
Jenny
schiocca le dita e contemporaneamente allo schiocco delle dita si sente il
rumore della cintura che, cadendo e battendo in terra, produce un tonfo sordo
contro il duro suolo. Nello stesso momento Belane si blocca come paralizzato,
pietrificato come se avesse incrociato lo sguardo di Medusa.
Jenny: (a Grovers) Su, sciocchino, alzati. Ce ne andiamo da questo lurido
posto.
Grovers: Sì.
Jenny: Sì e...?
Grovers: Sì, mia padrona.
Jenny: Così ci siamo. Bravo,
cane.
Grovers: Sì, mia padrona.
Jenny: Andiamo. Prima che sia
notte.
Grovers: Sì, mia signora.
I due
escono e Belane rimane fermo immobile e pietrificato per diverso tempo. Dopo,
lentamente, inizia a riacquistare l’uso degli arti e del corpo: prima solo le
sopracciglia, poi anche la bocca, le dita, il collo, le braccia, le gambe, e
infine l’intero corpo. Quando riesce a muoversi del tutto e a camminare, si
reca alla scrivania, apre un cassetto, estrae una bottiglia di Tequila, svita
il tappo, tracanna una bella sorsata, si getta esausto sulla poltrona, e si
beve il resto del giorno. Fuori scende la sera: Belane osserva fuori dalla
finestra. Gli ultimi barbagli del sole che colano agli sgoccioli del tramonto.
2.7.3) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
Belane è
al telefono.
Bass: (fuori
campo, al telefono) Affare fatto.
Belane: Hai fatto un affare,
amico!
Belane
aggancia il ricevitore, lo rialza, e compone un nuovo numero.
Grovers: (fuori
campo, al telefono): Pompe funebri Porto Argenteo, in cosa posso
esserle utile?
Belane: Cristo.
Grovers: Scusi?
Belane: Grovers, te la fai con
i cadaveri... Questo non me lo aspettavo. Sei un necrofilo, o cosa?
Grovers: Scusi?
Belane: Cadaveri, cadaveri. Ah,
Cristo! Sono Mickey Belane.
Grovers: Che vuole, signor
Belane?
Belane: A quanto le metti le
puttane surgelate?
Grovers: Prego?
Belane: A quanto me la passi
una puttana surgelata?
Grovers: Come?
Belane: Quanto le fai le
puttane surgelate?
Grovers: Eh?
Belane: Lascia stare, idiota.
Sto lavorando al caso dell’aliena dello spazio, caro Grovers.
Grovers: Sì, mi ricordo.
Belane: Dimmi, Hal: perché lo
fai?
Grovers: A che si riferisce?
Belane: Te la fai con i morti. Perché,
Grovers? Perché con i morti? Perché?
Grovers: Ma è la mia
professione. Un uomo deve pur vivere...
Belane: D’accordo. Ma farsela
con i cadaveri...! È da matti. È disgustoso. È ripugnante. È rivoltante. È
orripilante. E dreni anche il sangue? E poi che te ne fai del sangue, una volta
drenato? Lo bevi? Ci fai il sanguinaccio per caso?
Grovers: Ho un operaio che si
occupa di questo: Billy French.
Belane: Uh, un altro francese.
Mai fidarsi dei francesi, Hal.
Grovers: Eh?
Belane: Lascia perdere. Passami
questo Billy, piuttosto.
Grovers: Non posso: è fuori a
pranzo.
Belane: Mi stai dicendo che
riesce anche a mangiare, dopo aver drenato il sangue?
Grovers: Sì.
Belane
fa una pausa, durante la quale inspira, espira, sospira.
Belane: Cristo Santo! Senti, mio
caro Groviera, vuoi che vada avanti con il tuo caso?
Grovers: Si riferisce a Jenny
Nitro?
Belane: Perché? Hai altre pupe
dello spazio alle calcagna?
Grovers: No.
Belane: Perfetto. Allora mi
riferisco a Jenny Nitro: vuoi che te la tolga dalle palle?
Grovers: Certamente. Ma pensa di
riuscirci? L’ultima volta non mi sembra che abbia ottenuto grandi risultati...
Belane: Anche a John Holmes
qualche volta capitava di fare cilecca. Anche a Ted Williams ogni tanto toccava
di andare a vuoto. Anche a Miles Davis è capitato di steccare. Non è importante
perdere qualche battaglia, se alla fine si vince la guerra. L’importante, mio
caro Groviera, è vincere la guerra. Ti prometto che sbatterò quella
stramaledetta puttana così lontano che non riuscirai più a vederla.
Grovers: Io non me la sentirei
di definirla una puttana, Belane. È donna, che vuole farci? Tutte fan così. Le
donne sono tutte un po’ puttane. Dunque è come se nessuna lo fosse.
Belane: (sarcastico) Punto di vista interessante. Ma riduttivo, Hal. Non
ti smentisci mai: ogni volta che apri quella bocca, stai per dire una
puttanata. È come dire che nessun mussulmano è ignorante poiché tutti lo sono.
A me suona male. Funziona così, Hal: tutti i mussulmani sono ignoranti dunque
vanno bruciati, tutte le donne sono troie dunque vanno inchiodate con le mani
nella crema.
Grovers: (risentito) Sarà. Ma a me non piace
chiamarla puttana.
Belane: È solo un modo di dire,
mio caro Groviera, vacca-troia-di-quella-gran-puttana, porca-troia. Non volevo
offendere in alcun modo la gentile donzella.
Grovers: Crede di riuscire a combinare
qualcosa riguardo la ragazza?
Belane: Anche mentre parliamo,
Grovers, sto studiando un legame, una connessione, un collegamento.
Grovers: E cioè?
Belane: Non posso dirti troppo.
Ma il fatto che tu te le faccia con i cadaveri e Jenny sia un’aliena dello
spazio costituisce un legame, una connessione, un collegamento.
Grovers: Si spieghi meglio,
signor Belane.
Belane: Non posso sbottonarmi
troppo. Ma ho consultato uno specialista nel campo: mi ha chiesto maggiori
informazioni su di te.
Grovers: D’accordo, sono qua: che
cosa vuole sapere?
Belane: Calma, amico: prima che
dedichi altro tempo a questo merdosissimo caso ho bisogno di un altro assegno:
due settimane di anticipo.
Grovers: Pensa di poter arrivare
a qualcosa?
Belane: Maledizione, Grovers!
Te l’ho appena detto: sto lavorando su questo caso a tempo pieno!
Grovers: D’accordo, signor
Belane: le spedirò l’assegno oggi stesso. Due settimane d’anticipo?
Belane: È il minimo...
Grovers: Affare fatto.
Belane: Hai fatto un affare,
amico!
Grovers
sospira.
Belane: Sei un uomo saggio,
signor Grovers.
Grovers: Oh, signor Belane: Billy French è appena tornato
dalla pausa pranzo: vuole parlargli?
Belane: No. Ma chiedigli che ha
mangiato.
Grovers: Un attimo, prego... (pausa) Ha detto di aver mangiato roastbeef e purea di patate.
Belane: È disgustoso.
Grovers: Che cosa, è disgustoso, signor Belane?
Belane: Adesso devo andare,
Grovers.
Grovers: Ma aveva detto che le
servivano più informazioni sul mio conto.
Belane: Ti spedirò un
questionario.
Belane
riaggancia e appoggia i piedi sulla scrivania fissando il soffitto con aria sonnolenta.
Belane: (fra sé) Dunque... bene, bene, bene: i tasselli stanno lentamente
combaciando. Ci sono quasi. Lo sento. Sono Mickey Belane, investigatore
privato! Anche se mi resta sempre da risolvere la faccenda del Passero Rosso. E
adesso c’è pure una puttana tra i coglioni. Beh, di solito le puttane stanno
sempre tra i coglioni...! (pausa) Del
resto, come dovrei chiamarla? Una puttana è una puttana, indipendentemente dal
nome. In fondo che cos’è un nome? Ciò che chiami puttana, anche con un altro
nome continuerebbe a puzzare della sborra di quattrocento uomini. (pausa) E poi ci sono ancora Céline e la
Signora Morte. Beh, la morte c’è sempre. Anche se non sempre è una signora...
Uhm... Ma di che cazzo vado farneticando!? Devo riflettere. Devo riflettere
bene. Devo riflettere su tutto. Analizzare ogni dettaglio. Esaminare ogni
possibile indizio. Vagliare ogni minima traccia. Sono Mickey Belane,
investigatore privato! In qualche modo è tutto collegato: il Passero e le
passere, i cadaveri e la Morte. E Céline. Ma non riesco ancora a comporre
precisamente il mosaico. Non ancora... Ah, le tempie mi scoppiano... Un goccio
potrebbe forse schiarirmi le idee.
Belane
si versa un drink. Poco
dopo si appisola sulla poltrona. Nel sonno sogna di essere a letto con la
Signora Morte, Cindy e Jenny Nitro, tutte insieme, tutte in una volta: Cindy e Jenny
gli fanno un pompino a due mentre la Signora Morte lo bacia sulla bocca. Poi si
sveglia. Di soprassalto. Tutto sudato e agitato. Guarda in basso: ha il cazzo duro. Prende il
cappello ed esce.
2.7.4) INTERNO, IPPODROMO, POMERIGGIO.
Belane entra
nell’ippodromo. Usa la scala mobile per salire al piano superiore. Un uomo
cerca di rubargli il portafoglio fingendo di urtarlo accidentalmente da
dietro.
Borseggiatore: Oh
scusi, mi dispiace, mi scusi.
Ma
Belane lo ha già afferrato per il collo e prende a schiaffeggiarlo
ripetutamente.
Belane:
IO
PORTO IL PORTAFOGLIO SEMPRE NELLA TASCA ANTERIORE SINISTRA DEI PANTALONI,
TESTA DI MINCHIA!
L’investigatore
lo colpisce ancora con due sonori ceffoni e un calcio nel ventre che lo fa
capitombolare ai piedi della scala. Poi si gira e flemmatico aspetta di
arrivare in cima.
Belane: (in camera) Si impara, si impara! Ci vuole un po’, ma s’impara. Oh,
è tutto così senza senso, tutto così privo di senso. Un gioco debilitante. Solo
infilarsi le scarpe al mattino, o alzarsi dal letto, è già una vittoria.
Giunto
in cima alle scale, Belane scorge il postino Mike, con il volto sformato e
gonfio, seduto al banco del bar a sorseggiare un caffè. Gli si avvicina con aria boriosa di sfida.
Belane: Ma chi ti ha fatto
entrare? Adesso accettano anche quelli come te? Non era vietato l’ingresso ai
cani? Eh? È proprio vero che i tempi sono cambiati. La città non è più quella
di una volta. L’ippodromo non è più quello di una volta. Il mondo si è
capovolto: adesso le mosche mangiano cioccolata, e i mandriani camminano in
Cadillac. Ormai, il mondo è una parodia del vero: tutto è presentato ribaltato,
tutto è al contrario e sotto-sopra!
Mike: Che vuoi dire?
Belane: Che in altri tempi tu saresti
stato nelle stalle, non al bar.
Mike: Belane, ti ucciderò. Ti
farò fuori: hai i giorni contati.
Belane: Chi t’ispira nella
prima corsa?
Mike: Cavallo Pazzo.
Belane: (porgendogli una banconota da 5 dollari) Prendi, misero pezzente, e
buona fortuna.
Mike: Hey, grazie, Belane.
Belane: (a Mike) Figurati. (in
camera, sospirando) Eh sì: un uomo è sempre perseguitato da qualcosa. Mai
tregua. Mai pace. Mai.
L’investigatore
volta le spalle al postino e si siede a qualche sgabello di distanza. Una
barista negra, molto avvenente e formosa, lo ammicca. Belane ordina una tazza
di caffè grande.
barista 3: Ciao, Belane.
Belane: Ciao, troione.
barista 3: Su chi
punteresti nella prima?
Belane: Non posso dirtelo.
Faresti calare a picco le quote se te lo dicessi. Tu in bocca riesci a tenere
soltanto i cazzi.
barista 3:
Fanculo, stronzo.
Belane: Succhiami il cazzo,
puttana.
barista 3:
Esercito solo a pagamento!
Belane
prende il proprio caffè, paga, e si allontana: si reca nella zona comfort, si siede s’una delle poltroncine in pelle
della hall e apre il giornale delle
corse aspettando che inizino le gare.
Mike: (fuori campo) Non te la caverai solo con cinque miseri fottuti
dollari, Belane.
Belane: E che vuoi farmi,
ammazzarmi per qualche dollaro in più, cowboy?
Mike: Ti rompo il culo, Belane.
Belane: Vacci piano, bifolco:
ho una Luger .45 nel cruscotto della macchina: potrei ridurti a un colabrodo.
Vorresti un secondo buco di culo??
Belane
si alza e si volta con aria minacciosa. Ma Mike gli ha già puntato un coltello
contro la pancia e glielo spinge contro il ventre con forza.
Mike: Qui ci sono dieci centimetri,
tutti per te...
Belane: La natura non è stato
affatto generosa con te...
Mike: Non fare lo spiritoso.
Belane: Non fare il cowboy. Non ti si addice.
Mike: Chiudi il becco! Sto
cercando di decidere se ucciderti o no.
Belane: Senti, possiamo trovare
un accordo. Ho qui 15 dollari, sono tutti tuoi...
Mike: Quanti?
Belane: Venti dollari.
Mike: Quanti?
Mike
spinge ancora di più la punta della lama del coltello. Belane comincia a
sudare.
Belane: Cinquanta.
Mike: Bene, prendi il
portafoglio, sfila il cinquantone e mettimelo nella tasca della camicia.
Belane
obbedisce: sfila il portafoglio dalla tasca anteriore sinistra dei pantaloni, estrae
la banconota da cinquanta, e la infila nel taschino della camicia di Mike.
Mike: Bene, ora, dato che ci
sei, prendi anche il biglietto da 20 e quello da 10 che hai lì in mezzo e fai
la stessa cosa.
Belane
obbedisce: Mike ritrae il coltello.
Mike: Adesso siediti lì,
prendi il programma delle corse, e dagli un’occhiata. E ringrazia: ti è andata
bene per oggi.
Belane: E domani?
Mike: Domani, beh, domani... Domani
(canticchiando) <<Que serà, serà... Whatever
will be, will be... The future’s not purs, to see... Que serà, serà!>>.
Poi sogghigna
in modo malvagio.
Belane: Sporco, brutto e
cattivo...
Mike
digrigna il volto in un accesso d’ira, rabbia e indignazione, e punta di nuovo il
coltello contro Belane, stavolta premendo sulla nuca.
Mike: Non provarci. Non ne
vale la pena di morire per un pugno di dollari...
Belane
rimane seduto a leggere il giornale delle corse e finire il caffè. Poi si alza,
sale sulla scala mobile, scende dalla scala mobile, ed esce dall’ippodromo.
2.7.5) ESTERNO, IPPODROMO, POMERIGGIO.
Belane si
dirige al parcheggio, individua con qualche difficoltà la macchina, finalmente
la trova, sale, e parte.
Belane: (in camera, sospirando) Eh... Certi giorni non c’è proprio verso di
raddrizzarli...
L’investigatore
guida fino a casa e rientra.
2.7.6) INTERNO, CASA DI BELANE, SERA.
Belane
si ubriaca per diverse ore, trangugiando di tutto e di più e, quando è ormai esausto
e completamente andato, si mette a letto ma non riesce a prendere sonno.
Belane (in camera): Anche oggi non ho risolto niente: tutti i miei casi
sono in letargo. Mio padre mi aveva avvertito che sarei stato un fallito. (Pausa)
Anche lui era un fallito. Seme cattivo...
Alle 3,00
si alza, va in soggiorno, siede sul divano, e accende il televisore. Dallo
schermo la giovane e avvenente e provocante ragazza di una hot line lo invita a chiamare promettendo ottima compagnia
virtuale a buon prezzo. Belane prende il telecomando per cambiare canale ma il
telecomando non funziona: con espressione insofferente in volto, si costringe a
trovare le forze per alzarsi e cambiare canale manualmente. Quando è vicino al
televisore sente la voce di Jenny Nitro pronunciare il suo nome.
Jenny: (fuori campo, allegramente maliziosa) Belane, hey, Belane...
Belane
si gira ma non vede nessuno: fa spallucce e prostende il braccio verso il
televisore per cambiare canale. Ma di nuovo la stessa voce.
Jenny: (fuori campo, allegramente maliziosa) Belane, hey, Belane...
Belane: Sto diventando pazzo. Mi
sto avviando alla pazzia.
Jenny: (fuori
campo, maliziosa ma leggermente spazientita) Belane, hey, Belane...
Di nuovo
l’investigatore si gira ma non vede nessuno.
Belane: Forse sono già pazzo...
Jenny: (fuori campo, con voce ora frustrata e decisamente spazientita) Belane,
hey, Belane...
Ancora
una volta Belane si guarda alle spalle ma di nuovo non vede nessuno. Quando sta
per premere il pulsante per cambiare canale, ode di nuovo la stessa voce.
Jenny: (rassegnata) Hey, grassone. Guarda giù. Sono qui...
Belane
rivolge allora lo sguardo allo schermo.
Jenny: Ce l’hai fatta,
coglione... Sono io. Mi riconosci?
L’investigatore
strizza e strabuzza gli occhi con espressione incredula in volto: sullo schermo
del televisore l’immagine di Jenny Nitro.
Belane: Jenny Nitro...
Jenny: (sarcastica e sardonica) Bravo, hai vinto un mappamondo!
Belane: Che cosa vuoi?
Jenny: Che la smetti di
ficcare il naso nelle mie faccende personali.
Belane: Come?
Jenny: Che la smetti di
ficcare il naso nelle mie faccende personali. Belane:
Che?
Jenny: Sei sordo forse?
Belane: Devo aver bevuto troppo.
Meglio andare a dormire per oggi.
Ma nello
stesso momento stesso il televisore esplode in un lampo di luce scarlatta da
cui viene fuori Jenny materializzandosi dal nulla. Belane è sbigottito.
Jenny: Ti ho messo paura, eh, Belane?
Di’ la verità!
Belane: Ma figurati. Serve ben
altro per spaventare un investigatore privato come me.
Jenny: Lascia perdere. Per
essere un investigatore ti mancano tre qualità.
Belane: E quali?
Jenny: Grinta, fiuto e strategia.
(poi, sarcastica, guardandosi
intorno e sguardando la stanza) E, a giudicare dal lerciume di questo
lurido postribolo per topi, anche una donna... Questo posto fa schifo, è sozzo,
schifoso. Una vera topaia.
Belane: T’inchioderò il culo, Jenny.
Jenny: Anche per quello ti
mancano tre cose.
Belane: E cioè?
Jenny: Fisico, palle ed
erezione.
Belane: Ah sì? Beh, ho capito a
che gioco stai giocando, pupa.
Jenny: (sarcastica) Ma davvero!?
Belane: Ti sei incollata a
Grovers perché se la fa con i morti e tu hai bisogno dei cadaveri per infilarci
i tuoi amichetti dello spazio.
Con la
sola forza del pensiero, come una calamita Jenny attrae a sé una sedia e si
siede. Poi ripete lo stesso numero con il pacchetto di sigarette e l’accendino
di Belane, si accende una sigaretta, e reclina la testa indietro esplodendo in una
gran risata strafottente.
Jenny: Ti sembra che io sia
dentro un cadavere, Belane?
Belane (smarrito): Beh... Non direi...
Jenny: Possiamo crearceli da
soli i corpi. Guarda!
Un nuovo
lampo di luce scarlatta accompagnato da un assordante ronzio e in un angolo
della stanza appare un’altra Jenny.
Jenny 2: Ciao Belane.
Jenny 1: Ciao Belane.
Belane
osserva attonito e sbalordito.
Belane: È sbalorditivo.
Jenny 2: Ma dormi in mutande??
Jenny 1: È disgustoso.
Un
ulteriore lampo di luce
scarlatta accompagnato dal solito assordante ronzio e la seconda Jenny
scompare.
Belane: Senti, Jenny, Grovers
mi ha incaricato di levarti dalle palle ed è quello che farò. Ti toglierò dalle
palle.
Jenny: Fai grandi discorsi per
essere uno zero, anzi meno di uno zero.
Belane: Non farmi incazzare, Jenny,
o io--
Jenny: --O io che cosa?
Belane: Io--
Il fiato
gli si ferma in gola, e le parole nello stomaco: Belane improvvisamente si ritrova
pietrificato, fermo immobile e incapace di muoversi sul divano dov’era seduto.
Jenny: Sei merce di scarto,
Belane. Non giocare con me. Ti va bene che per il momento ci sto ancora andando
piano.
Belane: (fuori
campo, pensando in mente) E’ la seconda volta che me lo dicono,
oggi. Forse faccio il mestiere sbagliato. Ma ormai è troppo tardi per i
ripensamenti.
Poi il
solito lampo ronzante e Jenny svanisce nel nulla, così come si era palesata. Belane
rimane immobile, incapace di muoversi per una decina di minuti. Poi inizia a
riprendere sensibilità e riprende a muoversi. Quando è in grado di muoversi
normalmente, s’incammina verso la camera del letto ed esausto si accascia sul
materasso.
2.7.7) INTERNO, POMPE FUNEBRI DI HAL GROVERS, POMERIGGIO.
Belane
si trova davanti all’ufficio di onoranze funebri di Hal Grovers. L’insegna
recita “pompe funebri Porto Argenteo”. L’investigatore
entra.
L’ufficio
è confortevole, pulito e silenzioso. Tappeti spessi, leggermente sporchi. Dentro,
nessuno.
Belane: (in
camera, sornione) Campo maledettamente redditivo: niente periodi
morti!
Belane
si guarda intorno e, non vedendo nessuno, varca la soglia che conduce a una
sala contigua e molto ampia.
Nella
sala molteplici bare di tutte le dimensioni: grandi, piccole, spesse, sottili. Nei
paraggi ancora nessuno. Belane è pervaso da una irresistibile curiosità: alza
il coperchio di una bara e timoroso guarda all’interno, con paura e
circospezione. Belane urla: dentro, una giovane donna nuda, bellissima e
defunta. L’investigatore lascia cadere il coperchio, che sbatte sulla bara e cade
in terra con gran fracasso. Hal Grovers entra correndo.
Grovers: (urlando) BELANE! CHE COSA STA COMBINANDO??
Belane: (urlando) COMBINANDO? <<COMBINANDO>> DICI? CHE INTENDI
DIRE? MA DOVE DIAVOLO ERI FINITO??
Grovers: (urlando) AL BAGNO. MA PERCHÉ TUTTO QUESTO URLARE?
Belane: (urlando) ANCHE TU STAI URLANDO!
Grovers: (urlando) E ALLORA SMETTIAMOLA ENTRAMBI!
Belane: (urlando) D’ACCORDO.
Grovers: (urlando) BENE. AL MIO TRE.
Belane: (urlando) AL TUO 3, MALEDETTO FIGLIO DI PUTTANA.
Grovers: (urlando) UNO, DUE, TRE!
Pausa.
Scambio di sguardi tra i due.
Belane: (urlando di nuovo, e indicando
la bara che aveva scoperchiata) GROVERS, C’È UN CADAVERE IN QUELLA BARA!
UNA SVENTOLA CON DUE TETTE MOZZAFIATO, ROBA DA FAR GELARE IL SANGUE NELLE VENE
E GLI SPERMATOZOI NEL CAZZO!
Grovers: (urlando) AVEVAMO DETTO DI NON URLARE PIÙ.
Belane: (urlando) E ALLORA SMETTILA!
Grovers: (improvvisamente
calmo) Ok.
Grovers
si avvicina alla bara scoperchiata e vi guarda dentro.
Grovers: Belane, non c’è alcun
corpo qui.
Belane: Che cosa??
Belane si
avvicina a Grovers, e si sporge oltre il bordo della bara: la bara risulta
effettivamente vacante. Si volta vero Grovers, lo afferra per il bavero, e
prende a strattonarlo.
Belane: Non prendermi per il
culo, bello! L’ho vista! C’era un cadavere qui dentro! Una giovane sventola
stecchita! Mi prendi per il culo? Tu, e quel Billy French, il vampiro
succhia-sangue. Con me non si scherza, Grovers!
Grovers: Nessuno qui vuole
scherzare con lei, Belane. Ha le allucinazioni?
Belane: (allentando la presa) Scusa, dovevo aspettarmelo.
Grovers: (ricomponendosi) Aspettarsi che cosa?
Belane: È Jenny Nitro. Sta
giocando con la mia mente. Sa bene che ci sto dando dentro col tuo caso.
Grovers: Non l’ho più vista
ultimamente. Magari se n’è andata.
Belane: Non escludo il ritorno.
Anzi, ne sono sicuro. Tornerà. Tornano sempre. Quando capiscono che in fondo
eri l’uomo migliore che potesse capitare loro. Quando capiscono che eri il
meglio che potevano pretendere allora tornano. E quando lo fanno, tornano piene
di rimorsi e rimpianti. E tu ti ritrovi tra i piedi delle cagnoline ammaestrate
pronte a leccarti i piedi e baciarti persino il culo. No: non se n’è andata,
Hal. Sta solo aspettando.
Grovers: Aspettando che cosa?
Belane: Lei aspetta. Giù come
un animale e aspetta. Pronta ad addentarti la giugulare appena ti chinerai per
allacciarti le scarpe.
Grovers: Mi sta dicendo che non
dovrei più allacciarmi le scarpe?
Belane: (con aria grottescamente grave e ridicolmente seria) Per ora non
lo so. Ma meglio non rischiare.
Poi
compie un giro su sé stesso e si guarda intorno.
Belane: Presto, Grovers! Quanti
cadaveri hai qui in questo momento?
Grovers: Ne abbiamo appena
preparati due. Sono nella Sala Del Sonno.
Belane: Devo vederli!
Grovers: Che cosa?
Belane: Vuoi che risolva il tuo
caso o no?
Grovers: Non lo so...
Belane: (con espressione e atteggiamento di preoccupatissima e immotivata
apprensione come per una imminente catastrofe) Grovers, è questione di
vita o di morte! Ah ah ah! Scusa! (pausa)
Ad ogni modo, devo vedere quei cadaveri!
Grovers: Perché?
Belane: Se te lo dicessi, non
ci crederesti.
Grovers: Ci provi.
Belane: Lascia perdere. Sei
ancora troppo giovane. Piuttosto, non c’è tempo. Devo vedere quei due cadaveri,
mio caro Groviera!
Grovers: È molto irregolare...
