"FANTASY IMAGINARIUM"

 

FANTASY IMAGINARIUM.”

 

di Manuel Omar Triscari.

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


INDICE.

 

0. Non si può morire a Natale

1. Pochi giorni prima

2. Happy birthday Allison?

3. Ospiti inattesi

4. Laila

5. Imaginarium

6. Il potere delle Vision

7. Il conflitto

8. La pietra viola

9. La Scuola d’Arte Magica

10. Allievi, amici e alleati

11. Un gatto scaltro

12. La mossa di Laila

13. La figlia della Direttrice

14. Vecchie conoscenze

15. Sogni prosciugati

16. L’aurora

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0) NON SI PUÒ MORIRE A NATALE.

 

            L’amore riscaldava perfino l’inverno più rigido. Il cartone animato sul divano con papà, le coccole della mamma prima di andare a letto, le favole che prendevano vita nel dormiveglia, le rassicurazioni di entrambi i genitori quando un incubo turbava il riposo.

            «Vieni nel letto con noi, piccola stella. Era solo un brutto sogno.»

            Il sollievo che avvertiva quando accendeva la luce della cameretta era qualcosa di indescrivibile. Durante la notte l’immaginazione viaggiava incontrollata e spesso il pensiero sbatteva contro il muro della paura. Un’emozione che toglieva il fiato la svegliava di soprassalto. Non era una creatura malvagia, non era un episodio inquietante, non era un evento tragico. Eppure era terribilmente vero.

            Il mattino si presentava come una sorta di liberazione. Il Sole penetrava dalle persiane e scacciava via tutti i mali dalla mente. Allison poteva svegliarsi con serenità, andare in bagno, sistemarsi i capelli, fare colazione indossando ancora il caldo pigiama e scambiare un po’ di chiacchiere con la mamma.

            Il turno di papà era iniziato alle ore 6:00. Se ne andava sempre nel cuore della notte perché voleva essere il primo ad arrivare in corsia. Non c’era bisogno di partire così in anticipo, visto che la clinica dove lavorava era abbastanza vicina.

            Il pomeriggio era la mamma a sparire, per affiancare papà fino alla sera, con una professionalità e una dedizione fuori dal comune. Entrambi erano una macchina da soccorso infallibile. I pazienti avevano bisogno di cure, perciò mamma e papà facevano un servizio davvero prezioso. Aiutare gli altri è una pratica nobile: ad Allison era stato spiegato un sacco di volte che doveva essere orgogliosa dei genitori.

            Al rientro da scuola la ragazzina doveva stare insieme a una tata, passando ore interminabili di falso divertimento. Magari si affezionava e la considerava più o meno una sorella. Poi la tizia cambiava lavoro, si trasferiva in una città lontana o chissà cosa decideva di fare nella propria vita. Allison si ritrovava con un’altra tata, a ripartire da zero, creare un nuovo rapporto e cambiare abitudini.

            Era cresciuta così, con gli affetti più cari che se ne andavano con mille buoni motivi incontestabili. Allison non poteva mettere in discussione niente. Si trattava di una condizione dettata dall’amore per il prossimo. D’altra parte la professione medica imponeva grandi sacrifici a tutta la famiglia.

            Allison però era poco più di una bambina e stava diventando grande praticamente da sola. A sedici anni iniziò a stufarsi. Non voleva salvare il mondo. Sentiva che mancava quella presenza insostituibile ed era triste.

            Per Natale arrivava un monte di regali. Poi sul più bello squillava il telefono e papà lasciava il pranzo a metà per correre in clinica. Mamma si sbrigava a concludere dignitosamente il pasto accelerando l’arrivo del dolce di rito. Dopodiché raggiungeva papà. La fuga si ripeteva ogni Natale.

            Qualcuno era in fin di vita. Stava spirando. La compassione dei parenti non sarebbe bastata. Ci voleva un team di esperti in grado di provare un’ultima manovra di rianimazione. Morire a Natale sarebbe stato terribile.

            «Ciao mamma. Saluta papà.»

            «Ciao Allison. Torniamo presto. È un’emergenza. Cerca di capire. Ti vogliamo bene.»

            Allison capiva benissimo. Mamma e papà erano gli eroi del Natale. New York era in buonissime mani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) POCHI GIORNI PRIMA.

 

            «Sei emozionata? La slitta di Babbo Natale è già partita.»

            Allison era una figlia comprensiva e affettuosa ma odiava l’ipocrisia. Sapeva già cosa la stava aspettando. Conosceva la frase successiva, che infatti arrivò puntualissima senza destare alcuna emozione, come un ritornello smielato che non ha senso canticchiare all’infinito.

            «Gli elfi domani ti porteranno un anticipo di regali per il tuo compleanno. Lavorano sodo per farti stare bene.»

            «Certo papà. E anche tu a Natale dovrai lavorare per il bene degli altri.»

            La ragazza terminò da sola il discorso anticipando le intenzioni del padre, che avrebbe indubbiamente annunciato la probabile partenza, ormai tradizionale, a metà pranzo.

            «Allison, non essere così dura nei giudizi. Domani sarò tutto il giorno con te. È la tua festa e non voglio mancare.»

            «Ti ringrazio papà. Ma domani pomeriggio ho in programma un party con i miei amici. Magari la sera ceniamo insieme e mangiamo una fetta di torta.»

            «Ok Allison. Sei cresciuta ed è giusto così. Dimmi solo una cosa: ti dispiace per il pranzo di Natale?»

            «Non ti preoccupare. Sono cresciuta anche per sapere che i regali non arrivano con la slitta.»

            «Davvero?» chiese il padre con tono ironico. 

            «Stavo scherzando quando ti ho interrotto. Mi faceva tenerezza la tua ripetitività.»

            «È vero. Ripeto sempre le stesse cose. Hai un papà noioso.»

            «Non ho detto questo. Però ti rivolgi a me come se fossi ancora una bambina. Ormai ho 15 anni a 364 giorni.» chiuse il discorso sorridendo.

            «Grazie. Non avevo dubbi sulla tua sensibilità. Sei il mio tesoro. La cosa più preziosa che ho.»

            Allison avrebbe fatto a meno di abitare in uno dei quartieri più esclusivi di New York. Avere le chiavi del Gramercy Park era un privilegio riservato a pochi. Solo i residenti avevano accesso a questo meraviglioso spazio verde. Una bambina che cresceva in un contesto così lussuoso poteva permettersi di guardare tutti dall’alto in basso, con l’aria snob delle persone che sono nate ricche. Però non era una predestinata. Non si sentiva per niente favorita dal destino.

            «Spero che tu e mamma possiate ottenere una promozione. Ve lo meritate davvero. Dovrebbero farvi guadagnare di più e lavorare di meno.»

            «Io sono già il capo. E mamma è la mia fidatissima vice. Senza di noi la clinica non funziona.»

            «Il capo lavora in ufficio e si gode le ferie in una località chic. Tu invece scappi per il pranzo di Natale, per coprire un turno che non ti è stato nemmeno assegnato.» obiettò Allison.

            «Il capo di una clinica prestigiosa salva le persone che sono in pericolo di vita. C’è sempre e guadagna più di tutti.»

            «Hai ragione papà. Fai il tuo lavoro senza pensare alle cavolate che sto dicendo. Sono molto orgogliosa di te.»

            «Sono il capo. Solo io so come funziona il mestiere del capo.»

            Sembrava autoritario ma in realtà amava il confronto. Non assumeva mai il tono del genitore che sfruttava la posizione di superiorità anagrafica. Si metteva sempre sullo stesso piano della figlia con una capacità di ascolto incredibile. Doveva capire ogni oscillazione di sentimento in pochissimo tempo. L’assenza prolungata lo aveva reso un padre estremamente reattivo.

            Allison era l’unica che poteva dare un ordine di servizio a papà. Però era anche e soprattutto una ragazzina dolce che ne rispettava il ruolo professionale.

            Infatti se ne stava lì, senza lamentarsi, ad aspettarlo la sera quando tornava a casa con la mamma. Il periodo delle tate era finito ma con la scusa delle pulizie avevano ingaggiato una domestica. Era una sorta di tata in incognita. Si chiamava Fatima e aveva 32 anni. Era bravissima e premurosa.    

            «Giù in taverna serve qualcosa per la festa con i tuoi amici?»

            Fatima si infilò nella discussione. Non era mancanza di rispetto ma produttività. Doveva assecondare le necessità di Allison. Il padre capì al volo le intenzioni collaborative e si defilò, lasciando Allison e la tata a parlare di come preparare la taverna per la grande occasione.

            «No, Fatima. Tra poco arriva la mia amica Megan. Mi aiuterà ad allestire gli spazi.»

            «E io cosa ci sto a fare qui? Andiamo giù e iniziamo. C’è una festa da organizzare nei minimi dettagli.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2) HAPPY BIRTHDAY ALLISON?

 

            «È il campanello?»

            «Sì Fatima. Vado io ad aprire. È arrivata Megan.»

            Allison salì le scale ma fuori dalla porta non c’era nessuno. Guardò in basso e vide una busta aperta, con un bigliettino di auguri colorato che spuntava. Lo prese in mano e osservò la copertina. Era un Sole disegnato su un cielo azzurro. All’interno del biglietto c’era una frase in corsivo.

 

            "Cara Allison Brown, il tuo vero compleanno è il 21 ottobre. Sei nata nel 1995. Domani, mercoledì 21 dicembre, festeggi la tua morte. È la tua ultima notte di divertimento. All’alba di giovedì è fissato il momento esatto del solstizio d’inverno. Il Sole non può aiutarti."

 

            Era uno scherzo. Era certamente uno scherzo. Però era troppo macabro per portare la firma di Megan. Chi era l’autore di quel gesto dal tono intimidatorio?