Belane: Lascia perdere e fammi
dare un’occhiata.
Grovers: E va bene. Mi segua...
I due
entrano nella Sala Del Sonno, una stanza buia, illuminata solo da tre candele
accese, una per ogni bara.
Belane: Bene, vediamo un po’...
Grovers: Potrei sapere il motivo,
per favore?
Belane: Jenny Nitro vuole
piazzare i suoi alieni dello spazio in questi corpi morti. Dare loro un guscio,
un posto dove nascondersi. Un guscio, hai presente? Come quello delle
tartarughe. La signorina Nitro ti sta intorno per arrivare a questi corpi,
Grovers. Qui c’è qualcosa di grosso sotto.
Grovers: Ma questi sono
cadaveri, sono morti, sono in stato di decomposizione. Inoltre li sotterreremo.
Come potrebbero utilizzarli?
Belane: Gli alieni si
nascondono nei corpi morti finché vengono tumulati, poi ne trovano altri.
Grovers: Ma se vogliono
nascondersi, perché usare corpi senza vita? Perché non nascondersi dentro a
serbatoi, caverne, antri, grotte, spelonche e posti simili? Perché, poi, non utilizzare
corpi viventi?
Belane: Che idiota che sei! I
corpi vivi reagirebbero alla loro presenza. Apri queste bare, Hal! Penso che
siano lì dentro adesso!
Grovers: Belane, io credo che
lei sia pazzo.
Belane: Ah, e così io sarei il pazzo?
Grovers, chi è venuto nel mio ufficio gridando all’invasione aliena? Chi ha
leccato le scarpe di una puttana dello spazio solo perché lei gliel’ordinava? E
SAREI IO IL PAZZO?
Silenzio.
Belane: (urlando) ASPETTO UNA RISPOSTA!
Grovers: Io...
Belane: (urlando) E CHI TI HA DATO ASCOLTO QUANDO LA POLIZIA TI HA RISO IN
FACCIA? IO, GROVE! SOLTANTO IO. SI’, E’ VERO, CREDEVO CHE FOSSI UN COGLIONE, MA
NON UN PAZZO.
Silenzio.
Belane: (urlando) ALLORA!? ESIGO UNA RISPOSTA, BRUTTO COGLIONE!
Grovers: Lei...
Belane: (urlando) APRI QUESTE CAZZO DI BARE, FINOCCHIO DI UN FROCIO!
Finalmente
Grovers si decide e apre la prima bara. Dentro un uomo sui 40 anni. Belane
scruta il cadavere. Poi si gira verso Grovers e gli si rivolge parlando
sottovoce, bisbigliando come comunicando un segreto pericoloso e inconfessabile.
Belane: Uno di loro è dentro di
lui in questo momento...
Grovers: Come fa a saperlo?
Belane: (con gli occhi fuori dalle orbite per l’esaltazione) L’ho appena
visto muoversi!
Belane
si abbassa, afferra il cadavere per il collo, e lo crolla percuotendolo con
forza.
Belane: Avanti, avanti! Vieni
fuori di lì! Lo so che sei lì dentro!
Mentre Belane
crolla ripetutamente il cadavere, e il cadavere spalanca la bocca sputando un
batuffolo bianco. Belane emette un grido e si ritrae con un balzo in dietro.
Belane: (urlando) AHHH! CHE COS’È??
Grovers
si limita a fare spallucce, alzando le braccia e lasciandole ricadere
mollemente lungo i fianchi in segno di rassegnazione.
Grovers: Belane, ho lavorato
almeno un’ora per imbottirgli le guance a questo modo. È solo cotone. Per farlo
apparire florido e in salute. Ma adesso si è afflosciato di nuovo: dovrò rifare
tutto da capo.
Belane: Meglio che ti sbrighi.
Il nostro amico ha assunto le sembianze di un cazzo moscio. È disgustoso, è
terribile, è orribile, è orripilante.
Grovers
sospira rassegnato.
Belane: Comunque scusa, non me
n’ero reso conto. Ma credo che ci siamo. Scoperchia un’altra bara.
Grovers
lo sguarda in tralice, torvo e corrusco, aggrottando le sopracciglia.
Belane: Per favore.
Grovers: L’apra da solo. È tutto
così ripugnante. È stolido, è insensato, è malato. Non capisco perché sto
permettendo tutto questo. Devo essere impazzito.
Belane
si avvicina alla seconda bara e la scoperchia.
Belane: È uno scherzo, Grovers?
Perché se è uno scherzo non è divertente, Hal. Non si scherza su queste cose, mio
caro Groviera. Non è per niente divertente.
Grovers: (smarrito) Ehm?
Belane: La persona adagiata
nella bara sono io. Guarda pure tu. Sto sorridendo. Di un bellissimo sorriso di
cera. Sembro un Buddha. E indosso un abito marrone scuro e stropicciato. Io non
indosso mai abiti marroni. Che diavolo sta succedendo qui, bello?
Grovers: Ma quello è il signor
Andrew Douglas, è morto improvvisamente per un arresto cardiaco. Per decenni è
stato una figura eminente della comunità.
Belane: Stronzate, Grovers.
Quello lì dentro sono io!
Grovers: È sicuro di sentirsi
bene?
Belane: No che non mi sento
bene. Non mi sento bene per nulla. Non mi
sento bene manco per il cazzo. C’È IL MIO CORPO DENTRO UNA BARA E MI
CHIEDI SE MI SENTO BENE? SEI FORSE IMPAZZITO? TI SEI AMMATTITO O COSA?
Grovers: (avvicinandosi alla bara, e indicando il corpo
ivi contenuto) Sciocchezze, questo è il signor Douglas. Guardi lei stesso.
Belane
si affaccia alla bara. Dentro, un vecchio candido, canuto e canescente, sui
settanta, forse ottanta.
Belane: (arrabbiato, urlando) A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO, GROVERS?
Grovers: Non so che dirle...
Belane: (calmandosi) Forse non è colpa tua. Forse sei solo un coglione. Dev’essere
Jenny Nitro. Ci sta fottendo alla grande.
Grovers: Io penso che lei sia un
uomo molto confuso, Belane.
Belane: Taci e stai zitto.
Zitto e muto. Devo riflettere.
Pausa.
Silenzio.
Grovers: Signor Belane... Signor
Belane...
Belane: Sì?
Grovers: È
interessato a vedere l’interno della terza bara, sebbene sia vuota? C’è un
signore che l’ha scelta anticipatamente.
Belane: Ma lui è lì dentro??
Grovers: No, certo che no. Il
signore è vivente e in perfetta salute. L’ha scelta in anticipo. Applichiamo
uno sconto del 10% sugli acquisti anticipati.
Belane: Ok, Grovers. Adesso ho
un appuntamento. Devo andare. Ti contatterò io.
Belane
si volta e si avvia precipitosamente verso l’uscita. Ma sulla soglia del
negozio è raggiunto dalla voce di Grovers che lo reclama. Belane si volta.
Grovers: C’è qui Billy French. È
appena tornato dal pranzo. Vuole parlargli di persona?
Belane: È disgustoso, è
schifoso.
Grovers: Mh?
Belane: Non ce la faccio. Non
reggerei. Sboccherei solo a guardarlo.
Grovers: Mh??
Belane: Chiedigli che cosa ha
mangiato.
Grovers
si reca nella sala dove si trova Billy French ritornando poco dopo.
Grovers: Antipasto di lingua
salmistrata, interiora in salsa tonnata, carpaccio all’albese e salsiccia di
Bra. Secondo di bistecca al sangue in salsa rosa e trippa con contorno d’insalata
di pomodori.
Belane: È stomachevole, è
vomitevole!
Grovers: Mh???
Belane: Che pomodori?
Grovers
si reca di nuovo nella sala dove si trova Billy French ritornando poco dopo.
Grovers: Cuori di
bue.
Belane: È rivoltante, è ributtante!
Grovers: Mh????
Belane: (a Grovers) Adesso devo andare. Ti contatterò io. (in camera) Tutti i figli di puttana che
si scelgono la bara in anticipo sono gli stessi figli di puttana che si sparano
seghe sei su sette, e vanno a puttane il sabato sera. Ma non io, non Mickey
Belane.
2.7.8) ESTERNO, MACCHINA, POMERIGGIO.
Belane raggiunge
il maggiolino, sale, mette in moto, e parte, sgusciando nel traffico.
Comincia
a piovere. Belane alza il finestrino buono della portiera desta. Poi accende la
radio, fermandosi a una stazione che trasmette un jazz figo.
2.7.9) INTERNO, UFFICIO, POMERIGGIO.
Garner
Building.
Belane entra
e prende l’ascensore. Sale fino al sesto piano.
Percorre
il corridoio fino alla porta 604, su cui è affissa la targhetta “dott. Seymour
Dundee medico psichiatra”.
L’investigatore
apre la porta. La sala è gremita. Belane percorre con lo sguardo quella folla
variopinta. Uno in particolare colpisce la sua attenzione: un uomo che legge il
giornale tenendolo al contrario. Tutti gli altri siedono in silenzio. Quasi
senza respirare. Quasi si ode il rumore dei raggi del sole picchiare ai vetri delle
finestre. Nella sala aleggia una greve sensazione d’insopportabile cupezza che
si riverbera sulle cose e anche sui visi degli astanti.
Belane
si reca all’accettazione e si registra. La segretaria è un’orrenda vecchia piena
di rughe. Poi volta le spalle alla vecchia, si avvia verso le poltroncine della
sala d’attesa, e prende posto accanto a un uomo che indossa una scarpa nera e
una marrone.
Uomo bicolore: Hey, amico.
Belane: Sì?
Uomo bicolore: Hai da
cambiare un centesimo.
Belane: E tu hai da moltiplicare
uno zero?
Uomo bicolore: Forse
domani?
Belane: Forse domani.
Uomo bicolore: E se
domani non riuscissi a trovarti?
Belane: Mi troverai.
Uomo bicolore: Come
faccio a esserne sicuro?
Belane: Chiedi
alla polvere.
Uomo bicolore: Uh.
Passa
mezz’ora e Belane spazientito inizia a sbuffare.
Belane: (innervosito, alla segretaria) Ma lo strizza-cervelli non sa che
una delle cose che più fa ammattire la gente è l’attesa? La gente aspetta tutta
la vita. Aspetta di vivere, aspetta di morire. Aspetta in coda per comprare la
carta igienica. Aspetta in coda per i soldi. E se non ha i quattrini, aspetta
ancora di più in code ancora più lunghe. Si aspetta di andare a letto la sera e
di risvegliarsi al mattino. Si aspetta di sposarsi e si aspetta di divorziare.
Si aspetta l’Inverno e poi si aspetta la bella Estate. Si aspetta la pioggia e
poi si aspetta il bel tempo. Si aspetta di pranzare al meriggio e poi si
aspetta di cenare alla sera. SI ASPETTA NELLO STUDIO DELLO STRIZZA-CERVELLI CON
UNA MANICA DI PSICOPATICI E CI SI CHIEDE SE NON SI È UNO DI LORO!
Nessuno
lo degna di uno sguardo né tantomeno di una risposta, e Belane si risiede mogio
mogio, ramingo e tapino. Infine una pesante spossatezza gli piomba addosso e si
appisola. Viene svegliato più tardi dalla segretaria che lo ridesta battendo il
piede contro il pavimento con fare nervoso e quasi spasmodico.
Segretaria: Signor Belane, signore Belane.
Tocca a Lei.
Belane: Sono pronto, dolcezza!
Segretaria: Mi
segua. Il dottore La sta aspettando nel proprio studio.
I due percorrono
il corridoio per tutta la lunghezza. Giunti alla fine, la segretaria apre una
porta e invita Belane ad entrare. Belane la precede. Dietro la scrivania un
tizio dall’aria soddisfatta, camicia verde scuro, maglione informe arancione sbottonato,
lenti da vista scure, intento a fumare una sigaretta tirando il fumo con l’ancia.
Belane bofonchia un saluto.
Dottore: (indicando
una sedia) Prego. Si accomodi.
La
segretaria chiude la porta e se ne va. Il dottore scarabocchia un foglietto di carta con la sua penna
stilografica.
Dottore: Le costerà 160 dollari
l’ora.
Belane: Ma vaffanculo.
Dottore: (divertito e stupito) Ah, questa mi è
piaciuta!
Belane: No, dico sul serio.
Il
dottore ridacchia.
Dottore: Bene, veniamo a noi. Perché
è qua?
Belane: Non so proprio da dove
cominciare.
Dottore: Cominci contando alla
rovescia da dieci!
Belane: Fottiti tua madre,
coglione!
Dottore: Ah, interessante. Lei
ha mai avuto rapporti con la sua?
E con la
mano sinistra forma un cerchio unendo il pollice e l’anulare e poi infilandoci
l’indice della mano destra e facendolo passare avanti e indietro.
Dottore: Così... Mhm...!
Belane: La pago 160 dollari
orari per farmi prendere in giro?
Dottore: Inizi Lei a non prendersi
gioco di me.
Belane:
(alzandosi e piegandosi sulla scrivania) Ti va di lusso, amico,
che ti sto solo prendendo in giro!
Dottore: Addirittura...
Belane: Già. Non giocare con
me, bello, non sono responsabile delle mie azioni.
Dottore: Via, via, signor
Belane, mi dica che vuole da me e facciamola finita.
Belane: (sbattendo un pugno contro il piano della scrivania) LEI CHE NE
DICE? MALEDIZIONE, HO BISOGNO DI AIUTO!
Dottore: È naturale, signor
Belane. Ma come mi ha trovato?
Belane: Pagine Gialle.
Dottore: Pagine Gialle? Ma io
non sono sulle Pagine Gialle.
Belane: E invece sì. Seymour
Dundee, psichiatra, Garner Building, ufficio 604.
Dottore: Ma questo è il 605.
Sono Samuel Dillon, avvocato. Il signor Dundee è nell’ufficio qui accanto. Temo
che lei abbia commesso un errore.
Belane: (alzandosi e sorridendo) Allora è vero che lei vuole prendermi in
giro, Dundee. Mi sta prendendo in giro. Se crede di potermi manipolare e
giocare con la mia mente, sta sbagliando di grosso. Sono qui per cercare di
scoprire se le faccende di Céline, del Passero Rosso, della Signora Morte,
degli alieni dello spazio, di Cindy Bass siano reali o se invece ho problemi
mentali. Voglio dire, niente di tutto ciò ha senso. Credo di essere impazzito.
Secondo lei sono impazzito? Sono pazzo? Me lo dica fuori dai denti: secondo Lei
sono pazzo? Dove mi porterà tutto questo. Perché? Che senso ha?
Il
dottore preme un pulsante sulla scrivania e subito riappare la segretaria.
Dottore: Molly, per favore,
accompagna questo signore nello studio del dottor Dundee qui a fianco. Grazie.
La
segretaria accompagna Belane a ritroso lungo il tragitto che prima lo aveva
portato nella stanza del dottor Dillon e poi gli indica lo studio del dottor.
Dundee.
Segretaria: E vedi
di rigare dritto, segaiolo...
Belane
entra nella sala d’aspetto dello studio del vero Dundee. Anche questa gremita.
La prima
cosa che nota è l’uomo con le scarpe bicolori: gli va incontro e gli si siede
accanto.
Uomo bicolore: (in tono confidenziale) È capitato anche
a Lei?
Belane
lo guarda torvo e non risponde.
Uomo bicolore: (con atteggiamento canzonatorio) Eh eh...
Ha sbagliato porta... Eh eh... Ha sbagliato porta!
Belane
si alza, varca la porta d’ingresso, ed esce. Fuori, sul pianerottolo, chiama l’ascensore,
sale, e scende al piano terreno. Poi attraversa l’atrio dell’ingresso e
raggiunge l’uscita.
2.7.10) ESTERNO, MACCHINA, TRAMONTO.
Uscito
raggiunge la macchina, l’apre, vi sale, mette in moto, aspetta che si scaldi,
parte. Guida ad andatura controllata. A un semaforo si ferma e accende una
sigaretta. Quando scatta il verde, riparte. Intanto, lungo il percorso, pensa a
voce alta.
Belane: (in camera, guidando) Nell’ultimo sogno che ho fatto ero sdraiato
sotto un elefante, non potevo muovermi, e lui stava sganciando uno dei più
grossi stronzi mai visti. Racconta questo sogno allo strizzacervelli e lui s’inventerà
qualcosa di tremendo. Dato che lo paghi una cifra spropositata, farà di tutto
per farti sentire malissimo. Ti dirà che lo stronzo è un pene e che tu ne sei
terrorizzato, o che lo desideri intensamente e ardentemente, o cazzate
degeneri di questo genere. E invece io dico che è solo un grosso stronzo e
basta. Punto e basta. Non serve ricamarci troppo sopra. A volte le cose sono
proprio come appaiono, senza doverci ricamare troppo sopra. O, molto più semplicemente,
lo stronzo di elefante è la rappresentazione simbolica del telefono: sapete,
tutta quella merda che capita di dover ascoltare. Perché un telefono è sempre
un telefono, ma tutto ciò che gli passa attraverso è un’altra storia. (Pausa) Ma, in fondo, il miglior
interprete dei sogni è il sognatore. Tieniti i soldi in tasca, o puntali s’un
bel cavallo, o spendili in una bella puttana. Pagaci un sicario, compraci dei
sigari scadenti, del pessimo Rhum che
sa di cherosene o dei cazzi di gomma. Tutto, ma non gettarli in strizzacervelli
e psicanalisi. (Pausa) Eppure ci sono
troppe cose che non quadrano. Per esempio, perché nello studio dell’avvocato
quel tale leggeva il giornale al contrario? Avrebbe dovuto stare nello studio
dello strizzacervelli. O forse solo la pagina esterna del giornale era
capovolta e lui leggeva l’interno per il verso giusto? E poi: dove si è
cacciato il Passero Rosso? C’è vita oltre la morte? Dio esiste? Ci sono troppi
enigmi da risolvere e troppi indizi e fatti che non quadrano. Già solo scendere
dal letto è come calarsi nell’infinito muro vuoto dell’universo. Forse farei
meglio a scappare a Cuba con i pochi soldi che mi sono rimasti, scialacquarli
in deliziose mulatte e squisite puttane minorenni, e scordarmi definitivamente
di tutto. Ma problemi e sofferenze mantengono un uomo in vita anche quando
sembra di non farcela. O è forse il cercare di evitare e risolvere problemi e
sofferenze quello che permette di stare sul pezzo. (sospirando) Ah, è un lavoro a tempo pieno. E spesso capita che non
ci si riesca a riposare nemmeno durante il sonno. Fanculo. Sono Mickey Belane,
il super-investigatore di LA!
2.7.11) ESTERNO, RISTORANTE DI MUSSO, MERIGGIO.
Belane è
in macchina. Guida fino al ristorante di Musso. Quando arriva, l’orologio segna
le 14,10. Parcheggia, lascia la macchina, ed entra nel locale.
Ne
uscirà più tardi, mentre ambulanze sfrecciano per soccorrere un uomo che giace
in terra esanime e senza vita accanto a una donna obesa con un grande cappello
rosso alla guida di una vecchia Oldsmobile che urla impazzita. Il corpo è
quello di Céline, che giace nel bel mezzo di Hollywood Boulevard. Céline giace esanime
in terra, sull’asfalto. Belane si ferma a guardarlo un momento. Poi passa oltre,
va alla macchina, mette in moto, e parte.
2.7.12) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, POMERIGGIO.
Belane è
davanti alla porta d’ingresso del proprio ufficio: infila la chiave nella
serratura, spalanca la porta, entra, richiude la porta alle proprie spalle, si
volta verso l’interno del locale, e sobbalza dallo spavento: dietro la
scrivania, seduta sulla poltrona, Jenny Nitro, le gambe accavallate come Sharon
Stone in “Basic instinct.”, il
corpo da sballo, un aspetto splendido, meravigliosa.
Belane: Pare che alla gente
piaccia sedersi dietro la mia scrivania...
Jenny Nitro:
Belane, brutto ubriacone sciagurato, versami qualcosa da bere. Ho la gola
secca.
Belane
si avvicina all’angolo bar e
versa un drink per sé e uno per Jenny
Nitro.
Belane: Capisco
bene perché Grovers si trova nei guai. Che importanza ha anche se sei un’aliena
dello spazio? Con quel corpo, ne vorrei avere molte di più intorno. Ma Grovers
è mio cliente: devo eliminarti, finirti, spedirti all’altro mondo, fuori scena,
su Marte magari. È il mio destino: mai pace, mai tregua, mai, sempre in pista
per qualcuno.
Porge il
bicchiere a Jenny Nitro, poi si lascia cadere sul divano e si accende un
sigaro. Jenny si è invece alzata dalla poltrona e siede ora sul piano della
scrivania dondolando le gambe in modo estremamente sensuale.
Jenny Nitro:
Grazie. (pausa: beve un sorso) Sono
venuta per stringere un accordo con te, Belane.
Belane: Piuttosto preferirei
sorbirmi un intero concerto di Madonna.
Jenny Nitro: Da
quanto tempo non vai con una donna, Belane?
Belane: E chi se ne frega?
Jenny Nitro:
Dovrebbe fregare a te…
Belane: E se non me ne
fregasse?
Jenny Nitro: E se
te ne fregasse?
Belane: Mi stai offrendo il tuo
corpo?
A questo
punto Jenny Nitro balza giù dalla scrivania con un suntuoso scatto d’anca e inizia
a camminare su e giù lungo la stanza. Bellissima, è nitroglicerina pura.
Jenny Nitro:
Diciamo che il corpo fa parte dell’accordo.
Belane: Spiegati meglio.
Jenny Nitro:
Belane, io faccio parte della prima ondata di un gruppo d’invasori che viene
dallo spazio per impadronirsi della terra.
Belane: Perché?
Jenny Nitro: Vengo
dal pianeta Zaros. Siamo sovrappopolati. Abbiamo bisogno della Terra per
trasferire gli abitanti in eccedenza.
Belane: E perché diavolo non
venite qui e basta? Sembrate proprio degli umani. Non lo verrebbe mai a sapere
nessuno.
Jenny si
arresta di botto e rivolge a Belane un’occhiata ammaliatrice che è una frustata
di metallo denso-fuso.
Jenny Nitro:
Belane, questo non è il nostro vero aspetto. Quello che vedi è solo un
miraggio, un sogno, un’allucinazione.
Belane: Non lo è forse la vita
stessa?
Jenny: (sorridendo) Belane, noi siamo completamente diversi da qualsiasi
idea tu possa farti in mente.
Belane: E qual’è il tuo vero
aspetto?
Un lampo
di luce scarlatta e appare un essere simile a un grosso serpe ricoperto di pelo
ispido e dotato, al centro della testa, di una protuberanza umida e rotonda
contenente un occhio. Davvero ripugnante. Belane ha l’istinto di prendere un
oggetto e scagliarglielo contro, ma lo manca. Il serpe scompare inghiottito da un
lampo di luce scarlatta che inghiotte il serpe e risputa il corpo sensualissimo
di Jenny.
Jenny Nitro: Brutto
idiota, hai cercato di uccidermi. Non farmi incazzare o ti distruggo.
I suoi
occhi lampeggiano.
Belane: Va bene, piccola, va
bene, scusami. Mi sono solo spaventato. Non volevo farti del male. Sono
confuso.
Jenny Nitro: D’accordo,
lasciamo perdere. Vedi, noi costituiamo un primo avamposto della futura
occupazione e dominazione zaroniana sulla Terra, mandato in ricognizione per
perlustrare il territorio e ricavarne dati utili per la successiva fase di
evacuazione e trasferimento degli zaroniani in eccesso. Riteniamo che sarebbe
utile reclutare alcuni di voi umani, per la causa. Qualcuno come te.
Belane: E perché io?
Jenny Nitro: Perché
tu sei il tipo perfetto: credulone, egocentrico, narcisista, e privo di
personalità.
Belane: E Grovers? Che c’entra
lui? Ha a che fare con i cadaveri?
Jenny: (ridendo) Nessuno. Siamo semplicemente capitati là. Siamo atterrati
là per puro caso. Io mi sono, se possiamo dire così, affezionata a lui. Un flirt innocente, un passatempo...
Poi sinuosa
avanza verso Belane. L’investigatore è ipnotizzato. I corpi si baciano e le bocche
si fondono. Un lungo bacio appassionato. Con molta lingua. E moltissima saliva.
Poi, d’un tratto, Belane l’allontana e la spinge via.
Belane: No, non posso. Mi
spiace.
Jenny Nitro: (sguardandolo
confusa) Che succede, Belane? Sei troppo vecchio per queste cose?
Belane: Non è quello,
piccola...
Jenny Nitro: E
allora?
Belane: Non voglio farti
rimanere male...
Jenny Nitro: Dimmi,
paparino.
Belane: Beh, potresti
trasformarti di nuovo in quell’orribile cosa... Quel serpente orrendo, con
quella orribile protuberanza schifosa al centro...
Jenny Nitro: Che ti
credi, brutto grassone di un bue? Noi zaroniani siamo bellissimi.
Belane: Sapevo che non avresti
capito...
Poi gira
dietro la scrivania, si siede, apre il cassetto, estrae la solita bottiglia di Tequila
dal solito cassetto in alto a destra, svita il tappo, e ne ingolla una lunga
sorsata.
Belane: Vuoi?
Jenny
rifiuta con un cenno della mano.
Belane: Come siete atterrati?
Jenny Nitro: Con
una metropolitana spaziale.
Belane: Una metropolitana
spaziale, eh? E in quanti siete?
Jenny Nitro: Sei.
Belane: Non so se posso
aiutarti, piccola mia...
Jenny Nitro: Oh, mi
aiuterai eccome, bue grasso.
Belane: E se non lo faccio?
Jenny Nitro: Sei
morto.
Belane: Cristo! Prima la
Signora; poi Mike; poi ancora Tony, Dante e Fante; e Bass; e Céline; e
Brewster. Adesso tu: perché c’è sempre qualcuno che vuole vedermi morto?
Jenny Nitro: Forse,
in qualche modo, te le attiri...
Belane: Beh, forse ho qualcosa
da dire anche io sulla faccenda...
E così
dicendo estrae la Luger dal cassetto, impugnandola e puntandola contro Jenny.
Belane: Con un colpo ti
rispedisco a Zaros, puttana!
Jenny Nitro: Dai,
avanti, premi il grilletto, schifoso grassone di un bue!
Belane: (stupito) Che cosa?
Jenny Nitro: Ho
detto: premi il grilletto, bastardo!
Belane: Non provocarmi, puttana!
Jenny Nitro: Su, avanti,
cazzone: spara! AVANTI!
Belane: (madido e
tremante, visibilmente scosso) Credi che non ne sia capace?
Jenny si
limita stavolta a sorridere di un sorriso beffardo.
Belane: EH?
Jenny Nitro: (con
sicurezza, tranquillità e serenità) Premi quel dannato grilletto,
Belane...
Belane: (grondando sudore) TI PREGO, TORNATENE A CASA, TESORO!
Jenny Nitro: Mai!
Belane chiude
gli occhi e preme il grilletto. Poi il reboante schianto fragoroso, e il
rinculo della pistola. Quando riapre gli occhi, Jenny è in piedi davanti a lui,
tranquilla e sorridente. Belane nota qualcosa nella sua bocca e strizza gli
occhi per mettere a fuoco e vedere meglio: Jenny Nitro tiene la pallottola
esplosa dalla pistola tra i denti. Incredibile: Jenny Nitro ha fermato la
pallottola con i denti. Poi Jenny procede alla scrivania e sputa la pallottola
sul piano.
Belane: Piccola, possiamo fare
un sacco di soldi con questo numero! Possiamo diventare un duo! Possiamo
diventare ricchi! Pensa! Sarebbe magnifico!
Jenny Nitro: Niente
da fare, Belane. Sarebbe un impiego scorretto dei miei poteri.
Belane: Allora ho un problema
serio.
E
ingurgita un’altra sorsata di Tequila.
Jenny Nitro: Ora,
Belane, io ti arruolo ufficialmente per la causa di Zaros, che tu lo voglia o
meno. Tu sei il prescelto. Stiamo ancora elaborando il piano per l’invasione e
successiva occupazione della Terra. Sarai informato e contattato non appena ci
saranno nuovi sviluppi. Per ora è tutto.
Belane: Ascolta, Jenny, non
puoi trovare qualcun altro per questo compito?
Jenny Nitro: (sorridendo) Sei tu il prescelto!
Poi un
lampo di luce scarlatta e la donna scompare nel luminoso nulla scarlatto di uno
sfolgorante intensissimo lampo di luce rosso-violacea. Belane appoggia i piedi
sulla scrivania e con aria meditabonda riflette pensando ad alta voce.
Belane: (fra sé) Dunque, vediamo: sto facendo progressi. Ora mi rimane solo
da sbrigare la faccenda del Passero Rosso e inchiodare il culo di Cindy. Un
caso in meno, ma un problema in più: naturalmente adesso Jenny Nitro è un mio problema; sono cliente di me stesso! Ma,
almeno, Céline e Grovers sono storia chiusa. In un certo senso devo confessare
che comincio a sentirmi molto professionale.
Il
telefono squilla, Belane alza il ricevitore e risponde: è la Signora Morte.
Signora Morte: Sono
ancora io, Belane. Sono ancora qui.
Belane: È un piacere sentire
una vera Signora ogni tanto. Ma perché non si prende una bella vacanza? Almeno per
oggi...
Signora Morte: Non
riesco, non posso, non ci riesco proprio: il mio lavoro mi diverte da morire!
Belane: Senta, posso farle una
domanda?
Signora Morte: Certo.
Belane: Opera solo sulla Terra?
Signora Morte: Che
cosa intendi?
Belane: (titubante) Beh, voglio dire... Quello che voglio dire è se nel suo
lavoro sono compresi, ehm, per esempio... anche gli alieni dello spazio!
Signora Morte:
Naturalmente. Quello che vuoi. Alieni dello spazio, cani, leoni, elefanti, politici,
poeti, cantanti, attori, domestiche, meccanici, presidenti, vermi, pulci,
ragni, topi, parassiti, batteri, microbi, virus,
sbirri, e chi più ne ha più ne metta. Perfino negri, comunisti, femministe e
sbirri. Anche se questi ultimi mi fanno talmente schifo che di solito tendo a
lasciarli per ultimi.
Belane: Buono a sapersi.
Signora Morte: Che
cosa è buono a sapersi?
Belane: Il fatto che lei tratti
anche alieni dello spazio.
Signora Morte: Mi
stai stufando, Belane.
Belane: Normalmente una frase
del genere mi ferirebbe. Stavolta, però, ne sono stranamente contento.
Signora Morte: Adesso
devo andare. Ho una commissione da sbrigare. Un lavoretto facile facile.
Belane: Prima risponda a una
domanda.
Signora Morte: Spara,
pistola!
Belane: Come fai a uccidere un
alieno dello spazio?
Signora Morte: Con
facilità.
Belane: Le pallottole non
funzionano. Che cosa usa lei?
Signora Morte: Il mio
potere, che è più forte di qualsiasi arma.
Belane: Dunque è lei l’arma. L’arma
e la condanna. Lo strumento e il sicario.
Signora Morte: Inizi
a capire... Ne riparleremo: adesso devo proprio lasciarti: il lavoro mi chiama!
E
riaggancia. Belane ripone la cornetta e stende i piedi sulla scrivania.
Belane: (fra sé) Cristo! Sei alieni dello spazio a caccia sulla Terra e mi
hanno arruolato per la loro causa. (sarcastico)
La loro causa! Credevo fosse passato il tempo di queste cose. Manca solo
Superman, i russi e la guerra fredda e siamo al completo! Devo inventarmi
qualcosa. O forse dovrei semplicemente far decantare la cosa.
Svita il
tappo della Tequila e manda giù un piccolo sorso.
Belane: E rimangono ancora
aperte le faccende del Passero Rosso e di Cindy Bass.
Estrae
una moneta dalla tasca.
Belane: Testa: Passero Rosso,
croce: Cindy Bass.
Lancia.
Esce croce. Sorride. Si appoggia alla spalliera della poltrona. Guarda in alto,
fissando il soffitto con espressione compiaciuta in volto.
Belane: Te lo inchioderò,
maledetta puttana! (Pausa) Ma da dove
cominciare? Ci sono: comincerò dal bar
più vicino.
E così
esce dall’ufficio e si reca al bar più vicino.
2.7.13) INTERNO, BAR,
POMERIGGIO.
Il
locale è molto affollato. Belane trova uno sgabello libero in fondo al bancone
e si siede.
Il
bancone è sovrastato da un grande orologio che segna le 15,00, e da un grande
specchio oblungo.
Il
barista ha un’aria solitaria, croci verdi dipinte sulle unghie, e occhi senza
palpebre. Belane si sforza di guardarlo in faccia.
Belane: Scotch con acqua.
Barista 4: Oh.
Il
barista trotta via.
Belane: (in camera, monologando) Un altro matto. Non si riesce proprio ad
evitarli. Sono quasi tutti pazzi a questo mondo. E quelli che non sono pazzi
sono arrabbiati. E quelli che non sono pazzi né arrabbiati, sono semplicemente
stupidi idioti. Non c’è scampo. Non c’è via di fuga. Non c’è scelta. Devi solo
resistere e aspettare. È un lavoraccio. È il più duro lavoro che si possa
immaginare. E pensare che--
Il suo
monologo è interrotto dall’arrivo di una donna che gli si siede accanto, sullo
sgabello alla sua destra.
Signora Morte: Ciao, coglione.
Offrimi da bere.
Belane: Certamente. (al barista) Hey, ragazzo, preparane
due!
Barista 4: Eh?
Belane: Due scotch con acqua.
Barista 4: Ah.
Signora Morte: Che
combini, grassone?
Belane: Risolvo casi, come da
mia abitudine.
Signora Morte: Cioè li
lasci irrisolti o aspetti che si risolvano da soli.
Belane: Sono Mickey Belane, l’investigatore
privato più spietato di Los Angeles.
Signora Morte: Questo
non è mica un vanto...
Belane: Sempre meglio che
scoparsi una bambola di gomma.
Signora Morte: Non
essere sfacciato. Comportati bene, o ti spengo come una lampadina.
Belane: Scusi, Signora: ho i
nervi a pezzi. Magari un altro bicchiere sarà quello che mi risolleverà l’umore.
Il
barista arriva con i due drink.
Signora Morte: (al barista) Che
fine hanno fatto le tue palpebre?
Barista 4: L’impianto
a gas di casa è esploso questa
mattina.
Signora Morte: E come
farai, stanotte, per dormire?
Barista 4: Mi
arrotolerò un asciugamano sulla testa.
Belane: Perché non lo fai anche
adesso?
Signora Morte:
Belane... Comportati bene...
Belane: (al barista) Scusa. Mi dispiace per le tue palpebre. Magari ricresceranno.
Alza il
bicchiere e brinda con la Signora Morte.
Signora Morte: Lunga
vita!
Belane: Già... Lunga vita...
I due
fanno tintinnare i bicchieri e si fumano i due drink. Belane chiama subito un altro giro. Al terzo
giro e dopo circa mezz’ora, nel bar
entra un’altra donna, aria triste e malinconica, che si siede sullo sgabello alla
sinistra di Belane: è Jenny Nitro. Belane ammicca il barista e ordina un altro scotch con acqua.
Jenny Nitro: (a Belane) Mickey, ti devo parlare. (sottovoce) Ma chi è questa troia seduta
vicino a te?
Belane: Non lo indovineresti
mai...
La
Signora Morte da un colpetto di gomito nelle costole a Belane per attirarne l’attenzione.
Belane si gira verso di lei.
Signora Morte: (a Belane, con voce alta) Hey, Belane:
chi è questa troia?
Belane: Non lo indovinerebbe
mai!
Il
barista serve il drink a Jenny,
che lo trangugia.
Belane: Dunque, credo che sia
giunto il momento di fare le presentazioni... (alla Signora Morte) Questa splendida ragazza è Jenny Nitro. (a Jenny Nitro) E questa elegante e
affascinantissima signora, è la Signora... Signora...
Signora Morte: (a Jenny Nitro) Signora Sorte!
Le due
donne si squadrano per bene. Belane fa cenno al barista di portare un ulteriore
giro.
Belane: (in camera) E adesso la faccenda si fa interessante! Dunque,
vediamo: in pratica mi trovo seduto fra Spazio e Tempo. Quest’ultimo nelle
sembianze della morte. E, quel ch’è peggio, entrambi sotto forma di Donna. Due
donne. Due donne stratosferiche! Che via di scampo posso mai avere? Due donne
significano il doppio delle grane rispetto a una. Adesso ho grane da tutte e
due le parti. Sono chiuso in una morsa. Fottuto. Incastrato. In trappola. Intanto,
mi resta da dare la caccia al Passero Rosso, che magari neppure esiste e che
comunque non so che faccia abbia. Ammesso che non si tratti davvero di un
uccello, di un pennuto, un volatile, un cazzo di uccello del cazzo! Mi sento
davvero molto confuso: non immaginavo proprio che mi sarei impelagato fino a
questo punto. Non ne capisco la ragione. Ma che posso fare ormai? (pausa) Calma e gesso, fesso!
Arrivano
i drink.
Belane: Bene, Signore, alla
nostra!
Belane: (in camera) Ah, perché non posso essere un tizio qualunque, seduto
a guardare una partita di baseball,
tutto preso dal risultato? Perché non posso essere un cuoco di terz’ordine che
strapazza uova con aria distaccata? Perché non posso essere un tafano che
zampetta profondamente rapito sul culo di una vacca indiana? Perché non posso
essere un gallo che becca mangime in un pollaio? Perché devo essere proprio me
stesso?
Belane
viene scosso da Jenny, che gli tira un colpo alle costole con il gomito.
Jenny Nitro: Belane,
devo parlarti...
Belane: (a Jenny Nitro) Aspetta solo un attimo. (alla Signora Morte) Spero che la cosa non la faccia incazzare,
ma...
Signora Morte: Lo so,
Tequila, devi parlare da solo con la signorina. Perché la cosa dovrebbe farmi
incazzare? Non sono mica innamorata di te.
Belane: Ma sembra che lei mi
stia sempre addosso, Signora.
Signora Morte: Sto
addosso a tutti, Mickey. Solo che tu avverti di più la mia presenza... Adesso
ti lascio solo con la tua signorina per un po’, non preoccuparti. Ma solo per
un po’. Noi due abbiamo un conto in sospeso. Quindi mi rivedrai...
Belane: Signora Sorte, non ho
dubbi al riguardo. E grazie per la comprensione...
La
Signora Morte secca il proprio drink, e si alza dallo sgabello camminando verso l’uscita con tutta la sua
conturbante bellezza carica di cattivo presagio. Una tenebrosa e mirifica
bellezza carica di cattivo presagio. Belane l’accompagna con lo sguardo.
Barista 4: Hey,
amico, scusa se te lo chiedo, ma chi era quella? Ho sentito un brivido lungo la
schiena quando è passata...
Belane: Non indovineresti mai.
E se te lo dicessi, non mi crederesti.
Barista 4: Va
bene, ma dimmi ancora una cosa.
Belane: Spara.
Barista 4: Come
fa un brutto grassone come te ad avere tutto questo movimento?
Belane: È per come le guardo.
Il modo in cui le faccio sentire. A loro agio.
Barista 4: (ammiccando)
El diablo viejo sabe mas por diablo que
por viejo...
Belane: Adesso, se non ti
dispiace, devo parlare con quest’altra signora: alza i tacchi finché ci riesci
e lasciami un po’ di spazio.
Il
barista si allontana e raggiunge il fondo del banco. Belane si gira lentamente verso
Jenny Nitro.
Belane: Scusa, piccola, ma
sembra che io incappi sempre in questi battibecchi inutili con quasi tutti i
baristi che incontro.
Jenny Nitro: Non c’è
problema. Ma forse sei tu stesso che te le tiri...
Belane: Inizio a sospettarlo
anche io...
Jenny Nitro: (con aria contristata) Belane, devo
andarmene.
Belane: Oh, mi dispiace. Facciamoci
quello della staffa almeno.
Jenny Nitro: No:
quello che voglio dire è che devo andarmene, anche quelli che sono venuti con
me se ne devono andare. Dalla terra, dico. Non so perché, ma cominciava a
piacermi sul serio. Beh, tu cominciavi a piacermi... Sul serio.
Belane: Questo è più che
comprensibile. Sono Mickey Belane, l’investigatore più figo che c’è! Ma perché
tu e la tua ganga avete deciso di lasciare la Terra così presto, così all’improvviso?
Jenny Nitro: Non lo
abbiamo deciso: siamo costretti. (sospirando)
Ci abbiamo pensato tanto, è tremendo. Non vogliamo colonizzare il vostro
pianeta.
Belane: Che cosa c’è di tanto tremendo,
Jenny?
Jenny Nitro: La Terra,
Belane. Tutto. Tutto sulla Terra non va. O se va, va male. Inquinamento,
cattiveria, omicidi, veleno, veleno nel cibo e nell’aria, veleno nell’acqua e
nell’anima, incendi, catastrofi, fame, avarizia, odio, mancanza di amore, povertà,
disperazione, solitudine, ignoranza. La sola cosa bella sono gli animali, i
bambini, e la natura. Ma state rovinando tutto. I bambini li trasformate in
autentici mostri giorno dopo giorno. Ogni giorno elaborate nuovi modi per
devastare la natura. E uccidete tutti gli animali, tranne quelli che vi servono
per mangiare e i cavalli da corsa. Gli altri li bruciate, li uccidete, li
torturate, li usate fino allo sfinimento e poi li gettate giù da un burrone o
gli sparate un colpo in testa quando gli va bene. Quando non vi servono più li
gettate, come se fossero oggetti. Ben presto saranno tutti estinti. Tutti.
Tranne cavalli da corsa, vacche da macello, e topi. Soffocate la natura con
ogni tipo di veleno e la gioia con la vostra ansia e depressione. È tutto così
triste. Adesso capisco perché bevi così tanto.
Belane: È vero, Jenny. E non
dimenticarti delle scorte di bombe atomiche.
Jenny Nitro: Già.
Sembra proprio che vi stiate fregando con le vostre stesse mani.
Belane: Il punto è che non
sappiamo che cosa ci riservi il futuro: potremmo sparire tutti domani o durare
per altre migliaia di anni. E così la maggior parte della gente se ne frega di
tutto.
Jenny Nitro: Mi
mancherai tanto, grassone. Tu e gli animali...
Belane: Fai bene ad andartene, Jenny.
Dagli occhi
di Jenny Nitro sgorgano piccole lacrime perlacee che le rigano il volto.
Belane: Ti prego, Jenny: non
piangere, accidenti...
Jenny
Nitro prende il proprio bicchiere e lo scola fissando commossa negli occhi dell’investigatore.
Belane: Nessuna mi ha mai
guardato così...
Jenny Nitro: Così
come, Belane?
Belane: Con questi occhi.
Accarezza delicatamente i capelli di lei.
Belane: Mi spiace sapere che
non li rivedrò mai più...
Un lampo
di luce scarlatta e Jenny Nitro sorride e scompare per sempre. Belane paga il conto
e si affretta a uscire dal bar.
2.7.14) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, POMERIGGIO.
Belane
entra in ufficio. Senza nemmeno togliere il cappello si fionda sul telefono,
alza la cornetta, e chiama Grovers.
Belane: Come va il lavoro,
Grovers?
Grovers: Stabile. Niente
recessione in questo campo. (sarcastico)
Per fortuna, la morte non va mai in vacanza!
Belane: Il caso Jenny Nitro è
chiuso. Non ti darà mai più fastidio. Ti spedirò il conto delle spese
conclusive.
Grovers: Spese conclusive? Sta
cercando d’imbrogliarmi?
Belane: Grovers, ti ho tolto
dalle palle la pupattola dello spazio: adesso devi pagare.
Grovers: Va bene, va bene. Ma
come c’è riuscito?
Belane: Segreto della casa,
bello.
Grovers: Va bene, d’accordo.
Immagino che ora dovrei esserle riconoscente...
Belane: Non immaginarlo: devi
esserlo e basta. E paga il conto, a meno che tu non preferisca usare una delle
tue casse di pino. O la preferisci di noce?
Grovers: Dunque, vediamo: il
pino è più leggero e chiaro, il noce robusta e calda... Dunque...
Belane
sospira e riaggancia.
2.7.15) ESTERNO, HOLLYWOOD, POMERIGGIO.
Belane cammina
in strada parlando fra sé e sé.
Belane: Bene. E un altro caso è
risolto. Adesso andiamo avanti. Ma da dove cominciare? (pausa) Ci sono: come prima cosa, festeggerò con un drink in un posto pulito e rispettabile.
Blinky mi sembra perfetto: non ci sono mai entrato ma ci sono sempre passato
davanti e, a una prima occhiata, mi è sembrato un posto accettabile: molti
sgabelli in cuoio, molti scemi; molto buio, molto fumo.
2.8) IL BAR DI BLINKY.
2.8.1) DIDASCALIA.
Il bar di Blinky.
2.8.2) ESTERNO, HOLLYWOOD, POMERIGGIO.
Belane
sale in macchina e guida per cinque miglia verso Ovest. Giunto a un incrocio,
viene improvvisamente abbagliato dai fari di una macchina lanciata a folle
velocità nella sua direzione. Belane capisce che la macchina è fuori controllo
e che non si fermerà allo stop. L’impatto
è inevitabile. La macchina lo tampona violentemente sulla fiancata facendogli
fare un testa-coda. Belane si allunga sul sedile per cercare di attutire il
colpo. L’impatto gli getta addosso all’istante la portiera sinistra sfondata. Belane,
ancora vivo, si trascina fuori dalla portiera del passeggero. Ha un braccio
spezzato in due punti e diversi tagli alla testa e alla gamba destra.
La
macchina che lo ha speronato è una Buick vecchia di dieci anni. Il cofano
emette consistenti sbuffi di fumo mentre un liquido verdastro cola dal
radiatore. Sul luogo dell’incidente nessuna impronta di pneumatici: il veicolo
non ha fatto nessun tentativo di frenata.
Belane
zoppica fino al marciapiede, si siede intontito e rintronato sull’erba di un
giardino e controlla le condizioni del braccio sanguinante: un osso spunta da
sotto la pelle.
Una
donna in vestaglia è intanto uscita di casa urlando.
Il
sangue continua a colargli negli occhi e lui cerca di tamponarlo con le mani e
le maniche della giacca.
Due ragazzi
di circa 14 anni, fratelli, di nome Vic e Vincent, lo guardano atterriti e
pietrificati, immobili lì accanto, attoniti in piedi. Poi il più grande si
avvicina e parla.
Vic: Come va, signore, si sente
bene?
Belane: Si. Sto bene. Lasciatemi
solo stare seduto qui un attimo.
Vincent: Sta
arrivando l’ambulanza. È andato a chiamarla quel signore laggiù.
Belane: Va bene.
Grazie.
Vincent: È sicuro
di stare bene, signore?
Belane
li guarda confuso e pensoso.
Belane: Quanto vuoi per quella
camicia?
I
ragazzini si guardano.
Vincent: Quale camicia?
Belane: Una qualunque, cazzo.
Quanto?
Stende
la gamba, si ficca una mano in tasca, ed estrae il portafoglio.
Belane: Mi serve qualcosa per
fasciarmi la testa e devo legarmi il braccio al collo.
Il primo
ragazzino comincia allora a sbottonarsi la camicia.
Vincent: Ma
scusi, che cavolo, perché non l’ha detto subito? Gliela regalo, la camicia.
Belane
prende la camicia, la stringe fra i denti, e la strappa in due lungo la parte
schienale. Se l’avvolge intorno alla testa come una bandana, attorciglia l’altra
metà e la usa come sostegno per mettersi il braccio al collo.
Belane (a Vincent): Annodamela.
I
ragazzini si sguardano.
Belane: Avanti, annodamela.
II
ragazzino senza camicia fa un passo avanti e annoda la fascia.
Vic: Questo braccio non lo
vedo bene.
Belane
sfila una banconota, rimette in tasca il portafoglio, prende la banconota, si
alza in piedi, e la ficca nelle mani del ragazzino senza camicia.
Vincent: Ma no, che cavolo. Non
mi dispiace dare una mano alle persone. Questi sono un sacco di soldi.
Belane: Prendili.
Prendili e dimenticati come sono fatto. Capito?
Vincent prende
il denaro. Belane si allontana, I
due lo guardano allontanarsi lungo il marciapiede, tenendosi la bandana con una
mano e zoppicando leggermente.
Vic: (a Vincent) Una
parte di quei soldi è mia.
Vincent: Col cazzo, tu ce l’hai
ancora la camicia.
VIc: Non te li ha dati per quello.
Vincent: Può
anche darsi, ma intanto io ho una camicia in meno.
Vic: Allora facciamo due
parti tu, e una io.
Vincent: Tre io e una tu.
Vic: Andata, bastardo.
Vincent: Hey, ricordati che siamo
fratelli: se sono bastardo io, lo sei anche tu.
Vic: Siamo due bastardi
allora. Due bastardi senza gloria. Due fottuti cani bastardi. Due fottuti cani sciolti.
Cani da rapina.
I due fratelli
si avviano verso il centro della strada, dove sono le due macchine fumanti. In
lontananza, si odono già le sirene della polizia e dell’ambulanza. I due
ragazzi si sporgono dentro la macchina di Belane.
Vincent: Hey,
Vic, vedi anche tu quello che vedo io?
Vic: Oh merda.
vincent: Prendila.
Avanti.
Vic: Perché io?
Vincent: Perché
io non posso nasconderla sotto la camicia. Dai. Sbrigati.
Vic: Se le cose stanno così,
allora dobbiamo dividere.
Vincent: D’accordo.
Ma muoviti e squagliamoci.
2.8.3) ESTERNO, HOLLYWOOD, POMERIGGIO.
Tenendosi
il braccio ferito con l’altra mano, Belane cammina per due isolati finché non
incontra un bar. L’insegna,
fatiscente e sbieca, reca il nome Eclisse. Entra.
2.8.4) INTERNO, BAR ECLISSE, SERA.
Il
locale è quasi completamente vuoto: dentro solo lui, il barista e un uomo, un
tizio alquanto strano che, seduto in disparte in fondo al bancone, prende a
fissarlo non appena Belane accede nel locale, e non gli stacca gli occhi da
dosso neanche per un attimo. Belane si siede s’uno sgabello alto.
Belane: (al
barista) un Whiskey
Sour con una birra a parte.
Il
barista esegue senza nemmeno rispondere. L’uomo in fondo al banco non smette di
fissarlo. Belane finisce il primo drink e ne ordina subito un altro.
Belane: Un altro.
Barista 5: Lo stesso?
Belane: Solo più forte.
Barista 5: Per lo
stesso prezzo?
Belane: Fai quello che puoi.
Barista 5: Che
cosa vuol dire?
Belane: Non lo sai, barista?
Barista 5: No.
Belane: Beh, non ti rimane che
pensarci su mentre lo prepari.
Il barista
si allontana e l’uomo in fondo al banco attira la sua attenzione con un cenno
della mano.
Avventore 2: Come ti butta, Henry?
Belane: Non sono Henry.
Avventore 2:
Assomigli proprio a Henry.
Belane: Henry chi?
Avventore 2: Henry
Chinaski.
Belane: Non me ne frega un
cazzo se assomiglio a Henry o a Eddie.
Avventore 2: Sei in
cerca di guai per caso?
Belane: (sarcastico) E me li porteresti tu?
Il
barista intanto ritorna con il drink, lo serve e prende i soldi che Belane ha poggiato sul banco.
Barista 5: Non
penso che lei sia un uomo gentile.
Belane: Ah, e così pensi anche!
Barista 5: Non
sono obbligato a servirla.
Avventore 2: Non servirlo
più!
Belane: (all’avventore) Pronuncia un’altra parola e ti rifilerò così tanti schiaffi
a due mani finché non diventeranno dispari.
L’avventore
si limita a sorridere senza convinzione. Il barista rimane stante piantato sui
piedi fermo impalato e imbambolato.
Belane: Senti, barista, sono
venuto qua solo per godermi un drink
in santa pace e voi cominciate subito a riempirmi di stronzate. Comunque...
Avete notato qualcosa di particolare negli ultimi tempi da queste parti?
Barista 5:
Sarebbe a dire?
Belane: Incursioni aliene, sventole
dello spazio, passeri rossi, morte in agguato, sprazzi di felicità, luci,
colori, amore, un sogno per domani...
Barista 5: No.
Avventore 2: No.
Belane: Bene. Grazie lo stesso.
Adesso andatevene tutti a affanculo.
L’investigatore
secca il drink, paga, ed esce.
2.8.5) ESTERNO, HOLLYWOOD, SERA.