            Allison cadde in una confusione totale. Qualcuno voleva farle del male. Non sapeva più come comportarsi. Forse doveva chiamare Fatima e raccontare tutto. Nell’incertezza piegò la busta con il biglietto e la nascose nella tasca dei jeans.

            Prima di chiudere la porta lanciò un’occhiata verso l’alto. Il Sole era più debole del solito. Riusciva a guardarlo direttamente senza provare alcun fastidio visivo.

            Il Gramercy Park sembrava appassire lentamente, come una candela che si spegne, lasciando intorno solo freddo e buio. L’atmosfera si faceva pesante, le ombre dei tetti si allungavano sulla facciata dei palazzi antistanti. L’oscurità stava prendendo il sopravvento. Tutto si colorava di grigio.

            «Allison, cosa stai facendo lì da sola?»

            L’attesa in taverna si era prolungata troppo. Fatima era salita a controllare e aveva trovato la ragazzina impietrita, ferma, silenziosa.

            «Non era nessuno.»

            Allison provò a smorzare la legittima pretesa di spiegazioni. Fatima non si fermò davanti al rifiuto di chiarire il motivo di quella perplessità.

            «Nessuno? Il campanello ha suonato davvero.»

            «Era un venditore porta a porta.»

            «Ah sì? E cosa voleva venderti?» incalzò la tata con fermezza.

            «No, non ho visto nessuno... dicevo così... tanto per dire... sarà stato un venditore porta a porta.»

            Fatima pensava che Allison si stesse volutamente arrampicando sugli specchi. Voleva essere interrogata ancora per un po’.

            «Mi nasconderesti una cosa importante?»

            La timidezza provocata dal turbamento interiore di Allison fece spazio alla consapevolezza di dover confessare.

            «No Fatima. Andiamo giù e ti racconto tutto. Però devi promettermi di non dire niente a papà e mamma.»

            «Affare fatto.»

            La tata prese Allison sotto braccio con un gesto amorevole. Scesero insieme in taverna e Fatima si mise a lavoro, come se niente fosse successo, finendo di imbandire la tavola per il grande giorno.

            «Megan è in ritardo?» chiese Fatima rompendo il ghiaccio.

             «Non ci siamo date un appuntamento preciso. Però doveva essere già qui.»

            «Sei preoccupata?»

            «No. Anche Megan è impegnata con i preparativi del Natale in famiglia.»

            «Allison, volevo sapere se eri preoccupata per quel biglietto.»

            «E tu come fai a sapere del biglietto?»

            «Stavo salendo le scale e...»

            «Spiavi!» esclamò Allison, forzando un sorriso di collaborazione.

            «Sì, stavo spiando. Lo ammetto.» ricambiò il sorriso la tata.

            «Ok, almeno partiamo da una cosa che hai visto pure tu. Fuori dalla porta non c’era nessuno ma c’era questo biglietto a terra.»

            «Cosa c’era scritto?»

            «C’era scritto che il mio compleanno non è il 21 dicembre ma il 21 ottobre.»

            «Che fesseria!»

            «Poi c’era anche scritto che la mattina dopo morirò.»

            Fatima si fece seria. Aveva intuito che la situazione era gravissima. Smise di scherzare. Fino a quell’istante stava quasi minimizzando la vicenda, che però adesso prendeva una piega assai brutta.

            «C’entra qualcosa il solstizio d’inverno?»

            «Fatima, come fai a sapere tutti questi dettagli?»

            «Rispondi!» tagliò corto la governante.

            «Sì.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) OSPITI INATTESI.

 

            Il party esclusivo prevedeva un ricco buffet. Sulla tavola ci sarebbero stati solo i vassoi. Durante il banchetto di lusso gli invitati avrebbero potuto prendere gli stuzzichini e le bevande in completa autonomia.

            L’idea di fingersi cameriera venne proprio a Fatima per proteggere Allison da eventuali malintenzionati. La sedicenne accettò di buon grado l’aiuto.

            La sera precedente cambiarono tutto. Predisposero i segnaposti per gli invitati, i piatti, le forchette, i coltelli, i cucchiai e i bicchieri. Fatima avrebbe servito le delizie controllando con discrezione ma con una presenza costante.

            Megan era venuta in taverna quando la decisione era stata già presa e non aveva partecipato al breve dibattito sull’argomento del servizio. Allison e Fatima mantennero il segreto e lavorarono insieme a Megan ostentando la massima tranquillità. L’amica non aveva nulla di cui sospettare. Il giorno seguente si presentò per prima a sistemare gli ultimi dettagli.

            Stavano arrivando i primi ospiti e Fatima si piazzò all’ingresso a versare il drink analcolico di benvenuto. Era un cocktail a base di cola, succo di lime e uno sciroppo dolcissimo.        Lanciava occhiate veloci e ripetute all’ambiente addobbato a festa, dove Allison intratteneva gli amici ringraziandoli per i numerosi regali.

            Lentamente i ragazzi si mettevano a sedere e Megan iniziò a pensare che Allison non fosse a proprio agio. Essendo vicinissime, l’amica si spostò leggermente e le sussurrò una domanda nell’orecchio.

            «Tutto bene?»

            «Certo.»

            Megan ascoltò quella risposta mostrando un sorriso di comprensione, anche se non era affatto convinta che andasse tutto bene nel cuore o nel pensiero di Allison.

            Tutti erano seduti e mancavano solo gli antipasti per poter dare avvio al party. Fatima si districava tra i piatti come la cameriera di un ristorante prestigioso. Le portate di pesce erano impiattate in maniera eccellente, come un’opera d’arte culinaria di altissimo livello qualitativo.

            Nel frattempo aveva scrutato una coppia che non la convinceva. Un ragazzo e una ragazza che ancora dovevano essere serviti non sembravano in confidenza con nessuno. Non c’era un dettaglio in particolare che li rendesse sospettabili. Fatima però aveva il dovere di prevenire.

            «Ho pensato di farvi sedere qui perché non avevate il segnaposto. Va bene la sistemazione?»

            La governante era l’unica adulta in taverna e sapeva come mettere in difficoltà i due ragazzini. Era un quesito scomodo perché Fatima sapeva di aver messo i segnaposti per ogni singolo invitato, con una breve frase personalizzata e il nome di ciascuno. Era un escamotage simpatico per intercettare infiltrati che avrebbero potuto fare male ad Allison.

            «Va benissimo questo posto.» disse a voce bassa il ragazzo misterioso.

            «Forse mi sono dimenticata il biglietto per voi. Potete cortesemente ricordarmi i vostri nomi?»

            Fatima sapeva di aver colto nel segno. Era curiosa di sapere come avrebbero reagito.

            «Laila. Mi chiamo Laila.»

            Rispose la ragazza, quasi a proteggere il partner che rimase ammutolito e impacciato, non riuscendo a placare l’arrossamento del volto, che era un segnale inequivocabile di imbarazzo.

            Fatima non disse nient’altro e ammiccò verso Allison la direzione della cucina. Allison capì al volo, si alzò dal tavolo e cercò di defilarsi senza destare reazioni. Le attenzioni degli amici e delle amiche ormai erano andate alle tartine al salmone, ai crostini di moscardino, al polpo prezzemolato e a tutte le altre prelibatezze che mezza tavola aveva già ricevuto.

            «Conosci una certa Laila?» chiese rapidamente Fatima.

            «No. Chi è quella?» confermò i dubbi la ragazzina.

            «Resta qui in cucina. Invento qualcosa io per giustificare la tua assenza.»

            «Non possiamo fare così. Megan non capirebbe.»

            Allison era dolcissima perché si preoccupava sempre per gli altri. Aveva messo il sentimento dell’amica al primo posto ma il rischio era troppo grande e non valeva la pena mettersi in pericolo. Fatima provò a convincerla.

            «Devi proteggere la tua vita. Penserò io a rassicurare Megan.»

            «Laila non ha una faccia cattiva.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) LAILA.

 

            Allison era troppo curiosa. Voleva mettersi seduta e continuare la festa. Laila aveva un viso angelico e non sembrava nutrire cattive intenzioni. C’erano una cinquantina di ospiti e sicuramente qualcuno aveva pensato di allargare l’invito agli amici degli amici. Era una situazione abbastanza strana ma il terrore immotivato non doveva rovinare la festa.

            La tata mostrava un eccesso di precauzione. D’altra parte il padre di Allison non avrebbe mai perdonato una distrazione. Quando aveva assunto la domestica era stato chiarissimo: l’incarico era la sorveglianza della ragazzina. Non doveva essere la baby sitter di una bimba piccola ma non poteva nemmeno lasciarla da sola perché aveva appena sedici anni e stava fin troppo tempo senza i genitori. Doveva poter contare su una figura quasi materna, in grado di sostituire egregiamente i familiari durante il lavoro. Fatima pensava che non fosse il contesto giusto per rischiare.

            Il pensiero di quel biglietto intimidatorio fuori dalla porta restava sullo sfondo della mente di Allison e di Fatima, come un monito che chiamava alla prudenza. La giovane però provava una specie di fascino per il rischio. L’adrenalina che saliva era uno stimolo in più per assumere una decisione irrevocabile. Doveva comunicarla subito a Fatima.

            «Torno là.»

            «Ok. Controllo ogni tuo minimo spostamento.»

            Fatima non fiatò. Sapeva benissimo che non ci sarebbe stato margine di ripensamento. Conosceva Allison e per proteggerla avrebbe potuto solo tenere gli occhi aperti.

            «Secondo te oggi è il mio compleanno?»

            «Allison, non dubitare mai dei tuoi genitori. Chi ha scritto quel biglietto è una persona molto crudele.»