Cammina
senza meta cominciando a contare tutte le tette che passano. Arrivato a 52,
incontra un altro bar. Il bar si chiama Portobello.
2.8.6) INTERNO, BAR PORTOBELLO, SERA.
Belane
entra e prende posto su uno sgabello alto in fondo al bancone.
Accanto,
immobile, un uomo avvolto in un impermeabile scuro con il bavero alzato e il
volto nascosto da un borsalino calcato sugli occhi. L’uomo appare alquanto malmesso:
sotto il soprabito indossa un vestito grigio che mostra un gran bisogno di
essere stirato. Belane lo fissa in tralice per qualche secondo. L’uomo gira
allora la testa e rivolge a Belane uno sguardo freddo e tagliente. Dal
copricapo fanno capolino 2 basette castane fortemente imbiancate dalla canizie.
E’ Philip Marlowe. Belane sembra sorpreso di trovarselo davanti e gli rivolge
un’occhiata stupita e attonita. Marlowe accenna un sorriso sardonico. I suoi
occhi castani hanno uno sguardo duro ma malinconico.
Belane: (a
Marlowe) Ti avevo lasciato in Argentina… In
realtà, credevo che ormai fossi morto. Stavi dietro quella storia assurda. Ancora
mi domando per quale dannato motivo avessi dato credito a quell’obeso di un
giornalista e fossi finito a interessarti del ciccione e del magrolino.
Marlowe: Mi sono sempre piaciuti molto. E la faccenda mi
incuriosiva.
Belane: Non avevi niente di meglio da fare?
Marlowe: In attesa della Signora, un caso vale l’altro…
Belane: Sai, per tutti gli anni che siamo stati insieme
mi sono sempre domandato chi fossi. Chi fossi realmente intendo.
Marlowe: E lo hai scoperto?
Belane: No. Ma mi piacerebbe scoprirlo un giorno.
Marlowe: Continua a cercare, Belane, non smettere mai.
L’importante non sono le risposte ma le domande che ci si pone lungo il
cammino.
Il barista
gli si avvicina e lo saluta.
Henry: Ciao, Henry.
Belane: Non sono Henry.
Henry: Sono io Henry.
Belane: Non fare il furbo con
me.
Henry: Sei tu che lo fai...
Belane: Senti, barista, io sono
un uomo pacifico. Piuttosto normale. Sono un alcolizzato, ma non indosso
biancheria femminile, non picchio animali, e non inculo bambini. Eppure,
dovunque io vada, c’è sempre qualcuno che mi stuzzica, che non mi dà pace. Perché?
Henry: Perché in qualche modo
attiri questo genere di reazioni.
Belane: Senti, Henry, invece di
stare lì a pensare, perché non provi a vedere se riesci a prepararmi una Vodka tonic doppia, con una spruzzata di lime?
Henry: Niente lime qui.
Belane: Ma sì che ce l’avete.
Lo vedo da qui.
Henry: Quel lime non è per te.
Belane: Henry, caro ragazzo, se
vuoi tornare a casa sano e salvo e con i tuoi piedi, ti consiglio di mettere
quel lime nel mio drink e anche alla
svelta. Subito!
Henry: Altrimenti che cosa mi
succederà? Che mi farai?
Belane: Di’ ancora una parola,
ragazzo, e avrai seri problemi respiratori.
Il
barista rimane fermo, fissando l’investigatore, come indeciso se scoprire le
carte di Belane oppure no. Alla fine sbatte le palpebre, si allontana, e
comincia a preparare da bere.
Belane: Ti guardo. Niente
trucchi.
Poco
dopo, il barista ritorna con il bicchiere e lo porge a Belane.
Henry: Stavo scherzando, capo.
Non si può nemmeno scherzare?
Belane: Certo che si può.
Dipende solo da come viene fatto.
Poi alza
il bicchiere e lo tracanna tutto d’un fiato. Poi estrae una banconota da dieci,
prende il lime, lo schiaccia sulla banconota, avvolge la banconota intorno al
lime e rotola l’involucro lungo il banco.
Henry: (arrabbiato) Ma che
cazzo fai?
Belane: Stavo scherzando. Non
si può neanche più scherzare adesso?
Il
barista Henry ringhia qualcosa incomprensibile contro Belane. Belane lo fissa
con aria torva e provocatoria finché Henry non abbassa lo sguardo.
Belane: (a Marlowe) Sono dentro qualcosa di grosso. E mortalmente
pericoloso. Devo pensare, devo riflettere, devo escogitare un piano, devo
trovare una soluzione. E non so da dove iniziare. Ma, in realtà, ho solo voglia
di coricarmi e dormire per un paio di settimane. C’è sempre qualcuno pronto a
rovinarti la giornata, se non l’intera esistenza. Il gioco mi sta sfiancando.
Un tempo c’era entusiasmo, eccitazione e adrenalina. Magari non tantissima, ma
c’era. Poi, troppe cose andate storte. Sposato 3 volte e per 3 volte
divorziato. Nato e pronto per morire. Niente da fare se non cercare di
risolvere casi irrisolvibili che un altro non prenderebbe nemmeno in considerazione.
Almeno, non per il compenso che chiedo io.
Marlowe: Non rammaricarti, Belane. Tanto la storia la scrivono
i vincitori. Noi non siamo altro che semplici comparse e il copione ci è
contro.
Belane: E’ davvero un copione
di merda.
Philip Marlowe: Belane…
Ricorda: l’inferno te lo costruisci da solo...
Belane: Devo tornare al lavoro.
Devo tornare in ufficio. Ho del lavoro da sbrigare. È quasi fatta: mi rimane
solo un ultimo caso: rintracciare il Passero Rosso. Se qualcosa cederà, non
sarò certo io.
Marlowe: Buona fortuna. Ti
servirà.
Belane: Me l’ha già detto
qualcuno…
Poi si
alza lentamente, muove leggermente il collo di lato, si volta, si avvia verso
l’uscita, ed esce.
2.8.7) ESTERNO, HOLLYWOOD, SERA.
Cammina verso
Sud fino al Sunset Boulevard: qui prosegue
senza meta, continuando a camminare fino a un bar che non definiremmo proprio di classe, ed entra.
2.8.8) INTERNO, BAR, SERA.
Occupa
un separé. La cameriera arriva subito. Baldanzosa,
indossa minigonna, tacchi alti, reggiseno imbottito, camicetta corta trasparente
che lascia scoperta la pancia, un piercing sull’ombo, i tratti del volto duri come l’acciaio, così duri che
quando sorride fa male. Continua a sorridere, di un sorriso falso e finto.
Cameriera: Ciao, tesoro! Che ti porto?
Belane: Vodka tonic con lime, tesoro...
Cameriera: (strizzando
l’occhio) Certo, tesoro!
E si
allontana saltellando, cercando di sculettare in modo attraente, ma senza
riuscirci.
Dal
separé accanto giunge una vocina flebile e lamentosa. Belane si gira e vede un
omiciattolo sugli 80, capelli rossastri e radi, occhialoni spessi e sporchi,
faccia rugosa e lattiginosa, pelle grassa e lentiginosa, sorridergli. E’ Woody
Allen.
Woody Allen: Non c’è scampo. Alla fine della fiera,
rimaniamo tutti fregati. Non ci sono vincitori. Solo vincitori apparenti. Siamo
tutti indaffarati a dare la caccia a un mare di niente. <<L’orrore>>
diceva Kurtz alla fine di “Cuore di
tenebra.”: puoi biasimarlo? Giorno dopo giorno, anno dopo anno, la
sopravvivenza sembra l’unico scopo. Senza comprendere che la morte è sempre in
attesa. Anche se noi lo dimentichiamo. O facciamo finta di non pensarci
illudendoci di eluderla gettandoci a capofitto in stupide cure e in futili occupazioni.
La morte è sempre in agguato. Come un vecchio lupo bastardo e famelico... (pausa) <<Tu stai conoscendo l’orrore
del mondo in tutta la sua crudezza...>>. (pausa) Ah, l’orrore, l’orrore... Non pensarci, ragazzo, non
pensarci... (pausa) Non c’è scampo. (pausa) Ci basiamo sul falso e fatalmente
erroneo concetto che l’uomo sia fondamentalmente buono; e che se gli dai l’occasione
di essere onesto l’afferri al volo; che non sia uno stupido, egoista, avido,
codardo, miope, e stupido verme. Quello che dico è che la gente rende la vita
peggiore di quello che dovrebbe essere. E, credimi, è già un incubo senza
bisogno del suo aiuto. In definitiva, mi dispiace dirlo, la nostra è una specie
fallita. La vita è una camera degli orrori. La vita è un sicario. La vita è
solo il freddo sicario della morte. Per questo io dico: basta che funzioni;
basta non fare del male a nessuno; basta prendersi quel po’ di piacere che si
può racimolare; basta rubacchiare un tantino di gioia in questo crudele “uomo
mangia uomo”, in questo buio, tetro e inutile caos che è la realtà. Io non sono un tipo simpatico. (pausa) La simpatia non è mai stata una
priorità per me. (pausa) Ma qual’è il
significato di tutto? Nulla. Zero. Niente. Tutto finisce in niente. Anche se
non mancano gl’idioti farfuglianti. Non parlo di me: io una visione ce l’ho:
parlo di quegli odiosi cicaleggianti professori di politica, etica, morale,
scienza, religione. Tutti felici di fare chiacchiere inutili. Completamente
disinformati. E con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui ci ficcano in una
bara e amen. E via con una nuova
generazione d’idioti, che sapranno tutto sulla vita, e decideranno per noi
quello che è appropriato. Ma guardiamoci attorno: l’orrore, e l’ignoranza, le
guerre, la corruzione, la povertà, la fame, i genocidi, la crudeltà, la sida,
il terrorismo, il femminismo, i dibattiti politici, l’odio, il razzismo, il
fascismo, il comunismo, le delusioni amorose, i fallimenti, i mancati
appuntamenti e le mancate coincidenze, gli scorni di chi crede che la realtà
sia quella che si vede. <<L’orrore>>, dice Kurtz alla fine di “Cuore di tenebra.”. E non aveva ancora
assistito ai massacri in Darfur, alla guerra in Bosnia e in Cecenia, al Kosovo
e all’Afghanistan, altrimenti lo avrebbe visto sul serio l’orrore. Ma, tanto,
che si può fare? Si è sopraffatti, impotenti. (pausa) E non pensare che io sia amareggiato per qualche minima
batosta personale. Detto tra noi, per gli standard
di una barbarica e insensata civiltà sono stato abbastanza fortunato: non ho
mai dormito per strada e sono sempre riuscito a procurarmi da mangiare due
volte al giorno, a coprirmi d’Inverno e a permettermi una casa confortevole. Per
questo, ti dico, qualsiasi amore tu riesca a dare e ad avere, qualsiasi
felicità tu riesca a rubacchiare o a procurare, qualsiasi passeggera
elargizione di grazia, qualsiasi temporaneo sprazzo di bellezza basta, basta
che funzioni. Tanto tutto finisce sempre con la morte. Prima, però, ci può
essere la verità, nascosta sotto il bla-bla-bla dell’insensato chiacchiericcio
quotidiano. Perché, vedi, é tutto sedimentato sotto il rumore: il silenzio e il
sentimento, l’emozione e la paura, la bellezza e il terrore, gli sparuti e
incostanti sprazzi di bellezza. Dopo, c’è solo lo squallore disgraziato dell’uomo
miserabile. È tutto sepolto sotto l’imbarazzo dello stare al mondo. Altrove c’è
solo l’altrove. Tutto è solo un trucco. Ma non disperare. Essere vivi è essere
felici. Ricordalo sempre. Non dimenticarlo mai.
Belane: (fra sé, alzando
spazientito gli occhi al cielo) Un altro pazzo…
Intanto
la cameriera ritornata con il drink. Belane mette sul tavolo una banconota. La cameriera la prende.
Cameriera:
Grazie, tesoro!
Belane: Calma, tesoro. Portami
il resto.
Cameriera: Non c’è
resto...
Belane: Allora considera la tua
mancia inclusa.
La
cameriera strabuzza gli occhi. Vuoti come un buco nero.
Cameriera: Ma chi
sei, un dannato cowboy?
Belane: Che cos’è un cowboy?
Cameriera: Non
sai che cosa sia un dannano cowboy?
Belane: Spiegamelo.
Cameriera: È uno
che vuole farsi una cavalcata gratis.
Belane: Wow, sorprendente: l’hai
pensata tutta da sola o te l’hanno suggerita?
Cameriera: No.
Noi ragazze li chiamiamo così.
Belane: Voi chi? Le cowgirl?
Cameriera: Hey
capo, ti rode il culo o cosa?
Belane: Cosa.
Cameriera: Dico:
ti rode il culo o cosa?
Belane: Dico, credo che sia più
che altro “cosa”.
Cameriera: Ma sei
scemo?
Belane: Non te la prendere:
stiamo solo scambiando quattro chiacchiere. Non si può manco più scherzare al
giorno d’oggi? (Pausa) Dunque, se ho
ben capito i cowboy sono i vaccari,
quelli che vogliono farsi una cavalcata gratis.
Fino a qua ci siamo, giusto?
Cameriera:
Giusto.
Belane: Sicché voi ragazze, a
rigor di logica, siete le vacche...
A questo
punto, una vociona tonitruante sale dal dietro del banco.
Andy: (fuori campo) Mary Lou, quello stronzo
ti sta dando fastidio?
Belane
si gira: la voce appartiene al barista, un ometto tarchiato dalle sopracciglia
cespugliose.
Cameriera: Non
preoccuparti, Andy: la sistemo con le mie mani questa testa di cazzo.
Belane: Sì, Mary Lou: credo che
tu sia molto brava con le mani: chissà quante cape di cazzo ti sono già passate
tra le mani...
Cameriera: Sei un povero ciucciacazzi!
Belane: Mh, molto originale!
Poi il
barista Andy salta oltre il bancone, con un numero notevole per uno di quella
statura.
Belane
ammazza il drink e si
alza per affrontarlo: porta la mano alla fondina per estrarre la pistola ma non
la trova.
Belane: Cazzo, la macchina. Con
questo braccio non posso farcela. Cazzo. Devo trovare una soluzione.
Il
barista sopravanza. Quando è a poco meno di un metro da Belane, l’investigatore
scarta e si sposta di lato, riesce a schiavarlo, e con uno sgambetto lo fa
inciampare: Andy cade rotolando. Belane gli sferra un possente calcio in faccia,
e lo lascia tramortito e privo di sensi riverso in terra.
Belane: (a Woody Allen) La mia fortuna nei bar va di male in peggio. (alla
cameriera) Ciao, bambola.
Cameriera: (ammaliata)
Ciao, tesoro...
Poi esce
sul Sunset Boulevard.
2.8.9) ESTERNO, HOLLYWOOD, NOTTE.
Belane
cammina a lungo finché, finalmente, trova il bar di Blinky, e vi entra. Il braccio ferito ha lasciato lungo il
marciapiede una lunga lunga scia di sangue.
2.8.10) INTERNO, BAR
DI BLINKY, NOTTE.
Belane
entra nel locale. A una prima occhiata sembra un posto decoroso e accettabile:
sgabelli in cuoio, fumo, noia, idioti, e fannulloni a volontà. Belane trova un separé libero e l’occupa. Una cameriera con un
abbigliamento assurdo si presenta per prendere la comanda e servirlo: indossa
una tuta rosa con un’imbottitura che le alza i seni. La cameriera sorride, di
un sorriso orribile e tetramente finto, mostrando un dente fasullo, e il vuoto
nei grandi occhi bovini. Si chiama Betty.
Betty: (con voce stridula e acuta all’eccesso) Che
cosa prendi, tesoro?
Belane: Due bottiglie di birra
senza bicchiere, per favore.
Betty: Due bottiglie, tesoro?
Belane: See.
Betty: D’accordo. Una marca in
particolare?
Belane: Qualcosa di cinese che
costi poco.
Betty: Cinese, dici, tesoro?
Belane: Esatto. Hai forse un
tappo di cerume nelle orecchie?
Betty: No: il mio ragazzo mi
stura anche quelle!
Belane: E allora che problemi
hai?
Betty: Nessuno. Vorrei solo
chiederti una curiosità.
Belane: Sentiamo.
Betty: Berrai tutte e due le
birre?
Belane: Lo spero vivamente.
Betty: Allora perché non bevi
la prima, e poi ordini la seconda così rimane fredda?
Belane: Beh, avrò un motivo,
immagino.
Betty: Beh, se lo scopri
dimmelo, tesoro.
Belane: E perché dovrei? Magari
voglio tenermelo per me.
Betty: Signore, lo sa che non
siamo obbligati a servirla? Ci riserviamo il diritto di rifiutare di servirla.
Belane: Vuoi dirmi che non mi
servi perché non sono incline a farmi rompere il cazzo da te?!?
Betty: Le sto solo dicendo di
moderare i toni.
Belane: Allora, senti, ti dirò
la verità, vuoterò il sacco, ti dirò tutto: le due birre non sono tutte per me.
E non sono tutte da bere. La prima la stapperò e la berrò, la seconda invece è
per infilartela nel culo e vedere se riesci a prenderla tutta in quella caverna
che hai al posto del culo, GRANDISSIMA TROIA SFONDATA!
Betty: (indignata) Tesoro, mi sa proprio che ti serve uno strizza-cervelli.
Belane: Già. Ma intanto che lo
cerco, mi puoi portare le due fottute
bottiglie di birra cinese? SENZA BICCHIERE?? CAZZO!
A questo
punto, si avvicina un ragazzo, enorme e massiccio, con un grembiale bianco e
sucido. Alto almeno due metri, pesa non meno di 140 kg, e incombe su Belane
come un’ecclisse.
Blinky: Qual’è il problema, Betty?
Betty: Nessun problema,
Blinky. È solo che questo tizio vuole due bottiglie di birra. Insieme.
Blinky: Betty, probabilmente
sta aspettando un amico.
Betty: Non ha amici, Blinky.
Blinky
scruta Belane con curiosità.
Blinky: Davvero non hai un
amico?
Belane: L’umanità mi fa schifo.
Questo è il mio motto. Da sempre.
Blinky: E allora perché vuoi
due bottiglie di birra insieme tutte in una volta?
Belane: L’ho già spiegato alla
tua cameriera: una è da bere, una per infilargliela nel culo. Si dice in giro
che le piace farsi infilare bottiglie di birra su per il culo.
Blinky: È vero quello che dice
quest’uomo, Betty?
Betty: Ma stai scherzando,
vero, Blinky?
Blinky: Non lo so: il signore
qua sta scherzando?
Betty: Non lo so. Che ne so
io?
Blinky: Hey, bello, stavi
scherzando, non è così?
Belane: Ovviamente sì.
Blinky: E allora perché vuoi
due birre insieme?
Belane: Per bermele.
Blinky: Ma perché non ne ordini
una, la bevi, e poi ne ordini un’altra così questa si mantiene fredda?
Belane: Preferisco fare a modo
mio.
Betty: (a Blinky, sconsolata) Non so che fare.
Blinky: (scrutando Belane, con aria greve e tono di voce solenne) Nemmeno io,
piccola, nemmeno io...
Blinky e
Betty rimangono imbambolati a scambiarsi occhiate indecise e dubitose. Belane
esausto non resiste più: estrae la pistola, punta in alto, fa fuoco tre volte,
poi punta l’arma verso Blinky.
Belane: (a Blinky) Adesso tu ti siedi qui di fronte a me. Non mi rivolgi
più la parola, non fai niente, non dici niente, niente di niente che possa
infastidirmi. O ti faccio saltare la bocca da quella faccia di cazzo che ti
ritrovi! (a Betty) E tu, puttanella, adesso
mi porti TRE birre. Cinesi. Senza bicchiere. Poi ti siedi accanto al tuo
dongiovanni e aspetti in silenzio.
Blinky
rimane impietrito, con sguardo corrucciato come in procinto di avere un
movimento intestinale. Anche Betty rimane di sasso.
Betty: (a Blinky) Che cosa devo fare, Blinky?
Blinky: (a Betty) Fa come dice, e nessuno si farà male. È meglio per tutti.
Betty si
reca a prendere le tre bottiglie di birra.
Belane: (a Blinky) Veniamo a te, adesso. Mettiti a sedere lì, di fronte a
me. Voglio che stai a guardare mentre mi bevo le tre birre cinesi.
Blinky esegue
in silenzio e s’infila a fatica nel separé. Suda, gli trema il lardo in
faccia, entra a fatica nel separé, e
rimane in silenzio. Intanto Betty è ritornata. Con le 3 birre senza bicchiere. Belane
abbassa l’arma, se la poggia sulla gamba, non smettendo d’impugnarla, e
puntandola in direzione di Blinky la rivolge all’altezza del ventre del barista.
Belane: (a Betty) Adesso siediti. Sai che hai proprio un bel culo?
Betty
non risponde.
Belane: (a Blinky) Sai che la tua ragazza ha proprio un bel culo?
Blinky: Non è la mia ragazza: è
solo la mia cameriera.
Belane: Ci credo: brutto e
grasso come sei non puoi avere una donna. Sei ripugnante, disgustoso, fai
schifo.
Belane: (a Betty) Puttanella, sai che hai un bel culo?
Betty: (ridendo stupidamente) Ah ah ah grazie ah ah ah.
Pausa:
silenzio prolungato: Belane beve le tre birre d’un fiato, una dopo l’altra.
Belane: (a Blinky) Adesso me ne vado, Blinky coglione: tu non provare a
chiamare la polizia o Betty dovrà smacchiare il tuo sangue dagli sgabelli per
una settimana intera.
Blinky
non fiata. Belane lo squadra minaccioso.
Belane: Allora siamo d’accordo.
(a Betty) Tu, puttanella, se non vuoi
raccogliere brandelli di cervello per tutto il locale come Jules e Vincent Vega
dopo aver fatto fuori Marvin, farai bene a non chiamare la polizia, e a
consigliare a Blinky cazzone di fare altrettanto. Siamo intesi? O tornerò.
Pausa.
Belane: Ah, dimenticavo: ancora
una cosa: hai mai visto o avuto notizie del Passero Rosso?
Blinky: Il Passero Rosso?
Belane: Sei forse sordo?
Blinky: No.
Belane: Allora perché ripeti le
cose come un pappagallo?
Blinky: Come?
Belane: Da che paese vieni?
Blinky: (affannoso) Come?
Belane: “COME” È UN PAESE CHE
NON CONOSCO.
Blinky: Come?
Belane: “COME” È UN PAESE CHE
NON HO MAI SENTITO NOMINARE: LÌ PARLANO LA MIA LINGUA?
Blinky: Come?
Belane: LA MIA LINGUA, BRUTTO
FIGLIO DI PUTTANA, TU LA SAI PARLARE?
Blinky: Sì...
Belane: ALLORA CAPISCI QUELLO
CHE DICO?
Blinky: Come?
Belane: DI’ <<COME>>
UN’ALTRA VOLTA, DI’ <<COME>> UN’ALTRA VOLTA, TI SFIDO, DUE VOLTE, TI
SFIDO, FIGLIO DI PUTTANA, DI’ <<COME>> UN’ALTRA MALEDETTISSIMA
VOLTA E TI SPARO NEL CULO.
Blinky: Come?
Belane: È LA TUA ULTIMA
POSSIBILITÀ: DI’ <<COME>> UN’ALTRA VOLTA E TI FACCIO SALTARE LE
PALLE.
Blinky: Come?
Belane abbassa
le palpebre, strizza gli occhi, digrigna la fronte e gli occhi, e spara. Un
colpo secco. L’esplosione provoca un forte boato reboante che si spande per il
locale accompagnato da un fulmine-filamento di luce blu coagulata.
2.9) IL CASO DEL PASSERO ROSSO.
2.9.1) DIDASCALIA.
Il caso del Passero Rosso.
2.9.2) INTERNO, UFFICIO, BELANE
Belane si
sveglia di soprassalto, madido di sudore, si stropiccia il viso, apre il
cassetto in alto a sinistra della scrivania, estrae la solita bottiglia di Tequila,
distende i piedi sulla scrivania, e ingolla una lunga sorsata.
Belane: (tra sé) Le cose stanno funzionando. Adesso mi resta solo da
rinvenire il Passero Rosso. E devo smetterla di essere troppo coinvolto con
questi alieni dello spazio. O con la Signora Morte. (Beve un altro sorso).
Tutto sta andando per il verso giusto. Potrei anche sentirmi bene dopo mesi,
anni... Anche solo per un po’ sarebbe già una bella conquista.
Poi
compone il numero di John Barton.
Belane: Qui Belane, Barton.
Barton: È bello sentirti,
Mickey. Come vanno le indagini?
Belane: Un po’ a rilento, John.
Proprio al rallentatore, in realtà. Mi servono più informazioni.
Barton: Beh,
vogliamo utilizzare il Passero Rosso come logo della nostra compagnia. Renderlo
davvero famoso. Ma ho sentito dire in giro ch’esiste un altro Passero Rosso da
qualche parte. E se c’è, dobbiamo trovarlo.
Belane: E questo è tutto quello
su cui vi basate?
Barton: Beh, anche s’una
sensazione...
Belane: Hai mai visto questo
Passero?
Barton: No. Ma ho sentito che è
stato avvistato.
Belane: Hai sentito? E hai
sentito dove?
Barton: Fonti riservate: non
posso dire troppo.
Belane: Supponiamo che trovi
questo uccello. Che cosa devo fare? Ingabbiarlo forse?
Barton: No, portarmi solo delle
prove inconfutabili della sua esistenza. Per soddisfare la mia curiosità.
Belane: E se non riuscissi a
trovarlo?
Barton: Se esiste lo troverai.
Ho fiducia in te.
Belane: Questo è realmente il
caso più cazzoso che mi sia mai capitato!
Barton: Ho sempre detto a tutti
che sei un investigatore in gamba. E lo hai dimostrato. Troverai il Passero
Rosso. S’esiste davvero, tu lo troverai. Ne sono certo!
Belane: Va bene, John. Mi darò
da fare. Ma non sono più un bambino. Mi sveglio stanco. Mi sa che ho perso lo
smalto.
Barton: Sei ancora nel fiore degli
anni. I 50 sono i nuovi 30. Ma bando alle ciance: non indugiare: il tempo ci
sfugge...
Belane: Va bene, John. Ci
proverò.
Barton: Bene!
I due
riattaccano.
Belane: (fra sé) Bene, mi rimane un ultimo incarico: rintracciare il
Passero Rosso. Per il resto, nessuno bussa alla mia porta con nuovi casi da
risolvere. Ma va bene così. Tempo di bilanci. È tempo di fare i conti con me
stesso e con la vita. Tutto sommato, è stato un bel viaggio, proprio un bel trip, come si suole dire: ho fatto, nella
vita, più o meno tutto quello che avrei voluto fare. Ho fatto più mosse giuste
che sbagliate. Di sera non dormo per strada. Naturalmente, ci sono un sacco di
persone buone che dormono per strada. E non si tratta di scemi: semplicemente
non rientrano nell’ingranaggio del mondo al momento. E quell’ingranaggio cambia
continuamente. È uno scenario sinistro: se la sera ti trovi a dormire nel tuo
letto è già una bella vittoria. Sono insomma stato fortunato, anche se alcune
mosse non le ho decise a cuor leggero. Ma alla fin fine è un mondo piuttosto
orribile e spesso mi sento triste, per me e per la gente che è condannata come
me all’infelicità perpetua. Beh, che vadano tutti a farsi fottere.
Prende
la Tequila e butta giù un altro lungo sorso. Poi continua a monologare pensando
ad alta voce.
(continuando) Spesso i momenti migliori sono quando non
fai un bel niente, e te ne stai a rimuginare, a meditare. Voglio dire,
ammettiamo che capiate che sia tutto privo di senso, in questo caso non può
essere totalmente privo di senso perché tu sei cosciente di questa profonda
inutilità e questa coscienza dell’inutilità alla fine restituisce un senso a
tutto. Capite che cosa voglio dire? Un ottimistico pessimismo.
Le
pindariche elucubrazioni di Belane vengono interrotte d’alcuni colpi alla
porta. Belane toglie i piedi dalla scrivania, si ricompone, e invita a entrare.
Belane: Avanti.
La porta
si apre ed entra un uomo vestito da poveraccio, con due piccole fessure al
posto degli occhi e un leggero ticchio alla testa. L’uomo avanza nell’ufficio e
verso Belane con andatura obliqua, si ferma a un centimetro dalla scrivania, e
si china in avanti porgendo la mano.
Amos: Il Signor Belane?
Belane: Può darsi...
Amos: Mi chiamo Amos, Amos Redsdale.
L’ho qui per te...
Belane: Bene, adesso prendilo e
mettitelo nel culo!
Amos: Calma, Belane: mi è
arrivata la soffiata.
Belane: Quale soffiata?
Amos: Sul Passero Rosso.
Belane: Dimmi di più!
Amos: Ah, allora t’interessa!
Beh, noi sappiamo che lo stai cercando...
Belane: “Noi”, eh? E chi
sarebbe “noi”?
Amos: Informazione riservata.
Non posso dire troppo. Non posso mica sbottonarmi al primo uccello che
capita...
Belane
si alza, gira intorno alla scrivania, afferra Amos per il bavero della camicia
sdrucita, e lo strattona.
Belane: Mettiamo il caso che te
lo faccia sputare?
Amos: Non puoi. Non lo so.
Belane: (scrutandolo con sguardo interrogativo, dubbioso e dubitoso) Uhm,
non so come, ma ho deciso che voglio crederti, farabutto.
L’investigatore
molla la presa e torna a sedersi dietro la scrivania.
Amos: Posso condurti sulla
via del Passero Rosso...
Belane: Di che cosa si tratta?
Amos: Ho un indirizzo. È di
una donna che ha delle informazioni sul Passero Rosso.
Belane: Ho capito: quanto vuoi?
Amos: 75 dollari.
Belane: Vai a farti fottere,
Amos, tu e gli altri tre moschettieri!
Amos: Va bene, non t’interessa.
Devo schizzare: voglio arrivare in tempo per la prima corsa. Ho un’imbeccata
sull’accoppiata in ordine.
Belane: Te ne do 50.
Amos: 60.
Belane: Va bene, dammi ‘sto
cazzo d’indirizzo.
Belane
estrae il portafoglio dalla tasca e tre biglietti da venti dal portafoglio:
Amos gli porge un foglietto con un indirizzo: <<Lena Fontanin, 3234
Rudson Drive, W. L. A., app. 9>>.
Belane: Senti, cazzone, qui
sopra potresti aver scritto la prima cazzata che ti sia passata per la testa.
Come faccio a sapere che sia un’informazione buona?
Amos: Vacci, Belane: è buona.
Vedrai.
Belane: Sarà meglio, se non
vuoi che t’impallini il culo.
Amos: Vedrai. Adesso devo
andare: voglio arrivare per la prima.
E così
dicendo si volta, si dirige verso la porta, ed esce.
Belane: (fra sé) Sessanta dollari per un pezzo di carta. Gran bell’affare!
Complimenti, Belane!
2.9.3) ESTERNO, 3234 RUDSON DRIVE - W. L. A., SERA.
Belane arriva
sgommando e parcheggia. Poi estrae da una delle tasche dell’impermeabile una
fiaschetta di Tequila e ne beve un sorso. Intanto si guarda intorno con aria di
curiosa sufficienza.
Belane: (in camera) Proprio un bel quartiere. (Definizione di bel
quartiere: un posto in cui non puoi permetterti di vivere!)
Beve un
altro sorso di Tequila, sguscia dal sedile, chiude a chiave la macchina, e si
avvicina al palazzo.
Suona il
citofono. Risponde una voce dolce ma un po’ nervosa.
Lena Fontanin: (fuori campo) Sì?
Belane: Belane. Per il Passero
Rosso. Mi manda Amos. Amos Redsdale.
Lena Fontanin:
Signore, non capisco di che diavolo parla.
Belane: Merda.
Lena Fontanin: Che
succede?
Belane: Niente, me l’hanno
fatta...
Lena Fontanin: Ah ah
ah: la stavo solo prendendo un po’ in giro. Salga, signor Belane.
Si ode
il rumore dell’apriporta che scatta, Belane spinge il portone, entra, cammina
lungo una suntuosa passatoia fino all’appartamento 9, suona il campanello, si
odono passi, la porta si apre, appare una sventola formidabile: abito rosso,
occhi verdi, capelli lunghi e castani, giovane e di classe, culo perfetto,
profumo muschiato, labbra sorridenti, occhi ammiccanti, orecchie maliziose.
2.9.4) INTERNO, 3234 RUDSON DRIVE - W. L. A., SERA.
Lena Fontanin: Prego,
signor Belane, si accomodi pure.
Ma prima
che Belane muova il primo passo, una massa imponente e scura lo blocca e inizia
a perquisirlo.
Bernie: Fermo, figlio di boddana. Solo
le braccia: alzale! Vediamo se riesci a toccare il soffitto, figlio di boddana!
Belane: Tu negro, amigo?
Bernie: Che cosa?
Belane: Solo i negri dicono
“figlio di boddana”.
Bernie
trova in una tasca dell’impermeabile di Belane una pistola e la requisisce.
Bernie: Bene, adesso ti puoi
girare, signor Belane.
Belane
si gira.
Belane: Ma sei bianco.
Bernie: Anche tu.
Belane: Allora anche io sono un
figlio di boddana!
Ed
estrae da un nascondiglio segreto un’altra pistola, che punta contro Bernie, il
quale indietreggia risolutamente. Poi l’abbassa e la consegna nelle mani di
Bernie.
Belane: Attento, con questi
arnesi non si scherza: potresti farti la bua.
Bernie: Grazie, signor Belane.
Belane: Bravo ragazzo!
Belane
viene condotto in un salone amplissimo e freddo, che odora di pericolo e morte.
Lena siede sul divano. Anche lei odora di pericolo. Quando Belane entra, Lena è
intenta a scartare un piccolo sigaretto: lo lecca rapidamente, ne stacca l’estremità
con un piccolo morso, l’accende, e butta fuori uno sbuffo di fumo azzurro molto
sensuale, fissando Belane con i propri bellissimi occhi verdi.
Lena Fontanin: Mi è
stato riferito che Lei sta cercando il Passero Rosso.
Belane: Esatto. Per un cliente.
Lena Fontanin: E chi
sarebbe?
Belane: Informazione riservata:
non posso rivelare troppo. Non posso sbottonarmi alla prima passera che mi
svolazza intorno.
Lena Fontanin: Ho la
sensazione che potremmo diventare buoni amici, signor Belane, molto buoni...
Belane: Io invece ho una brutta
sensazione.
Lena Fontanin: Che tipo
di brutta sensazione?
Belane: Tipo che presto verrò
fottuto di brutto.
Lena Fontanin: Posso
darti del “tu”, signor Belane?
Belane: Ok.
Lena Fontanin: Sei un
uomo affascinante, a modo tuo, signor Belane. Ma questo già lo saprai. Hai un’aria
così vissuta. Ti dona molto. Ti rende così...
Belane: (sarcastico) Affascinante??
Lena Fontanin: Eh
già...
Belane: La maggior parte degli
uomini non vive affatto: si consuma e basta. (pausa) Non io. Non Mickey Belane.
Pausa.
Lena Fontanin: Puoi
chiamarmi Lena.
Belane: Lena.
Lena Fontanin: Perché
non vieni a sederti qui vicino a me?
Belane
si avvicina e si lascia cadere accanto a lei sul divano. Lena gli rivolge un
sorriso ammiccante e sensualissimo.
Lena Fontanin: Ti va
un drink?
Belane: Certo. Scotch con soda se possibile.
Lena Fontanin:
Bernie, hai sentito.
Bernie si
reca all’angolo bar. Ne ritorna
con un vassoio. Lo appoggia sul tavolino davanti al divano dove sono seduti
Belane e Lena Fontanin.
Lena Fontanin:
Grazie, Bernie.
Bernie
si allontana e sparisce. Belane si occupa dello scotch.
Belane: (con espressione compiaciuta) Non male.
Lena Fontanin: Signor
Belane, adesso devi ascoltarmi attentamente: mi è stato riferito di dirti che
devi dimenticare il caso del Passero Rosso.
Belane: Non lascio mai un caso
a metà, a meno che non sia il mio cliente a chiedermelo.
Lena Fontanin: Questo
lo abbandonerai comunque.
E gli
ficca il sigaro in bocca: Belane fa un bel tiro, inspira, espira, e lo
restituisce a Lena. Poi Lena lo bacia in bocca: in un istante la stanza si fa
luminosa, le pareti cominciano a girare, il tappeto spicca il volo, e un lampo
di luce azzurra appare e volita impazzito nell’aria. Poi la donna si ritrae, e
si mette a ridere.
Lena Fontanin: Da
quanto tempo non vai con una donna, Belane?
Belane: (sconsolato) Non lo ricordo più...
Lena
scoppia di nuovo a ridere. Poi la sua bocca è di nuovo sulla bocca di Belane:
le lingue saettano, sembrano serpi impazziti, le bocche bruciano, le labbra
mordono. Poi alcuni passi rapidi, convulsi ed esagitati, seguiti da una voce
tremante.
Bernie: FERMI!
Belane
si volta: dietro di lui Bernie, con in una mano una pistola. Bernie respira
affannosamente, guatando torvo i due con guardo annebbiato e offuscato dalla
rabbia.
Bernie: (a Lena) Lena, sai che ti amo. Io lo uccido. Lo uccido. Ti uccido. Mi
uccido.
Ma
Belane, in posizione perfettamente perpendicolare rispetto a Bernie, può
agevolmente alzare una gamba e colpirlo al cavallo: Bernie si piega in due, portandosi
una mano ai genitali. Belane raccoglie la pistola, la punta contro Bernie, gli
intima di sedersi, Bernie obbedisce, poi Belane gli tira indietro i capelli affinché
apra le mascelle, e gli ficca la canna della pistola in bocca.
Belane: Ciucciati questa,
ragazzino!
Bernie deglutisce
rumorosamente.
Lena: Non ucciderlo! Ti
prego: non ucciderlo!
Belane:
(a Lena) Che cosa mi dici sul Passero Rosso, boddana industriale?
Lena non
risponde.
Belane: (a Bernie) E tu, Bernie? Lurido figlio di boddana?
Bernie non
risponde.
Belane: (imitando Bernie) Dico a·ttia, u capisti?
Bernie
non risponde, Belane gli affonda la canna della pistola in gola, Bernie per la
paura sgancia una fortissima e fetida scoreggia, e allora in reazione Belane lo
sbatte con la faccia al suolo.
Belane: (a Bernie) Non fare mai più una cosa del genere! Che cosa
disgustosa... Che schifo! (poi, a Lena, non
smettendo di tenere Bernie sott’occhio) Ha una stanza tutta sua, il figlio
di boddana qui presente?
Lena: Sì.
Belane: (a Bernie) Adesso andiamo nella tua cameretta e tu ci rimarrai
finché non ti dirò di uscire.
Bernie
annuisce con la testa.
Belane: Avanti, muoviti, palla
di lardo.
Bernie
si rimette in piedi, cammina barcollando seguito da Belane, apre la porta della
propria camera, e vi entra.
Belane: (a Lena) Torniamo a noi, piccola. Riprendiamo da dove eravamo
partiti.
Lena: Non voglio.
Belane: Non mi sembra che tu
abbia molta scelta...
Lena: Mi fai paura: sei un
tipo troppo violento.
Belane l’afferra
per i capelli spingendole la testa verso il proprio basso ventre.
Belane: Adesso fammi un pompino,
troia!
Lena
prova ad opporre resistenza ma non vi riesce, e Belane ha la meglio, costringendo
la donna a un rapporto orale forzato, al termine del quale Lena sputa in terra.
Finito, Belane alza la lampo dei pantaloni, si ricompone, e da una carezza a Lena
che scontrosa si volta nella direzione opposta.
Belane: Ho dovuto farlo. Diceva
che ti avrebbe ammazzata, l’hai sentito pure tu.
Lena: Probabilmente non
diceva sul serio...
Belane: Non ti basi sui
“probabilmente” quando ci sono in gioco malattie veneree, soldi e pallottole!
Lena
piange e singhiozza.
Belane: Che c’è?
Lena: Sono preoccupata per
Bernie. Se ne sta chiuso nella sua stanza tutto solo...
Belane: Non ha la televisione?
Parole crociale? Un libro di fumetti? Una copia di Playboy?
Lena: Ti prego, Belane,
adesso vattene.
Belane: Proprio adesso?
Lena: Sì, Belane.
Belane: Proprio adesso che
comincio a divertirmi? Proprio adesso che non ti è riuscito d’incularmi? Quando
volevi incularmi ci tenevi affinché io restassi...
Lena: Non stasera, non
stasera...
Belane: E quando?
Lena: Domani sera. Stessa
ora.
Belane: Spedisci Bernie al
cinema, o dove preferisci. Voglio entrare nel caso. Voglio penetrare in questa
storia. Voglio arrivare al fondo di questa faccenda...
Lena: D’accordo. Ma ora vai,
ti prego...
Belane: E perché dovrei?
Lena: Domani, ti prego.
Belane: Fammi prima vedere il
culo...
Lena,
con espressione stanca e frustrata, alza la gonna mostrando un bellissimo culo
rotondo e sodo come pochi. Belane, mira estasiato le curve mozzafiato della
donna. Poi si alza, si posiziona dietro la donna, le scosta le mutandine, e le
infila un pollice su per il culo: Lena singhiozza terrorizzata.
Belane: Uhm, promette bene! Stretto
come piace a me. D’accordo: accetto: a domani, puttana.
Poi si
piega con calma sul tavolino, raccoglie il proprio bicchiere, lo finisce, e se
ne va.
2.9.5) ESTERNO, 3234 RUDSON DRIVE - W. L. A., SERA.
La sera
del giorno successivo Belane si presenta puntuale all’appuntamento: è tutto in
tiro, in ghingheri, vestito di tutto punto: scarpe lucidate, completo scuro, e
inseparabile cappello calato sull’occhio.
Belane: (fra sé) Ah, cazzo: mi sento sfinito, nella mente e nel corpo.
Voglio uscire dal gioco. Vorrei ritirarmi. Andare da qualche parte, Vegas
magari, gironzolare tra i tavoli da gioco, con l’aria saggia, guardare gli
sciocchi mandare fortune a ramengo. Questo è il mio concetto di divertimento:
rilassarmi sotto le luci della ribalta mentre percorro il viale del tramonto. Non
farei come il magrolino, io. Ma, cazzo, non ho il becco di un quattrino. E devo
rintracciare il Passero Rosso: prima il dovere e poi il piacere!
Il cielo
piove una pioggia leggera, impalpabile e piuttosto sinistra. Belane suona il
campanello dell’appartamento 9 ma niente.
Belane: (fra sé): Oh, cazzo. Oh cazzo, cazzo, cazzo! Se la sono svignata. Lena
e il figlio di boddana. Avrei dovuto torchiarli la notte precedente. Me li sono
fatti sfuggire...
Belane
torna in macchina, apre il bagagliaio, fruga, tira fuori un piede di porco,
richiude il baule. Poi accende un sigaro, si dirige verso il portone d’ingresso
del condominio, e lo forza usando il piede di porco.
2.9.6) INTERNO, 3234 RUDSON DRIVE - W. L. A., SERA.
La porta
dell’atrio si apre come se niente fosse, e Belane sale fino all’appartamento
num. 9. Giunto all’appartamento, appoggia l’orecchio alla porta, ma non sente
nulla.
Belane: (fra sé) Oh, cavolo. Maledizione.
Forza la
porta, entra: nessuna traccia di Lena e Bernie: armadio vuoto, vestiti spariti,
tutto vuoto, nient’altro che ometti solitari ciondolanti dalla trave dell’armadio
come strani frutti appassiti.
Belane: (sarcastico) Complimenti, il mio primo abboccamento con il Passero
Rosso si è tramutato in una inculata. Ho perso tutto. Come investigatore sono
proprio un fesso. Forse dovrei togliermi di mezzo, suicidarmi proprio. Solo
così potrei dire di aver fatto qualcosa di realmente buono e utile nella mia
vita. Agli altri...
Belane
si volta, esce dall’appartamento, ritorna nell’atrio, e si ferma davanti a un
appartamento, sulla cui porta è affissa una targa che recita <<M. O. Turin,
Amministratore>>.
L’investigatore
bussa. Risponde una voce roca e profonda che sembra di un uomo molto robusto.
Turin: Sì? Chi è?
Belane: Fiori, signor Turin,
fiori per il signor Turin!
Turin: Come hai fatto ad
entrare, ragazzo?
Belane: La porta d’ingresso era
aperta, signor Turin.
Turin: Impossibile!
Belane: Signor Turin, una
signora stava uscendo e io sono entrato mentre lei passava.
Turin: Non si dovrebbe fare
una cosa del genere.
Belane: Non lo sapevo. E che
cosa avrei dovuto fare?
Turin: Avresti dovuto suonare
il campanello del citofono esterno e dirmi chi eri e che volevi.
Belane: E va bene, signor Turin:
ritornerò fuori e le parlerò attraverso il citofono per dirle che devo
consegnarLe dei fiori. Andrà bene in questo modo?
Turin: Lascia stare, ragazzo.
Ecco...
La porta
si apre: Belane piomba dentro con furia belvigna, si richiude la porta alle
spalle con un calcio, afferra Turin per la cintura, prova a strattonarlo, ma l’uomo
è molto robusto e ben piantato.
Turin: Ma che cazzo stai facendo?
E dove sono i fiori? E togli
quelle tue dannate manacce dalla mia cintura!
Belane: Calma, Turin: sono un
investigatore, privato, della città di L. A., dotato di regolare licenza.
Voglio sapere dove è andata a finire Lena Fontanin, appartamento 9.
Turin: Baciami il culo, amico.
E togliti dai coglioni!
Belane
indietreggia, incerto sul da farsi.
Belane: Calma, signor Turin: mi
serve solo questa piccola informazione, poi me ne andrò subito.
Turin: L’informazione è
riservata. E te ne andrai via senza. Oppure ti sbatto fuori io con le mie mani.
Belane: Sono cintura nera,
Turin: sono un’arma letale. Sono Mel Gibson e Van Damme, Steven Seagal e Neo,
Bruce Lee e Jackie Chan, Primo Carnera Rocky Balboa, Mike Tyson e Tyson Fury,
un vero Toro Scatenato! Non forzarmi a usare la mia arma letale. Mi stai
costringendo ad usarla. Non ti conviene.
Turin: Ah ah ah. Fottiti,
coglione.
Belane: C’è un limite, Turin, c’è
un limite preciso alle offese che posso accettare. In questo momento sono una
macchina da corsa e tu mi stai spingendo al massimo. Ti sto soltanto dicendo
che è pericolosissimo spingere al massimo una macchina da corsa. Potrei
esplodere... Sto per esplodere!
Turin: Ah ah ah. Inculati tua
madre.
Belane: C’è un limite a tutto,
Turin. C’è un limite agli attacchi che un uomo possa sopportare. E tu lo stai
superando. Eh già, lo stai superando clamorosamente... Sono dinamite, e tu hai
acceso la miccia. Sappi che è dannatamente pericoloso giocare col fuoco accanto
alla dinamite: potrei esplodere, potresti esplodere, potremmo esplodere!
Turin: Ah ah ah.
Belane: Beh, preparati a soffiare: sono un maledetto figlio di puttana che
sbuffa nuvole di fumo e funghi di veleno! Ogni volta che le tue minacce
raggiungono il mio cervello, io mi carico come il cervello di Charles Manson.
ATTENTO: IO SONO LEE VAN CLEEF E CHARLES BRONSON, SONO PEPEPA E CLINT EASTWOOD,
SONO I CANNONI DI NAVARONE, LE BOMBE D’HIROSHIMA E NAGASAKI, SONO UN MALEDETTO
FUNGO ATOMICO STERMINATORE FIGLIO-DI-PUTTANA, BRUTTO FIGLIO-DI-PUTTANA!
Turin: Ah ah ah.
Turin
avanza verso Belane con le mani tese all’altezza del suo collo.
Belane: FERMO LÌ! ALTOLÀ!
Turin si
ferma, sogguardando con ghigno maligno.
Belane: Turin, devo
rintracciare il Passero Rosso, e Lena Fontanin è collegata con la soluzione.
Devo sapere dove sono finiti lei e il suo amichetto Bernie.
Turin: Non hanno lasciato
nessun indirizzo. Adesso sparisci dalla mia vista, se non vuoi che t’incasini il
modo di parlare.
Belane
estrae la propria pistola .32, e la punta al ventre di Turin.
Belane: DOV’È LENA FONTANIN?
Turin: Fottiti!
E continua
ad avanzare.
Belane: FERMO LÌ DOVE SEI,
TURIN!
Belane
va nel pallone: chiude gli occhi, strizza le palpebre, digrigna la fronte e le
labbra, e e preme il grilletto. Nessun rumore di sparo, nessuna esplosione: la
pistola si è inceppata. Turin stende le mani su Belane e gliele serra attorno
alla gola. Mani grandissime, con dita enormi, insulse, forti, implacabili.
Belane non riesce più a respirare e soffoca, prova a reagire colpendo Turin ma
nulla: Turin sembra invincibile.
Belane: (tra sé) Devo montare una nuova gomma posteriore destra... Stupido,
stupido, stupido: sono spacciato, finito, e penso agli pneumatici!? Ma che razza
di uomo sono? Ma quest’uomo è un mostro. Sento la morte nell’aria. La posso
annusare. Sono inerme.
Poi all’improvviso
le mani strangolatrici allentano la presa: l’investigatore barcolla, aspirando
affannosamente ossigeno. Turin non ha invece per niente un bell’aspetto: con
gli occhi guarda Belane ma è come se non vedesse niente, ha lo sguardo perso
nel vuoto, si stringe il braccio sinistro con la mano destra, una brutta espressione
di dolore gli attraversa il volto, ansima, alza lo sguardo, e stramazza al
suolo. Belane si riprende, si avvicina a Turin, si china, tasta il polso:
piatto. Turin è morto. Poi, l’investigatore si alza, tremante si siede s’una
sedia, solleva lo sguardo, e vede la Signora Morte, seduta sul divano di
fronte, bellissima, vestita in nero, un vero portento.
Belane: È lei, Signora!
Signora Morte: (con ironica
rassegnazione) Sono io,
Belane...
Belane: Lei sì ch’è una vera
Signora: non mi lascia mai nei guai: meglio dell’oro!
La Signora Morte accenna un sorriso, e subito si
ricompone.
Signora Morte: Come
ti butta, Belane?
Belane: Non posso lamentarmi...
Signora Morte: Farai
meglio a controllare la linea, però: mangi troppe patatine fritte e ciambelle
con la crema, e sei sempre attaccato alla bottiglia.
Belane: Che cosa è un
investigatore senza ciambelle?
Signora Morte: Adesso
devo andare: ho altro lavoro da sbrigare qui vicino.
Belane: Qualcuno che conosco?
Signora Morte: Un
certo Charles Bukowski? Al secolo, Heinrich Karl Bukowski, nato in Germania nel
1920, scrittore. Lo conosci?
Belane: Certo... Come no!?
Signora Morte: Beh,
dimenticatene.
Belane: No, ti prego, non
prendere lui: prendi qualcun’altro di quei noiosi, boriosi e impettiti scrittorucoli
che affollano inutilmente gli scaffali delle librerie, prenditi Forster, o
qualcuno di quegli indiani-inglesi. O prenditi quel nano sborone e sciancato di
Spike Lee. Ma non prenderti Bukowski, o, domani, saremo tutti più soli. Ha
alleggerito le mie pene. A volte, i suoi romanzi sono stati per me l’unica
ragione per continuare a vivere. Sai, vedi un coglione combinato peggio di te,
e in qualche modo ti rallegri della tua condizione, dici <<Beh, non è poi
tanto male...>>, e così rinunci all’idea del suicidio.
Signora Morte: Meglio
per te, meglio così: hai avuto di che rallegrati. Ma Bukowski ha già dato tutto
quello che poteva dare: è ora che tiri le cuoia! Se muore adesso, non morirà
mai. Se muore adesso, vivrà per sempre! Se lo fa adesso, diventerà immortale!
Non lo capisci? Se lo fai quando sei giovane abbastanza, rimarrai giovane per
sempre.
Detto
così, la Signora Morte scompare, di colpo.
Belane
si avvicina a Turin, fruga nelle tasche, estrae il portafoglio, lo trova, lo
apre, lo fruga, ne sfila le banconote, le conta (un biglietto da 50, due da 20,
uno da 5 e un dollaro), se le infila in tasca, rimette il portafoglio al suo
posto, va verso la porta, apre-esce-chiude di soppiatto, raggiunge l’atrio,
esce dal condominio e dalla palazzina, fuori piove ancora, l’investigatore inspira-espira-sospira,
va alla macchina, le gira intorno, ispeziona le ruote, e si sofferma sulla posteriore
destra.