            «Torniamo in scena. Tu continua a servire gli antipasti e io vado a conoscere questa misteriosa Laila.»

            Uscirono dalla cucina insieme. Fatima aveva tre piatti in una mano e due nell’altra. Allison fingeva di aiutarla. Con un gesto di gentilezza, da brava padrona di casa, aprì la porta tenendo anch’essa un piatto in mano. Si diresse senza esitazione verso i due ospiti inattesi e servì il ragazzo.

            «Ciao, ci conosciamo?»

            «Temo di no.»

            «Sei amico di Laila?»

            Allison volle stupire la coppia con una domanda a bruciapelo. Decise di far finta di sapere chi era Laila. Era una tattica azzardata. Pensava, però, che non ci fosse una gran sintonia e voleva rompere il fronte.

            «Sono James, il fidanzato di Laila.» rispose con fermezza.

            «Ah, ecco perché non ti avevo considerato nel calcolo degli invitati. Non ti conoscevo. Ma adesso finalmente ci conosciamo. Ha fatto bene Laila a portarti alla mia festa.»

            James rimase letteralmente di stucco. Il dubbio lo pervase e si sentiva preso in giro da Laila. Non aveva capito che era un bluff. Stranamente Laila non intervenne e il mutismo venne interpretato da Allison come un segno di approvazione. Si sentì rincuorata, forte, determinata. Andò avanti con il giochino.

            «Laila, il tuo piatto arriva subito. Ho servito prima questo timido straniero. Fatima è molto indaffarata.»

            Il disagio di Laila si fece più gravoso. Accettare la familiarità con cui si esprimeva Allison si traduceva in una complicità colpevole. James avrebbe chiesto conto di quell’affiatamento.

            A risolvere l’impasse arrivò speditamente Fatima portando l’antipasto a Laila. La ragazza ringraziò, approfittando dell’alibi fornito per parlare di altro.

            «Ma è un antipasto meraviglioso!»

            «È tutta opera di Allison. Io ho solo messo in pratica le sue idee.»

            «Non è vero. Fatima ha preparato tutto alla perfezione.» intervenne Allison in questa stravagante discussione a tre.

            James si astenne da qualsiasi espressione. Stava lì taciturno a guardare nel proprio piatto. La testa china e il sorriso beffardo erano la dimostrazione lampante della sua malvagità. Allison lo scrutava con la coda dell’occhio e a Fatima non sfuggiva nemmeno un battito di ciglia di quel tipaccio fintamente felice.

            L’ultimo sguardo della festeggiata cadde su Laila. C’era un’intesa che aveva un sapore proibito. Ben presto le sedicenni capirono che sarebbero state punite. Nella sala un lampo bianco generò un bagliore accecante. Allison e Laila non erano più alla festa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5) IMAGINARIUM.

 

            Erano passati giorni, forse settimane o addirittura mesi. Allison si svegliò di soprassalto. Aveva dormito per un tempo indefinibile.

            Si guardò intorno. Non c’erano case e non c’erano strade. La natura era rigogliosa ma non si trattava di boschi, arbusti o fiori. Un prato verdissimo con un’erba di pochi centimetri faceva da morbido tappeto ai passi incerti della ragazza.

            La cartolina idilliaca disegnava un panorama mozzafiato, con una prospettiva di saliscendi del terreno che procedevano a perdita d’occhio. Nessuna traccia di rilievi montuosi. Il cielo turchese, uniforme e privo di nuvolosità, non lasciava intendere a quale momento della mattina o del pomeriggio si potesse fissare un orario almeno approssimativo.

            Il Sole mancava, come il protagonista che non si presenta sul set. Una luna diversa dal solito poggiava sull’orizzonte. Era grandissima, macchiata di sfumature cromatiche che tendevano al grigio scuro.

            Allison si voltò completamente. Anche dall’altra parte c’era il medesimo scenario. E c’era un’altra luna, piena, identica a quella che aveva di fronte nel campo visivo diametralmente opposto. 

            Ripensò al lampo bianco che aveva cancellato tutto in un millisecondo. Dalla festa era stata proiettata in questo mondo apparentemente disabitato. Forse era svenuta oppure era stata rapita.

            Si materializzò un nuovo bagliore, che dall’alto scendeva perpendicolarmente a pochi metri di distanza dalla sua posizione. Smise di camminare e restò in attesa degli eventi. Ammirava a bocca aperta quel miracolo che non generava il minimo timore. Allison si sentiva perfino protetta dalla luce.

            Nel fascio luminoso intravide una figura celestiale. Il bagliore si dissolveva, diventando una polvere leggerissima che veniva poi spazzata dal vento. Restava solo il profilo brillante, recuperando una tridimensionalità umana e restituendo agli occhi di Allison l’immagine di Laila.

            Erano belle. Erano sole. Erano estasiate. Avrebbero voluto abbracciarsi, per la gioia immensa di condividere un viaggio che le aveva condotte in un pianeta incontaminato, in un quadro fiabesco, come due principesse alla guida di un regno fatato.

            «Siamo nate adesso» sussurrò Laila.

            «Cosa significa?» chiese Allison.

            «I tuoi genitori sapevano tutto. Ti hanno sempre voluto bene. Hanno sempre voluto la tua felicità.»

            «Hai lasciato tu il biglietto fuori dalla porta?»

            «Sì.»

            Una lacrima rigò il viso di Allison. Non capiva il motivo di tanta cattiveria. Quel biglietto era stato devastante a livello morale. Laila aveva instillato una goccia di veleno nel rapporto tra Allison e i genitori alludendo a un compleanno fasullo. La ragazzina aveva pensato a qualsiasi ipotesi: era stata adottata, non si trattava dei veri genitori, c’era qualcuno che voleva ucciderla.

            «Perché?» domandò singhiozzando.

            «Stavi morendo davvero. Non eri più tu. La sedicenne nata il 21 ottobre da una coppia di stimati medici di Gramercy era diventata irriconoscibile. Mamma e papà avevano smesso di festeggiare nel mese di ottobre il tuo compleanno quando avevi appena 6 anni. Non puoi ricordarlo. Ti hanno affidata al Sole. Hanno stretto un patto di luce con la stella madre dell’intero sistema solare. Volevano farti rinascere con la luce.»

            «Che giorno è?»

            «Siamo all’alba di giovedì 22 dicembre 2011. È il solstizio d’inverno. Adesso il Sole potrà aiutarti a ritrovare te stessa.»

            «Che stupida! Ho sempre tenuto nascosto questo amore proprio ai miei genitori.»

            «Adesso sei una Vision

            «Cosa vuol dire?»

            «Anch’io sono una Vision. Anch’io sono protetta dal Sole.»

            «Cara Laila, ho paura. Non ci capisco più niente.»

            «È normalissimo. Ti spiego tutto. Abbiamo fatto il passaggio dal portale di luce che si è scatenato alla tua festa quando mi guardavi. Il patto con il Sole è la garanzia della nostra libertà. La luce dell’amore è più forte di qualsiasi oscuro tabù.»

            «Non sono pronta.»

            «Oggi il Sole rinasce. Domani il giorno durerà di più. Dopodomani ancora di più.»

            Allison non era convinta. Sarebbe arrivato di nuovo il solstizio d’estate e il Sole avrebbe smarrito la sua potenza.

            «Non è una condizione stabile. Tornerà l’oscurità.»

            «Non c’è niente di stabile nell’universo. La stabilità non fa parte della normalità. Tutto si muove, cambia, evolve, si trasforma.»

            Le parole di Laila erano dolcissime. Allison concordava su ogni argomentazione, anche se improvvisamente si era ritrovata a discutere di portali, dimensioni parallele, mondi disabitati. Tuttavia l’origine dei ragionamenti era un presupposto giusto e razionale. Perciò andava bene così.

            «Come si chiama questo pianeta?»

            «Si chiama Imaginarium

            Il nome non piaceva affatto ad Allison perché richiamava un concetto illusorio. Invece aveva davanti il mondo reale che aveva sempre sognato.

            I risvegli da piccola non erano incubi ma una presa di coscienza prematura. Toglieva il fiato, toglieva il sonno, toglieva le certezze.

            Imaginarium era il paradiso delle Vision. Allison e Laila avevano in mano un mondo intero. Le due lune malinconiche lasciarono spazio al Sole per un’alba di luce avvolgente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6) IL POTERE DELLE VISION.

 

            Su Imaginarium non c’era forma di vita. Allison e Laila erano le uniche abitanti di quello strano pianeta, dove due lune avevano fatto spazio a un Sole dominante e protettivo. Si sentivano al sicuro e non avevano alcuna preoccupazione. Avrebbero comunque dovuto procurarsi da mangiare ma per il momento non si lasciavano sfiorare da alcun pensiero negativo.

            Allison era in uno stato di pace interiore che non aveva mai sperimentato. L’equilibrio psicofisico era totale. Non era affaticata, non aveva fame, non aveva sete, non aveva bisogno di niente. Fu Laila a mettere in guardia la ragazza.

            «Siamo protette dal Sole ma dobbiamo arrangiarci in qualche modo.»

            «In che senso?»

            «Vedi per caso un supermercato su Imaginarium?» scherzò Laila riportando un po’ di consapevolezza nella discussione. Il cibo non era un dettaglio trascurabile.

            In effetti Allison non aveva la più pallida idea di come cavarsela su Imaginarium. Non poteva mica mettersi a cacciare. Non lo aveva mai fatto. Peraltro non si vedevano boschi né animali da sacrificare per la causa alimentare della sopravvivenza.

            «Cosa facciamo?» domandò Allison.

            «Dobbiamo usare il potere.»

            Quella risposta era l’unica speranza ma Allison non sapeva usare il potere.

            «Io non ho poteri magici.» disse Allison.