Belane: E infatti è liscia...
2.9.7) INTERNO, CASA DI BELANE, NOTTE.
Belane
se ne sta in casa, seduto sulla poltrona, in mutande, con una bottiglia di scotch in una mano e il telecomando nell’altra. Fuori,
la pioggia leggera si è tramutata in un acquazzone che ferisce violenti colpi
sul tetto. Sullo schermo le immagini di un talk-show politico.
Belane: (fra sé,
in camera) Ecco perché non guardo mai la televisione: quando si è giù
di corda questa maledetta figlia di puttana fa sentire ancora peggio: facce
insignificanti, una dopo l’altra, all’infinito, una processione infinita d’idioti,
alcuni dei quali famosi, e i comici non sono divertenti, e i film drammatici da
quarta elementare: meglio bere e ubriacarsi. Siamo piccoli esseri stupidi che
annaspano cercando di non annegare. Cercando di sopravvivere e non soffrire
nell’attesa della morte. Mi sento insoddisfatto e, francamente, piuttosto
scazzato su tutto. Non sto combinando niente, e così il resto del mondo. Cerchiamo
solo di sopravvivere nell’attesa di morire e intanto facciamo piccole cose
stupide per occupare il tempo. Alcuni neanche quelle. Siamo come vegetali.
Anche io sono uno di loro. Anche se non so che tipo di vegetale io sia. Mi
piacerebbe essere un avocado, duro e burroso al tempo stesso. O un limone,
aspro e duro o dolce e mite a seconda delle circostanze. Anche se, con questa pancia
dilatata, mi sento più una melanzana, o una rapa.
Pausa.
(continuando)
Non
avrei mai dovuto farmi sfuggire quei cazzoni. E sapevo che non avrei mai
ritrovato il mio informatore iniziale. Di nuovo punto e accapo. Il Passero
Rosso si è liberato dalla mia stupida presa. Eccomi qui, a 55 anni suonati, a
brancolare di nuovo nel buio. Ma per quanto tempo ancora posso far parte del
gioco? Gli inetti meritano soltanto un colpo in testa.
Pausa.
(continuando)
Il
mio vecchio me lo aveva detto: <<Entra in un giro dove prima ti sganciano
i soldi e poi sperano di riaverli. Intendo banche e assicurazioni. Restituisci
un foglio di carta in cambio di soldi sonanti. Usa i loro soldi: continueranno
ad arrivare. Due cose li tengono in vita: cupidigia e paura. Solo una tiene in
vita te: l’opportunismo.>>. Sembrava un buon consiglio. A parte il fatto
che mio padre è morto senza un soldo.
Pausa.
(continuando) Cazzo,
ho fallito anche con le donne. Tre mogli. In realtà, niente che fosse andato
veramente male, tutte e tre le volte. Andato tutto in frantumi per colpa di
stupidi screzi. Litigavamo per niente. C’incazzavamo per niente e per tutto.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno. Era opprimente. Invece di darci una mano a
vicenda ci distruggevamo a poco a poco, ci rimproveravamo questo e quell’altro.
Piccole punzecchiature. Piccole punzecchiature quotidiane. Infinite
punzecchiature. Una sfida meschina. E una volta cominciata, diventava un’abitudine.
Sembrava quasi impossibile uscirne. Quasi non volevi più uscirne. E poi
finalmente ne uscivi. Del tutto. Quindi, ora, eccomi qui. Seduto ad ascoltare
la pioggia. Se morissi in questo istante, in tutto il mondo non verrebbe
versata una sola lacrima. Non che lo desideri. È che è strano rendersi conto di
quanto ci si possa sentire soli, a volte. Ma immagino che il mondo sia pieno di
vecchi scorreggioni come me, seduti ad ascoltare la pioggia, a chiedersi dove
sia finito tutto. È in momenti come questo che capisci di essere diventato vecchio:
quando te ne stai seduto a chiederti dove sia finito tutto. (pausa) Beh, non finisce da nessuna
parte, almeno non dove dovrebbe. Semplicemente svanisce.
annunciatrice-tv:
(fuori
campo) Ti senti solo? Depresso? Su con la vita! Chiama una delle
nostre bellissime ragazze: non vedono l’ora di parlare con te! Addebita tutto
su carta di credito Mastercard o Visa senza altri costi aggiuntivi. Chiama l’899·34·34·345
e parla subito con Kitty, Francy, Cindy, Mary, o Terry.
Sullo
schermo scorrono le foto delle giovani e avvenenti ragazze.
Belane: Terry è la più bella.
Belane
prende il telefono e compone il numero.
Telefonista 3: Si?
Belane: Terry, per favore.
Telefonista 3: Hai 18
anni o più?
Belane: Più.
Telefonista 3:
Mastercard o Visa?
Belane: Visa.
Telefonista 3: Bene.
Mi dia numero di carta, data di scadenza, indirizzo di casa, numero di
telefono, codice di previdenza sociale, e numero della patente.
Belane: E come faccio a sapere
che non userete tutte queste informazioni per il vostro interesse? Voglio dire,
tipo mettermela nel culo per trarne qualche vantaggio?
Telefonista 3: Hey,
amico, vuoi parlare con Terry o no?
Belane: Penso di sì...
Telefonista 3:
Mandiamo la nostra roba in televisione, siamo nel giro da due anni: puoi
fidarti...
Belane: Mai fidarsi di chi ti
dice che puoi fidarti.
Telefonista 3: E te
lo insegnano a scuola?
Belane: Già: la scuola della strada,
bello. La strada maestra di vita.
Telefonista 3: Senti,
se tu non vuoi noi, noi non vogliamo te: bello chiaro e tondo.
Belane: Va bene, va bene,
aspetta un attimo. Lasciami il tempo di recuperare tutte le cose qui dentro al
portafoglio.
Telefonista 3: Certo,
bello.
Belane: Che cosa mi racconterà
Terry?
Telefonista 3: Ti
piacerà.
Belane: E come fai a saperlo?
Telefonista 3: Senti,
amico...
Belane: Ecco, ci sono! Segna!
Belane
gli detta tutte le informazioni richieste, poi aspetta il tempo necessario affinché
l’addetto controlli il credito, poi sente una voce female all’altro capo del
telefono.
Terry: Ciao, tesoro, sono Terry!
Belane: Ciao, tesoro, sono Nicky!
Terry: Oh, che voce
terribilmente sexy! Sto cominciando
ad eccitarmi!
Belane: No, Terry, non ho la
voce terribilmente sexy.
Terry: Oh, non fare il
modesto.
Belane: No, Terry, non faccio
il modesto. È solo che non ho la voce sexy.
Terry: Chissà che gran bel
cazzone avrai lì sotto...
Belane: Niente di spettacolare,
soprattutto quando esco dall’acqua...
Terry: Sai, Nicky, mi sento
molto vicina a te in questo momento! Mi sento come se fossi rannicchiata sul
tuo grembo... Adesso ti sto guardando dal basso con i miei grandi occhioni. Ho
occhi grandi e azzurri. Tu afferri la mia testa e la spingi...
Belane: Che stronzate, Terry,
io sono qua per i fatti miei, solo, a bermi uno scotch, e ad ascoltare la pioggia, e tu nella tua cabina, a fare le
parole crociate, o passarti lo smalto sulle unghie...
Terry: Senti, Nicky, ci vuole
un briciolo d’immaginazione. Lasciati andare e sarai sorpreso di quello che
posso farti fare... Ti farò spruzzare come una balena! Non ti piace la mia
voce? Non la trovi sexy?
Belane: Un po’ sì, ma sembri
raffreddata: hai il raffreddore?
Terry: Nicky, tesoro, sono
troppo calda per avere il raffreddore!
Belane: Beh, sembra che tu lo
sia. Forse fumi troppe sigarette...
Terry: Fumo solo una cosa, Nicky!
Belane: E che cosa, Terry?
Terry: Non riesci a
indovinare, Nicky?
Belane: No.
Terry: Ti piace giocare, eh,
monello? Ok, giochiamo... Guardati lì in basso, Nicky: che cosa vedi?
Belane: Un bicchiere, il
telefono, il portafoglio, un giornale...
Terry: E nient’altro, Nicky?
Belane: Le scarpe.
Terry: Nicky, che cosa è
quella cosa grossa e spessa che sporge lì sotto, mentre mi stai parlando?
Belane: Ah, quella! Quella è la
pancia!
Terry: Continua a parlarmi, Nicky,
parlami, continua ad ascoltare la mia voce mentre ti dico che lo voglio, lo
voglio, dammelo, pensa a me con la testa appoggiata sul tuo ventre, il vestito
che scivola e mette in evidenza le mie cosce carezzate dai miei lunghissimi
capelli biondi. Sfiorami, dai, leccami. Prendi il mio corpo. Voglio che m’infili
la lingua nel culo...
Belane: Non male...
Terry: Dimmi, adesso: che vedi
lì sotto?
Belane: Le stesse cose: chiavi
di casa, telefono, scarpe, bicchiere, pancia... anzi trippone... trippone da
birra!
Terry: Nicky, sei un bimbo
disobbediente! Su, concentrati, o verrò lì a sculacciarti! O magari lascio che
sia tu a sculacciarmi...
Belane: Che cosa?
Terry: Ahh, ahh, ahhh!
Belane: Terry, Terry...
Terry: ahh ahh ahhh!
Belane: Terry, Terry...
Terry: AHH AHH AHHH!
Belane: Terry, Terry...
Terry: Dimmi, maiale, porco
psicopatico, lurido puttaniere, dimmi...
Belane: Terry, mi scusi un
attimo? Devo andare in bagno...
Terry: Oh, Nicky: non c’è
bisogno di andare in bagno per farlo, fallo al telefono, mentre parli con me!
Anzi, fallo sulle mie cosce, spruzzamelo tutto addosso... Voglio sentire il tuo
seme caldo sul mio corpo arroventato! Abbrustoliscimi il culo, Nicky!
Belane: Non posso, Terry: devo
pisciare...
Terry: Ahhh ahhh ahhh... Sì! Pisciami addosso!
Belane: Ma no! Devo solo andare
a pisciare!
Terry: Nicky, puoi considerare
esaurita la nostra conversazione!
Belane: No, aspetta: tu
comunque stai guadagnando, no?
Terry: (titubante) Sì...
Belane: Allora assecondami e
parliamo ma di qualcosa di sensato.
Terry: Ok.
Belane: Dammi solo il tempo di
andare in bagno a pisciare.
Terry: Non metterci troppo: il
tempo corre, Nicky.
Belane: Sapevo che sei una
ragazza intelligente. Non ci metterò molto. Arrivo subito.
Belane
si alza e ritorna poco dopo.
Belane: Eccomi qui...
Terry: Sì. Che lavoro fai, Nicky?
Belane: Sono un investigatore,
privato, con libera e regolare licenza della citta di Los Angeles. Tu, invece,
vivi solo di questo, Terry?
Terry: No: quando sono
fortunata acchiappo qualche depravato e lo prendo per il culo. Così sono i
soldi più facili.
Belane: E che cosa ci fai?
Terry: Dipende. In giro c’è di
tutto. La gente pagherebbe per qualunque cosa, lo sai meglio di me: sei un investigatore.
Sono tutti disturbati.
Belane: Sì, lo so bene. Ma che
cosa fai in particolare?
Terry: Umiliazione per lo più...
A volte fetish, dipende, niente di
estremo comunque. Niente coppie.
Solo singoli.
Belane: Fammi qualche esempio.
Terry: Che vuol dire esempio? Ti
stai arrapando?
Belane: Sì, mi è diventato
duro. Adesso dimmi le cose che fai...
Terry: Ti vuoi arrapare
finalmente?
Belane: Te l’ho già detto...
Terry: Anche calci nei
coglioni...
Belane: Cazzo, che male.
Terry: (sarcastica) Che donnina...
Belane: Ma fa male...
Terry: È questo il punto... Non
faccio niente di che comunque. Prima stavo con un’agenzia, diciamo, e lavoravo
per loro. Erano solo chiamate erotiche e le persone chiedevano qualunque cosa.
Alcuni parlavano solo e basta. (pausa)
Ma avevo degli orari troppo ristretti e temevo che il mio ragazzo mi scoprisse,
quindi ho dovuto lasciare, ma un paio di contatti li conservo ancora. (pausa) Ma ora non ho più tempo e voglia.
Mi fa troppo schifo, anche se ci facevo un mucchio di soldi... Ma solo sentire
la voce di quei luridi schifosi mi fa vomitare.
Belane: Vorrei farti fare il cane.
Terry: Non siamo in Salò…
Belane: Con collare e
guinzaglio. Mai fatto?
Terry: No.
Belane: Pisciarti addosso,
farti leccare la sborra da terra, e farmi baciare il culo.
Terry: Che schifo. Siete tutti
uguali. Fate schifo.
Belane: Dai, raccontami
qualcosa.
Terry: Beh, una volta sono
stata pagata da una coppia per farmi legare, bendare e scopare in ogni posto
possibile. Erano un uomo e una donna. Il mio fidanzato non sa tutte queste cose.
Belane: Ti hanno fatto male?
Terry: Molto: a un certo punto
non capivo più niente. Doppia penetrazione. Una delle migliori scopate della
mia vita. Ma poi non ci siamo più visti. E d’altronde non ci sono tante persone
che fanno ‘ste cose. Ed è estremamente difficile trovarle.
Belane
ansima.
Terry: Ma che cazzo, dai... Mi
stavo aprendo con te...
Belane: Sto per sborrare.
Terry: Ok, dai. In fondo mi
hai chiamata per questo. Ti piacerebbe prendermi a schiaffi?
Belane: Adoro prendervi a
schiaffi. Siete tutte puttane, tutte troie, tutte, ed è quello che vi meritate.
Anzi, penso che dovreste ricevere una dose giornaliera di schiaffi.
Terry: Vorresti frustarmi
mentre me lo sbatti nel culo? Tirarmi i capelli, venirmi in faccia, sulle tette
e poi vedermi che lo lecco e intanto darmi della troia, puttana, zoccola,
bocchinara?
Belane: Ahh ahh ahhh.
Terry: Dai, Nicky, sbattimelo
fino in fondo, fammi male, spaccami, sfondami, rompimi il culo!
Belane: Ahh ahh ahhh.
Terry: Dai, scopami il culo
come una cagna. Sborrami dentro: voglio sentire il tuo fiume caldo scorrere
dentro di me...
Belane: AHH AHH AHHH.
Terry: Sono una lurida puttana.
Puniscimi. Fammi male. Fammi male!
Belane: Sono venuto. Grazie.
Bella sborrata.
Terry: Che patetico, cazzo. Anche
se pure io mi sono un pochino arrapata...
Belane: Adesso devo andare,
Terry. Considera terminata la nostra conversazione!
Terry: Che bastardo! Ma questa
sborrata ti sarà costata un capitale. Chiamami in privato, se vuoi risparmiare
la prossima volta...
Belane: Detta il numero.
2.9.8) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
Belane siede
in ufficio, fumando un sigaro con la faccia di chi la sa lunga. Squilla il
telefono.
Belane: Sì?
Telefonista 4: Signor Belane, lei è stato
estratto come uno dei nostri vincitori. Il suo premio può essere un televisore,
un viaggio in Somalia, 5·000 dollari, o un ombrellone pieghevole. Le offriamo
un pernottamento gratuito, con prima colazione inclusa. L’unica cosa che deve
fare è partecipare a uno dei nostri seminari in cui le offriremo proprietà
immobiliari di valore inestimabile a prezzi...
Belane: Hey, amico.
Telefonista 4: Sì,
signore?
Belane: Scopati tua madre!
L’investigatore
riaggancia, e fissa indignato il telefono.
Belane: (rivolto al telefono) Dannato aggeggio foriero di morte. Ma servi
per chiamare il 911: non si sa mai... (poi,
fra sé) Ho bisogno di una vacanza. Ho bisogno di cinque donne diverse. Ho
bisogno di pulirmi il cerume dalle orecchie. La mia auto ha bisogno di un
cambio di olio. Non ho presentato la maledetta denuncia dei redditi. Una
stanghetta degli occhiali da lettura mi si è rotta. Il mio appartamento è
infestato dagli scarafaggi e ci sono pure le formiche. Ho bisogno di una
pulizia dei denti. Le mie scarpe sono sfondate. Soffro d’insonnia. L’assicurazione
della mia macchina è scaduta. Ogni volta che mi rado mi taglio. Non rido da 6
anni. Ho la tendenza a preoccuparmi e crearmi paranoie anche quando non c’è niente
per cui preoccuparsi. E quando c’è qualcosa di cui preoccuparmi, io mi ubriaco.
Il
telefono squilla di nuovo. Belane alza il ricevitore, e risponde.
Sanderson: (fuori campo, al telefono) Belane?
Belane: Può darsi.
Sanderson: Può darsi un paio di palle. I casi sono due: o sei
Belane, o non sei Belane e in tal caso sei qualcun’altro.
Belane: Va bene, mi hai
beccato: sono Belane. Ora dimmi che vuoi e poi non scocciarmi più.
Sanderson: Bene,
Belane. Solo per informarti che c’è giunta voce che stai cercando il Passero
Rosso...
Belane: Ah sì? E qual’è la tua
fonte?
Sanderson: Fonte privata.
Belane: Privata come le tue
parti intime. Ma puoi sempre esporle. Dai, su: se sei uomo, tira fuori i
coglioni.
Sanderson: 10·000
dollari e ti serviamo il Passero Rosso s’un vassoio d’argento!
Belane: Cioè
morto?
Sanderson: Va bene se dico in una gabbia dorata?
Belane: Già suona meglio.
Comunque non ho i 10·000.
Sanderson:
Possiamo metterti in contatto con chi li ha.
Belane: (sarcastico) Wow! Organizzatissimi. Sembra proprio un’organizzazione...
a delinquere!
Sanderson: Non
scherziamo: solo il 15% d’interesse mensile e le 10 teste sono tue.
Belane: Ma non posso fornire
nessuna garanzia.
Sanderson: Certo
che puoi.
Belane: E quale?
Sanderson: La
vita.
Belane: Tutto qua?
Parliamone...!
Sanderson: Certo:
saremo nel tuo ufficio fra 15 minuti.
Belane: Ok. Ma come farò a
sapere che siete voi?
Sanderson: Te lo
diremo...
La
telefonata si conclude. Nell’attesa, Belane si accende una sigaretta.
Esattamente un quarto d’ora dopo, bussano: la porta sbatacchia e trema tutta.
Belane controlla la Luger nel cassetto.
Belane: Avanti, Cristo, è
aperto, cazzo!
La porta
si spalanca ed entrano tre negri (smilzi e mingherlini): il primo con un abito
rosa pallido e un sigaro in bocca; gli altri due vestiti come papponi negri
degli anni ‘70: completo nero, camicia bianca, cravatta nera e sottile,
occhiali neri. Belane fa cenno ai tre di sedersi. I tre si accomodano: quello
in abito rosa sulla sedia affrontata alla scrivania, i due in nero sul divano. Poi
il negro in rosa si piega in avanti sulla scrivania, e porgendo la mano, si
presenta.
Sanderson: Io
sono Sanderson, Harry Sanderson. Piacere. E questi sono i miei ragazzi. E tu...
Tu hai bisogno di noi.
Belane: Così è se vi pare.
Sanderson: Così è
e basta. Il Passero Rosso.
Belane: Siete in contatto con
quella puttana e il suo cane bastardo che se la sono filata dal proprio
appartamento la scorsa notte?
Sanderson: Non
sono legato a nessuna puttana. Il mio motto è <<àmale e lasciale>>.
Belane: Ah sì? Il mio invece è:
<<anàle e lasciale>>. Ma veniamo a noi: parliamo del Passero Rosso.
Sanderson:
Diecimila dollari.
Belane: Come ho già detto, non
li ho.
Sanderson: E come
ho già detto io, troveremo un usuraio che te li presti, a condizioni
ragionevoli.
Belane: Cioè?
Sanderson: 15% d’interesse
mensile, come già anticipatoti telefonicamente. Devi svegliarti un po’, Belane.
Belane: Ok. Trovatemi lo
strozzino e ne riparleremo.
Sanderson: L’hai
davanti.
Belane: Voi?
Sanderson:
Esatto.
Belane: (sarcastico) La verticalizzazione del processo produttivo in un
solo esempio!
Sanderson: Noi te
li diamo, poi tu ce li restituisci subito. Poi ci dai il 15% dei dieci testoni
tutti i mesi, fino a quando il prestito non sarà saldato interamente. Devi solo
firmare questo foglio. Non c’è un vero e proprio scambio di denaro: il denaro
ce lo teniamo direttamente così non devi neanche sbatterti per restituircelo.
Belane: E fatto questo, voi mi
metterete in mano l’uccello.
I negri
ridono.
Belane: Credete che sia
divertente? Beh, non lo è.
Pausa:
silenzio.
Belane: Piuttosto, come farò ad
avere il Passero Rosso?
Sanderson: Devi
fidarti di noi.
Belane: Uhm, immaginavo, che
avresti detto così.
Sanderson: Devi
fidarti di noi, Belane.
Belane: Come no!?
Sanderson: Non ti
fidi di noi, Belane?
Belane: Certo, ma è meglio che
vi fidiate voi di me: prima mettetemi in mano il Passero e poi io vi darò i
soldi.
Sanderson: Che
cosa? Ma per chi ci hai preso? Ti sembriamo mica venditori di polli?
Belane: Non me ne frega un
cazzo di quello che vi sembra. Questo è quello che è.
Sanderson: Non
fare il furbo, Belane. Se vuoi avere tra le mani il Passero Rosso, devi fidarti
di noi. Non hai altre possibilità. Pensaci. Hai ventiquattr’ore di tempo per
rifletterci.
Belane: Mi bastano 24 secondi.
E da
sotto la scrivania estrae la propria pistola.
Belane: (a Sanderson) Vedete? Voi fate i gradassi, ma siete degli
sprovveduti. Potrei farvi secchi in una frazione di secondo con questa. Tutti e
tre. Ma non lo farò. Mi avete incontrato in un momento di transizione, e non
voglio più uccidere nessuno. Adesso andatevene.
Sanderson: Non
fare pazzie, non compiere atti insulsi o gesti inconsulti, Belane. Se vuoi
avere tra le mani il Passero Rosso devi fidarti di noi. Non hai altre possibilità.
Pensaci. Pensaci bene, Belane. Pensaci e facci sapere. Hai ventiquattr’ore di
tempo: poi, l’affare sarà sfumato. Per sempre. E il Passero Rosso non
cinguetterà più per te.
Belane: Fuori! O la campana non
suonerà più per nessuno di voi.
Sanderson
si volta e si avvia verso l’uscita: uno dei suoi scagnozzi in nero scatta in
avanti per aprirgli la porta, l’altro rimane seduto a fissare Belane con aria
torva e cattiva. Poi, tutti i tre, escono, in fila indiana, l’uno dopo l’altro.
E scompaiono nella sera silenziosa. Belane recupera la propria bottiglia di Tequila,
la tracanna, poi si alza, si stende sul divano, e si addormenta profondamente.
2.9.9) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, MATTINO.
L’indomani,
alla stessa ora, la porta dell’ufficio di Belane si spalanca: è Harry Sanderson
con i suoi due scagnozzi. Stavolta, Sanderson indossa un completo viola chiaro.
Sanderson:
Farabutto, le ventiquattr’ore sono scadute: sei ancora lì che ti meni il
pistolino o ti sei deciso?
Belane: Sai, una volta conoscevo
una femmina come te in fatto di scelta dei colori da indossare. Per esempio, si
usciva a mangiare qualcosa in un ristorante e nel locale tutti si giravano a
guardarla. Il problema era che non c’era nulla da guardare: anche in pieno dopo-sbronza
e con la barba di tre giorni ero più bello io di lei!
Sanderson: Lo
vuoi ‘sto Passero Rosso o no?
Belane: Lo voglio. Ma voi altri
mi ricordate tanto quei tizi che lavoravano in casa di mia zia, giù nell’Illinois.
Sanderson: Tua
zia? E che c’entra tua zia adesso?
Belane: Aveva il tetto che
perdeva.
Sanderson: (sarcastico) Ma davvero?
Belane: Già. E questi tizi
arrivano e dicono a mia zia che possono aggiustarle il tetto, che hanno un
super-sigillante. Le fanno firmare un foglio, si fanno consegnare l’assegno,
e vanno su.
Sanderson: “Su”
dove, farabutto?
Belane: Su, sul tetto, bifolco.
Una volta sopra spargono olio di motore usato dappertutto. Poi spariscono.
Quando poi è piovuto, è finito tutto in casa, pioggia e olio di motore,
rovinando tutto quello che c’era all’interno della casa.
Sanderson: Ma
davvero!? Hai colpito il mio cuore dannato con questa storia! Adesso dimmi: lo
vuoi il Passero o vuoi che ce ne andiamo?
Belane: Così mi prestereste le
dieci teste, che io non vedrò mai, e per questo mi obbligherete a pagare il 15%
d’interesse mensile. Voglio dire, mettetevi nei miei panni: se foste in me
prendereste in considerazione un accordo simile?
Sanderson: (sogghignando) Belane, una delle poche
cose di cui sono grato a questo mondo è che io non
sono come te!
Belane: Allora, Sanderson, dici
che puoi consegnarmi il Passero?
Sanderson: Senza
alcun dubbio.
Belane: Beh, allora va’ a farti
fottere.
Sanderson: Che
cosa? Come??
Belane: Ho detto: <<va’ a
farti fottere.>>, Sanderson.
Sanderson:
Belane, ho voglia di gonfiarti di botte fino a ridurti a meno di una scoreggia
in una chiesa vuota.
Belane: Sanderson, l’unica cosa
che puoi farmi, è una sega a due mani, lurida troia che non sei altro.
Sanderson: D’accordo,
facciamo così: ma sarà la tua ultima possibilità, farabutto.
Belane: Che cosa? E quale
sarebbe?
Sanderson: Ho
deciso che ti lascerò prendere l’uccello per cinque teste.
Belane: Tre.
Sanderson:
Quattro.
Belane: Dove cazzo sono quei
fogli?
Sanderson: Ecco!
Belane: Affare fatto!
Sanderson: Hai
fatto un affare, compare!
Belane: Questo l’avevo già
capito. E non solo questo... Però su questo foglio c’è ancora scritto 10·000...
Sanderson: A
questo rimediamo subito!