            «Siamo Vision.» replicò Laila.

            Allison si sentiva orgogliosamente parte della categoria delle Vision. L’unico problema era l’esercizio pratico di questo potere. La ragazza dubitava della propria capacità.

            «Scusami Laila ma io non credo di avere alcun potere. Tu riesci a fare le magie?»

            «Hai già fatto una magia. Hai usato il potere delle Vision per arrivare qui su Imaginarium

            «Sì ma non l’ho fatto volutamente e non saprei rifarlo.»

            «Ricordi quel fascio di luce?»

            «Certo. Era accecante, fortissimo, improvviso.»

            «Prova a lanciare di nuovo quel lampo bianco!»

            Lanciare un lampo bianco? Di cosa stava parlando Laila? Allison provava a dare un senso a quelle affermazioni, convintissima di appartenere a una dimensione dove ogni stranezza aveva razionalità. Forse l’arma con cui sparare il lampo era proprio l’immaginazione. Esitò un’ultima volta rivolgendosi a Laila per delegare l’incombenza.

            «Puoi farlo tu?»

            «No. Sei tu la Leader. Tocca a te.»

            Chiuse gli occhi. Si sforzò di pensare al compleanno. Era riuscita a togliersi dall’impiccio usando la magia. Cosa la stava turbando il giorno della festa? Perché era scappata?

            Ricordò la faccia scura di James. Aveva un atteggiamento di sfida. Era uno scontroso e un bugiardo. Ed era con Laila.

            D’un tratto sentì sghignazzare. Era il sorriso beffardo di James. Rivide la scena proiettata nella sua mente. Voleva scacciare quella risatina malefica dalle orecchie ma risuonava in lontananza, come l’eco che giunge da un’altra dimensione.

            «Scappa!» aveva urlato Fatima.

            Questo dettaglio era completamente inedito nei ricordi di Allison. Era stata Fatima a bloccare James per favorire la fuga magica delle sedicenni. Forse era una Vision pure Fatima. O forse aveva semplicemente intuito che le ragazzine avevano un potere soprannaturale. Adesso rammentava lo sguardo preoccupato di Fatima. James avrebbe potuto fare realmente del male alla tata.

            «Ho usato il potere. Fatima è in grave pericolo.»

            «Ma cosa dici?»

            «James.»

            «Non capisco.»

            «James l’ha presa in ostaggio.»

            «Per fare cosa?»

            «Vuole te.»

            «E cosa c’entra Fatima»

            «È un ricatto.»

            La situazione era caldissima. Laila avrebbe preferito vedere Allison che usava il potere delle Vision per far apparire qualcosa da mangiare.

            Stavano bene insieme. Però James non voleva. Bisognava aiutare Fatima. Laila conosceva James e sapeva che non si sarebbe fermato di fronte a niente. Voleva strapparla dalle mani di Allison. Non potevano restare su Imaginarium. Dovevano tornare alla festa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7) IL CONFLITTO.

 

            Erano andate indietro nel tempo? Non riuscivano a capire la cronologia degli eventi. Sembrava che i minuti sulla Terra si fossero fermati. Il viaggio di ritorno da Imaginarium fu rapidissimo. Allison chiuse di nuovo gli occhi e si ritrovò alla festa. Laila era seduta vicino a James.

            La situazione concitata della magia e della fuga improvvisa non era stata notata dagli altri invitati. Tutto procedeva bene, come se niente fosse accaduto. Fatima stava terminando di portare gli antipasti. Lanciò un’altra occhiata diffidente verso James, voltandosi e controllando che Allison fosse tranquilla.

            Fatima non era una Vision ma aveva un altro potere paranormale. Si trattava di una specie di chiaroveggenza, grazie alla quale riusciva a interpretare con largo anticipo gli eventi. Probabilmente aveva fatto uno scatto temporale in avanti, notando che qualcosa sarebbe andato storto e avvisando Allison. Conosceva le doti magiche delle ragazze, pur non sapendo in cosa consistessero precisamente. Aveva fiducia nelle Vision e sapeva che le avrebbe salvate.

            Quando Allison e Laila ritornarono da Imaginarium, però, le cattive intenzioni di James non si erano ancora palesate. Fatima era in allerta ma non aveva ancora notato niente di grave nei comportamenti del ragazzo.

            «Dammi un bacio. Ora.»

            Quell’ordine suonava davvero come una scortesia. Laila non era innamorata di James ma chiedere di rompere il fidanzamento era impossibile.

            A malincuore Laila baciò James. Non era un bacio romantico e non era nemmeno un gesto istintivo d’amore. Fu un’azione meccanica che insospettì all’istante Allison.

            «Vai dalla tua amica e dille che non ha alcuna speranza. Sei mia per sempre.»

            James era molto determinato. Voleva far sapere ad Allison che Laila era inarrivabile. E voleva che fosse proprio Laila a spiegare come stavano le cose. Laila si alzò e si diresse verso Allison, con gli occhi lucidi e con un singhiozzo in gola che diventava difficile trattenere.

            «È veramente rischioso quello che stai facendo. Io e James abbiamo un legame molto forte.»

            «È il tuo fidanzato?»

            «Molto di più.»

            «Tu sei felice?»

            «Non importa.»

            «Voglio saperlo.»

            «No.»

            «Ho deciso di liberarti.»

            «Ma io non voglio farmi liberare.»

            «Cosa stai dicendo?»

            «Non possiamo farci nulla.»

            «Lo sfiderò.»

            La discussione fu un ping pong di parole. Laila era costretta ad ammettere la debolezza assoluta di fronte a quel vincolo indissolubile. Allison non accettava di arrendersi. Voleva davvero sfidare James e stava studiando la contromossa. Non si faceva certamente intimorire dalla malvagità.

            «Non metterti nei guai.» disse la tata preoccupata.

            Fatima si era avvicinata ad Allison. Era riuscita ad ascoltare il dialogo ma sapeva anche gli sviluppi di quella storia assurda. Aveva fatto ricorso alla chiaroveggenza per leggere il futuro di Allison e Laila. Non c’era niente di buono nell’aria.

            «Fatima, so badare a me stessa.» rispose Allison.

            «Andrà male. Non cadere nella provocazione.»

            «Come fai a saperlo?»

            «Non sono una Vision ma ho un potere altrettanto importante. Riesco a vedere oltre il portale.»

            «Cosa hai visto?»

            «Ti batterà e porterà via Laila per sempre.»

            Gli altri invitati stavano per finire gli antipasti. Era una condizione estremamente bizzarra: Allison e Laila volevano scatenare la magia delle Vision, James avrebbe dato battaglia per affermare la supremazia e Fatima stava guardando il futuro. Tutti gli ospiti, invece, si godevano serenamente il party in taverna.

            Su Gramercy stava calando la sera. Era un tramonto come gli altri.

            «Portalo su Imaginarium. Lì avrete la protezione del Sole.»

            «Hai ragione Fatima. Combatteremo là.» rispose Allison preparandosi alla sfida.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8) LA PIETRA VIOLA.

 

            Con una mossa fulminea Allison era riuscita a non farsi notare tra gli ospiti. Invocò il potere delle Vision con una velocità incredibile e nessuno in sala si accorse di niente.

            Aveva lanciato il lampo bianco, proprio come aveva suggerito Laila. Stava iniziando a capire cosa significava essere la Leader. Doveva dimostrare di avere la situazione in pugno.

            Il fascio di luce abbagliante avvolgeva Allison, Laila e Fatima. Vennero proiettate lontano dalla taverna. Nel frattempo Allison aveva scagliato un altro lampo bianco, stavolta centrando James e risucchiandolo all’interno del vortice luminoso.

            «È il vostro pianeta?» chiese Fatima sbarcando su Imaginarium insieme alle ragazze.

            «Sì. Qui siamo protette dal Sole.» rispose Allison.

            «Io vedo due lune» disse la tata osservando quell’anomalo fenomeno naturale.

            «Il Sole arriverà.» confermò Allison rassicurando Fatima.

            Erano tornate su Imaginarium poco prima del solstizio d’inverno. Il flashback fu utile per recuperare una posizione privilegiata nella scala temporale degli eventi.

            L’altro fascio di luce si stava disintegrando e restituì l’immagine di James, nell’attimo esatto in cui il Sole fece capolino, cancellando le due lune dal cielo e prendendosi la scena magistralmente.

            «La forza della luce è con noi. Ti devi arrendere!» urlò Allison contro James.

            «Un pianeta senza vita sarebbe il vostro rifugio d’amore?»

            James voleva sbeffeggiare le due ragazze facendo capire chi comandava realmente. Il patto che aveva stretto con Laila non poteva essere infranto. Non aveva paura di Imaginarium e si sentiva pronto per il conflitto.

            Mostrò il Bracciale della purificazione ad Allison e chiamò la luce dentro il talismano. Una linea abbagliante scese dal cielo e si inserì nel gioiello che indossava James. Un raggio viola uscì dal polso del ragazzo, da dove venne letteralmente sparato sul Sole. Il lampo rimbalzò e scese di nuovo in direzione di Laila. Colpì la collana in argento. Il Ciondolo di ametista si accese come una lampada magica. L’unione tra James e Laila era stata ristabilita.

            Il Sole si muoveva velocemente, come se stesse per precipitare verso il suolo di Imaginarium. Era stato colpito dal raggio viola e mostrava i segni della ferita. Alcune macchie scure lo rendevano meno luminoso. Allison provò la stessa sensazione che aveva sperimentato quando uscì dalla porta della taverna e trovò il bigliettino intimidatorio. Rammentava di aver guardato il Sole del pianeta Terra che aveva gli stessi, identici acciacchi. Era stato ferito.