Prende
il contratto, tira una riga sulla cifra originaria, scrive 4·000 al posto di
10·000, e sigla apponendo la propria firma.
Sanderson: Ecco:
adesso puoi firmare.
Belane
prende la penna, e firma. Sanderson raccoglie i fogli, e li ripone con cura in
una cartella.
Sanderson: Grazie
mille, signor Belane. Buona giornata.
Sanderson
si alza dalla sedia, si volta, ed esce. Uno dei suoi scimmioni lo anticipa per
aprirgli la porta.
Belane: E il Passero?
Sanderson
si ferma e si volta verso Belane.
Sanderson: Oh.
Belane: Già: <<Oh>>.
Sanderson: Eccolo,
il tuo Passero Rosso.
Tira
fuori una caramella e gliela lancia sul piano della scrivania.
Belane: Avevo la vaga
sensazione di aver preso una solenne inculata...
Sanderson: Beh,
adesso sai che non è una sensazione, ma è proprio il tuo culo che brucia. Ed il
bello è che non puoi prendertela con nessuno: è stata la tua ostinazione a
mettertela in culo. Avresti dovuto agire prima, capire che l’ostinazione è l’unica
forza del debole, e mettergliela in culo tu per primo. E salvarti il culo. Ma
hai preferito dare il culo per la dignità. Pessimo affare, Belane.
Belane: Ma perché tutto questo
girarci intorno allora?
Sanderson: Noi
siamo gente che gli piace giocare. Siamo giocherelloni. Scherziamo, siamo
scherzosi. Era tanto per ridere.
Belane: Scherzare, ridere,
giocare... Quando la pianterete? Quando il discorso si farà serio?
Sanderson: Esattamente
a partire da questo momento: ormai hai firmato: ora devi pagare, Belane.
Belane: Altrimenti?
Sanderson:
Altrimenti vorrebbe dir morte.
Belane: Ma non mi avete
consegnato il Passero Rosso.
Sanderson: Oh...
Belane: Hey, negro, non farmi
incazzare o potresti ritrovarti con due buchi di culo al posto di uno. Te lo
ripeto solo una volta: alla terza ti sparo. Allora, negro, vuoi andare in giro
con due buchi di culo e perdere la cagarella in giro per strada oppure vuoi rimanere
integro? Eh? vuoi che in giro ti chiamino
Harry-Due-Culi? O preferisci
harry-rotto-in-culo? EH? RISPONDIMI, MUSO NEGRO.
Sanderson
non ribatte: si limita a finire la sua sigaretta. Poi spegne la cicca, gira i
tacchi, e se ne va, senza salutare. Belane furente lo segue con lo sguardo.
2.9.10) INTERNO, UFFICIO DI BELANE, POMERIGGIO DEL GIORNO
SUCCESSIVO.
Belane: (fra sé) Forse dovrei alzare i tacchi e sparire dalla città prima
dello scadere dei venticinque giorni... No, non riusciranno a smuovermi da
Hollywood: io sono Hollywood, o quel che ne rimane.
Qualcuno
bussa alla porta, con tocco molto gentile.
Belane: Avanti, è aperto,
prego.
La porta
si apre. Compare un uomo altissimo, magrissimo, vestito in nero: completo nero,
scarpe nere, camicia nera, calze nere, cravatta nera. Accompagnato da un gigante
negro, grosso come un gorilla, ma dotato di meno cervello di un gorilla.
Stecchino: Sono Johnny, Johnny Stecchino.
E il qui presente è Luke, il mio assistente.
Belane: Luke, eh? E, mi dica, signor
Stecchino, che cosa sa fare di bello Luke?
Stecchino: Non le
piace forse Luke, signor Belane?
Belane: Deve per forza?
A questo
punto, Luke fa un breve passo in avanti: la faccia gli si contorce come se
stesse per esplodere in un pianto a dirotto.
Luke: Io no piace a te, zignor Belane?
Belane: Tu non impicciarti,
Luke.
Stecchino: Già,
non impicciarti.
Luke: Io no piacere a·ttia,
Johnny?
Stecchino: Mah
sì: naturalmente, naturalmente! Adesso, Luke bello, vai vicino alla porta e non
fare entrare o uscire nessuno.
Luke: Anche te?
Stecchino: Che
cosa intendi, Luke?
Luke: Io no lascio te, anche
te dentro o fuori, zignor Stegghino?
Stecchino: No,
Luke, a me mi lasci entrare e uscire quando voglio. Ma soltanto me: nessun
altro: gli altri devono rimanere fuori se sono fuori, o dentro se sono dentro.
Tutto chiaro?
Luke: Ogghei, zignor
Stegghino.
Luke si
sposta, e si piazza davanti alla porta. Stecchino prende una sedia e si
accomoda.
Stecchino: Sono
qui per conto della Acme Executioners. Sono qui per darle istruzioni. Il nostro
rappresentante, il signor Harold Sanderson--
Belane: Rappresentante? E lei
ha il coraggio di chiamare quell’energumeno rappresentante??
Stecchino: Uno
dei migliori che abbiamo.
Belane: Non immagino gli
altri...
Stecchino: Sanderson
sarebbe in grado di vendere la pelle scuoiata di un cadavere.
Belane: E probabilmente l’ha
già fatto.
Stecchino: Può
darsi. Ma non è per questo che siamo qua. Siamo qui per darle alcune brevi istruzioni
sul pagamento della rata mensile d’interesse.
Belane: Non so di che cosa stia
parlando.
Stecchino: Non è
divertente, signor Belane. Le abbiamo prestato 4·000 dollari al 15% d’interesse
mensile: cioè 600 dollari al mese per 6 mesi. Vogliamo essere sicuri, prima di
procedere alla riscossione, che lei abbia capito bene.
Belane: Tagliamo corto:
mettiamo che non li abbia.
Stecchino: Noi
riscuotiamo sempre, signor Belane. In un modo o nell’altro.
Belane: Come? Gambizzate la
gente, rompete le ossa, spezzate le braccia?
Stecchino: I
nostri metodi variano.
Belane: E ammettiamo che questi
modi falliscano: uccidereste?
Stecchino: Lei mi
annoia, Belane. Vede, Belane, noi riscuotiamo sempre, in un modo o nell’altro.
E se un metodo non funziona, passiamo a un altro. Dobbiamo rimanere nel giro e
difendere la nostra reputazione. Tutti in città ci conoscono. Non possiamo
permettere a niente e nessuno di offuscare il nostro nome. Voglio che lei lo
capisca.
Belane: Questo l’ho capito
perfettamente. E non solo questo...
Stecchino: Bene.
La sua prima scadenza sarà tra venticinque giorni. Lei è stato avvisato. Buona
giornata, signor Belane.
Stecchino
sorride, si alza, e se ne va.
Stecchino: Tutto
bene, Luke: apri la porta. Ce ne andiamo.
La porta
si apre: Stecchino si volta verso Belane, gli lancia un’ultima occhiata, poi
esce, e scompare. Anche Belane esce.
2.9.11) INTERNO, MACCHINA DI BELANE, TRAMONTO.
L’investigatore
sale in macchina, mette in moto, accende una sigaretta mentre riscalda il
motore, poi ingrana la marcia, e parte.
Belane: (scorato) Questo caso mi sta uccidendo: mi sento in un vicolo
cieco. Forse dovrei andarmene dal mio attuale appartamento: vivo lì ormai da
cinque anni, sono in troppi a sapere dove abito. (pausa) All’inizio era come se avessi voluto preparare un nido,
solo che nessuno è venuto a deporre le uova, e io non ho covato un bel niente.
Che ho fatto della mia vita? E poi io mi sarei anche accontentato di poco. Io
mi accontento di poco. È il resto del mondo il problema. (pausa) E poi sono in troppi a sapere dove abito. (pausa) No! Non riusciranno mai a schiodarmi
il culo dalla mia poltrona, non riusciranno a scollarmi dal mio ufficio, non riusciranno
a cacciarmi da casa mia, non riusciranno a scalzarmi dalla mia città: sono
ancora Mickey Belane, sono ancora l’investigatore più dritto che c’è. Io sono
Hollywood. O quel poco che ne rimane.
Giunto nel
proprio quartiere, Belane parcheggia, e scende.
2.9.12) INTERNO, CONDOMINIO DI BELANE, SERA.
Belane
apre il portone del condominio, tragitta l’atrio, sale le scale, giunge davanti
al proprio appartamento, inserisce la chiave nella serratura, spinge, ma non
riesce ad aprire: la porta è bloccata da un corpo morto: l’investigatore spinge
allora più forte per vincere la resistenza, e riesce finalmente ad aprire la
porta.
2.9.13) INTERNO, CASA DI BELANE, POMERIGGIO.
Il peso
che ostacolava l’ingresso era una bambola giocattolo in gomma a grandezza
naturale con un cartello appeso al collo. Il cartello recita: Belane, molla il Passero Rosso o ti
troverai ridotto peggio di questo puttanone.
Belane: (fra sé) Bene, bene, bene: interessante: ho avuto visite, qualcuno
che vuole che abbandoni il caso del Passero Rosso. Bene, bene: questo significa
che il Passero esiste, altrimenti non avrebbero agito in quel modo. Devo solo
trovare la pista giusta: deve pur essercene una. C’è troppa grana in ballo.
Forse ho tra le mani qualcosa di grosso. Forse di rilevanza internazionale, mondiale,
forse addirittura extraterrestre! Il Passero Rosso... Maledetto figlio di puttana, tu rendi le cose interessanti.
Squilla
il telefono. Belane risponde.
Belane: Sì, pronto?
Penny: Che stai facendo, teschio?
Belane
trasalisce: un brivido lo percuote.
Belane: Mi spiace, deve aver
sbagliato numero, signora.
Penny: Riconosco la tua voce,
teschio. Come stai?
Belane: Va di merda. Ma questa
non è una novità.
Penny: Vuoi compagnia?
Belane: No.
Penny: Non hai mai saputo
quello di cui avevi bisogno, teschio.
Belane: Forse hai ragione: ma
so quello di cui non ho bisogno.
Penny: Ma non è mai troppo
tardi, teschio.
Belane: Ma a volte non è ancora
l’ora.
Penny: Tu hai bisogno di
compagnia.
Belane: Ti dico di no.
Penny: Non ti sono mancata in
questi anni?
Belane: Non ci sentiamo da
cinque anni, Penny: le ultime notizie che ho avuto di te risalgono a cinque
anni fa, quando dopo il divorzio sei sparita non so dove con quel tizio che
truffava i tavoli di Vegas. Sammy Davis, giusto?
Penny: Corretto.
Belane: E adesso ti ripresenti
dal nulla dopo cinque anni: ti ha scaricata?
Penny: Senti: fammi salire: sono
sotto: ti sto chiamando dal telefono dell’atrio d’ingresso.
Belane: No.
Penny: Sei con qualcuno?
Belane: No.
Penny: Salgo.
Belane: Dov’è Sammy?
Penny: Oh quello... Lascia
stare...
Belane: No, non lascio stare.
Sei solo una troia. E le troie portano solo malattie.
Penny: Sei uno stronzo.
Bastardo!
Belane: Sì.
Penny: Senti: fanculo Sammy.
Ci siamo solo io e tu.
Belane: Ah ah ah.
Penny: Sto per salire.
Belane: Ok.
L’investigatore
riaggancia, scola il drink, se
ne versa un altro, e va alla porta per accogliere Penny. Penny è una negra di
circa 50 anni, completamente disfatta dalle droghe e dall’alcole, e alquanto sovrappeso.
Penny: Sei contento di
rivedermi?
Belane: No.
Penny: Posso?
Belane: Dai, su, entra.
Penny: Preparami qualcosa da
bere, teschio.
Belane: Ok.
Penny: Hey, ma che cos’è quell’affare?
Belane: Che cosa?
Penny: Quella cosa, quell’affare
di gomma.
Belane: Quell’affare di gomma è
una donna!
Penny: Ma è una bambola
gonfiabile.
Belane: Già.
Penny: La usi?
Belane: Non ancora.
Penny: E allora che ci fa qui?
Belane: Potrei chiederti lo
stesso.
Penny: Mi sei mancato,
teschio.
Belane: E che cosa ti è
mancato?
Penny: Oh, le piccole cose.
Belane: Fammi un esempio.
Penny: Adesso non me ne vengono
in mente. Il tuo odore.
Belane: Insomma sei stata
scaricata. Tieni: eccoti da bere.
Penny: Grazie.
Penny
prende il drink, lo ingolla,
asciuga le labbre con il dorso della mano, poi guarda Belane, e sorride. Di un
sorriso bruttissimo. Orrendo.
Penny: Mi servono un po’ di
soldi, teschio: Sammy ha tagliato la corda con tutto quello che avevo.
Belane: Sono al verde, Penny. C’è
un tizio che m’inchioderà il culo se non pago gl’interessi s’un prestito.
Penny: Solo qualcosina,
teschio. Se vuoi ti faccio un pompino. Ricordi com’ero brava a fare i pompini?
Belane: Dunque è così che ti
sei guadagnata da vivere fino ad oggi?
Penny: E ingoio sempre tutto...
Belane: Proposta allettante, ma
sono dal culo, cazzo!
Penny: Ti do anche quello, se proprio
ci tieni. Faccio tutto quello che vuoi: sarò la tua puttana per stasera: puoi
farmi di tutto, tutto quello che vuoi. Sai quanto sono troia!
Belane: (sarcastico) Ti fai anche pisciare in bocca?
Penny: Vaffanculo, Belane.
Belane: Sono così: a volte do,
a volte no. Dovresti saperlo.
Ma poi
tira fuori dal portafoglio 20 dollari e li porge a Penny.
Penny: Tutto qua? Allora è
proprio vero che sei povero. Dammi di più... Ti prego. Ma fatti fare un pompino
prima di dirmi no. Vado fino in fondo. Vado fino in fondo eccome. Fino alla
gola... Dai, solo altri dieci e siamo apposto. (pausa) Abbiamo passato bei momenti insieme.
Belane: Solo agli inizi.
Penny: Non so che cosa è
successo poi. È iniziata la depressione...
Belane: Non ce la facevamo più.
Capita. È così che funziona.
Penny: Non ti scopi quella
cosa vero?
Belane: No.
Penny: Vuoi fottermi? Solo 50
dollari.
Belane: No.
Penny: Posso rimanere qui per
un po’?
Belane: Va bene.
Penny: Grazie, teschio.
Poi
Penny si addormenta.
Belane: (in camera) Perché ci siamo lasciati? Ma l’avete vista? È solo una
gran troia. Vedete, ci vuole fortuna con le donne, perché si incontrano quasi
accidentalmente. Se giri a destra a quell’angolo incontri questa, se giri a
sinistra incontri quest’altra. L’amore è una specie di incidente. La gente si
scontra e in questo modo si conosce. Puoi dire di amare una certa donna, ma c’è
una donna che non incontrerai mai che avresti potuto amare da morire. Ecco perché
dico che bisogna essere fortunati. Se incontri qualcuna che si avvicina al top, sei fortunato. Se non la incontri,
beh, hai girato a destra anziché a sinistra, o non hai cercato abbastanza a
lungo, o sei un tipo scialbo, o sei fottutamente sfortunato.
2.9.14) INTERNO, UFFICIO DI BELANE,
GIORNO.
Belane è
seduto in poltrona e parla al telefono.
Belane: (al telefono) Ok,
a tra poco. (in camera) Voi non avete
idea di come passino veloci 25 giorni quando non vuoi che lo facciano.
Bussano
alla porta: è Johnny Stecchino, accompagnato da Sanderson e dai suoi tirapiedi.
Stecchino: Acme
Executioners, per riscuotere.
Belane: Non li ho, Johnny.
Stecchino: Non
hai 600 dollari?
Belane: Non ne ho 60, Johnny.
Stecchino
sospira profondamente.
Stecchino: Bene,
preparati: ti faremo diventare un esempio per tutti. Preparati a diventare un martire!
Belane: Volete uccidermi per un
pugno di sporchi dollari? Non ti credo.
Stecchino: Non me
ne frega un cazzo di quello che credi o meno.
Belane: Adesso calma un attimo:
stai dicendo che volete farmi la pelle per 600 fottutissimi dollari d’interesse
s’un prestito che ho subito, che non ho neanche mai visto, e che per giunta mi
è stato truffato con l’inganno? E che cosa fate a quelli che vi devono un sacco
di soldi? Perché non fate fuori loro? Perché proprio me?
Stecchino:
Funziona così: noi facciamo fuori te perché ci devi una miseria, la voce si
sparge, e mette una fottuta paura addosso a quelli che ce ne devono un mucchio,
perché, se facciamo una cosa del genere a te per due spicci, pensa che cazzo
faremo a loro. Fila il discorso?
Belane: Da un punto di vista meramente
logico fila alla grande. Ma qua stiamo parlando della mia vita, lo capisci?
Sembra che a te non importi questo, ma per me è un punto cruciale.
Stecchino: E
infatti è così: nulla di personale, si tratta solo di lavoro. E quando si
tratta di lavoro si tratta di profitto. E quando si parla di profitto si parla
di profitto e basta.
Belane: Sono senza parola.
Siete terribili. Ma come fate a essere così freddi?
Belane
allunga la mano verso la scrivania. Uno dei due guardaspalle capisce le
intenzioni di Belane, estrae repentino una pistola, e la punta contro l’investigatore,
che subito si blocca.
Guardaspalle: Altolà! Questa la prendo io!
Belane: Mi hai beccato: bravo,
sceriffo dei miei coglioni!
Stecchino: Va bene, Belane: adesso andremo a farci un giretto.
Belane: Ma è pieno giorno!
Stecchino: Meglio:
così ci vedranno tutti bene. Avanti, andiamo: è giunta la tua ora. Forza,
alzati.
Belane: Siete crudeli. Siete
spietati. Ma come fate? Come fate a rimanere così freddi, così distaccati? È
terribile.
Stecchino:
Semplice: siamo nati così.
Belane: Ho capito.
Stecchino: Che
cosa hai capito?
Belane: Che mi avete fottuto.
Stecchino: Ti
sbagli. Ti sei fottuto. Con le tue
stesse mani.
Belane: Ad ogni modo adesso
sono fottuto. Spacciato, morto, dead.
Stecchino: Siamo
tutti fottuti. É la vita, bello. (con tono perentorio e minaccioso) Adesso
alzati.
Belane
si alza dalla scrivania, seguito dai due guardaspalle di Stecchino, preceduto
da Sanderson, e affiancato da Stecchino, che lo sguarda torvo, di sbieco, in
tralice. I 5 uomini escono dall’ufficio, e si dirigono all’ascensore.
2.9.15) ESTERNO,
HOLLYWOOD, GIORNO.
Belane,
Stecchino, Sanderson, e i due tirapiedi escono dall’ascensore, tragittano l’atrio
del palazzo, varcano la soglia dell’ingresso, escono dall’Ajax Building, ed
entrano nella strada.
Fuori è
una giornata bellissima. In strada molto traffico, molta gente, tanta confusione.
Belane
ha il volto contrito dalla paura.
Giunti all’auto
Stecchino si mette alla guida, Sanderson occupa il sedile passeggero anteriore e
Belane siede dietro tra i due cagnotti.
Belane: (disperato) Dove mi state portando?
Nessuno
risponde. Stecchino lo sguarda distrattamente dallo specchio retrovisore.
Belane: Dove stiamo andando?
Dove mi portate, cazzo? Dove cazzo mi portate?
Nessuna risposta.
Belane: Tutto questo è un sogno
privo di senso.
Dopo
qualche minuto, Belane ritorna all’attacco.
Belane: Dove mi portate?
Stecchino: Al
Griffith Park, Belane: ci facciamo un bel pic-nic.
Un bel pic-nic in uno di quei
sentieri isolati e appartati...
Belane: Cazzo, ma come fate a essere
così?
Stecchino: Te
l’ho detto: siamo nati così.
Belane: Non è possibile: anche
voi siete stati ragazzi, bambini, anche voi avete avuto una madre, che vi ha
tenuto in braccio, abbracciato, coccolato...
Stecchino: Forse
ce ne siamo scordati...
Belane: È uno scherzo vero? Non
succederà niente, all’ultimo momento mi lascerete andare, è tutto uno scherzo,
non è vero? Volete solo darmi una lezione. L’ho imparata: ho imparato la
lezione. Potete accostare e lasciarmi scendere qua? Va bene così, ho capito la
lezione. Potete stare tranquilli che non la dimenticherò mai più.
Ma
l’auto non si ferma. Giunti a destinazione, Stecchino apre la portiera e
scende. Sputa in terra, si sistema la cravatta, ravvia i capelli.
Stecchino: Bene,
ragazzi: tiratelo giù. Andiamo a fare una passeggiata.
2.9.16) ESTERNO, GRIFFITH
PARK, GIORNO.
Belane
viene spintonato fuori dall’abitacolo e condotto lungo un sentiero isolato,
coperto di cespugli e rami d’albero che bloccano il sole.
Belane: Sentite, ragazzi, basta
così. Ditemi che tutta questa storia è un brutto scherzo, io vi perdono, e ce
ne andiamo tutti a bere.
Nessuna
risposta.
Belane: Seicento dollari: non
posso crederci, non posso credere che il mondo giri così.
Stecchino: (a Sanderson) Questo mi sembra il posto
giusto.
Sanderson
annuisce.
Stecchino: (agli scagnozzi) Fatelo inginocchiare.
Belane: E così è finita
davvero, dunque.
Stecchino: Finisce
sempre, prima o poi.
Belane: Non avete diritto di
farmi del male solo perché non posso pagare. Io non li ho i soldi. E una volta
morto, che farete? Non lo sapete che ai morti non si chiede nulla? Ai morti non
si chiede nulla e non si deve nulla.
Stecchino: Sono
le regole.
Belane: Ma noi possiamo
cambiarle, possiamo decidere di non seguirle...
Stecchino: Non credo
proprio.
Belane: Siete dei bastardi
senza Dio.
Stecchino: Parole
dure. Ma quello che è fatto non si può disfare. Credo che tu sia
sufficientemente saggio per capirlo da solo. Hai accettato le condizioni,
sapevi a che cosa stavi andando incontro accettando la nostra offerta, e
incontro a che cosa saresti potuto andare se non avessi pagato. Altrimenti
adesso non saremmo qui.
Belane: Ma davvero mi volete
ammazzare?
Stecchino: Mi
dispiace. Nulla di personale.
Belane
volge lo sguardo al cielo: il sole rimbalza tra le fronde degli alberi, il cui verde
nuovo mollemente e pigramente ondeggia nel vento, chinandosi e raddrizzandosi
monotonamente.
Belane: Non so che cosa ho
fatto per meritarmelo. Non lo so proprio.
Stecchino: C’è
una ragione per tutto.
Belane: Quante volte ho detto
queste stesse parole. Ma ora capisco quanto siano insensate e finte e ipocrite.
Stecchino: C’è
qualcos’altro che vorresti dire?
Belane: A te, a voi, io non ho
niente da dire.
Stecchino: Andrà
tutto bene. Cerca di non preoccuparti.
Belane: E come dovrei fare?
Stecchino: Lo
vedo come mi guardi. Non importa che tipo di persona io sia: non dovresti avere
più paura di morire solo perché pensi che io sia cattivo. Morire è morire. Lo
so che è difficile d’accettare. Ma voi non riuscite proprio a farvene una
ragione: sempre gli stessi sguardi, sempre le stesse espressioni pietose,
sempre le stesse invocazioni, dite sempre la stessa cosa.
Belane: Che cosa diciamo?
Stecchino: Dite:
<<Non sei obbligato a farlo.>>.
Belane: Infatti! Non sei
obbligato. Ma questo non è di grande aiuto, vero?
Stecchino: E
allora perché lo dite? Perché non conservate il fiato così da trattenere,
almeno, la dignità?
Belane: Forse è meglio così. Ma
ciò non toglie che non sei obbligato. Non sei obbligato. Ti prego...
Stecchino: E va
bene. Questo è il massimo che posso fare.
Stecchino
infila una mano in tasca, cava alcune monetine, ne trasceglie una, la solleva
in alto per mostrarla a tutti, la rigira, la stringe fra il pollice e l’indice,
e la soppesa.
Stecchino: Testa
o croce?
Belane
lo guarda smarrito.
Belane: Che cosa?
Stecchino: Testa
o croce, pezzo di merda.
Belane: Non lo dico.
Sanderson: Sì che
lo dici, figlio di puttana. Avanti, testa o croce. Non vuoi provare a salvarti
la vita? Testa o croce? È la tua ultima chance.
Belane tace.
Stecchino: Scegli, ho
detto. Scegli, mozzarella.
Belane: Tu fai sembrare che sia
colpa della moneta. Ma la moneta non ha colpe. La moneta non pensa. La colpa è solo
tua. Tu puoi scegliere. La moneta non può decidere. Tu sì.
Sanderson
spazientito estrae la pistola, la punta contro Belane, e tira indietro il cane.
Belane: TESTA!
Stecchino
lancia in aria la moneta. Approfittando del fatto che in quel momento tutti sono
distratti dal lancio della monetina e intenti a seguire il suo volo nell’aria,
Belane fa un passo indietro, estrae la .45 che serba nella fondina ascellare, ed
esplode l’intero caricatore contro gli aguzzini. Muoiono tutti, ad eccezione di
Sanderson.
Sanderson: Hey,
che ti succede, amico: stai andando fuori di testa?
Belane: L’hai detto, bello.
Proprio così. Sarete di monito per tutti. Diranno: <<Se fa questo a chi
gli è creditore di 600 miseri dollari, che cosa farà a noi che ne avanziamo
6000? Meglio lasciar perdere e avere salva la vita.>>. Ecco che cosa
diranno. Sarete d’esempio per tutti i fottuti bastardi della vostra risma,
fottuti animali di merda. (pausa) Credevate
davvero che mi sarei inginocchiato a voi, negri di merda? Credevate che
davvero avrei supplicato un negro come un negro? Siete solo stupide teste di cazzo:
avete sequestrato la pistola che avete trovato nel cassetto, e non vi è passato
in mente che avrei potuto averne un’altra addosso. Cioè, cazzo, guardatemi:
sono un investigatore, non un agente assicurativo. Stupidi negri del cazzo.
Poi un
ultimo colpo a Sanderson, in testa, e anche quest’ultimo è andato: Belane lo
abbandona sul prato cristallino del parco insieme con i corpi esangui ed
esanimi degli altri quattro e si allontana avviandosi verso un tunnel
sotterraneo che porta all’uscita del parco.