            Fatima si mise in contatto con Allison. Si allinearono su un canale di comunicazione non verbale. La chiaroveggenza della tata era qualcosa di più. La brava domestica poteva dialogare senza aprir bocca, facendosi capire dalla ragazza, che accennava un sì scuotendo la testa su e giù, lentamente, per non farsi notare da James.

            L’obiettivo di Fatima era quello di spiegare cos’era il legame tra James e Laila. Si chiamava Alchimia della pietra viola: nessuno poteva rompere quell’incantesimo chimico, fisico e mentale.

            Il Bracciale della purificazione di James e il Ciondolo di ametista che indossava Laila erano i simboli dell’unione. Non era amore ma sopraffazione.

            Allison aveva capito tutto. Non c’era niente in cui sperare per ribaltare il destino. Il rapporto sentimentale tra James e Laila non esisteva ma il legame era troppo stretto, troppo resistente, troppo forte. A Laila non restava che acconsentire alle volontà di James, sperando che Allison non si mettesse nei guai per fare un tentativo disperato. Infatti era proprio questa l’idea che balenava nel cervello della ragazzina. Ormai aveva lanciato la sfida.

            Si mise a terra, in ginocchio, con la testa tra le mani per la disperazione. Fece finta di piangere e dichiarare la resa. Unì le mani e allungò le braccia sopra la nuca, tirando un pugno violentissimo sul prato verde di Imaginarium. Un altro lampo bianco si generò di fronte a tutti i presenti. Il sole ricevette l’energia necessaria per reagire. Tornò nella posizione di partenza, con una luce che era finalmente accecante e che riprese a dominare il mondo magico.

            «Ora spezzo l’alchimia. Ti libero dalla schiavitù di questo essere malvagio.»

            Laila guardò il Ciondolo di ametista. Era spento. Mancava solo la disattivazione del Bracciale della purificazione. Allison sorrise e prese coraggio. Sapeva di poter vincere. La Leader delle Vision era un’anima combattiva.

            Fatima dette un’occhiata al futuro sfruttando il potere della chiaroveggenza.

            «Forza Allison. Ce la faremo!»

            James aveva i minuti contati. Laila non riusciva ancora a togliere la collana. Provava a strapparla ma il materiale era indistruttibile. Voleva buttare via il ciondolo. Per sempre.

            Cancellare il legame dell’alchimia non sarebbe stato facile. Allison però era la Leader e poteva farcela.

            Il Sole guardava tutti dall’alto di una prospettiva tranquilla. Imaginarium era un teatro di battaglia favorevole per le Vision. L’indissolubile Alchimia della pietra viola stava per frantumarsi. Laila era quasi libera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9) LA SCUOLA D’ARTE MAGICA.

 

            Un lungo sonno avvolse le ragazze. Giacevano sul prato di Imaginarium, stanchissime ma soddisfatte della vittoria. Fatima guardò il futuro e vide che presto sarebbe tornata l’armonia. James era stato sconfitto ma la tata temeva il ritorno di quella squadra di personaggi cattivi: un gruppo ben organizzato voleva strappare la serenità delle Vision.

            Non poteva continuare a svolgere il ruolo della baby sitter perché le ragazze erano grandi e dovevano affrontare da sole le difficoltà della vita. Decise di sparire e si smaterializzò, mantenendo però un occhio attento su Allison e Laila, controllandole a distanza da chissà quale dimensione. In caso di necessità sarebbe intervenuta prontamente per difenderle ma era meglio fare in modo che se la sbrigassero in autonomia.

            Dormirono per una lunga notte, all’aria aperta, sdraiate a terra e sfinite. Non era freddo e non avevano bisogno di coperte. Il clima era gradevole perché il Sole non tramontava mai del tutto. Le due lune erano un ricordo lontano e probabilmente erano andate a riposare, in attesa di una vera notte da illuminare.

            Il risveglio fu lento, senza uccellini che cantavano né rumori di fondo che disturbavano il relax. Allison aprì gli occhi e li richiuse subito dopo per concedersi un altro pisolino. Laila riuscì tirarsi su, mettendosi a sedere e incrociando le gambe. Al suo fianco Allison si godeva un ultimo istante di sonno, giusto il tempo di fare mente locale sui sogni, che non ricordava ma che erano sicuramente stati piacevoli. Si sedette come Laila e cercò di capire qualcosa, evitando di domandare direttamente all’amica.

            Laila la vide incerta e provò a rassicurarla, sorridendo e allargando le braccia, come per abbracciare simbolicamente quel mondo così bello.

            «Il Sole qui ci protegge. Su Imaginarium vinciamo sempre.»

            Allison concordava. Ora però voleva sapere tutto di James.

            «Il legame si chiamava Alchimia della pietra viola» disse Laila «ma è stato finalmente spezzato. Sono libera. Ti sarò sempre riconoscente.»

            «Ho fatto solo il mio dovere. Eri in pericolo e avevo paura per te. Adesso cosa facciamo?»

            «Dobbiamo andare alla Scuola d’Arte Magica e allenarci ancora un po’. Purtroppo James non è il nostro unico problema.»

            «Allenarci?» chiese Allison disorientata.

            «Ti spiegherà tutto la Direttrice. Sta aspettando noi a scuola»

            Dunque c’era qualcuno su Imaginarium. Non era un pianeta disabitato. Allison pensava di essere sola con Laila ma evidentemente si sbagliava.

            Laila lanciò un piccolo lampo e fece apparire una dispensa che conteneva dolciumi, brioche, cornetti, succhi di frutta nel brick. Fecero colazione, la dispensa sparì e si misero in cammino. Allison seguiva fiduciosamente l’amica in quel regno fatato. Si guardava intorno e la natura trasmetteva un profondo senso di equilibrio.

            Arrivarono vicino a un lago, che era alimentato dall’acqua di una sorgente scavata nella roccia della riva. La piccola cascata generava un rumore rilassante, con una nuvoletta di umidità in sospensione che formava un arcobaleno.

            «È la Fonte della Creatività.»

            Una voce materna fornì un chiarimento immediato ai dubbi di Allison. L’amica invece conosceva già questo posto incantato e non aveva bisogno di altre informazioni.

            «Sono la Direttrice e ti stavo aspettando.»

            «Dov’è la scuola di cui mi parlava Laila?» domandò Allison.

            «Qui. Non ci sono pareti, edifici, strutture chiuse. Facciamo lezione in questo meraviglioso luogo e difendiamo la fonte dagli attacchi dei Realisti.»

            «Chi sono i Realisti?»

            «James era il loro Leader ma siete riuscite a sconfiggerlo.» rispose la Direttrice.

            «Cosa dobbiamo ancora imparare?»

            «Alla Scuola d’Arte Magica condividerete un metodo infallibile per proteggervi a vicenda. Hai già dimostrato il carisma della Leader salvando Laila.»

            «Io però non sapevo di avere questa dote magica.» osservò Allison.

            «C’è sempre il Sole che vigila su di voi ma io devo insegnarvi i valori delle Vision, affinché possiate allontanare il male che vogliono farvi i Realisti rubandovi la vostra immensa fantasia.»

            «Grazie Direttrice. Seguirò i tuoi insegnamenti.»

            Allison aderì con convinzione al programma didattico di magia. La Direttrice era molto contenta di quella reazione determinata.

            «Le strategie da apprendere non finiscono mai. I Realisti vogliono distruggere la fonte, uccidendo quindi la vostra creatività. Le Vision hanno tutto il diritto e il dovere di difendersi. Potrete venire su Imaginarium ogni volta che avrete bisogno di un rifugio sicuro. Avrete protezione e forza finché ci sarà acqua in questo lago.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10) ALLIEVI, AMICI E ALLEATI.

 

            Il primo giorno di scuola era arrivato e l’emozione stava crescendo. Allison e Laila erano pronte a iniziare un nuovo corso insieme a tutti gli altri. Volevano imparare i trucchi più efficaci per avere la meglio nei conflitti con i Realisti. Si sarebbero esercitate con dedizione, portando avanti i valori che la Direttrice si era proposta di insegnare.

            Laila conosceva già alcuni iscritti della Scuola d’Arte Magica ed era perfettamente integrata nel gruppo. Aveva partecipato alle lezioni preparatorie, quando Allison ancora non frequentava ma era riuscita ugualmente a diventare Leader, salvandola dalle grinfie del temibile James. Allison probabilmente era una prescelta, altrimenti sarebbe stato impossibile spezzare il vincolo di Alchimia della pietra viola.

            «Carissimi allievi e carissime allieve, stiamo per dare il via al più importante percorso formativo di magia. Imparerete i segreti per cancellare i legami malvagi e vi spiegherò come difendere la Fonte della Creatività. Sarete una squadra affiatata. Riuscirete a proteggere Imaginarium dagli attacchi dei Realisti. Ora vi lascio un po’ da soli. Ci sono alcuni nuovi iscritti che devono prendere familiarità con il gruppo dei Vision più esperti. A proposito di novità, come ben sapete, la vostra Leader si chiama Allison. Fate amicizia. Ci vediamo tra poco.»

            La Direttrice parlava dalla cattedra, che si trovava di fronte a una serie di banchi disposti a ferro di cavallo, nello spazio aperto che costeggiava il lago. Allison e Laila erano proprio davanti all’insegnante e ascoltavano con vivo interesse. Tutti si voltarono a guardare la Leader, che avrebbe preferito evitare di essere al centro dell’attenzione.

            Quando la Direttrice se ne andò per interrompere la presentazione, Allison si nascose in una sorta di intimità, confrontandosi solo con i compagni dei banchi vicinissimi. Alla sua sinistra sedeva una ragazza di diciassette anni che si chiamava Felicity. Era la migliore amica di Laila, che si affrettò a far conoscere le due ragazze.

            «Tu e Felicity andrete d’accordo.»

            «Un’amica di Laila è automaticamente mia amica.» confermò Felicity.

            Tutti sapevano che Allison era la Leader ma Laila volle spiegare come era stata capace di raggiungere questo traguardo senza passare dalla scuola.

            «Felicity avrebbe assistito con piacere al conflitto, apprezzando davvero il tuo modo di intervenire in mio aiuto. James aveva stretto un legame con me, in una relazione tossica che stava diventando oppressiva come un guinzaglio. Mi trattava da animale. Eravamo sulla Terra. Ci siamo infiltrati al compleanno di Allison perché James sapeva che quella ragazza sarebbe diventata la nostra guida. Voleva farle dal male.»

            «Che brutta storia! Tu, Allison, come hai fatto a capire?» chiese Felicity rivolgendosi alla nuova amica.

            «In casa mia lavora una governante che fa anche da tata. Mi vuole bene e mi sorveglia con attenzione. I miei genitori sono medici e non ci sono quasi mai. Fatima ha voluto essere presente alla festa perché aveva intuito che qualcosa non andava. Si era finta cameriera e ha scoperto le cattive intenzioni di James. È tutto merito suo.»

            «Stai esagerando con la modestia.» continuò il racconto Laila interrompendo Allison. «L’aiuto di Fatima è stato prezioso ma Allison ha scagliato un fulmine e siamo riuscite a scappare.»

            «James si è arreso così facilmente?» chiese Felicity a Laila per conoscere i dettagli di quella narrazione avvincente.

            «Assolutamente no. Eravamo fuggite qui su Imaginarium. Allison d’un tratto ha capito che Fatima era in pericolo. James voleva prenderla in ostaggio e ricattarci per riconquistare me. Siamo tornate sulla Terra. Non potevamo permettere che Fatima rischiasse la vita. Allison ha avuto molto coraggio. Ha sfidato James, riportandoci tutti su Imaginarium per il conflitto finale.»

            «Anche Fatima è venuta qui con voi?» chiese Felicity a Laila.

            «Sì. È una chiaroveggente. Ha dato l’ordine di attaccare quando era il momento propizio. Allison ha spezzato il legame di Alchimia della pietra viola, quel vincolo pressante che mi teneva prigioniera di James.»

            «Perché Fatima non è rimasta qui con voi?»

            «Non lo sappiamo. Forse è tornata sulla Terra. Entrambe però sentiamo che ci sta proteggendo e siamo tranquille.» concluse Laila.

            «Ti sei meritata il titolo di Leader, nuova amica mia.» disse Felicity ad Allison. «La Direttrice avrà un occhio di riguardo per te.»

            «Grazie Allison per aver salvato mia sorella.» esclamò il ragazzo seduto di fianco a Laila.

            La Leader non aveva proprio fatto caso a quella somiglianza. Era il gemello di Laila. Si chiamava Leonard e aveva un’espressione simpatica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11) UN GATTO SCALTRO.

 

            La lezione fu molto utile per capire alcuni trucchi di magia. Allison, Laila, Felicity e Leonard uscirono da scuola e fecero una passeggiata insieme per trascorrere un po’ di tempo in allegria. Anche gli altri andarono in giro per Imaginarium senza una meta precisa.

            «Ho fame.» disse Leonard.

            «Tua sorella riesce a far apparire il cibo.» affermò Allison ricordandosi della colazione.

            «Mia sorella fa scomparire le torte senza usare la magia.» ironizzò il gemello.

            Leonard vedeva Laila che stava bene con la nuova Leader e diventò amico di Allison in modo assolutamente naturale. Aveva un sentimento protettivo ma non era affatto invasivo. Lasciava che Laila esprimesse ogni singola emozione ed evitava di interferire, mettendosi sempre e soltanto dalla parte di chi la rendeva serena.

            La stessa impressione pervase il cuore di Felicity, che sapeva di poter contare su un’amica affidabile e leale. I ragazzi riconoscevano l’autorità di Allison nell’ambito del ruolo che le era stato assegnato, credendo ciecamente al racconto dell’eroismo dimostrato nella battaglia contro James.

            Allison era molto curiosa e voleva sapere tutto sulla vita dei compagni di scuola. Felicity era proprio una frana con la magia e non riusciva mai a fare gli esercizi che la Direttrice si sforzava a ripetere, sperando invano che la diciassettenne imparasse. Leonard studiava molto ma aveva più o meno le medesime difficoltà pratiche.

            Nella classe erano tutti allo stesso livello. Laila era la migliore del gruppo e aveva voti eccellenti. I ragazzi si fidavano del giudizio su Allison proprio perché Laila sapeva riconoscere il talento. Non avevano fiatato quando la Direttrice annunciò che c’era una nuova Leader. Tutti attendevano con ansia di sapere chi era questa ragazza così geniale.

            Mentre camminavano spensierati si avvicinò un gatto nero. Allison lo indicò preoccupata, per chiedere agli amici il motivo di quella strana presenza. Quando era arrivata su Imaginarium non aveva notato nessuno. Non c’era un animale e non c’era traccia di vita. Invece nella zona della Scuola d’Arte Magica aveva trovato numerose sorprese. Il gatto era solo l’ultimo di una lunga serie di incontri: un cerbiatto, un cinghiale, una volpe, un istrice e un riccio. Erano tutti animali selvatici, benché non si vedessero boschi nei dintorni.

            «Hunter, stai spaventando Allison.»

            Leonard provò a mandarlo via. Non lo voleva tra i piedi perché aveva fatto preoccupare la ragazza, che era completamente all’oscuro dell’esistenza di quel felino scaltro. Prese la parola Felicity per spiegare meglio la situazione.

            «Si chiama Hunter, che significa cacciatore. In realtà non è capace di cacciare nemmeno un topo. È molto docile e affettuoso.»

            «Ha una dote che lo rende prezioso per tutti noi.» aggiunse Leonard. «Questo gatto caccia i cattivi pensieri.»

            «Come?» chiese Allison meravigliata.

            «Te lo dico subito.» continuò il gemello di Laila. «Ipotizza di essere depressa. Hunter è in grado di recuperare una piccola dose di energia vitale per te, per farti stare meglio. È un rimedio provvisorio ma può funzionare. Il gatto è un cacciatore di Realisti. Fiuta il pericolo a grande distanza.»

            Allison si sentì male. Stava per essere riportata sulla terra da un’entità astratta. Gli amici si allarmarono all’istante.

            «C’è lo zampino di James!» urlò disperata Laila.

            «Ecco perché Hunter è venuto da noi.» ragionò Leonard.

            «Dobbiamo fare qualcosa.» affermò Felicity, senza però indicare una soluzione concreta.

            Allison se ne stava andando lentamente, come un’immagine che sfumava, cancellata dal presente e condotta da chissà chi verso un mondo diverso.

            «Vogliono rubarle la creatività. Sanno che è la nostra Leader e cercheranno di metterla contro di noi. Attaccano Allison per poi tornare alla carica e distruggere la fonte. Imaginarium è in pericolo. Bisogna avvertire la Direttrice.»

            Leonard aveva ragione. Ripresero un attimo di lucidità e quasi all’unisono gridarono: «Hunter!»

            Il gatto era prontissimo. Saltò dentro il portale poco prima che Allison sparisse del tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12) LA MOSSA DI LAILA.

 

            «Bentornata Allison.»

            «James, sei un essere immondo.» reagì con disprezzo.

            «Non voglio farti del male.» provò a rassicurarla.

            «Verranno a salvarmi e ti sconfiggeranno per sempre.» minacciò la ragazza, convintissima dell’arrivo imminente dei compagni della Scuola d’Arte Magica.

            «Ti aiuterò a ricordare.»

            James decise di insistere per convincerla dei buoni propositi. Nella taverna non c’erano più gli invitati alla festa di compleanno ma i posti a sedere erano occupati dai Realisti.

            Erano tornati indietro nel tempo? Allison temeva di essere stata riportata a un momento precedente rispetto al solstizio d’inverno. Il Sole sarebbe stato troppo debole per proteggerla. Dalla taverna, però, era impossibile saperlo. Decise di chiederlo a James, che avrebbe potuto comunque mentire.

            «Che giorno è?»

            «Mercoledì 21 dicembre 2011. L’alba di domattina segna il solstizio d’inverno, se era questo che ci tenevi a sapere.»

            «Sei un essere immondo.»

            «Lo hai già detto.» sghignazzò James.

            «Ti servo viva ma non ti aiuterò nemmeno sotto tortura. Tu vuoi distruggere la Fonte della Creatività

            «Non è vero.» smentì il ragazzo.

            «Cosa vuoi da me?»

            «Voglio farti capire che ti stanno ingannando. Hanno usato la tua fantasia per spingerti a fare cose che non avresti dovuto fare.»

            «Non dire stupidaggini. So badare a me stessa. Faccio solo quello che voglio.»

            «Cara signorina Brown, la Direttrice ha rapito i tuoi sogni. È in combutta con tuo padre e con tua madre. Hanno mentito perfino sulla data del tuo compleanno. Ti hanno abbandonata. Hanno detto che ti avrebbero affidato al Sole. Invece ti hanno lasciata in mano a quella strega, in una scuola che somiglia a un carcere, dove ti hanno fatto il lavaggio del cervello per imprigionarti e isolarti dal mondo.»

            Le certezze di Allison iniziarono a vacillare. Si guardò intorno e vide tutti quei signori composti a tavola che la guardavano con un atteggiamento compassionevole.

            «Chi sono?» domandò la ragazza a James.

            «Sono i Giudici e vogliono sapere tutto di te. Vogliono sapere cosa ti hanno fatto i genitori, cosa ti ha fatto la Direttrice, come hanno potuto ingannarti con tanta crudeltà.»