2.9.17) ESTERNO, TUNNEL
SOTTERRANEO DEL PARCO, GIORNO.
Alla estremità
opposta del tunnel sono
appostati due ragazzi incappucciati.
Vic: Il prossimo che passa
ce lo facciamo.
Vincent: Ok.
Vic: Uomo o donna che sia.
Vincent: Ok.
Vic: Dobbiamo svuotarlo di
tutto quello che ha: orologio, portafoglio, chiavi della macchina e macchina,
anelli, bracciali, orecchini, vestiti se di valore, qualsiasi cosa di pregio. E
se è donna, magari ci divertiamo anche un po’!
Vincent: E se ci capita una
vecchia?
Vic: Beh, quella la
rapiniamo e basta! Solo carne fresca, ricorda: solo carne fresca!
Vincent: E se si oppone? Se
prova a resistere?
Vic: Gli spariamo. Poi ci
prendiamo tutto e con i soldi ce ne voliamo ad Amsterdam! Hai la pistola?
Vincent: Sì. Certo.
Pausa.
Vincent: Ho sempre sognato di
andare ad Amsterdam! Lo zio Quentin ne parla sempre. Deve essere un posto da
sballo: alcole, droga e puttane dovunque, a qualsiasi ora. E l’erba legale
poi... wow!
Vic: Vacci piano, fratello:
l’hashish non è proprio legale...
Vincent: Spiegati bene.
Vic: Che cosa vuoi sapere?
Vincent: Bene, l’hashish è legale lì, giusto?
Vic: Sì, è legale, ma non è
legale al cento per cento. Questo significa che non puoi entrare in un ristorante,
rollarti una canna e fumartela in mezzo alla sala. Ma puoi tranquillamente fumare
in casa tua o in certi luoghi designati.
Vincent: I “coffee shop”, giusto?
Vic: Sì, esatto. Gli “hashish bar”. In buona sostanza funziona
in questo modo: è legale comprarlo, lo è anche possederlo e, se sei il
proprietario di un hashish bar, è legale venderlo. È legale
portarlo addosso, il che non ha molta importanza perché, vedi, se la polizia ti
ferma, è illegale per loro perquisirti! Perquisirti è un diritto che i
poliziotti ad Amsterdam non hanno!
Vincent: Ohhh, io ci vado
subito! Non ci sono santi, cazzo! Cazzo se ci vado!
Vic: Calma, frena. Non ho
ancora finito! Sai qual’è il lato più divertente di Amsterdam?
Vincent: No. Che cosa?
Vic: Sono le piccole
differenze. Un sacco (molto) della stessa merda che abbiamo noi, loro ce l’hanno
uguale, ma lì sono leggermente diversi.
Vincent: Fammi un esempio.
Vic: Ebbene, ad Amsterdam,
puoi comprare la birra in un qualsiasi cinema o teatro. E non sto parlando di
un fottuto bicchiere di plastica o di una lattina, intendo proprio un bel
boccale, come in un bar. Ad Amsterdam
puoi comprare la birra in un qualsiasi fottuto McDonald’s. E sai come chiamano “un
quarto di libbra con formaggio” ad Amsterdam?
Vincent: Non “un quarto di
libbra con formaggio”, immagino.
Vic: Hanno il sistema
metrico-decimale lì, non sanno che cazzo sia un quarto di libbra.
Vincent: E come lo chiamano?
Vic: Lo chiamano “royale
con formaggio”.
Vincent: “Royale con
formaggio”! Wow! E come lo chiamano il Big Mac?
Vic: Beh, il Big Mac è il
Big Mac. Lo chiamano “Le Big Mac”. E sai che cosa mettono sulle patatine fritte
in Olanda invece del ketchup?
Vincent: Non il ketchup?
Vic: La maionese!
Vincent: Cazzo!
Un tacchettio
di scarpe interrompe la loro conversazione: è Belane, che ha appena imboccato il
tunnel e si dirige verso di loro.
Vic: Bene, ci siamo. Ci sei?
Vincent: Ci sono.
Vic: Bene. Lasciamo che si
avvicini, e quando è giunto alla nostra altezza, lo accoppiamo e lo ripuliamo
di tutto. Siamo d’accordo?
Vincent
annuisce. Quando l’investigatore è alla loro altezza, i due sbucano fuori dal
buio.
Vic: Bella serata, nonnetto!
E prendono
a colpirlo ripetutamente in testa, in viso, e in pancia con calci e pugni. Poi
lo derubano. Infine scappano. Mentrecché i due rapinatori corrono, Belane
riesce a voltarsi in posizione supina e parlare.
Belane: VAFFANCULO!
Mentre
Vic continua a scappare, Vincent riconosce la voce e si arresta immediatamente:
si volta vero Belane, torna indietro, si china su di lui, lo fissa, e
trasalisce. I due incrociano gli sguardi e si riconoscono: sobbalzano, hanno un
sussulto, rimangono attoniti e basiti.
Belane: Tu, ragazzino. Mi hai
venduto la tua camicia...
Vincent: (freddo e distaccato) Già. (pausa) In realtà volevo regalartela. Ma
tu hai insistito. Mi hai insegnato la prima lezione.
Belane: E cioè?
Vincent: Niente per niente.
Belane: E, a quanto pare,
adesso stai per apprendere la seconda.
Vincent: E cioè?
Belane: Nessuna pietà, mai. Se
non mi finisci e io dovessi rimettermi in sesto, ti cercherò, ti troverò, e ti
ammazzerò. Non puoi rischiare: devi farmi fuori: se io venissi in qualche modo
fuori da questo casino, tornerei fuori, e, una volta fuori, ti farei fuori. Non
puoi rischiare: le tue gambe sono troppo preziose. E sono quelle che ti
spezzerei per prime.
Vincent: Stai delirando, vecchio.
Ci penserà il destino. Deciderà lui che farne di te.
Belane: Il destino non esiste. L’inferno
te lo costruisci da solo.
Vincent: Chiamalo caso, allora,
o fato. Ma, fossi in te, non sprecherei fiato in futili quisquilie e questioni
di lana caprina. Dovresti concentrarti sulla questione principale.
Belane: E qual’è, la questione
principale?
Vincent: Che stai morendo. Sei
ai titoli di coda.
Belane: Perché lo hai fatto? Perché?
Vincent: Semplicemente non ti
avevo riconosciuto. Tutto qua.
Belane: Non può essere vero.
Sto sognando: non è così che deve succedere. No, non è così che deve succedere.
Sto sognando...
Vincent: A volte non lo scegli: viene
e basta. E tu non puoi fare altro che accettarlo.
Belane: Non può finire così.
Non è così che deve finire.
Vincent: Sembra che sia andata
proprio così invece. (pausa) È come
sembra. (pausa) È come è.
Il
ragazzo si toglie la felpa, l’arrotola, e l’adagia sotto la testa di Belane.
Vincent: Buona fortuna: sembra
proprio che tu ne abbia un bisogno disperato.
Poi scappa
correndo, e si perde nel parco.
Belane perde
moltissimo sangue: il sangue rapidamente inzuppa la felpa sotto la sua testa, rivolandogli
dalla bocca per raccogliersi in una pozza scura che si stende lungo tutto il
suo corpo. Perde conoscenza. Poi rinviene. Un’apparizione straordinaria gli si
staglia davanti agli occhi allorché momentaneamente rinviene, che lo folgora e
riempie di stupore: volitando e aleggiando, si libra, grazioso e aggraziato, un
passero. Gigantesco. Scintillante. Bellissimo. Grandissimo. Reale. Vero.
Splendido. Rosso.
Poi un
fruscio, proveniente da sinistra, seguito da un rumore di passi, e la Signora
Morte, bella come non mai, avanza verso di lui. Belane rabbrividisce e batte i
denti.
Belane: Non può essere vero. Me
lo dica Lei che sto sognando: non è così che deve succedere. (pausa) No, non è così che deve
succedere. Non può finire così. Mi dica che sto sognando, La prego.
Signora Morte:
Belane, l’intera vita non è altro che un sogno a occhi aperti. Come un notturno
ballo in maschera in pieno giorno.
Belane: Sto morendo, vero?
Signora Morte: Dal
momento in cui sei nato.
Belane: L’uomo nasce per morire.
Che significato ha? Perdere tempo e aspettare. Aspettare il primo treno.
Aspettare un paio di tettone in una notte d’agosto in una stanza d’albergo a
Vegas. Aspettare il canto del topo. Aspettare che al serpente spuntino le ali.
Perdere tempo. Che senso ha?
Signora Morte: Non ti
è rimasto molto tempo, Belane.
Belane: Mi racconti tutta la
faccenda.
Signora Morte: Sei
stato risucchiato in un brutto affare, Belane. Quel tuo John Barton è un uomo
molto perspicace: sentiva che il Passero Rosso esisteva, che era reale, in
qualche forma, da qualche parte. E sapeva che tu l’avresti trovato. E l’hai
appena fatto. Quasi tutti gli altri loschi figuri implicati in questa faccenda
(Lena Fontanin, Sanderson, Johnny Stecchino...) erano truffatori patentati, volgari
e banali bugiardi, e cercavano solo d’imbrogliarti e rovinarti: poiché tu e
Musso siete gli ultimi rimasti della vecchia Hollywood, gli ultimi superstiti
della vera Hollywood, gli unici sopravvissuti, pensavano che fossi pieno di
soldi. Ne erano convinti a tal punto da giungere ad ammazzarti. Non sapendo che
gli eroi della vecchia Hollywood non muoiono mai.
Belane
sorride.
Belane: E che mi
dice di quella bambola gonfiabile nel mio appartamento?
Signora Morte: Oh,
quella.... Opera del postino: aveva sentito dire che ti occupavi del caso del
Passero Rosso e voleva vendicarsi ancora una volta per quelle botte. Ha forzato
la tua porta e ha lasciato lì quella cosa.
Belane sospira in fin di vita.
Signora Morte: Addio,
Belane. È stato bello finché è durato.
Belane: Aspetta:
perché non sei intervenuta anche stavolta? Perché non mi hai salvato il culo
anche stavolta? Lo hai già fatto in precedenza, e per ben due volte: prima con
Dante e Fante, e poi con Turin. Perché adesso no? Che cosa è cambiato?
Signora Morte: Perché
la tua ora è giunta: hai concluso la tua missione, hai portato a compimento il
tuo lavoro, hai trovato il Passero Rosso. Fatto ormai saggio, con tutta la tua esperienza
addosso, già avrai capito che cosa il Passero Rosso vuole significare.
Belane: Ora
capisco...
Signora Morte: Il
Passero ti ha donato il bel viaggio: senza di lui mai ti saresti messo sulla
strada. Che cos’altro ti aspetti? Che cos’altro pretendi? Non rammaricarti,
dunque: nella vita sei stato abbastanza fortunato, hai provato tutto, tutto ti
è accaduto, la gioia e il dolore, la bellezza e il terrore: non hai altro da
fare su questa terra. (pausa) Lo so
che avrei potuto dirti da subito come sarebbe andata a finire tutta questa
storia, ma ho pensato che non c’era niente di male nel concederti un ultimo
briciolo di azione e adrenalina prima che calasse il sipario, il buio. Capisci?
Quando sono entrata nella tua vita, la tua vita era già finita. Ha avuto un
inizio, uno svolgimento e una fine. Questa è la fine. Puoi dire che le cose
sarebbero potute andare in un altro modo. Che avrebbero potuto essere diverse.
E forse hai ragione. Ma questo non significa niente. Le cose stanno così come
stanno. Lo capisci?
Belane: (ansimoso) Sì.
Signora Morte: Mi
dispiace sinceramente, Belane. Ma il mio lavoro m’impone il segreto
professionale: le mie informazioni sono assolutamente segrete. Non posso
sbottonarmi. Non posso dire troppo. Ma consolati: sei stato ucciso da quello
che amavi: non c’è morte più bella.
Belane: E adesso che succede?
Signora Morte: Ti
lascio con il Passero Rosso. Sei in buone mani. Ti porterà in un posto niente
male! Fidati di me.
Belane: (ironico)
Speriamo solo che ci sia un bar
decente... Ho una gran sete!
Signora Morte: Non
aver paura: ci sarà anche quello. (pausa)
Ci sarà tutto. Anche quello che non hai mai voluto. (pausa) Dopotutto, è stata una bella vita, la tua vita. Non puoi
lamentarti: hai avuto più di quello che avresti meritato, hai vinto tutto, hai
preso tutto, hai perso tutto. Per quanto è stato in te, hai portato la vita
fino alla risata perfetta: non hai nulla da rimpiangere, nulla di che recriminare.
E se trovi qualcosa che ti rode dentro, sappi che c’è sempre qualcuno o
qualcosa di più grande che ti tortura e t’insegue: qualcosa di più forte, di
più intelligente, di più cattivo, di più gentile, di più futile, di più
necessario, di più durevole, qualcosa di più grande, qualcosa di migliore,
qualcosa di peggiore, qualcosa con occhi di tigre e fauci di squalo, qualcosa
di più folle della follia, di più sensato della ragione, di più profondo del
senso stesso, di più terribile della vita.
Belane: E che cosa è?
Signora Morte: La
morte, mio caro Belane. La morte ti aspetta, sempre: mentre t’infili le scarpe
o mentre dormi, mentre svuoti il bidone della spazzatura, mentre accarezzi il
gatto o ti lavi i denti o festeggi il tuo compleanno. La morte ti scruta,
Belane, ti osserva, sempre. La morte vede ma non ha occhi. La morte sa, ma non
ha mente. (pausa) Dal momento in cui
veniamo al mondo, ogni volta che conversiamo del domani, la morte intromette la
sua parola a sproposito. (pausa) Ma nel
momento presente la vita è immortale: in quell’attimo, la morte è in ritardo
all’infinito. A nessuno può sottrarre il tempo raggiunto. (pausa) Alla fine quello che rimane è l’identità del giorno e
della notte, il vittimismo del tempo e dello spazio, l’assassinio della luna, come
l’esplosione di mille splendidi soli. (pausa)
Perdere per cause di forza maggiore non vuol dire essere sconfitti. Tu, hai
giocato una buona partita, Belane, hai giocato bene le tue carte, non potevi
fare di meglio. Ma la morte ha sempre una mossa in più: tu, ormai nessuna.
Belane: E
pensare ch’ero riuscito a cavarmela grazie a una monetina...
Signora Morte:
Ricorda, Belane: spesso le cose che arrivano alla stessa destinazione non
sempre hanno seguito la medesima strada. Non sempre è facile da vedere ma è così.
Belane: Tutto è sempre andato
diversamente da come immaginavo. Non avrei saputo prevedere neanche la minima
parte della mia vita. Né questo, né tutto il resto.
Signora Morte: Ogni
momento della tua vita rappresenta una svolta. A un certo punto hai compiuto
una scelta. E tutto è andato di conseguenza. La contabilità è precisa. La forma
è tracciata. I conti tornano. Devono tornare. Per forza. Nessuna linea può
essere cancellata. La strada di una persona nel mondo cambia raramente, e
ancora più raramente cambia all’improvviso. E la direzione delle nostre strade
si vede fin dall’inizio.
Belane: Mi fa molto male...
Signora Morte: Il
dolore può generare bellezza: dipende tutto da te.
Belane: Tutto sommato è stato
bello, hai ragione: non posso lamentarmi. Arrivederci. Grazie del bel viaggio:
è stato tutto merito tuo, non potevi farmi regalo più bello che affidarmi questo
caso. In questi giorni è successo di tutto, mi è piaciuto tutto. Brutta figlia-di-puttana,
non hai proprio idea di quanto la galoppata sia stata selvaggia e piacevole: è
stato il miracolo dei miracoli!
Signora Morte: Così
si parla, ragazzo! Hai imparato la lezione, Belane. Si muore solo da vivi.
Ciao, Mickey. Mi mancherai.
Belane: Tu mi manchi già...
La
Signora Morte si volta e se ne va.
Nel
cielo limpido si staglia la figura di un passero rosso che, svolazzando allegro
nella penombra, si avvicina a Belane, apre lentamente il becco, e cinguetta.
Poi il becco si spalanca, e la testa del Passero Rosso comincia a dilatarsi
sempre di più, fino a trasformarsi in un enorme vortice tenebroso che piomba su
Belane, lo avvolge e lo inghiotte.
2.10) IL BAR DELL’ADE.
2.10.1) DIDASCALIA
1.
Il bar dell’Ade.
2.10.2) ESTERNO,
BAR DELL’ADE, SERA.
Un
maggiolino entra in un grande parcheggio semideserto e disegna un’ampia linea spirale
dall’ingresso allo stallo. Ne scende Belane.
2.10.3) INTERNO,
BAR DELL’ADE, SERA.
Belane
apre la porta del locale. Dentro cinque persone: il barista, una sventola
spaziale, e tre ragazzini, magri e stupidi.
Questi
ultimi sembrano avere lucido per scarpe nero spalmato sui capelli. Fumano lunghe
sigarette strette e guardano ogni cosa attorno con aria beffarda.
La
sventola sta in disparte in fondo al banco.
Il
barista, al centro, sembra non accorgersi della presenza di Belane.
L’investigatore raccoglie un ceneraio, lo solleva e lo lascia ricadere sul
banco per attirare l’attenzione del barista. Il barista sbatte le palpebre, e
si dirige verso Belane barcollando.
Belane:
(al barista) Scotch e acqua, grazie.
Barista 6: Vuoi l’acqua nello scotch?
Belane: Ho detto “scotch e acqua”.
Barista 6: Eh?
Belane: Scotch e acqua a parte, grazie.
I tre
ragazzini lo fissano: quello nel mezzo parla.
Ragazzo 1: Hey, vecchio, vuoi un po’ di
dolore per caso?
Belane si
limita a sorridere.
Ragazzo 2: Forniamo dolore gratis.
I
ragazzi continuano a guardarlo con aria beffarda e provocatoria. Belane rivolge
loro uno sguardo svogliato e indifferente.
Ragazzo 3: Mi sa che adesso vengo lì a
berti il drink.
Belane: Tocca il mio bicchiere
e ti spezzo in due come una merda secca.
Ragazzo 1: Oh, che paura, che
paura, che paura...! Ah ah ah.
Ragazzo 2: Oh, che paura! Ah ah
ah.
Ragazzo 3: Oh, che paura! Ah ah
ah.
Ragazzo 1: Il vecchio si crede
un duro, ragazzi.
Ragazzo 2: Magari dobbiamo provare
quanto sia duro.
Ragazzo 3: Mi sa proprio di sì.
Dici bene, fratello.
Belane: Dio, quanto siete
noiosi. Quasi quanto tutti gli altri. Niente di nuovo, niente di fresco, ormai.
Tutto morto, piatto. Morte e desolazione ovunque. (al barista) Un altro, per favore.
Barista: Sempre scotch e acqua?
Belane: Esatto.
Ragazzo 1: A me non mi pare un
granché quel vecchio.
Belane: A me non pare.
Ragazzo 2: Allora sei d’accordo
con noi?
Belane: Ti sto solo
correggendo. E spero che sia l’ultima correzione che debba fare per stasera.
Il
barista arriva con il secondo drink, e si allontana nuovamente.
Ragazzo 3: Forse possiamo
correggerti il culo.
Ragazzo 1: Magari
t’infiliamo la testa su per il culo e poi ti cuciamo il culo con le budella.
Ragazzo 2: O magari sei un
finocchio, e vuoi ciucciare il nostro pisello?
Ragazzo 3: Un ricchione
ciuccia-cazzi ah ah.
Ragazzo 1: Un culattone
succhia-banana ah ah ah.
Ragazzo 2: Magari vorrebbe
succhiarci tutti e tre insieme ah ah ah.
Ridono sguaiatamente.
Belane non risponde. Non reagisce, non dice nulla. Scola il proprio drink, beve l’acqua, si alza, ammicca ai tre
ragazzi, e va verso il retro del bar.
Ragazzo 3: Oh, ma guarda: il
moscone da bar vuole che lo seguiamo nel retro.
Ragazzo 1: Magari vuole farsi
sbattere sul retro.
Ragazzo 2: Come le puttane da bar. Ah ah ah.
Ragazzo 3: Andiamo a vedere.
2.10.4) ESTERNO, RETRO DEL BAR, SERA.
Belane s’incammina
verso il retro. Sente i loro passi dietro di lui, poi lo scatto di un coltello
a serramanico: si gira, con un calcio colpisce il coltello, che rotola via, poi
si volta, colpisce di taglio dietro l’orecchio il ragazzo che brandisce il
coltello, lo atterra, gli rifila un calcio in faccia, gli calpesta la mano con
il tacco delle scarpe.
Gli
altri due abbandonano l’amico e scappano, attraversando il bar di corsa e uscendo dall’ingresso
principale. Belane li lascia andare e si concentra sul ragazzo in terra: lo
denuda; ne getta i vestiti nella spazzatura, ma trattiene il portafoglio e il
coltello, che infila in tasca. Poi lo carica in spalla; lo adagia sulla
panchina di una fermata della tranvia, ancora svenuto; gli assesta un pugno che
gli spezza il naso; gli spacca una bottiglia in testa; gl’infila alcuni frammenti
di vetro rotti in bocca. Infine inizia a schiaffeggiarlo con potenti schiaffi
sonori in volto finché non vede il sangue colare dalla bocca.
Belane: NESSUNO...
Schiaffo.
(continuando) MI HA
MAI FATTO...
Schiaffo.
(continuando) INCAZZARE...
Schiaffo.
(continuando) IN
QUESTO...
Schiaffo.
(continuando) MODO!
Schiaffo.
Pausa.
(continuando) NESSUNO...
Schiaffo.
(continuando) È MAI
STATO...
Schiaffo.
(continuando) SGARBATO...
Schiaffo.
(continuando) CON ME...
Schiaffo.
(continuando) COME LO
SIETE STATI...
Schiaffo.
(continuando) VOI...
Schiaffo.
(continuando) OGGI...
Schiaffo.
(continuando) CHIARO?
Schiaffo.
Pausa.
(continuando) MAI
NESSUNO...
Schiaffo.
(continuando) FOTTUTI
BASTARDI...
Schiaffo.
(continuando)
STRONZI!
Schiaffo.
(continuando) FOTTUTI
STRONZI ROTTI IN CULO!
Schiaffo.
Pausa.
Belane ansima e riprende fiato. Poi torna dentro.
2.10.5) INTERNO, BAR DELL’ADE, SERA.
Belane ritorna
al proprio sgabello, e ordina un altro drink. La sventola tossisce che fino a quel momento non aveva emesso un
fiato.
Trachea: Signore,
mi sei piaciuto. Mi piacciono gli uomini veri.
Belane
ignora il commento e riprende in mano il proprio drink come se
nulla fosse. La sventola si alza e trasferisce il proprio drink e il proprio culo accanto all’investigatore.
Ha unghie sporche e vestiti lerci, la quantità di rossetto che ha spalmata
sulla bocca basterebbe per una intera settimana.
Trachea: Mi chiamo Trachea. Forse
potremmo conoscerci meglio...
Belane: Non porterebbe a
niente. Sarebbe solo una perdita di tempo.
Trachea: Che cosa ti fa pensare
una cosa simile, signore?
Belane: L’esperienza.
Trachea: Forse perché hai
incrociato il tuo percorso con quello di donne sbagliate. Ma io potrei essere
quella giusta.
Belane: E come no!?
Trachea: Offrimi da bere.
Belane: (al barista) Un drink per
la signora.
Trachea: (al barista) Un Gin-tonic, Bobby...
Trachea: (con tono strascicato) Non ricordo come
ti chiami...
Belane: Forse perché non te l’ho
ancora detto.
Trachea: Te lo chiedo adesso.
Belane: Franz, Franz Thunder.
Trachea: Che bel nome da romanzo
russo. O polacco.
Belane: Già.
Trachea spinge
il fianco contro il fianco di Belane, e gli appoggia il seno sul braccio.
Trachea: Sei carino. Io ti
piaccio?
Belane: Non proprio.
Trachea: Invece dovresti: ci so
fare.
Belane: In che cosa?
Trachea: Lo sai...
Belane: Sei una illusionista?
Forse un mago? O una prestigiatrice?
Trachea: Qualcosa del genere: so
trasformare le cose corte in cose lunghe...
Belane: Come i palloncini?
Trachea: Ah ah, sei divertente.
Belane: Me l’hanno detto.
Il
barista porta il bicchiere. Trachea lo trangugia in un sorso.
Trachea: Maledizione! Il mio
accendino!
E apre
la borsetta alla ricerca dell’accendino, tirando fuori, nell’ordine: tre
rossetti di diverse tonalità, svariate cicche di sigarette consumate, un cazzo
di gomma rosa, un fischietto, tre preservativi di cui uno usato, e un affare
rosso.
Trachea: Eccolo! Trovato.
Prende l’accendino
ed accende una sigaretta.
Belane: Che cosa è quel coso
che hai lì?
Trachea: Lì dove?
Belane: (indicando) Lì, sul banco, quel coso rosso.
Trachea: Oh, quello è il mio
passero.
Belane: È vivo? Era vivo?
Trachea: Ma no, sciocco: è
imbalsamato. L’ho comprato oggi, in un negozio di animali, per la mia micia. Adora
gli uccelli di erba gatta. Ne va matta!
Belane: Oh, cazzo. Questo coso
mi sta facendo diventare matto!
Trachea: Come, scusa?
Belane: Niente... Lasciamo
perdere.
Trachea: Per un attimo ti sei
scaldato tutto. Forse che ti piacciono gli uccelli?
Belane: Soltanto il Passero
Rosso.
Trachea: Se vuoi, a casa ho una
bella passera: puoi giocarci quanto vuoi...
Belane: No, va bene così.
Trachea: Come vuoi, Franz. Per
essere un tuono, sei un po’ rintronato: non sai che ti perdi.
Belane: Devo andarmene. Scusa.
Belane si
alza, raggiunge la fine del banco, paga il conto, ed esce.
Cammina
verso la macchina, apre lo sportello, sale, fa manovra, ingrana la prima ed esce
dal parcheggio.
2.10.6) DIDASCALIA 2.
L’uomo nasce per morire. Che significato ha? Perdere tempo e
aspettare. Aspettare il primo treno. Aspettare un paio di tettone in una notte
d’agosto in una stanza d’albergo a Vegas. Aspettare il canto del topo.
Aspettare che al serpente spuntino le ali. Perdere tempo. Che senso ha?
2.10.7) DIDASCALIA 3.
Tratto dal romanzo postumo “Pulp”
di Charles Bukowski.
Anno 2023
© “Corpo 11” Edizioni
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