            Scoppiò a piangere. Voleva confessare il dolore che le avevano provocato alla Scuola d’Arte Magica. James era un amico che voleva salvarla. I Realisti non erano altro che i Giudici, cioè le figure chiamate ad applicare la legge. La condanna sarebbe stata durissima.

            «Sono disposta a raccontare tutto. Poi cosa succederà?»

            «Dare seguito alla sentenza non sarà facile. Dovranno mandare i militari per fare irruzione nella scuola. Distruggeranno il covo di quella banda.»

            «Voglio venire anch’io su Imaginarium

            «È molto pericoloso.»

            «Devo guardare in faccia quella cricca di bugiardi.» disse Allison con fermezza.

            «Può andare?» chiese James rivolgendosi ai Giudici.

            «La sicurezza della ragazza sarà garantita.» rispose un uomo risoluto.

            Il gatto aveva sentito tutto. Si era messo lontano dallo sguardo di Allison ma vicino ai Giudici, in una posizione dove la ragazza non riusciva a vederlo. Nessuno avrebbe temuto un amorevole gattino. I presenti lo lasciavano girare per la taverna liberamente senza alcuna preoccupazione.

            Hunter aveva una missione da portare a termine: doveva restituire ad Allison una piccola dose di fiducia e prendere tempo. Balzò sul tavolo per farsi notare, saltò, si scagliò contro James e lo graffiò sul viso, lasciando un rivolo di sangue sulla guancia e facendo riflettere la ragazza.

            Laila, Felicity e Leonard la volevano riportare su Imaginarium? Una vera Leader non poteva arrendersi senza combattere. Provò a scagliare un fulmine ma non ci riuscì.

            «Non hai alcun potere magico. Fidati di me.»

            James cercò di ribadire che i Giudici erano la verità e Imaginarium era solo una fantasia creata da chi voleva ingannarla. Allison era di nuovo confusa.

            Sull’altro pianeta Laila si frugò nella tasca dei pantaloni. Aveva conservato la pietra viola del Ciondolo di Ametista che la univa a James. Quel legame era stato strappato proprio da Allison ma Laila poteva provare a fare il percorso opposto con la magia.

            Prese in mano la pietra e la utilizzò per scagliare una saetta viola in direzione del punto esatto dove si trovava il portale che aveva inghiottito Allison. Il lampo percorse lo spazio e arrivò sulla Terra. Nella taverna i Realisti videro un bagliore accecante che colpì gli occhi del gatto. La luce rimbalzò violentemente verso la ragazza.

            Laila era riuscita a riportare Allison e Hunter su Imaginarium con una mossa magica mai sperimenta. I Realisti erano stati sconfitti con un colpo di grazia incredibile.

            La Direttrice si precipitò al portale per accertarsi che i ragazzi stessero bene. Fece i complimenti a Laila per il prodigio e la dichiarò nuova Leader. Hunter faceva le fusa soddisfatto. Allison era salva e passò volentieri il testimone all’amica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13) LA FIGLIA DELLA DIRETTRICE.

 

            Gli studenti ripresero le lezioni e vennero suddivisi per gruppi. Le classi furono assegnate agli alunni più meritevoli, che si cimentarono nell’insegnamento consentendo ai coetanei di perfezionare le tecniche e fornendo utilissimi consigli da pari a pari. La strategia funzionò e si venne a creare un team coeso che riusciva a collaborare nell’ottica di un miglioramento collettivo.

            Passarono i giorni e il Sole continuava a brillare nel cielo, alzandosi e abbassandosi ma non andando mai sotto l’orizzonte. I ragazzi erano straordinari e stavano bruciando le tappe. Perfino Leonard e Felicity seguivano il programma senza alcun problema. Allison era sollevata dalla responsabilità di Leader e si sentiva meno ansiosa. L’incarico era passato a Laila dopo che aveva sconfitto magistralmente i Realisti, riportando l’amica e Hunter sani e salvi su Imaginarium.

            Gli allenamenti sulle nuove magie continuavano senza sosta. L’autogestione della scuola era pure divertente.

            Un giorno però la Direttrice chiese ai ragazzi di riunirsi per una comunicazione importante. Si vociferava di un ulteriore cambiamento al timone della squadra dei Vision. Laila non era per niente preoccupata dall’indiscrezione che circolava con insistenza. Nessuno si era particolarmente distinto e non c’era motivo per intaccare gli assetti didattici.

            «Ho una notizia da darvi. Premetto che avrò bisogno del vostro aiuto per risolvere la questione. Consideratelo un esame. Verrete adeguatamente ricompensati per l’impegno. Mia figlia è passata con i Realisti. Non chiedetemi il motivo di questa decisione, che considero assurda e ingiusta, soprattutto nei mie confronti. Dovete convincerla a tornare con noi. Riportatela qui.»

            Terminò il discorso con voce strozzata, cercando di nascondere un pianto che straripava dallo stomaco alla gola, restando intrappolato poco prima delle labbra, con la lingua che si sforzava di chiudere l’ultima fessura prima dell’esondazione sonora. Tutti capirono che dovevano sbrigarsi. Non c’era tempo da perdere.

            «In qualità di Leader chiedo ufficialmente di parlare con la Direttrice per la stesura di un piano operativo.»

            Laila prese in mano la situazione. Avrebbe assunto il comando ed era concentratissima sull’obiettivo.

            «Grazie Laila.» si limitò a dire la Direttrice, invitando la Leader a una discussione riservata.

            Laila mise una mano sulla spalla della donna per abbracciarla. La strinse forte e si defilarono per parlare delle contromisure da mettere in campo. Gli studenti restarono ai propri posti in attesa di una nuova comunicazione. Non volava una mosca: c’era un silenzio assordante a scuola.

            Laila si ritrovò faccia a faccia con la Direttrice, da sola, a dover gestire il dolore di una madre disperata.

            «Perché?» chiese la ragazza.

            «Voleva diventare Leader.»

            «Avresti potuto dirmelo. Mi sarei dimessa.»

            «Non sarebbe stato giusto.»

            «Di fronte a un simile pericolo lo avrei fatto serenamente.»

            «Voleva di più.»

            «Cosa?»

            «La mia attenzione totale. Era gelosa di voi. Ho sempre dedicato tutto all’insegnamento. Pensava di essere stata derubata della considerazione che davo a voi.»

            «Come si chiama tua figlia?»

            «Non importa.»

            Laila non capiva la causa di questo mistero ma rispettava il trauma di una madre moralmente devastata. La Leader pensava che non fosse utile indagare ulteriormente sull’identità della ragazza ribelle. Provò un’ultima volta a domandare e cambiò subito discorso.

            «Il nome potrebbe servire per chiamarla durante l’operazione speciale.»

            «Ti prego di fare a meno di questa informazione.»

            «Ok. Continua a parlarmi del vostro rapporto.»

            «Volevo stare più vicina alla mia bambina.»

            «Per questo avevi affidato l’insegnamento agli alunni più bravi? Avevi bisogno di stare con tua figlia?»

            «Esatto. Ma era tardi ormai. Nell’ultimo periodo ho provato a dimostrarle che sarebbe stato possibile continuare a fare la Direttrice e la mamma contemporaneamente.»

            «Non è andata come ti aspettavi?»

            «Decisamente no. È scappata sulla Terra. La beffa più grande è stata vederla fuggire attraverso quel portale che le ho insegnato a far apparire per collegare due dimensioni distinte.»

            «Come hanno accolto tua figlia i Realisti?»

            «Nominandola Leader.»

            «Siamo nei guai?»

            «Sì. Mia figlia conosce tutti i trucchi, sa praticare la magia, conosce i punti deboli di Imaginarium. Tornerà per distruggere la Fonte della Creatività

            «Cosa possiamo fare?»

            «Battere una volta per tutte i Realisti e sbarazzarsi di quella canaglia di James. Sarà ancora più dura stavolta. Sono costretta ad ammettere che mia figlia avrebbe le carte in regola per essere la nostra Leader. È cresciuta in mezzo alla magia. Sa tutto. Ma ora è con il nemico. Sa come distruggere il lago, la scuola, il pianeta.»

            «Attaccheranno?»

            «Prima di quanto possiate immaginare voi studenti.»

            «Organizzo la migliore resistenza.»

            Laila si congedò promettendo alla Direttrice la vittoria finale. La figlia sarebbe tornata tra le braccia della madre. Era solo questione di tempo e di fiducia.

            Su Imaginarium la squadra dei Vision era imbattibile. Il Sole si preparava a brillare con la massima potenza. Serviva energia. Moltissima energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14) VECCHIE CONOSCENZE.

 

            «Fate apparire il portale.» ordinò Laila agli studenti.

            Si propose Felicity, che era la più imbranata della scuola. Riuscì a fare la magia senza alcuna esitazione. Hunter si avvicinò al collegamento interdimensionale, in attesa di capire se poteva saltare dall’altra parte. Avrebbe fatto di tutto per aiutare la squadra dei Vision. Laila acconsentì e il gatto passò per primo dal punto d’accesso, lasciandosi trasportare sulla Terra per partecipare attivamente al conflitto.

            Tutti gli alunni si presentarono al portale. La Direttrice aspettò che transitasse Laila per ultima, salutandola e chiudendo la congiunzione planetaria. Aveva una scuola, una sorgente, un lago e un intero mondo da difendere da sola.

            I ragazzi vennero proiettati dentro il Gramercy Park. Era una trappola. I cancelli chiusi non lasciavano via d’uscita. L’unica che poteva aprire era Allison, essendo residente in quella zona esclusiva di New York City riservata ai ricchi. Però non aveva portato le chiavi.

            «C’è un signore che sta rincasando. Devi attraversare le sbarre e tornare con le chiavi»

            Laila aveva incaricato Hunter di derubare un anziano. Si sentiva in colpa ma non poteva fare diversamente.

            «Posso provare con la magia?» chiese Allison.

            «Sì. Non ci avevo pensato. Sono proprio una stupida!» rispose la Leader con l’umiltà di chi sapeva ammettere l’errore.

            «Siamo una squadra di aspiranti maghi. Non è vero?» affermò Allison con ottimismo, scagliando un piccolo fulmine verso il la serratura del cancello.

            Il metallo si surriscaldò ma non successe nient’altro. Felicity lanciò un lampo di fuoco verso il chiavistello e un rumore di molla sancì la buona riuscita dell’azione. Non era più l’allieva sbadata e maldestra.

            Si diressero rapidamente alla porta di casa di Allison. Era già aperta. Dovevano fare attenzione. Dalla veranda si udivano chiacchiere e risate, come se qualcuno stesse raccontando una storia spiritosa. Entrarono furtivamente nell’abitazione e scesero le scale preparandosi all’assalto.

            Hunter fece uno scatto nella sala dove era ancora allestita la tavola per il compleanno. C’erano i Realisti che se la spassavano, tra bottiglie di champagne, ostriche e barzellette sconclusionate, che però ricevevano un caloroso apprezzamento dettato dall’ebbrezza.

            Fatima era costretta a servirli, umiliata dalla condizione e dalla prigionia. Era evidente che fosse stata rapita.

            Guardò Allison. Provò con la chiaroveggenza ad aprire il canale di comunicazione su cui si erano già sintonizzate in passato.

            «Megan sta distruggendo la Fonte della Creatività!» gridò Allison ai compagni, che però non avevano potuto sentire la rivelazione di Fatima e non capivano.

            «Cosa stai dicendo?»

            Laila sollecitò una spiegazione a quella frase irragionevole. Allison non aveva il tempo materiale per convincere gli altri. Provò a riassumere in poche parole il rischio che stava correndo il pianeta.

            «È con James. Stanno attaccando la nostra scuola.»

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15) SOGNI PROSCIUGATI.

 

            Tornarono tutti su Imaginarium riuscendo a salvare anche Fatima. La tata però non arrivò mai sul pianeta. Dal portale era apparsa la Direttrice e i ragazzi non sapevano più cosa pensare. Toccò ad Allison illustrare la situazione.

            «Fatima e la Direttrice sono la stessa persona. Transitando dal portale le due figure cambiano aspetto. Capisco che può sembrare assurdo. Fatima ha la chiaroveggenza e mi ha fatto vedere come stanno le cose. Abbiamo un canale di comunicazione speciale.»

            «Chi è la ragazza che stiamo cercando?» chiese Laila a nome della squadra.

            «Megan è la figlia della nostra Direttrice Fatima. Vuole vendicarsi perché credeva di diventare Leader. Si sentiva tradita dalla madre. I Realisti lo sapevano e le hanno concesso proprio il titolo di Leader. Non riesco a crederci nemmeno io: la mia migliore amica sta distruggendo la Fonte della Creatività, la Scuola d’Arte Magica e il pianeta dei nostri sogni. Dobbiamo fermarla.»

            La delusione era fortissima. Megan le aveva sempre detto di aver perso la mamma in un incidente stradale. Non era vero. Fin dall’inizio aveva segretamente provato a far dubitare Allison sull’onestà dei propri genitori. Era stata Megan a mettere il biglietto fuori dalla porta per far credere all’amica di essere stata ingannata dai genitori. Voleva creare una squadra di ragazze ribelli, prendendo in mano le redini del mondo e costringendo gli adulti a sottostare agli ordini dei ragazzi.

            C’era una cosa che non tornava. Perché Laila avrebbe ammesso di aver scritto il biglietto? Prima che Allison provasse a immaginare una risposta, fu proprio Laila a dare spiegazioni.

            «Scusa Allison. Come avrai capito, non sono stata io a lasciare quel biglietto. Volevo solo conquistare il tuo cuore.»

            I Realisti nel frattempo avevano posizionato alcune grosse pietre vicino alla sorgente, poco prima della cascata. Deviarono il corso dell’acqua su un tracciato parallelo che andava direttamente verso l’emissario. Megan stava riuscendo a prosciugare il lago spostando le rocce più pesanti con la magia. La Fonte della Creatività stava per scomparire. Il Sole tramontò, venne buio e le due lune si presero la scena.

            Allison e Laila scapparono e videro un tunnel che si apriva davanti ai loro occhi. Entrarono e furono riportate sulla Terra. Imaginarium non esisteva più. In taverna c’erano anche Fatima e Megan ma gli studenti non ce l’avevano fatta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

16) L’AURORA.

 

            Arrivarono i genitori di Allison.

            «Buon compleanno, piccola mia.» le augurò il padre portando la torta con le candeline da spegnere.

            «Non capisco.» disse la sedicenne.

            «Sapevamo che saresti tornata.» confermò la madre di Allison.

            «Sapevate di me e Laila?»

            I genitori fecero un gesto di comprensione e si avvicinarono alle due ragazze per benedire la loro unione. Poteva essere una storia d’amore oppure un’amicizia molto intensa. L’unica cosa importante era aver ritrovato la serenità negli occhi di Allison.

            «Sapevate anche di Fatima?» continuò con le domande per provare a dare un senso a tutto ciò.

            «Quando andai a chiedere un lavoro a tuo padre ero a pezzi.» iniziò a raccontare la tata. «Avevamo molti problemi economici e ci stavano sfrattando. Il padrone di casa accettò di non mandarci via solo perché era un infermiere della clinica. Tuo papà e tua mamma erano i suoi superiori.»

            «I miei genitori avevano i soldi ma non avevano il tempo per stare con la figlia. Tu avevi tutto il tempo da dedicarle ma non avevi i soldi.» provò a dedurre Allison.

            «Andò proprio così. Diventai una specie di insegnante per te. Megan era gelosa ma era anche la tua migliore amica. Venire a trovarti era l’unico modo che aveva per vedermi durante la giornata. Tua mamma e tuo papà, invece, non sapevano che Megan era mia figlia. Non volevamo impietosire.»

            «Devo dire un paio di cose. Mi scuso con tutti per il dolore che ho causato.»

            Prese la parola Megan, inserendo il proprio punto di vista nella narrazione.

            «Volevo creare una realtà parallela. Ho fatto credere ad Allison di essere stata ingannata sulla data del suo compleanno. Sapevo di creare un trauma insanabile. Speravo che si distaccasse dai genitori e mi seguisse in questo mondo immaginario. Mia madre Fatima avrebbe guidato il pianeta. Noi ragazzi potevamo vivere esaudendo qualsiasi desiderio, con uno schiocco di dita, con una magia. Lì non c’era differenza tra i ricchi e i poveri, tra gli amori consentiti e quelli proibiti, tra gli studenti abilissimi e i ripetenti. Era una dimensione splendidamente imperfetta. La diversità è l’unico equilibrio che sostiene l’esistenza. Eravamo felici nei nostri sogni. La Fonte della Creatività ci faceva stare bene. L’immaginazione guarisce tutti i mali.»

            «Perché hai rotto questa strana armonia che ti eri creata?» chiese Laila partecipando alla rivelazione di Megan.

            «Riuscisti a salvare Allison dalle attenzioni poco romantiche di James. Mia madre, che lavorava per proteggere Allison, dovette ringraziarti e si sentiva in debito. Ti odiavo. Eri l’ennesima ragazza che si frapponeva tra me e mamma. Io non ricevevo mai un complimento. Ero sola, isolata, emarginata. Chiesi aiuto ai Giudici raccontando un sacco di bugie sul conto di mamma, infangai l’onore dei genitori di Allison, parlai malissimo di quella casa. I Giudici pensavano di essere di fronte all’abbandono di una figlia anziché ai sacrifici di una madre povera, che si faceva in quattro per mandare avanti la propria famiglia e quella di due stimatissimi medici.»

            «Sono una visionaria viziata?»

            Allison aveva capito che si trattava soltanto dell’immaginazione. Non esistevano scuole di magia, sorgenti da difendere, pianeti con due lune. Megan aveva sofferto troppo. Fatima aveva sofferto troppo. Laila era stata trascinata in una vicenda assurda. Si sentiva complice di Allison e pensava di aver provocato un disagio a Megan, che certamente quella ragazza non meritava di subire.

            «Scusa.» disse Laila a Megan.

            «Tu non potevi sapere. Non devi scusarti di niente.»

            Il padre di Allison ebbe un’idea brillante per cambiare discorso. Mise la torta in tavola e portò un po’ di bevande per gli ospiti.

            «Cosa sono quelle facce scure? C’è un compleanno da festeggiare ma le sorprese non finiscono qui. Vi annuncio che Fatima entrerà a far parte del mio staff personale. In clinica abbiamo bisogno di persone esperte che sanno prendersi cura degli altri. Dobbiamo allargare la squadra, organizzare turnazioni sostenibili, trascorrere più tempo con le nostre bellissime e bravissime figlie. Altrimenti mettono la testa tra le nuvole e rischiano di perdere la bussola.»

            Avevano parlato tutta la notte. Il momento esatto del solstizio d’inverno coincideva con l’alba. Era giovedì 22 dicembre 2011. Il Sole avrebbe riconquistato spazio nell’arco della giornata, aggiungendo minuti su minuti alla presenza in cielo. Giorno dopo giorno avrebbe affermato il proprio dominio luminoso. Nel corso dell’anno le cose sarebbero cambiate ma l’oscurità non faceva più paura alle ragazze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anno 2016

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